TRA LA PAROLA POETICA E LA MUSICA- Sergio Pasquandrea: Il sogno di Patti

patti smith ieri e oggi

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Patti Smith, chi altri?
Chi altri, intendo, può incarnare meglio di lei la figura del(la) cantante rock che si pone, fin da subito, anche come poetessa? Fin da subito, perché già “Land” – il lunghissimo brano che chiude il suo album di debutto, Horses (1975) – invoca esplicitamente il nome di Rimbaud (“I fill my nose with snow and go Rimbaud / Go Rimbaud go Rimbaud”).
Da allora, Patti Smith non ha mai smesso di muoversi tra punk e poesia; fin dai tempi in cui viveva una vita da bohème insieme a Robert Mapplethorpe, al Chelsea Hotel, nella New York cupa e splendida degli anni Settanta, e fino ad oggi che, settantenne, canta in Vaticano davanti a Papa Francesco. E chi per questo la critica ignora, forse, che la sua infanzia, vissuta in una famiglia di testimoni di Geova, è stata segnata dalle letture bibliche e che tutta la sua produzione successiva manifesta un fortissimo, mai sopito filone spirituale. Una spiritualità non-dogmatica, universale, essenzialmente poetica, prima ancora che religiosa.

Oggi voglio parlarvi di “Constantine’s Dream”, una lunga… (cosa? poesia? canzone? entrambe le cose? decidete voi) tratta dal suo disco del 2012 Bangra.
“Constantine’s Dream” è una di quelle smisurate cavalcate – oltre dieci minuti! – in bilico tra canto e spoken poetry, che sono la specialità di Patti. L’ispirazione viene da una visita ad Arezzo e dalla visione del ciclo di affreschi della Vera Croce, dipinto tra il 1452 e il 1466 da Piero della Francesca nell’abside della Chiesa di San Francesco.

Da qui, parte una struttura a scatole cinesi: la cantante sogna di San Francesco che loda la bellezza della natura e l’amore universale; poi è lo stesso Piero della Francesca a sognare di Costantino, che sogna l’angelo che gli annuncia la vittoria; quindi, la scena si sposta al 12 ottobre 1492, quando Piero della Francesca muore, ormai cieco, ad Arezzo, proprio nello stesso giorno in cui Colombo sbarca nel Nuovo Mondo. La visione del continente appena scoperto, con la sua natura splendida e incontaminata, innesca un confronto stridente con il mondo contemporaneo, in cui la bellezza cantata da San Francesco, e raffigurata in arte da Pietro della Francesca, rischia di bruciarsi in una catastrofe apocalittica.
Un crescendo musicale accompagna la voce magnetica di Patti Smith, che declama il testo con un’empito visionario che non può venire se non da chi è nato nella terra di Walt Whitman.

Buon ascolto.

Sergio Pasquandrea

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IL SOGNO DI COSTANTINO

Ad Arezzo ho sognato
San Francesco inginocchiato che pregava
per gli uccelli e le bestie e tutta l’umanità
per tutta la notte mi sentivo attratta da lui
lo sentivo chiamare
come un inno lontano

Ho lasciato il silenzio della mia camera
ho sceso le antiche pietre lavate dall’aba
sono entrata nella basilica che porta il suo nome
(O Signore, fa’ che sia strumento della tua Pace)
nel vedere la sua effigie ho piegato la testa
(Dove c’è odio, lascia che sia Amore)
e gli ho offerto il mio cuore in palpitazione
(Dove c’è offesa, Perdono)
mi sono inginocchiata e ho pregato
(Dove c’è dubbio, Fede
Dove c’è disperazione, Speranza.)
e il sonno che non avevo saputo trovare la notte
(Dove c’è oscurità, Luce
Dove c’è tristezza, Gioia)
l’ho trovato attraverso di lui
(Fa’ ch’io non cerchi tanto
di essere consolato, quanto consolare)
ho visto davanti a me il mondo del suo mondo
(di essere compreso, quanto comprendere)
i campi luminosi, l’abbondanza di uccelli
(di essere amato, quanto di amare)
tutta la natura che egli cantò
che cantava di lui
tutta la bellezza attorno a lui che camminava
la sua natura che era la natura stessa
e l’ho sentito – l’ho sentito parlare
e gli uccelli cantavano dolcemente
e i lupi gli lambivano i piedi

Ma non potevo darmi a lui
sentivo un altro richiamo dalla stessa basilica
il richiamo dell’arte – il richiamo dell’uomo
e la bellezza della materia mi ha trascinata via
e mi sono svegliata e ho ammirato sul muro
il sogno di Costantino
opera della mano di Piero della Francesca
che era stato lì dove stavo anch’io
e con il pennello aveva tracciato la Leggenda della Vera Croce
aveva immaginato Costantino che avanzava a salutare il nemico
ma mentre attraversava il fiume
una paura sconosciuta gli stringeva le viscere
un’anticipazione così soverchiante da manifestarsi in ondate

Per tutta la notte un sogno lo attrasse
come una Crociata che avanzava
egli dormiva nella sua tenda sul campo di battaglia
con i suoi uomini di guardia
e un angelo lo svegliò
Costantino nel suo sogno si svegliò
e i suoi uomini videro passare una luce sul volto del Re
il Re turbato
e l’angelo venne e gli mostrò
il segno della vera croce nei cieli
e su di esso una scritta

In questo segno vincerai

In lontananza le tende del suo esercito erano illuminate dalla luna
ma una diversa radiosità illuminava il viso di Costantino
e nella luce mattutina
l’artista, vedendo che il suo lavoro era compiuto
vide che era cosa buona

In questo segno vincerai

Lasciò cadere il pennello e scivolò nel proprio sonno
e sognò Costantino che in battaglia portava nella mano destra
una sola croce bianca, immacolata, incorrotta
Piero della Francesca, e il suo pennello che colpiva il muro
era pieno di torpore
e scivolò nel proprio sogno

Dalla geometria del suo cuore concepì il progetto
vide il Re alzarsi, rivestito dell’armatura
sistemarsi su un cavallo bianco
con una croce immacolata nella mano destra
avanzare verso il nemico
e la simmetria, la perfezione della sua matematica
fece disperdere il nemico
sconvolti, infranti fuggirono

E Piero della Francesca al risveglio gridò
Tutto è arte – tutto è futuro!
O Signore fa’ che io muoia cavalcando l’avventura
con un pennello e un occhio peno di luce
ma mentre avanzava d’età
la luce gli fu recisa dagli occhi
e accecato giacque nel suo letto
in una mattina d’ottobre del 1492 e mormorò
o Signore fa’ che io muoia cavalcando l’avventura
o Signore fa’ che io muoia cavalcando l’avventura

E a un mondo di distanza – a un mondo di distanza
su tre grandi navi
l’avventura stessa come in risposta
penetrava nel Nuovo Mondo
e fin dove l’occhio poteva vedere
non più cieco
tutta la natura incontaminata – bella – bella
in una maniera che avrebbe sollevato il cuore di San Francesco
nel regno dell’amore universale

Colombo mise piede nel Nuovo Mondo
fu testimone della bellezza incontaminata
tutte le delizie donate da Dio
come se lo stesso Eden, come se l’Eden gli avesse aperto il cuore
avesse aperto la veste
e tutti i suoi frutti gli diede
e Colombo soverchiato
scivolò nel proprio sonno
tutto il mondo nel suo sonno
tutta la bellezza, tutta la bellezza intrecciata al futuro
il ventunesimo secolo
che avanzava come l’angelo
avanzava come l’angelo
che era venuto</sp
da Costantino
Costantino nel suo sogno
Oh questa è la croce che dovrai portare
o Signore o Signore lascia che io la consegni
la sacra avventura a tutta l’umanità
nel futuro
O arte gridò il pittore
O arte – O arte gridò l’angelo
arte il grande dono materiale dell’uomo
arte che ha negato
le umili suppliche di San Francesco
Tu o artista
tutto si sbriciolerà in polvere
Tu o navigatore
la terribile fine dell’uomo
questo è il tuo dono all’umanità
questa è la croce che dovrai portare
e Colombo vide tutta la natura in fiamme
la notte apocalittica
e il sogno del Re turbato
dissolversi nella luce

1 Comment

  1. Fantastico! Ho quasi sessant’anni e vivo ancora da adolescente i miei miti: uno è Piero della Francesca, la sua luce, la sua sospensione commossa, il suo puro canto colorato; l’altro è Patti Smith: la sua voce libera, le foto di Mapplethorpe, la sua passione infuocata, le onde musicali della mia giovinezza. Trovarli incrociati qui e ora mi riempie di dolcezza e di entusiasmo. Mi permetto di segnalare due libri meravigliosi libri di narrativa di Patti: “Just kids” e “M train”. Leggeteli, vi assicuro che ne vale la pena!

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