José Saramago- Di questo mondo e degli altri

daima

daima

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Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano. Le parole accarezzano. Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate. Le parole sono assenti. Alcune parole ci succhiano, non ci mollano; sono come zecche: si annidano nei libri, nei giornali, nelle carte e nei cartelloni. Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. Sono melliflue o aspre. Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza. I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche.
Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno. Ci sono molte parole.
E ci sono i discorsi, che sono parole accostate le une alle altre, in equilibrio instabile grazie a una sintassi precaria, fino alla conclusione del “Dissi” o “Ho detto”. Con i discorsi si commemora, si inaugura, si aprono e chiudono riunioni, si lanciano cortine fumogene o si dispongono tende di velluto. Sono brindisi, orazioni, conferenze, dissertazioni. Attraverso i discorsi si trasmettono lodi, ringraziamenti, programmi e fantasie.
… le parole scorrono, fluide come il “prezioso liquido”. Scorrono interminabili, allagano il pavimento, salgono le ginocchia, arrivano alla vita, alle spalle , al collo. E’ il diluvio universale, un coro stonato che sgorga a milioni di bocche. La terra prosegue il suo cammino avvolta in un clamore di pazzi che gridano, che urlano, avvolta anche in un mormorio docile, sereno e conciliatore.
…  le parole hanno cessato di comunicare. Ogni parola è detta perchè non se ne oda un altra. La parola non risponde nè domanda: accumula. La parola è l’erba fresca e verde che copre la superficie dello stagno. La parola è polvere negli occhi e occhi bucati. La parola non mostra. La parola dissimula.
Per questo urge mondare le parole perchè la semina si muti in raccolto. Perchè le parole siano strumento di morte – o di salvezza. Perchè la parola valga solo ciò che vale il silenzio dell’atto. C’ è anche il silenzio. Il silenzio per definizione è ciò che non si ode. Il silenzio ascolta, esamina, osserva, pesa e analizza. Il silenzio è fecondo. Il silenzio è terra nera e fertile, l’humus dell’essere, la tacita melodia sotto la luce solare.
Cadono su di esso le parole. Quelle buone e quelle cattive. Il grano e il loglio. Ma solo il grano dà il pane.

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José Saramago

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José Saramago, Di questo mondo e degli altri- Einaudi Editore

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6 pensieri su “José Saramago- Di questo mondo e degli altri

  1. … le parole hanno cessato di comunicare.
    Ora le parole ragliano.
    Qualcuno sostiene che è “meglio dormire in piedi come cavalli, che ragliare ininterrottamente come asini!”.
    Non me ne voglia l’asino, ma il cavallo, anche quando dorme, rimane, a mio personalissimo giudizio, un animale da guardare con ammirazione.
    In questi ultimi tempi elettorali di persone che hanno ragliato più o meno ostinatamente, con populismo demodè o traslando dall’entusiasmante ottimismo al più tragico pessimismo se ne sono visti in passerella come nemmeno alle fiere campionarie.
    Seppur di razze diverse e dal pelo accurato,tutti erano accomunati dal noto solito modo di dire ragliante.
    Stiamo assistendo ad un vero miracolo italiano: il riscatto degli asini!
    Anche in quest’ultima campagna elettorale non è mancato chi scalpitava con ragliate il cui tormentone più frequente consisteva in un ossessionante “Hi-o fatto……., Hi-o detto…, Hi-o prometto….., e chi rispondeva con aria sorniona ragliando a ” un ritorno alla felicità” con quel tono tipico dei tempi infantili, menando follemente fra le mani uno splendido “yo-yo….yo-yo vi mando tutti a casa”. Asinus asinum fricat!
    In barba alla speculazione e alla ricerca filosofica….l’asino è il vero animale politico!
    Per le strade e nelle piazze abbiamo assistito a fenomeni straordinari, che la memoria ricordava, fino ad oggi, solo in quel collodiano “Paese dei Balocchi!
    Insomma….chi ha orecchie per intendere, intenda!
    La scuola d’èlite sarà quella dove si raglierà meglio e che preparerà in modo eccellente allo stridulo canto.
    Avremo asini di razza, di pelo raffinato, la cui acutezza e brillantezza ci contraddistingueranno nel mondo.
    Sentirsi dare “dell’asino” sarà come ricevere il miglior complimento che ci si possa aspettare.
    Assisteremo così a situazioni bunueliane dove, ad esempio, un padre non si tirerebbe certamente indietro se potesse avere l’occasione di sostenere con fierezza quanto asino sia il proprio figlio; o ancora un datore di lavoro si pavoneggerebbe perché nella sua azienda lavorano solo i migliori asini che sono sul mercato!
    L’esito di quest’umana metamorfosi kafkiana porterebbe all’avvento di una nuova era: “quella dell’homo asinus”
    Con quale teoria avrebbe mai chiamato Darwin quest’incredibile fenomeno ?
    Totò avrebbe mai detto: “Siamo uomini o caporali ?” o piuttosto: “siamo Asini o cavalli?”
    “Ragliare o nitrire ? Questo è il dilemma!”
    Sì perché contrariamente al principio evoluzionistico di questo terzo millennio, qualcosa non ha proprio funzionato: qua e là s’incontrano razze equine dormienti, assorte in un immobilismo senza confronti. Chi evoca immagini di bianchi cavalli dall’accattivante criniera e stalloni scalpitare con forza ed eleganza, dovrà rassegnarsi a quest’insolita e triste apparizione. Di questi tempi i cavalli sonnecchiano in piedi di fronte al frastornante ragliare di quelli che hanno sempre qualcosa da dire.
    Nessun nitrito, né alcuna galoppata!
    Si aspetta che la stagione dei ragliatori finisca in un rauco lamento! Perché è garantito che sarà così!
    Il cavallo è risaputo è un animale intelligente e paziente. Altro che animale politico!
    Dopotutto da che è mondo e mondo, si è mai visto un asino averla vinta?
    Quando la ragione del somaro si fa ottusa a quell’umana, sarà il bastone e la carota a farla tacere e camminare!
    “A ciascuno il suo tempo” – direbbe Qoelet, che probabilmente avrebbe profetizzato in questo modo:” c’è un tempo per ragliare e un tempo per nitrire.”
    Ora è tempo di ragliare e se non sei asino, dormi in piedi tranquillamente come un cavallo!
    Sii ancora un po’ paziente.
    Il tuo tempo arriverà!
    Stanne certo:gli asini torneranno nella loro umile dignità di animali da soma e i cavalli a volare come il vento.
    Così come le parole, nel silenzio, a parlarci….

  2. Ringrazio Mario per il lungo articolato commento anche se…penso che purtroppo l’uomo sia un animale antieconomico per eccellenza e lo dimostrano i secoli e i millenni in cui ha agito agitando le acque ma producendo gran poco in un più proficuo silenzio, quale è quello del mondo animale a cui pur appartiene. Contrariamente agli asini non ha mostrato modestia e disponibilità ad un lavoro duro, ad aiutare gli altri restando al proprio posto,sì ragliando ma senza megafono. Cavallo, zebra, mulo, parimenti all’altro compagno, non hanno mai distrutto il mondo e, anzi, hanno contribuito a renderlo più bello se non più godibile.
    L’uomo parla e scrive come faccio adesso, in questa paginetta fatta d’aria fritta e tanta mortalità diffusa nel pianeta, perché servono moltissime risorse per farla funzionare e milioni di denari per mantenerla in piedi, in una nuvo-letta.
    A-sì-no è l’incredulità nel vedere che un animale modestissimo quale è l’uomo pensi di ergersi su tutto con protesi che lo allunghino di una misura che è in-tel-letti-va e scandisco bene le parole perché dentro si aprono voragini di senso inatteso e in-es-plorato.Boato dopo boato la parola declina il vuoto, l’inettitudine dell’uomo ad essere eco-nomico e non a produrre schifo materiale e fisico legato a quell’unica serva che si è fatta sua padrona:la finanza, con cui crede di danzare e gioire ma che lo condurrà al capestro. Come già si sta vedendo da lungo tempo.SArebbe meglio rimettersi a studiare in quale modo i vegetali, i minerali e gli animali che dicamo inferiori COLLABORINO A PRODURRE QUEL MEGLIO CHE NOI, STUPIDI E STOLTI, DIVORIAMO PER PRODURRE INQUINAMENTO AD OGNI LIVELLO.L’ho già detto e lo ripeto è molto, molto più abile un albero, un qualsiasi vegetale, a produrre ossigeno di cui farci campare e a lasciarsi mangiare, che un uomo, uno qualunque che, di suo, ancora non ha prodotto nemmeno un fico secco.

  3. non so quante volte l’ho letto questo libro di Josè, lo chiamo così perché mi è famigliare, in casa mia, di mia madre intendo, c’è tutta la produzione di questo autore e lei ogni volta che ne leggeva uno me lo lasciava sul tavolo nella mia stanza, sopra i libri di studio. Li ho letti tutti e alcuni, come questo, più volte.Lo si può considerare un aruspico.vee

  4. leggo e rileggo la pagina e trovo chiarezza per tante domande e richieste che spesso (mi) faccio
    grazie a ferni ho incontrato questo autore dalle parole nitide

  5. Pingback: José Saramago- Di questo mondo e degli altri- PROPOSTA DI RILETTURA | CARTESENSIBILI

  6. verba volant scripta manent! Sono d”accordo con Mario, di tutto questo ragliare che fanno i tolk televisivi non resta che una grande confusione e quello che mi disturba di più sono le strilla delle donne in tv, bucano i timpani. In quest’epoca di parolai le promesse facilmente vengono disattese, qualunque esse siano, è finito il tempo in cui la parola di un uomo era un sigillo , anche le parole d’amore hanno spesso una scadenza , la menzogna e l’inganno si vestono di belle e vuote parole, la politica e l’applicazione della legge sono veicolate da parole che spesso vengono distorte o addirittura falsate. In conclusione le parole sono belle, è l’uso che se ne fa che le rende pericolose, se vogliamo stare tranquilli, mettiamo le cose importanti per iscritto, potremo sempre dimostrare la validità del nostro pensiero e soprattutto di quello degli altri. Buona giornata!

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