ISTANTANEE- Sergio Pasquandrea: Un viaggio nella Sicilia medievale con Ibn Jubayr

hafiz-i abru- l’egira, dal majma al-tavarikh (compendio di storie)

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Una narrazione storica ormai vecchia e superata (lo storico Franco Cardini l’ha definita “un malinteso“) presenta il mar Mediterraneo come un campo di battaglia su cui per secoli si scontrarono cristiani e musulmani. Intendiamoci: le guerre ci furono eccome, e ben sanguinose, ma la storia è sempre più complicata di come appare. Le due religioni a volte si affrontarono con le armi, ma in altri casi convissero, a volte più pacificamente, a volte meno.
La traduzione del Viaggio in Sicilia di Ibn Jubayr, appena uscita per Adelphi (138 pp., € 13, a cura di Giovanna Calasso), ne è una testimonianza.

È il 1183 quando Abū l-Ḥusayn Muḥammad ibn Aḥmad al-Kinānī (1145-1217), noto come Ibn Jubayr, ricco e colto funzionario della corte almohade di Granada, preso da una crisi religiosa, decide di partire per compiere il suo pellegrinaggio (ḥajj) alla Mecca. Il viaggio, che lo terrà lontano da casa per più di due anni, attraverserà gran parte del mondo musulmano (e non): Mar Egeo, Siria, califfato di Baghdad, Mar Rosso, penisola araba, Egitto, Palestina e, infine, Sicilia. Al suo ritorno, com’era uso per i viaggiatori a quei tempi, compone una Riḥla (resoconto di viaggio) che rimane una delle più ricche fonti su quel periodo storico.
Il Viaggio fu tradotto integralmente dall’arabista Celestino Schiaparelli nel 1906; nel 2002, per le edizioni Venedig, ne era uscita una versione parziale, che copriva solo l’ultima tappa del viaggio. Lo stesso fa questa nuova traduzione, che segue Ibn Jubayr negli ultimi quattro mesi circa: dal porto di Acri, in Palestina, dove si imbarca per tornare in patria, fino al suo ritorno a Granada nel 1185, passando per la Sicilia, dove si trova a sbarcare per le condizioni meteorologiche avverse, che impediscono la navigazione. Il testo è seguito da un’approfondita postfazione, che ne chiarisce contesto e implicazioni culturali.

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maqamat al-hariri – nave musulmana, da un  manoscritto del 13mo secolo

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Ibn Jubayr visita la Sicilia quando essa è già da più di un secolo sotto il dominio normanno; all’epoca, regnava Guglielmo II d’Altavilla, detto “il Buono” (1153-1189). Del resto, tutto il mondo arabo vive il suo ultimo periodo di splendore: i regni islamici sono divisi e spesso in lotta l’uno con l’altro, in Spagna è cominciata la Reconquista cristiana e la Terra Santa è in mano crociata (Gerusalemme verrà riconquistata da Saladino nel 1187 e due anni dopo il nostro viaggiatore compirà un secondo pellegrinaggio in segno di ringraziamento a Dio per la vittoria); il califfato abbaside di Baghdad si spegnerà pochi decenni dopo, con le invasioni mongole del 1258. Lo stesso viaggio di Ibn Jubayr avviene su navi genovesi, che già monopolizzavano quelle tratte, trasportando indifferentemente cristiani e musulmani (anche se egli, da devoto fedele, si tiene ben lontano dagli “idolatri”, come li chiama, che viaggiano insieme a lui).
Il suo tragitto in Sicilia ne copre il litorale settentrionale: da Messina (dove viene ricevuto da re Guglielmo in persona), passando per Palermo, Trapani e altre località minori. Oltre ai tanti dettagli sulla geografia, le tecniche nautiche, gli usi, ecc., la cronaca colpisce per l’atteggiamento che l’autore tiene verso i siciliani. Da una parte rimane colpito dall’isola, che gli appare un paradiso verdeggiante, ricco di frutteti e di acque; il re – che si dice parli e legga correntemente l’arabo – lo accoglie cordialmente e per strada la gente lo saluta con grande cortesia; a corte, comandano eunuchi di origine islamica, formalmente convertiti al cristianesimo, ma che in realtà continuano ad osservare l’antica religione; le città pullulano ancora di comunità musulmane, che possono continuare a praticare il loro culto nelle moschee, anche se devono pagare una tassa e non possono celebrare la preghiera pubblica del venerdì; Palermo, in particolare, è piena di chiese decorate da oro e mosaici e le donne vanno in giro truccate con l’henné, come nella natìa Spagna.
Dall’altra parte, Ibn Jubayr raccoglie testimonianze di musulmani che vengono “indotti in tentazione” e rinnegano la loro fede, oppure resistono eroicamente, come la fanciulla che preferisce lasciare la famiglia e sposare uno sconosciuto pellegrino, pur di non commettere apostasia. E il viaggiatore non smette mai di auspicare che Dio conceda ai musulmani di riprendere sotto il loro dominio la Sicilia, detronizzando il “tiranno” Guglielmo.

Un documento di prima mano, davvero affascinante, su un mondo che ci appare molto più complesso e sfaccettato di come i libri di storia spesso ce lo presentano.

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Ibn Jubayr, Viaggio in Sicilia (a cura di Giovanna Calasso)- Adelphi, 2022; 138 pp., € 13

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