TRA PASSAGGI E APORIE NELL’ERA CRUDELE DELL’ADESSO- Lucia Guidorizzi: Note di lettura su testi di Pietro Edoardo Mallegni

la cucina italiana- nutrirsi di poesia

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Capita talvolta, nel cuore gelido dell’inverno di ammirare fioriture precoci. Certe piante decidono comunque di fare fiori come fosse già primavera, nonostante i rigori della stagione e la loro fioritura ci coglie di sprovvista, sorprendendoci. Tali a questi fiori sono i versi di Pietro
Edoardo Mallegni che per la loro forza di verità e grazia visionaria, mi ricordano le poesie del genio precoce Emmanuel Carnevali.
Tra i due autori vi sono numerose corrispondenze: talento e giovinezza, la consapevolezza dell’importanza fondante della parola, il gusto per l’erranza e la capacità di coniugare la poesia con la vita. Ma in Pietro Edoardo Mallegni c’è anche la capacità innata di far dialogare la poesia con l’arte culinaria: queste due discipline hanno molte affinità, in quanto entrambe conoscono l’importanza della scelta, della preparazione e della misura.
La vita adulta di Pietro Edoardo Mallegni è iniziata presto: un lavoro da cuoco, un figlio, ma anche l’acuta consapevolezza del naufragio del mondo. Tutto questo lo rende testimone dell’oggi, ma lo spinge anche ad infuturarsi, inoltrandosi nei meandri del tempo, impresa molto ardua se non impossibile per gran parte dei suoi coetanei. Si è trovato proiettato presto nell’arena della vita come lavoratore e viaggiatore autentico e lo testimoniano i suoi versi permeati dalla verità dell’esperienza vissuta.

 

A mio figlio

Meriti la semplicità
della parola,
la complicità
del totale silenzio.

Già da tempo, abiti
in qualche mio sogno
ove giocavi con i miei pensieri.

L’aria, del tuo profumo nuovo,
si colmerà e le stanze vuote,
di buio, saranno piene
della luce dei tuoi occhi.

Una ninna, vieni a cantare,
alle mie paure
nella crudele era dell’adesso.
Umano, ma niente che sia d’un uomo
divino, capace di sfidare Dio,
me, per quanto potrai andarne
fiero, spero di nono costarti
la disgrazia di assomigliarmi.

Ti sembrerà che gli inverni
siano per sempre ed il tempo,
vorrò non vederti disegnare addosso
le cicatrici, che spero, non erediterai, mai.
E forse, un giorno,
capirai le idiozie di quest’uomo,
buono a nulla, fallito.
Incapace, persino, d’amarsi,
ma che, in una scatola di cartone Ikea,
insieme a tua madre,
ha chiuso il suo cuore
e per quanto marcio,
non lo vuole più,
ma lo dona a te.

 

La sua ricerca poetica indaga nel mistero della paternità, ne celebra la bellezza e il dolore, esplora questo enigma connesso con la genealogia e investiga le contraddizioni inscritte nel proprio sangue. Questa autenticità lo traghetta verso orizzonti sempre nuovi, ma è anche profondamente permeata dal senso della precarietà e dell’insufficienza umane. Scrittore precoce, come tutti i veri poeti è stato chiamato a scrivere, ma contemporaneamente lo conduce un’altra grande passione, l’ars culinaria, arte che si avvicina moltissimo alla poesia, in quanto entrambe mirano ad un’alchimia degli elementi.

 

L’eco del desiderio

I grilli di luce
non solleticano più
il giorno morente;

ed il sole, miope ormai,
si tuffa nelle lacrime,
provando a salvare quel
poco di felice sofferenza
su cui galleggiare.
Migliaia di falsi specchi
tediano ogni giorno
le mie incapacità.

Poi, piano ho affermato
i miei passi di ghiaccio,
rompendo i cristalli dei miei silenzi.
Tra le mani stringo solo
questa povera emozione
che mi appartiene,
accartocciata, morente,
ma seppur poca,
almeno una, me ne rimane.

 

La sua poesia mi è piaciuta subito perché l’ho sentita sincera, capace d’interrogarsi sui limiti e sulle aporie del vivere, ma anche in grado di trascendersi, proiettandosi oltre, in una dimensione del profondo. I suoi versi testimoniano il coraggio e il senso di responsabilità poetica di chi vive i difficili tempi attuali, sapendo che può farsi ponte e tramite per le generazioni future.

(…)
La polvere di queste pietre
in mano, mi rimane, cadendo,
e con le vene dei miei pensieri tagliate,
non si mischia il gruzzolo del mio scontento passato
con il sangue del mio scontento e morto futuro.
Da “Genico

Il Dedalo in me” titolo della sua prima raccolta, pubblicata nel 2013, è esemplificativo di questo suo addentrarsi acuto e consapevole nel mistero del Labirinto che è la vita.

Lucia Guidorizzi

 

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NOTE RELATIVE ALL’AUTORE

Pietro Edoardo Mallegni è nato a Carrara il 1 luglio 1995. Fin da piccolo nutre due grandi passioni: la cucina e la scrittura, amori che lo porteranno a intraprendere professionalmente la strada del cuoco e più marginalmente quella dell’appassionato scrittore di poesie. Nel 2013 ha pubblicato con la casa editrice “ Marco del Bucchia” la sua prima raccolta:“ Il dedalo in me”, e vince il premio “Michele Mazzella” con l’atto unico “ Geshua e il crollo dell’io”, nel 2015 pubblica un altra raccolta intitolata “ Il Dio Dada”e si avvicina al movimento poetico-artistico italiano “dinanimismo” guidato e fondato da Zairo Ferrante. Dopo la maturità viaggia molto per lavoro e nel 2017, diventa padre, così decide di tornare a vivere nella sua città , Massa, con la sua famiglia. Nel trascorrere di questi anni ha l’occasione di partecipare a diverse antologie curate da Ivan Pozzoni per la casa editrice “ Limina Mentis”. Tra il 2019 e il 2020, ottiene alcuni riconoscimenti tra i quali “ Menzione al merito per il concorso Internazionale di Poesia Fëdor Dostoevskij” ed è “ Poeta Finalista del Concorso Internazionale di Poesia Il Federiciano” in più pubblica due raccolte di poesia intitolate “Neurocidio” e “Il nulla”, rispettivamente pubblicate con le case editrici “Limina Mentis” ed “Europa Edizioni”.

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