LAURADEILIBRI- Laura Bertolotti: Un lontano rumore di passi

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Si è realizzata una piacevole coincidenza con il “compleanno” di Dorothy Whipple, lo scorso febbraio, quando un altro suo romanzo è stato pubblicato dalla casa editrice Astoria, Un lontano rumore di passi, uscito in Gran Bretagna nel 1953, l’ultimo di questa autrice, scomparsa negli anni Sessanta, che poi si dedicò prevalentemente alla letteratura per l’infanzia e alla sua autobiografia.

Anche in questo, come nei precedenti, si rileva la grande capacità di Whipple di trasformare una storia ambientata in un contesto geografico limitato e domestico, senza una trama complessa, priva di intreccio, in una lettura che diventa compulsiva. È il talento delle grandi narratrici e dei grandi narratori e lei ne era indubbiamente dotata.

Dorothy Whipple fu molto letta e apprezzata in Gran Bretagna e in Nord America negli anni tra le due guerre mondiali, poi cadde nel dimenticatoio e si possono azzardare, con qualche prudenza, almeno due ragioni che resero la sua scrittura meno attrattiva di quella che seguì nella seconda metà del Novecento. Le mancavano sia  il piglio femminista militante e rivendicativo che il sesso. La sua è una scrittura che guarda con attenzione ai diritti delle donne, ma senza enfasi e le scene di sesso, seppure adeguate a un gusto moderno e non vittoriano,  sono appena accennate, si possono indovinare senza la presenza di descrizioni meticolose. Niente di più lontano dalle esplicitazioni della narrativa  post femminista, una peculiarità  che causò un oscuramento simile, e ventennale,  anche alla sua conterranea Barbara Pym.

Ne Un lontano rumore di passi, tradotto come già Le sorelle Field  (Astoria, 2019) da Simona Garavelli, troviamo due donne che si fronteggiano: la seduttrice e la brava moglie. Tipizzata la prima come una viziata giovane francese che arriva nei pressi di Londra da au pair, in casa di un’anziana signora, per compagnia e piccoli lavori domestici che non eseguirà mai. Bella e molto centrata su di sé, cova un forte risentimento per l’ex fidanzato che le ha preferito un’altra per sposarsi. Risentimento che necessita di un capro espiatorio trovato in Mr North, figlio unico dell’anziana signora, già sposato a Ellen, la brava moglie.

Ellen è dolce, dedita ai lavori domestici e al giardinaggio, si occupa con grande disponibilità dei figli adolescenti e della casa e bada poco alla cura del suo aspetto.

Il confronto tra le due donne stride e fin da subito si intravvede la fine del sereno quadretto familiare, ma  si simpatizza per Ellen che non ne sa leggere i segni, tutta concentrata sui suoi compiti e nella tessitura di buone relazioni con il prossimo. Invece Louise calza a pennello con lo stereotipo della “rovina famiglie” manipolatrice e tutta tesa a raggiungere i suoi obiettivi, costi quel che costi.

Sembra un dualismo fuori dal tempo? Forse, ma la capacità dell’autrice di tratteggiare la psicologia dei personaggi rende la storia perfettamente attuale. Infatti, nella parabola dei North, si possono osservare le stesse dinamiche di coppia del ventunesimo secolo, come l’urgenza di ricostruire la propria indipendenza economica dopo la fine di un rapporto, e la difficoltà di calibrare l’impatto della nuova situazione sui figli.

Ellen saprà trovare in sé la resilienza per rispondere alla svolta cruciale della sua vita, ma non perderà mai il garbo che le è abituale e si spenderà con piglio risoluto nell’ambito, per lei nuovo, del lavoro retribuito fuori dalle mura domestiche.

Si può anche notare come il tocco lieve di Whipple si posi tanto sulla figura del marito, quanto sull’amante, sottolineandone le emozioni contrastanti. È poi una sua  speciale prerogativa quella  di caratterizzare i personaggi minori, donando loro una vita propria che sopravvive nella memoria di chi legge. Avviene per gli anziani e morigerati genitori di Louise, sorpresi di scoprire una figlia ingrata che non ha esitato a infrangere i dettami della morale e per l’ex fidanzato, su cui lei pensava di avere il massimo controllo, invece felicemente sposato a una donna dolce molto diversa da lei.

Una lettura gratificante e non scontata che riserva persino una sorpresa: nel 1953, per formalizzare il divorzio, in Gran Bretagna, bastavano sei settimane. Pensando alla situazione nel nostro Paese, a quel tempo, circa leggi su Diritto di Famiglia, Delitto d’Onore e quant’altro, meglio non commentare.

 

Laura Bertolotti

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Dorothy Whipple, Un lontano rumore di passi – Astoria 2021

Someone at a Distance traduzione di Simona Garavelli

 

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