IL CORAGGIO DELLE DONNE- Testi raccolti iniziativa Cartesensibili

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Accogliendo con entusiasmo l’iniziativa “Il coraggio delle donne” promossa da Vittoria Ravagli e da Cartesensibili, offro il mio contributo con questa poesia dedicata a Lou Salomè, una donna coraggiosa che si è sempre avventurata nei territori dello Spirito, oltrepassando i confini che le erano stati imposti dal suo tempo, sempre desiderosa e curiosa di esplorare nuovi campi del sapere, capace di instaurare con gli uomini un rapporto di complicità intellettuale senza farsi sottomettere dalle loro autorità, mettendo sempre al primo posto la sua sete di conoscenza.

UT AURORA CONSURGENS
A Lou Salomè

 

Se l’idea dell’amore si bagna dove può
Allora io ho nuotato in molti mari
Per conoscere e rimanere fedele a me stessa
Mio fratello, mio sposo
Sono sempre stata pronta a celebrare
La nostra festa sugli altari dell’istante
Non ho ceduto agli attacchi sferrati dal mondo
Ma spietatamente adamantina
Ho brillato della mia medesima luce
Lampada a me stessa
Dicono che l’amore sia il talento della donna
Ma io dico che il talento della Donna è Amore
Perché solo il mobile e il volatile
Contrastano il fisso e l’amorfo
La festa dello Spirito si espande
Nel soffio del suo andare imperscrutabile
Mio fratello, mio sposo
Quante città ho visitato con te
Quante strade quante piazze
Abbiamo percorso insieme
Con l’anima in festa
Lieti di scoprire la parola nuova
Il segno, l’epifania
Come bambini che giocano
Sulla riva del mare
Tu mi portavi le tue conchiglie
Le pietruzze i sassolini
Minuzzaglie d’infinito
Insieme inventavamo mondi
Esploravamo universi
Tu per me sei stato la stagione

Piena e perfetta
Della festa della vita
Ed oggi, pur nella distanza,
tengo acceso il fuoco

Lucia Guidorizzi

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Pietra caduta, pietra scolpita

 

Pesante e dura,
staccatasi dalla roccia,
sono pietra caduta
che ruzzola lungo la vita.
Sono anche pietra scolpita,
trasformata in pietosa,
madre amorosa di figlio
mai voluto far nascere
per non vederlo inchiodato a una croce.

Loretta Emiri- dedicata alle “madri” che hanno scelto di non avere figli

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Donne sottotraccia
a Marina Benetazzo, tra le hostess Alitalia la più bella

 

Ma come sottotraccia, Marina !
ma se hai passeggiato sulla testa del mondo,
se sopra i mandorli in fiore di Nagoya,
a diecimila metri, hai fatto la pipì,
nel cielo azzurro di Nairobi
ti sei lasciata scivolare in una breve parentesi
di sonno, o sotto ti scorreva il Perù,
verde e scosceso, mentre sistemavi il trucco

ma come sottotraccia se i tuoi occhi
hanno dato la scossa all’occhio liquido,
lascivo di certi emiri con la barba
più di qualsiasi sura del profeta

ma come sottotraccia, tu hai riconosciuto la
bellezza
dell’India prima di qualsiasi Beatles o finto guru
o esotico turista e porti nel cuore gli struggimenti
dell’Africa, ti trascini dentro quella nuvolaglia,
quei turbamenti, quelle dolorose vertigini
che la bellezza possiede come corollario

ma come sottotraccia, io l’ho riconosciuto il lampo
di sorriso da bambina mentre nel bosco
sfilava la corsa dei cinghiali,
ti ho vista sulle salite dei sassi Simone e
Simoncello
incedere dritta sui bastoni, lo zaino rosso,
sicura sulle creste dei calanchi
e il ventotto novembre chi parte per lo Yemen ?
non io, che appartengo a quella famosa stirpe
di chi rimane a terra, mentre le donne
sottotraccia come te spiccano il volo

 Paolo Polvani

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Il coraggio delle donne. Un grande mare dagli abissi profondi alle onde spumeggianti in superficie. Acqua comunque, fluidità nel pensiero e nel fare che appare e si manifesta sia in azioni chiare e visibili sia in quelle, che per contesti estremamente chiusi e coercitivi, sono rimaste nascoste e segrete. La mitologia e la letteratura greca ci hanno rimandato una serie di figure femminili su cui si è formata l’immagine che gli uomini hanno voluto che avessimo di noi stesse. Siamo state veramente quella Ifigenia o Medea, o ancora Penelope? Dalle onde del mare giù nel blu profondo comincia Penelope a raccontare la sua storia.

Penelope

 

Come il gesto che scorre
e accompagna il filo
e all’improvviso si interrompe
per la punta dell’ago.
Che tinge di rosso la mia tela.
Ancora un varco nella trama
una sosta nel silenzio
che appare ottuso, meschino
a quanti intorno
mi pensano in attesa della vela.

Ho appreso l’arte dell’inganno
sottile come questo filo
nascosto persino a Atena
che si agita nei miei sonni,
inopportuna
al viaggio che vado compiendo
dall’alto delle mie stanze
abbracciando questo scoglio di terra.
Da sempre veglio sul figlio
è la sua forza che aspetto
perché possa tendere l’arco.
E io infine il regno.

Teresa Mariniello

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Per Agitu Idea Gudeta

 

Oh Agitu, chiamavi per nome
le tue capre nelle Valli dei Mocheni

Lì posasti il tuo cappello
e una speranza di vita nuova

La bellezza della tua ingrata terra
la tenevi nel cuore

Una sera d’inverno colma ha spento
il sorriso sul volto tuo gentile

Una violenza prima ti ha scacciata
Una violenza dopo sepolta

La tua sapienza, l’incrollabile resistenza
Non possiamo dimenticarle o lasciarle

come erba spenta seccare al suolo

Anna Lombardo

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L’isola perduta

Sono una conchiglia
Sono una vuota conchiglia
Sono mille cerchi
Mille cerchi concentrici in uno stagno scuro
Vorrei lasciarmi andare a questo sciabordare
Ai flussi cadenzati di questo azzurro mare

La grande isola l’ho abbandonata
Sono sola
Sola su una spiaggia immensa e sconfinata
Lontano mio padre un re costretto ad essere crudele
Lontano mia madre succube di un amore non scelto
Lontano mio fratello la vittima del sacrificio

Sono io Arianna
Neri i riccioli su un viso minuto
Avidi gli occhi di curiosità
Sinuoso il corpo nel ritmico intrecciarsi dei passi
Avanti e indietro in un incessante ritorno
Nel labirinto il mio giuoco e il mio tormento

Fuggire cercare vincere
Gli ostacoli di un architetto estroso
Lì nel fondo del mio esser divino
L’ansia antica d’andare
Sono scappata

Sono una conchiglia
Sono una vuota conchiglia
Sono mille cerchi
Mille cerchi concentrici
Mille cerchi concentrici in uno stagno scuro
Sono una spirale
Una spirale infinita


Elianda Cazzorla

 

Belluno 8 marzo 1985– Avevo trent’anni quando scrissi questa poesia inconsapevole del coraggio che aveva mosso i miei passi per la conquista di un territorio a me sconosciuto: il Nord Italia.

 

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IL CORAGGIO

 

Colpisci, su, colpisci ancora.
Nella fredda mattina invernale
lo scoiattolo trema al ringhio
di un cane che odora la preda.
Non sai contro chi abbaiare al vero
motivo del tuo struggimento:
la Donna non vuole il tuo volto
sul viso del proprio bambino,
non vuole dividere il letto
con chi non pone il suo cuore
al centro di ogni umano rapporto.
Alla Donna tu devi il rispetto:
è una parte di te che non vivi,
che rimane nell’ombra furtiva
temendo lo sguardo penoso
di infinito dolore rappreso.
Sei l’uomo di una donna decisa
a onorare la Madre Divina
che vive e si erge, padrona di sé,
dove tu non vedi che guerra
per risolvere i tuoi credo infernali.
Ha il coraggio di vivere accanto
a un compagno che alza le mani:
mani nude tenevi neonato,
mani nude sul letto di morte,
ma domani può nascere un fiore
dove vibra il perdono e l’amore,
abbandono di antico rancore.

 Chicca Morone

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SIAMO LE DONNE (1993)

Noi siamo le donne
che saltano a cavallo
quando il paese è assediato
Quelle che portano il pane
e distraggono il diavolo al crocicchio

Fiere

perché siamo la lancia
e il nostro stesso scudo

Siamo le donne che cavalcano senza sella
siamo quelle che salvano i vostri paesi
Quelle che domani rinchiuderete

nei vostri ginecei

Siamo le donne che nessun muro

può imprigionare
Gli spiriti liberi
delle stagioni che verranno

Antonella Barina

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Nato da una notizia di cronaca, tra le innumerevoli che ormai appaiono in molti media e in rete, riguardanti le torture nel campo di Bani Walid, il più noto tra quelli in cui sono detenuti i migranti bloccati nel loro viaggio dall’Africa centrale all’Europa, oppure intercettati nel mar Mediterraneo dalla cosiddetta guardia costiera libica.


Mi hanno appesa a testa in giù

per colpirmi meglio e più ferirmi
per togliermi ogni briciola di dignità
e scambiare dolore con denaro

c’è chi paga questo luogo e il boia
con la coscienza appagata dalla colpa altrui

come lo stupratore giustificato
dall’essere io donna con peccato originale

Perché abbiamo dimenticato il senso
del grembo e della vita, abbiamo perso
il potere di generare carne e conoscenza

ci siamo piegate alla paura delle spade
eppure abbiamo nelle mani e dentro gli occhi
il potere della luce che piega il ferro
ed ogni cuore

ma c’è per tutte una ferita e un dolore
un grido che ci chiama a ritornare

Mariangela Ruggiu

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MATERIA OSCURA

1. Esercizio di discernimento

Guarda bene.
In ciascuno, erbe sane e veleni.
……………….Ma è la dose
che dà forma al tutto.
È il suo impatto
il suo costo
è ciò che prevale.

Non confondere il buio
del quale
si rivela il profilo
per tenerne nascosta la massa
……………..la violenza
che si dice (se ammessa)
ferita
˗ accudita persino dal mondo ˗
anche quando
tra i corpi
scavalca il confine.

Non è alieno il suo seme
a nessuno.
Tu stai attenta al terreno
dove cresce
si allena
si sdoppia
rinverdisce ogni volta.
…………..Scappa
prima.

Se là crolli
ti daranno la colpa.

Raffaela Fazio

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MI FERMO A GUARDARE

Porto in braccio mio figlio raccolto tra le macerie di una ingiusta guerra
le cicatrici sul volto, le ultime percosse
la pena di essere sola al mondo dopo aver perso mia madre
la morte annunciata tra i fogli che non ho saputo leggere
la notte che mi sorride e che ricompone le ferite, le bugie, le sberle continue sulla faccia e sul cuore
Mi fermo a guardare la luce malgrado sia nera di incomprensione
forse mi ricompongo in ogni parte, soffocata, umiliata, offuscata
dono accoglienza per ogni donna umiliata che cammina e vacilla e cade ma non muore dentro
Elina Miticocchio 

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daria petrilli

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Kandaka […]

che cosa sono
se non figure, simboli, voci,
dei popoli che mutano e si inseguono,
degli uomini che furono e che in noi
son fin d’ora?...

F. Fortini- ‘Reversibilità’, da Poesie Inedite

 

 

Come gazzella nel tuo snello
collo riposa l’anima di regina
e si estendono nella tua luce
popoli infiniti d’altopiani e selva

sei nel bianco e moti pacifici
di genti chiami e dici e molte
raduni per nuova sull’altura
una nuova aria risorta dalla

polvere rossa di quella terra
e passa con te inondato
il cuore che rincorre libertà
e passa come a filo d’acqua

gli uccelli coro carico di voci:
libertà e tutto il lievito nei pori
di donna si riveste di protesta

Marisa Madonini 

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ANGIOLINA

Angiolina
Il fazzoletto in testa
A coprire i capelli rossi
Gli occhi azzurri
Dieci figli
Hanno fame
Dieci figli
Uno è morto
Aveva sei anni
Tu li chiami
Uno ad uno
E li conti
E canti
Hanno fame
E tu canti
Vai in campagna
Col fazzoletto in testa
Fa caldo in agosto
A raccogliere la canapa
E tu canti
Tuo marito torna ubriaco
E tu urli
Vorresti ammazzarlo
E poi piangi
Chiami
I tuoi figli
Uno ad uno
E li conti
E poi canti

Mara Tagliavini

 

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NOTA AL TESTO: le immagini scelte a corredo sono opera di Daria Petrilli che sempre studia e descrive magistralmente i diversi universi femminili- https://www.dariapetrilli.eu
Altre immagini sono relative alle locandine della Carmen proposte in tutto il mondo.

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