LANDAYS A SCUOLA di Paolo Gera

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Le ragazze della III B quando hanno conosciuto la storia ci si sono buttate a capofitto. Non si tratta di poesie che si trovano nelle antologie scolastiche,sebbene le donne che le hanno scritte si siano date una regola metrica perché anche l’urlo di sofferenza e di ribellione per comunicare con gli altri intorno deve trovare una misura, un contenitore capace di raccogliere l’ebollizione dei sentimenti. Abbiamo letto landays originari su siti in cui si trovano in inglese, poi anche quelli di Adriana Ferrarini. Si è creato un laboratorio in cui abbiamo imparato le caratteristiche formali dei distici, ma soprattutto si è cercato di capire se la forza di espressione delle donne afghane poteva avere dei contatti con le situazioni di costrizione e di privazione a cui vanno soggette anche le adolescenti che vivono in una città ricca come Carpi. Nella terza B ci sono ragazze italiane, cinesi, pakistane, marocchine, tunisine, nigeriane. Le ragazze hanno sentito l’empatia con le donne di un paese lontano e ovviamente si sono indignate per la violenza che subiscono quotidianamente ad opera del potere maschilista familiare, sociale, politico. Qualcuna di loro lo vive anche sulla propria pelle, anche se ci sono 4800 km di distanza fra Kabul e Carpi.

Le alunne, sedici-diciassette anni, hanno confezionato camicie, una seconda pelle, e vi hanno scritto sopra i landays più forti e più vicini alla loro esperienza.
Il risultato delle nostre ricerche si è concretizzato in una mostra allestita nella nostra scuola, l’Ipsia G. Vallauri di Carpi, con l’aiuto della prof.ssa Alessandra Bertoli. Abbiamo appeso a delle corde rosse le immagini di donne afghane, abbiamo raccontato le loro storie, abbiamo parlato dei matrimoni combinati e degli aborti selettivi. È stato creato un percorso di orme insanguinate che procedeva attraverso i pannelli esposti, sino a delle immagini attaccate a terra su cui comparivano bellissimi esemplari di levrieri afgani accanto a donne che avevano subito la morte per lapidazione.” Cani che se la tirano”, “donne a cui tirano le pietre”. Lì vicino un manichino con un burqa e le mani legate e i landays originari insieme a quelli scritti dalle ragazze. I ragazzi delle classi maschili che sono venuti a vedere all’inizio facevano i furbi, poi hanno capito e hanno fatto domande. Sono usciti molto più silenziosi rispetto a quando sono entrati.

Paolo Gera

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Landays della IIIB :

Occhi scuri senza speranza.
fuoco spento, col tempo non c’è più calore.
(Liu Jia Jia)

L’innocenza tu mi rubasti:
mi tieni tra le dita, la tua bambolina.
(Alice Dell’Antoglietta)

Stesso animo nel mio cuore,
ma crepe create dal continuo dolore.
(Alice Dell’Antoglietta)

Tu hai detto no alle illusioni,
ma eccone una fresca come la neve.
(Angelica Gasparini Casari)

Vivendo nella nebbia scura,
sognando sempre un mondo di sole che dura.
(Frances Amaka Uzo Igwe)

Ora il dolore mi accarezza
e il mio corpo più davanti a niente si spezza.
(Carmen Trabucco)

Gli occhi spenti e trasparenti ,
circondate da troppi viscidi serpenti.
(Sofia Losi)

Gridare con voce assordante,
mentre combatto l’indifferenza del mondo.
(Sofia Losi)

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Altri riferimenti in cartesensibili

https://cartesensibili.wordpress.com/?s=landays&submit=Cerca

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