CINEMA E DINTORNI- Adriana Ferrarini: E’ AMORE O PAURA? SUPPONIAMO THE LOBSTER

locandina film

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Supponiamo un mondo dove sia vietato essere single.

Supponiamo che questo mondo abbia collaudato un sistema per costringere a trovare l’anima gemella e che questo avvenga all’interno di un albergo dalla struttura severa di un sanatorio.
Supponiamo ancora che ognuno abbia solo 45 giorni per trovare il partner. Chi non riesce viene trasformato in un animale.
Questa è l’ipotesi da cui prende le mosse il film The Lobster che a quel mondo gelido e grottesco di incontri forzati affianca il mondo selvaggio del bosco dove vivono i Ribelli, quelli che sono fuggiti dall’albergo e vogliono vivere come solitari.
Da una parte quindi l’albergo con i suoi rituali assurdi e crudeli, l’igiene ossessiva, l’eleganza formale dei gesti e degli interni e la pacchianeria di fondo; dall’altro il bosco, con gli alberi caduti, il muschio, la pioggia, la terra che sporca le unghie, le gambe, le facce dei ribelli, gli animali che si aggirano.
Sembra la libertà. Ma è un inganno. Il Bosco è brutale quanto l’Hotel. Ai Ribelli è vietata la vita a due e le punizioni per chi infrange il divieto sono altrettanto crudeli. La violenza che attraversa l’algido hotel è la stessa del bosco.
Non c’è scampo dunque nella visione del regista greco Yorgos Lanthimos e se il protagonista – un Colin Farrell irriconoscibile nel quarantenne con la pancetta, gli occhiali e l’espressione di dimessa follia – sembra trovare l’amore nel bosco, il film ci lascia alla fine col dubbio: è ancora possibile una vita autentica, esiste ancora l’amore? L’amore cieco, l’amore folle che rompe con tutti gli schemi?

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foto di scena  The Lobster

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In effetti se negli intenti del regista “il film è una storia sull’amore, si tratta di una storia sui terrificanti effetti della solitudine, della paura di morire da soli, la paura di vivere da soli e, soprattutto, la paura di vivere con qualcuno.”
La paura domina questo mondo distopico, narrato attraverso inquadrature bellissime di pulita eleganza formale, accompagnate da una colonna sonora che mescola Beethoven a Shostakovich e a ballate popolari. Una favola nera che avvince e getta una luce sinistra sul nostro mondo seriale, dove tutto deve essere ordinato e controllato e previsto. E dove i rapporti umani annaspano nel terrore di una solitudine avvertita non come la dimensione privilegiata dell’incontro con sé e quindi con l’altro, ma come il fallimento rispetto a codici imposti dall’esterno. Un mondo dove la regola sembra sia uniformarsi, assimilarsi gli uni agli altri. Ma l’amore, come ci ricorda Adorno in Minima Moralia, non consiste proprio nella “capacità di avvertire il simile nel dissimile”?

E alla luce di queste parole del filosofo tedesco forse anche la scena finale svela la sua ambiguità.

Adriana Ferrarini

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http://www.internazionale.it/opinione/matteo-bordone/2015/10/26/the-lobster-lanthimos-recensione

http://www.fantasymagazine.it/24088/8-cose-da-sapere-su-the-lobster

https://www.youtube.com/watch?v=5r-taWHDLJc

 

 

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2 pensieri su “CINEMA E DINTORNI- Adriana Ferrarini: E’ AMORE O PAURA? SUPPONIAMO THE LOBSTER

  1. Bello questo articolo! E bello cosa vuol dire? Ti aiuta a rivivere le scene nella consapevolezza del dubbio. Amore e solitudine sono gli estremi di un segmento o amore è nella solitudine e solitudine è in amore. E sono nello stesso punto. E se non fosse un segmento? Ma un ingarbugliarsi di fili. Certo è che non può essere in un albergo né in un bosco governati da altri che ti dicano qual che devi fare.

  2. ..riprendendo il tuo filo Elianda: penso che sia ciò che di fatto avviene.Siamo in un albergo, grande, enorme, un globo in cui c’è chi ci dice come e cosa fare per DIRE che facciamo l’amore, mentre siamo tutti presi all’amo che ci spacca la testa la bocca e il cuore. Tu pensa a tutto quello che circola intorno e ormai dentro questo ambito.la sfera dell’amore, che dovrebbe essere intima, un SOLITARIO in cui “la notte dell’uno entra e (s)collima con la notte dell’altro. Invece c’è l’apparire, dalla lingerie, al trattamento della pelle, del brushing (che poi assume anche significati) del peeling, del depilare,del profumare, del tingere, del tirare, del massaggiare. del succhiare, dell’infilare….mi fermo perché scorrerei nel porno e non nel promo.Ma .Tutto questo è vivere in quell’albergo in cui ci dicono come fare, cosa mangiare, dove, con chi, quanto pagare o come offrirsi agli altri.Siamo tutto in una foresta che non è certo quella di Dante in cui nel mezzo, del cammino, che percorriamo dentro noi stessi attraversando il mondo, incontrando tutti i generi degli altri che sono noi comunque (sono in noi) non ci rendiamo conto (letteralmente rendere a noi il conto, il calco-lo) di quanto ci siamo spesi o consumati o ci siamo arricchiti, compresi, individuati, perduti….
    Grazie ad Adriana anche se, diversamente da lei, non ho amato molto questo film, c’è una freddezza da chirurgia ospedaliera, mentre anche ai malati serve una partecipazione (se pur mirata) per riuscire ad uscire dal loro male.E oggi molto è il male in questo mondo.Mi piace usare un testo che ho tradotto tempo fa di una giovane poeta.E’ qui: https://fernirosso.wordpress.com/2013/06/04/later-that-night-quella-notte-poi-warsan-shire-traduzione-fernanda-ferraresso/

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