EMILIO VEDOVA – CENERENTOLA DELL’ARTE MA CELEBRATISSIMO- PROPOSTA DI RILETTURA

Emilio Vedova- Dal ciclo “Oltre”, 1986- Acquaforte e acquatinta

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«La scelta del “capriccio”, libero sfogo fantastico in bilico tra arcano e grottesco, tra realtà illusorie e presenze inquietanti, lega fra loro alcuni liberi spiriti delle arti europee tra Sette e Novecento.»

È questo il tema di un articolo, a firma Beatrice Ferrario, pubblicato nel numero 293 diArtedossier dello scorso mese di Novembre che, con le citazioni iniziali da “Il rosa Tiepolo” di Roberto Calasso, risulta letterariamente delizioso.

Ho preferenze, ma non ho pregiudizi di genere artistico, i valori di contenuto e di significato possono essere espressi nelle forme più disparate ed è certo che è possibile stabilite e riconoscere affinità espressive anche in opere distanti nel tempo e nel linguaggio, infatti, nell’articolo in questione il problema non è se e quanto il parallelismo di Tiepolo, Piranesi e Goya con Emilio Vedova sia appropriato e coerente.

Quel che mi preme evidenziare è che mentre per Tiepolo, Piranesi e Goya il comune interesse tematico è diretto e concreto, nel senso che tutti hanno effettivamente realizzato almeno una serie di incisioni che sviluppano il tema del “Capriccio” e le immagini portate ad esempio sono appunto incisioni, nel caso di Vedova l’analogia è, per così dire, indiretta o virtuale nel senso che il riferimento non è un ciclo o un’opera ma un’interpretazione critica, nello specifico il saggio di Aurora Garcia intitolato “Sogno e Veglia” contenuto nel volume di Germano Celant “Emilio Vedova… in continuum” (Milano 2011).

Aurora Garcia legge nell’opera di vedova “le polarità indistinguibili” “del Tiepolo” e “del Piranesi” e nell’articolo della rivista si riporta la seguente citazione: «impregnamento e compenetrazione della pittura nelle tele direttamente attraverso le mani dell’artista, mediante un procedimento vicino alla tecnica grafica; ma qui è l’uomo che, fisicamente, sostituisce il torchio.»

La metafora del corpo-torchio e suggestiva, ma considerato l’argomento dell’articolo, sopratutto in riferimento alla particolare tecnica espressiva, ci si poteva anche ricordare che la grafica costituisce un ambito non secondario del corpus artistico di Emilio Vedova con numerose incisioni e litografie, invece nulla, non un cenno non un’immagine (l’unica foto riprodotta ritrae Vedova in tenuta da lavoro davanti a un dipinto).

Insomma l’articolo è un esempio dell’atteggiamento, più volte stigmatizzato, di non attribuire valore all’opera incisoria anche dei più noti e affermati artisti: un esempio delle “miopi dimenticanze” alle quali si fa riferimento nel post Pro Memoria.

Vedova iniziò a praticare l’incisione fin dai primissimi anni sessanta instaurando un parallelo poetico con i grandi clicli pittorici (Immagini del tempo; Cicli della protestq;Scontri di situazione…) ma “giocato sui differenti formati e sulla diversa sintassi linguistica dei mezzi espressivi adottati” (la citazione è tratta da un testo di Roberto Budassi, sul rapporto tra Vedova e l’incisione, nel numero 3 del 2005 di “Prova d’Artista”, il periodico pubblicato da…

Continua qui:  https://cartesensibili.wordpress.com/2013/01/07/emilio-vedova-cenerentola-dellarte-ma-celebratissimo/

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