Sulla poesia di Fiammetta Giugni- Maria Lenti

ana kapor- interludium

 ana kapor cover.

«Ogni sosta non è mai l’arrivo»: inizia da un verso per antonomasia, non esaustivo ma significativo della complessità espressiva di nel nome del nome di Fiammetta Giugni, la mia lettura.
La sosta, nella densità di questa raccolta, si individua nella lingua varia e catturante: l’italiano, va da sé, che tiene per mano (si fa per dire) termini emersi dal dialetto dell’infanzia e della crescita di Fiammetta Giugni o dei suoi studi (fin dalla grecità, dal latino – così un’intera lirica “tentata” e sicura nel metro classico -, dai poeti della tradizione, molto amati, mi sembra di capire, dal momento che la ritmica in ogni pagina rilascia musicalità, come nell’exergo-dedica «in piena obbedïenza all’intenzione»; o in «sacrosanto suono della rinuncia / (che non ha rima perfetta)»; o in «e ingenuamente indurti in tentazione»).
Questo plurilinguismo, mescidata la sua forza (si veda: sperfezionamenti, Summa, fario, sirma, «fragranza dei Tuoi unguenti»; e i “capi”: Praefatio, Expositio communis, Expositio privata, Cogitatio, ecc.), evidenzia esso stesso un grado di resa poetica, mentre contiene un viaggio fatto di soste, di arrivi, di tragitti, di corse, di interruzioni e di riprese. Mai di rinunce: vive la figura da tenere cara (il padre), emergono alcuni luoghi vissuti da ripercorrere, località (attorno a Sondrio) che abitano l’intero sentire della poetessa. Perché da questi, dal genitore, dalle radici cioè, vengono tratti i segni della vita che l’accoglie, i quali segni-simboli sono capaci di far aprire «l’organo lingua» a suonare «utopia».
Sarà il tempo, intromesso sua sponte nell’insinuarsi dentro le risonanze interiori di un paesaggio (anche umano, anche di persone e di cose quotidiane, di gesti felici dell’esistenza), a connotare rimanenze e sopravanzante desiderio, a dare il là di un pensiero su di esso. Sarà una «beata sospensione di ogni intento» a dare sostanza a ultrasuoni sottili, fini come i fili d’aria che sfiorano e passano.
Allora sarà un domandarsi, sotto traccia, che cosa possa restare. Anzi, che cosa sia restato e sia da fermare del trascorso; come e dove sia un arrivo; se l’andare abbia un fine; se l’orfanità sia un punto di non ritorno o un cominciamento.
Sotto traccia, questa interrogazione.
Come è della poesia che non comunica esperienza feriale ma avanza passi sempre più irraggiungibili oltre la narrazione e il racconto e sempre meno fermi sulla risposta, con in più una sorta di leggerezza per il “non perduto” e di felice sconcerto per così essere in una atmosfera di sospensione. Come è della poesia che guarda a ultraspazi altissimi, mentre chiede il perché del silenzio e della risposta che non giunge; mentre constata in modo asciutto che «ogni sosta non è mai l’arrivo».

Maria Lenti

**

Poesie da in nome del nome, Fiammetta Giugni

 

chiamarti
nel chiuso di una chiesa vuota
fra le innocenti simmetrie degli archi
o nella immediatezza trasparente degli affreschi

chiamarti
nell’intervallo caldo delle nicchie
che accolgono i tuoi santi
o accarezzando i grappoli che danno
una texture sensuale alle colonne

chiamarti col tuo nome per amarti
e ingenuamente indurti in tentazione
*

per ogni nome
(e perché si compia)
voglio lasciare spazio a ogni incompiutezza
voglio fare luogo
a un aldilà della storia scritta o tramandata
dare campo lungo
alla beata innocenza dei bambini
che l’hanno pronunciato

sentirlo risuonare come l’intimo
l’ultimo abbraccio di appartenenza
prima della morte
matura o prematura

e per ognuno dei miei etimi
per ognuno dei nomi
che dentro mi risuona a pertinenza
(e perché si compia finalmente)
voglio una distanza
da correre con tutto il mio genoma
voglio galoppare
le ricombinazioni e i crossing over
fino alla mia porta

e innalzo
un arco di pietà da attraversare
con le lacrime amare che riverso
su sperfezionamenti
e inconclusioni

*

io mi conformo all’etimo dei luoghi
e fiera sto in similanza e connessione
con i loro plurali e singolari
e passo per le stirpi
e i gentilizi

e qualche volta chiamo
i nomi personali
delle donne antiche
come fossero amiche

 

**

cover

Fiammetta Giugni- nel nome del nome- Terra d’ulivi Editrice 2014
Postfazione Maria Lenti

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RIFERIMENTI IN RETE:

http://www.edizioniterradulivi.it/nel-nome-del-nome/83

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9 pensieri su “Sulla poesia di Fiammetta Giugni- Maria Lenti

  1. Ho letto con grande piacere una poesia raffinata , definitoria , colta , certamente molto personale e distinguibile .
    Sinceri complimenti anche alla sua Madrina
    leopoldo attolico –

  2. Ringrazio Fiammetta Giugni per aver dato a Terra d’ulivi, che rappresento insieme con Elio Scarciglia, questa memoria viva e con essa il cuore di chi l’avrebbe pubblicata in altra casa editrice perché pregna di tutta la sostanza che la rende umana e poesia altissima. Penso a Gianmario Lucini, di cui conservo ogni lettera, perché di tanto in tanto la sua voce mi soffia nell’anima, penso a CFR Edizioni che sempre si è battuta per l’uomo, l’umanità nella sua interezza. Grazie, fernanda ferraresso

  3. Fiammetta Giugni ha serietà, parsimonia, cammino, discrezione, necessità di ricerca. L’incontro con la sua arte impegna rispetto poiché la sua testimonianza insegna.
    anna maria farabbi

  4. Grazie a voi per le belle parole. Mi fanno doppiamente bene perché sto smettendo di fumare e ho bisogno di affetto… Ieri nell’officina di Gianmario a iniziare un inventario di tutto il suo bellissimo lavoro di editore. L’ammirazione per lui cresce e cresce.

  5. non vedo l’ora di leggere il tuo nuovo libro, cara Fiammetta, mia nuova e illuminante( e illuminata) amica dalla grande Fiamma. Un saluto caldo a te e a Maria Lenti,tua Madrina di pregio.

  6. «io mi conformo all’etimo dei luoghi»: un endecasillabo che induce a un viaggio prezioso ai miei occhi (e dove siete, pienezza e varietà, là mi soffermo). Grazie.

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