TELEGRAMMA- Mittente Fernanda Ferraresso

daniel ursache

daniel ursache1.

Se rimanessa aperta ogni ferita
che tutti abbiamo in corpo
la fossa profonda che mostra
l’orrore delle guerre senza fine
senza altro fine che l’omicidio di un altro e poi un altro
milioni di altri tutti come noi
e poi la violenza gratuita sempre
su chi è più debole che sia bambino donna o uomo
questa violenza che non corre sempre nel sangue
ma rossa divampa l’indifferenza sulla brace
di ingiustizia sull’ignoranza fertile e sempre più feconda d’altri orrori
d’altri necrologi che si susseguono in ogni attimo
in cui il silenzio nostro ricopre questi baratri
e ci soffia all’orecchio che non si torna indietro
con una menzogna che non è la spiegazione di nulla
se non della mancata volontà nostra
volontà che ci manca
per essere altro da ciò che ora si è tutti
miserabili e poverissimi
e i ricchi in testa a tutti
perché vuoti oggetti che ospitano la propria
e  l’altrui violenza in un cuore opaco
in un buco nero nero nero dove batte solo il peso
di tutto ciò che da secoli è la pece del nostro inferno
la cava in cui scaviamo l’ incommensurabile amore mai speso

fernanda ferraresso

 

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6 pensieri su “TELEGRAMMA- Mittente Fernanda Ferraresso

  1. come si fa a non condividere una poesia fremente come questa? Vorrei essere la prima. Ma intanto….mille dolci AUGURI da spartire a chi ancora vede la differenza tra il BENE e il MALE

  2. C’è un’indignazione condivisa che la poesia rende meno vulnerabile e più estensibile; abbiamo una teologia della colpa da millenni, fatti impuri, chi mai potrà fermarci, toglierci il segnacolo del male? Conosco tante brave persone, ciascuna con la sua bella ferita esposta o nascosta, tutto il dolore sulle spalle o sui piedi, ma a quale farmaco, a quale lavacro i passi ci conducono? Hai messo insieme una sequela di infamie incancellabili eppure neppure tu resti immobile in attesa di un’altra gragnola di sassi , perciò ti è concesso , come si fa ai poeti di dire e disdire: di tutto ciò che da secoli è la pece del nostro inferno
    la cava in cui scaviamo l’ incommensurabile amore mai speso.
    Narda

  3. Cerchi con le parole di esporti e non allontani da te niente, anzi sento che ti prendi addosso tutto ciò che appartiene a caina, la stirpe che vive nelle città, dove il male è vita e la vita fa male.Grazie anche di questi testi difficili, giorgiana

  4. Sembra il testo chiuda in sé lo spazio del nostro tempo, con tutta la carica di violenza e mancanza di significato se non quello di vedere nell’altro un nemico. La costruzione del nemico ci ha portato a tante semplificazioni e i nemici veri proliferano sullo strazio quotidiano che dilaga.

    Un caro saluto.

  5. sì Nadia vedi chiaro nel testo e senti come la cosa fondamentale sia quel nemico che vediamo fuori di noi ma è noi, e di questo non ci accorgiamo mai. Un saluto e un abbraccio, ferni

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