Daniela Raimondi presenta Sharon Olds

eugenijus konovalovas

Eugenijus Konovalovas  (18)

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Stag’s Leap, di Sharon Olds – Premio T.S. Eliot 2012

‘Third time lucky’, dicono in Inghilterra.  La fortuna del terzo tentativo.  Dopo aver sfiorato ben due volte il T.S. Eliot Prize, Sharon Olds ce l’ha fatta.  Il suo ultimo libro, Stag’s Leap (Il Salto del Cervo), è risultato vincitore nell’ultima edizione di uno fra i maggiori riconoscimenti per la poesia nel mondo.  Con la stessa raccolta l’autrice ha anche ottenuto l’importante Premio Pulitzer.

Il libro può definirsi il diario di un divorzio.  Fra le pubblicazioni di questa autrice, questa non è la mia preferita, ma Stag’s Leap si distacca dalle raccolte precedenti per il rigore morale e il senso di grande umiltà con cui la Olds descrive un momento così doloroso della sua storia personale.

La fine del suo matrimonio avvenne quindici anni fa.  Dopo un legame durato 32 anni, il marito lasciò la famiglia per andare a vivere con una collega.  Sharon Olds promise ai figli che per almeno dieci anni non avrebbe pubblicato nulla sull’argomento.  Ha mantenuto la promessa e il libro ha preso forma solo nel 2012.

‘Stag’s Leap’ era la marca del vino preferito dall’autrice e dal suo ex marito.  L’immagine che appare sulla copertina della raccolta è quella dell’etichetta e il salto del cervo rappresenta simbolicamente il salto verso la libertà che il marito compie allontanandosi dalla famiglia.

“E allora l’etichetta del nostro vino preferito
mi ricorda mio marito, nell’atto di saltare
da una roccia nel fervente desiderio di liberarsi di me…

Quando qualcuno riesce a fuggire,
il mio cuore non può che esultare.
Persino quando la fuga è per allontanarsi da me,
metà del mio essere non può che schierarsi con il fuggitivo.”

La sofferenza è palpabile e trasuda da ogni pagina, a volte è talmente intensa il lettore fatica ad andare oltre.  Ma è ammirevole, a tratti spiazzante, come la Olds cerchi costantemente di comprendere i motivi dell’altro, di giustificare anche gli atteggiamenti più crudeli del marito.  È specialmente toccante l’umiltà con cui l’autrice affronta le proprie debolezze e sa riconoscere le proprie responsabilità per la fine del matrimonio:

“Oh, compagno mio, la sua fedeltà
mi riempiva di vanto, era come se si fosse trattato
di un complimento, piuttosto
che il mero riflesso di uno stato di dormiveglia.”

L’affetto per l’ex marito non viene mai a mancare.  Stag’s Leap non è certamente un libro basato sul rancore, né un’esercizio di auto commiserazione da parte di una donna tradita.  L’autrice riesce sempre a varcare le soglie del proprio dramma personale nella coraggiosa esposizione dei fatti e senza dimenticare le proprie mancanze.  Sono verità scomode quelle che confessa la Olds, verità difficili da esporre pubblicamente.  È questo senso di rigore morale e di profonda onestà che donano al libro grande spessore.  In esso nulla è scontato, nessuna reazione agli eventi è prevedibile o banale.  Ad ogni pagina veniamo sorpresi, spiazzati, resi partecipi al lutto.  Eppure lo sforzo per comprendere l’altro non viene mai eluso, il legame esistito fra gli ex coniugi è costantemente sottolineato:

“e di nuovo, ho capito quanto benedetta fosse stata la mia vita,
per prima cosa, per aver saputo amare,
poi, per avere già alle spalle il momento dell’addio,
e non averlo perso quando i figli erano ancora piccoli,
e per i figli adesso è come se non lo avessero mai perso,
e non averlo perso quando ancora mi amava, e non avere perso
qualcuno che avrebbe potuto amarmi tutta la vita.”

Forse l’aspetto più tragico della separazione scaturisce da questo affetto incorruttibile che l’autrice dimostra verso il marito e, ancor di più, dalla calma che sembra dominare su sentimenti così dolorosi e contrastanti:

“… Lui non mostra rabbia,
io non mostro rabbia ma, in sprazzi di umorismo,
tutto è gentilezza e orrore.”

Le poesie ci rendono partecipi di ogni sfumatura di questo divorzio: dallo shock iniziale per la scoperta dell’adulterio, alla rabbia, l’umiliazione, il senso di inadeguatezza della donna tradita. “Si tratta di lei? – chiede l’autrice al marito. – No, si tratta di te.” – risponde l’uomo.

Leggiamo delle difficoltà incontrate nell’iniziare una vita da sola, del costante, il rimpianto per il passato.  Infine, anni dopo il divorzio, il diario di una rinascita personale e l’ammissione delle proprie responsabilità:

“…. ma poi, un giorno
mi sono svegliata con il terrore che lui si sentisse
come l’addormentato, e io fossi la pantera luccicante
che ruggendo lo immobilizzava al suolo.”

La poesia di Sharon Olds si è sempre caratterizzata per la grande franchezza con cui vengono trattati temi personali come la famiglia, l’amore e la sessualità.  Spesso l’intimità vissuta nel seno del suo matrimonio è stata al centro della sua poesia, il sesso con il marito mostrato al pubblico senza veli o mediazioni.  Deve essere stato difficile per un medico, un uomo dal carattere schivo e senza nessuna ambizione di vita pubblica, vivere accanto a un personaggio istrionico come questa famosa scrittrice; ancor più difficile vedere gli aspetti più intimi della propria vita sessuale dati in pasto ai lettori della moglie.  Questo Sharon Olds lo riconosce anche se, come artista, non può rinnegare le proprie scelte. “Una persona normale non vorrebbe mai le proprie esperienze esposte sulla pubblica piazza, ma del resto io non sono una persona normale.” – ha affermato in una recente intervista. Vero.  Sharon Olds rimane sopra ogni cosa una scrittrice, una donna che ha dedicato la propria vita alla poesia.  La sua risposta alla fine del proprio matrimonio non poteva non essere che un resoconto sincero e dettagliato della propria esperienza.  Esperienza che ha saputo narrare con grande onestà e rigore poetico:

“Ho cantato per entrambi,
con squilibrio, con squilibrio, le nostre armonie
di contentezza deformandosi lentamente, e quando
lui ha spiccato il salto sulla terra ferma, e io
salpavo verso il cielo,
giustizia poetica fu fatta.”

Per la Olds la poesia è un dono a cui non saprebbe rinunciare anche se, come ogni talento che gli dei ci concedono, il prezzo che bisogna pagare è sempre alto.  Sharon Olds questo lo sa, ed è un prezzo che è pronta a sostenere:

“E se qualcuno un giorno, trent’anni fa,
mi avesse detto: se rinunci, adesso,
alla tua arte, lui potrebbe
amarti tutta la vita – cosa avrei risposto?
A quei tempi nemmeno si poteva parlare d’arte,
tutto quello che creavo partiva dalla nostra famiglia –
cosa avrei potuto dire?  Niente potrà fermarmi.”

Indicibile

Ora sono giunta a guardare l’amore
con occhi diversi, ora che non sto
più nella sua luce.  Voglio chiedere
al mio quasi ex-marito come ci si sente
a non amare, ma lui non vuole parlare di questo,
vuole che alla fine di tutto ci sia placidità.
E qualche volta sento come se già
fossi assente – nella visuale dei suoi ultimi trent’anni,
assente nella visuale dell’amore,
mi sento invisibile
come un neurone in una camera a nebbia, seppellita
in un acceleratore di particelle lungo un miglio,
dove ogni cosa che non può essere vista
si desume da quello che è identificabile.
Dopo il trillo della sveglia
lo accarezzo, ed è come se la mia mano cantasse
insieme a lui, come se fosse
la sua pelle che canta, in tutte le estensione musicali,
tenore della vertebra più alta,
baritono, basso, contrabbasso.
Voglio chiedergli, adesso
com’era prima, quando mi amavi – cosa vedevi in me
quando mi guardavi?  Quando era innamorato,
guardavo il mondo con uno sguardo che veniva da dentro
da un posto profondo, come una tana, o un pozzo, e da lì
alzavo gli occhi verso l’alto, verso la luce del mezzogiorno, e vedevo Orione
splendere – quando pensavo che lui mi amasse, quando pensavo
che noi fossimo uniti non solo il tempo di un respiro,
ma da una continuità destinata a non finire,
dure caramelle come il femore e la pietra,
roccaforti.  Lui non mostra rabbia,
né la mostro io, ma in lampi di umorismo,
ogni cosa è gentilezza e orrore.  E dopo
il primo minuto, quando gli dico, si tratta di lei,
e lui risponde, No, si tratta di te,
non parliamo più dell’altra.

Piccola sirena

Era passato un anno dal giorno quando ero rimasta in piedi,
a fissare la lavatrice Whirlpool
nell’angolo del bucato della nostra casa di vacanze, senza ben capire
cosa stessi vedendo – sembrava una ragazza
riportata alla superficie dentro una rete di pescatori.  Era
una piccola figura femminile in costume da bagno,
se ne stava sdraiata dopo il ciclo centrifuga –
la fotografia di una donna, leggermente curvata
sul bordo di un asciugamano umido.
L’avevo tirata fuori – rettangolo radioso
proveniente da qualche mondo alieno – forse era la figlia
del proprietario della casa.  Eppure, sembrava
qualcuno che conoscevamo. – Ho detto a mio marito
questo era in lavatrice con le lenzuola e gli asciugamani.
Buon Dio, ha detto lui  Dove?!  Dentro
insieme alle lenzuola e ai tuoi calzoncini per correre.  Non
ti sembra che assomigli alla tua collega? Fissavamo quel sorriso,
il corpo più maturo che risplendeva
nella sua guaina arcobaleno – trota sorpresa
nel giorno del bucato.  Un’ora dopo, lui è venuto da me,
dicendomi che lei gli aveva dato quella foto
il giorno che erano andati a correre insieme,
quando io ero in viaggio, doveva averla infilata
in tasca, era così sorpreso di rivederla,
non sapeva cosa dire.
In un romanzo, gli dissi, questo sarebbe il momento quando
una moglie si dovrebbe preoccupare.  C’è la benché minima
ragione per la quale dovrei preoccuparmi?  Lui mi sorrise,
e mi prese la mano, e poi mi guardò
e mi disse, non lo dico tanto per dire,
ma come fosse una legge della fisica, io ti amo.  E abbiamo fatto l’amore,
e mi sentivo così vicina a lui – ancora non sapevo
che fosse capace di mentire, e le sue parole
mi avevano toccato.  Solo per un momento, più tardi
la stessa giornata, ho sentito un po’ di nausea, come se
il ponte di una barca stesse inclinandosi sotto i miei piedi –
era andato a correre con lei, senza menzionarlo a casa,
una pescatrice di uomini nella mia lavatrice.
Per qualche minuto mi ero sentita un po’ nervosa.

Da: Stag’s Leap, Edizioni Alfred A. Knopf, New York, 2012

Traduzioni di  Daniela Raimondi


Sharon Olds è nata nel 1942 a San Francisco. Ha studiato alla Stanford University e alla Columbia University. Le sue poesie sono apparse su importanti riviste e giornali. Il suo primo volume di poesie, Satan Says, (pubblicato in Italia dall’Editrice Le Lettere di Firenze con il titolo ‘Satana dice’) uscì nel 1980 e ottenne il San Francisco Poetry Center Award.  Vive a New York e insegna scrittura creativa presso la New York University.

 *

Altre mie traduzioni di Sharon Olds si possono leggere nel sito web Viadellebelledonne:

 http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/11/27/sharon-olds/

 

5 Comments

  1. Ho molto apprezzato la lettura di un libro, come ben si capisce, doloroso e che segna il lettore. Trovo molto riuscita la proposta di un’opera in cui la parola poetica è tutt’uno con l’esistere, essa stessa ferita e bisognosa di verità, inseparabile non solo dalla mente, ma anche dal corpo che la esprime.

  2. a volte mi trattengo dal leggere testi in cui qualcosa che è in me fortemente dolente si può riaprire da un momento all’altro facendo affiorare ancora e ancora altri baratri, oltre le centrifughe. La scuola delle perdite non smette mai di parlarci, rinnova le sue letio magistralis meglio di ogni altro maestro. Ho ordinato il libro (l’ho trovato qui guardianbookshop) .Grazie. ferni

  3. Fernanda, sono felice che il mio scritto sia stato lo spunto per l’acquisto del libro. Come ho scritto, ci sono libri di questa autrice che preferisco, e te li segnalo per il futuro: The dead and the Living, e The Father.
    un saluto e buona giornata.

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