PER I MORTI DI LAMPEDUSA ANNEGATI DA RESPINGIMENTO

isabelle tremblay

Isabelle Tremblay

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Contenitore poetico
“Per i morti di Lampedusa annegati da respingimento”
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Il contenitore poetico- lo scrivono gli ideatori-  nasce dalla volontà di poeti e poete di far sentire in maniera pubblica, tramite i propri versi, l’orrore per quanto accaduto al largo di Lampedusa il 3 ottobre, che fa parte di un quadro più ampio di oltre 16.000 morti per annegamento negli ultimi 15 anni. Questo segno scritto vuole essere un gesto, un atto forte che  esprima da un lato la solidarietà verso tutti coloro che, dalla propria patria, sono costretti a fuggire a causa di guerra, dittatura e condizioni di miseria provocate da precedenti motivi coloniali e inoltre da pesanti incombenti neocolonialismi che continuano a distribuire  ricchezza solo ad alcuni  affamando le diverse popolazioni. La proposta è stata lanciata da 100 Thousand poets for Change-Bologna, e appoggiata da varie associazioni. Il sito GLOB011 che ospita questa nuova raccolta, ha dato vita al contenitore, accogliendo nelle sue pagine più di quaranta scritti che sono interpretazioni e angolature poetiche diverse, molte delle quali nate come reazione  ai cruenti fatti a cui si è assistito, gli annegamenti più recenti e la mancata rapida reale risposta dello Stato e dell’Europa tutta. Altri testi invece sono testimonianze rese a fenomeni simili a questo avvenuti negli ultimi 15 anni.
Questi fogli e il contenitore di poesia vogliono farsi  strumento per mantenere alta l’attenzione sui fatti recenti ma soprattutto  per contrastare il fenomeno che è causa di tali esplosioni di morte nefaste. Il processo di militarizzazione del Mediterraneo sta procedendo a grandi passi come movente e come reazione acutizza la scena di questi tragici eventi. Alla memoria di quanti sono morti, si crede sia necessario perciò agire a favore dei rifugiati e, scrivono ancora gli ideatori del contenitore – …trovare modalità concrete per aiutare i superstiti e aprire un dibattito su come trovare insieme modi umani di accogliere rifugiati, migranti, creare le condizioni per la libera circolazione degli umani e non solo delle merci e dei capitali. Per questo la nota a conclusione è importante. Scrive: –Vi incoraggiamo a utilizzare le poesie come beni comuni-

Cartesensibli si fa portavoce ancora una volta per tutte queste attività che puntano alla collaborazione e a risvegliare il senso di appartenenza ad una sola comunità, ad una sola umanità

f.f.

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Nota di lavoro:

Per l’assistenza in caso di organizzazione di eventi con i poeti e le poesie contenute nel contenitore  contattare Pina Piccolo, del comitato promotore 100Thousand Poets for Change-Bologna all’indirizzo piccolop56@gmail.com.

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isabelle tremblay

Isabelle Tremblay _ paintings (5).

Africa
(di cosa ancora e cosa)

 

‘cchi jè sta vuci sularina
ca comu na virrina trasi e mi spurtusa…
e s’apre sulle vie mi segue lungo i fianchi
scandaglia il basso e risale in vertigine
e si fa maniari comu nivi caura

da cosa mi distrai padre mio da quale morte
e cosa ancora e cosa sta rompendo il monogramma
da che colori devo allontanarmi mare curvo
mare senza giudici e senza polizia
di cosa ancora e cosa si sviluppa dietro il sangue molle

scinni di ‘cca,  scinni do me sonnu
lassimi spicari i puddiri ‘ddo vitru

lasciami scegliere il dirupo o l’onda
lascia che scelga il mio veleno
perché non è dell’ultimo ca stamu parrannu

sebastiano a. patanè- ferro

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isabelle tremblay

Isabelle Tremblay _ paintings (6).

La carta.
Abbiamo perso la carta, e, ora ci tengono in gabbia, ma non siamo leoni, siamo persone, ci tengono in gabbia perchè abbiamo perso la carta.
Ma noi non siamo carta.
Ma per loro siamo carta e numero.
Perchè tenere persone in gabbia, almeno la apriranno questa gabbia per pulirla?
Non sanno dove mandarci, il nostro paese è morto da tanto tempo, ma noi siamo ancora vivi!
Stiamo qua ma per quanto? Diventiamo matti a stare in questa gabbia come leoni, noi persone, certamente povere, ma persone.
Ci tengono qua perchè dicono che non abbiamo un cognome, ma solo nomi.
Invece no, no, no, abbiamo nome e non solo uno, mi chiamo ali, mio padre temur, mio nonno sultan…cosa importa un cognome quando si hanno così tanti nomi?
Loro lo sanno che il nostro eldorado è stato raso al suolo,e noi diventiamo matti a stare in gabbia come leoni.
Salim, lo hanno fatto uscire, era contento rideva, tanto tanto rideva, come un bambino era felice andava in francia, diceva che la moglie lo aspettava ma la foto che aveva con sè era vecchia di vent’anni.
Per favore aprite questa gabbia, sapete che non siamo leoni ma come facciamo a non diventarlo così rinchiusi come animali?
Asha, asha, asha, aveva fame tanta fame, ha mangiato tre chiodi ed è finita all’ospedale, peccato..peccato, con quattro chiodi ciascuno poteva farsi la sua croce.
Venite, venite voi che conoscete questa gente e parlate la loro lingua, dite a loro di cotanta civiltà che noi non siamo animali, ma che forse lo son loro a tenerci così rinchiusi come animali.
Khordad,lo hanno mandato a casa, piangeva, tanto piangeva, khordad lacrimava, era disperato e piangeva tanto…beato khordad che ha una casa dove fare ritorno.
Questa gabbia non può stare chiusa in eterno, noi siamo persone e non leoni, ma se non usciamo come leoni prima o poi ce li mangiamo, ma se non usciamo come leoni prima o poi ce li mangiamo….
Riportate la memoria a questa gente, e diteli che anche loro solo ieri eran smarriti in terre straniere.
Per favore diteci il nome di codesta civiltà che tiene rinchiuse le persone come animali.
Dove siete umanità? Vi stiamo aspettando!
Mi hanno detto mettiti una giacca come quando si va al matrimonio e una camicia bianca, così ti si vede e sembri anche più pulito, ho fatto tutto ma loro non so dove siano.
Per favore, per favore, venite a prenderci prima che faccia buio.

antar mohamed marincola

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isabelle tremblay

Isabelle Tremblay _ paintings (2).

Verranno

Verranno a bussare come furie
asporteranno la schiuma dalle onde
e la bruceranno
Saldi ai flutti remeranno verso il sole
in attesa di porgere luci alle nuvole esangui
Si porterà una fiaccola e si spargerà
la voce delle anime irretite da un gorgo
come quei pianti oscuri di animali prigionieri
e feriti
e braccati
Mai più si potrà disegnare l’arco
del viaggio che rauco si piegherà
sotto l’acqua a ribollire
fatto di abbracci e figli
e madri di uomini morti
Così terminerà il solco
appeso sopra una nave che varca
l’inferno

federica galetto
4 ottobre 2013.

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isabelle tremblay

Isabelle Tremblay _ paintings (17).

Ai respinti di Lampedusa il popolo italiano
porge sentite condoglianze

Da giorni sui giornali, a pagine intere colorate, su Youtube,
alla tivù le ricostruzioni, le interviste, le scene minuto
per minuto dell’accadimento, per il dovere di informare,
per documentare, con il gusto antico della pietà
a buon mercato e dell’accanimento.

Così il popolo italiano può ammirare dettagliatamente,
può levare ad alta voce angoscia rabbia smarrimento,
e poi girare un’altra pagina dell’orrore abituale, dopo
il passeggero sdegno collettivo, dopo il pianto unanime
sul disastro immane si può tornare all’IMU, alle funzioni
del nuovo cellulare, alle partite sul satellitare.

Il popolo italiano sempre innocente, sono loro, quelli che stanno
al Governo e in Parlamento, che hanno fatto le leggi
sui respingimenti, loro hanno firmato i trattati con Gheddafi,
e poi è evidente che tutta questa gente qua non ci può stare.

Ve l’hanno detto mille volte di cessare ostinati di affollare
quei costosi barconi colabrodo a cercare qua chissà
quale Eldorado, ve l’hanno ripetuto mille volte che per voi
non c’è né casa né lavoro, la crisi è globale, è crollata
perfino la domanda di badanti, le fabbriche chiudono o vanno
da altre parti, per voi qua non c’è niente da fare.

Per voi qua solamente l’iscrizione alla manovalanza
criminale, a sorvegliare di notte le ragazze sulle strade,
diventare cavalli del traffico di droga e il soggiorno
in galera è assicurato e poi di nuovo a casa,
il decreto di espulsione è già firmato.

Sì, lo sappiamo che scappate dal terrore del fuoco e della fame,
da epidemie e carestie e sabbia che s’inghiotte tutto,
dai pozzi d’acqua recintati da mitragliatrici, ma noi
cosa c’entriamo, che ci possiamo fare?

Noi restiamo qua sgomenti ed impotenti a contemplare
le scarpette ancora a galla, le bianche file delle bare
e spargiamo lacrime amare e fiori sui vostri corpi in fondo
al nostro mare che somiglia ormai a un cimitero,
una discarica ancora da colmare.

Noi dalle nostre rive sfogliamo stancamente il giornale
che già annuncia nuovi barconi in avvicinamento, assuefatti
alla compassione ad intermittenza, noi coristi del coro
che grida forte e freme,
e tace nuovamente il giorno dopo.

francesco sassetto

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isabelle tremblay

Isabelle Tremblay _ paintings (12).

La storia è caduta.

Precipitata dalla rupe di questa primitività nuova
di zecca una puntura infetta
le farse   studiate a tavolino per un ventunesimo secolo senza vergogna
e la parola naufragata è morta anch’essa
trucidata da avventori che hanno tradito la sua vitalità essenziale
semplicità sta sul fondo della discarica
sotto quintali di immondizia insieme ad onestà
non respira tra  tossici  e  rifiuti sociali

E il dialogo è murato dietro una diga senz’acqua da portare
è caduto in un attentato di terrore
si è trattato di un  assassinio (in) pubblico
e  nessuno può parlarne perché  ora
la parola è morta.

Quelle che uso le ho raccattate per strade di campagna
e da  pozzi d’acqua in disuso
da deserti luoghi
dai respiri risparmiati
tessuti come lenzuola
da canapa ruvida e nodosa
dove i popoli   sfruttati
come  miniere di carbone  consumati
nei campi da mietere e sotto le pietre delle loro storie
hanno lasciato sillabe di fame
hanno lasciato le braccia  e le gambe
hanno lasciato    una bocca che non tace.

La guerra è oggi

non  sulla linea di un fronte o alla frontiera
circola di casa in casa a far fronte all’ immortale immorale
barbarie di chi si crede forte
cresciuta oltre ogni  misura dissangua
chi di sangue non ne ha più e lavora lavora lavora
sgravandosi del corpo
crepando di cancro
prima che il favore gli sia restituito.

Tutto fu  ieri.

La storia dice  con chiarezza quando e cosa
successe e succede.
In tutti i tempi del tempo la storia si succede.

In questi frangenti
salva genti non sono i valori
commerciali  non sono solo i conti in banca

qui crolla l’uomo

si uccide la sua fragilissima sostanza
fatta  di un fiato  di vento e qualche sogno
alla rinfusa
qui affogano bambini e donne
i vecchi nemmeno partono
stanno in ascolto di là dal mare
e come un legno ne ascoltano il ritmo
ma
rotte sono ormai tutte le vie
barche e migranti senza destinazione
sono zolle di sabbia in cui tenere i piedi
un attimo dentro un viaggio
prima di morire

fernanda ferraresso

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RIFERIMENTI IN RETE

http://www.glob011.com/italie/item/673-nasce-il-contenitore-poetico-%E2%80%9Cper-i-morti-di-lampedusa-annegati-da-respingimento%E2%80%9D

http://www.glob011.com/lampedusa

18 Comments

  1. Grazie Fernanda per aver dato ulteriore risonanza ad un avvenimento così drammatico. Spero che con quest’assieme di voci si possa riuscire a sensibilizzare chi detiene il potere per evitare che tali “incidenti” possano ripetersi. Lo spero davvero.
    sebastiano

    1. non credo che saranno i potenti a muoversi ma spero nella gente, credo che ancora sia sensibile ad una sorte che conosce anche sulla sua pelle, dentro ogni famiglia ci sono stati e continuano ad esserci migranti, persone che scappano dalla miseria in cui questo paese li lega e li costringe, per una falsa democrazia che ancora è gerarchia di un becero potere. fernanda f.

      1. Non voglio sembrare un ingenuo ma spero sempre che prima o poi qualcuno esca fuori da quel garbuglio di magnaccia che ci “dirigono”, una specie di coscienza molto nascosta ma ancora pulsante.
        La gente, Fernanda, non so, ci sarebbero state mille occasioni per buttarli fuori a calci nel didietro e non è stato fatto. Stanchezza? Noncuranza? Follia individualista indotta?
        Fatto è che alla fine poco o nulla si muove ecco perché spero nel “miracolo” della coscienza anche se son certo che non vivrò abbastanza per assistervi.

      2. penso che sarà ancora una volta la miseria, e una lotta per il potere, come sempre, come la storia racconta e necessita di molte morti, di molto sperpero e ancora di ingordigia e nefandezza prima che la cancrena scoppi ma non c’è altro che questo, ripeto la storia lo conferma in ogni tempo.

  2. Grazie, Fernanda per la tua presenza sempre pronta e vigile, per la tua disponibilità ed attenzione. Io non so se tutto questo serva, se possa cambiare anche solo una virgola dello schifo che viviamo ogni giorno, ma almeno, l’ho già detto tante volte e lo ripeto, almeno non saremo stati in silenzio, non saremo stati solo a guardare. un carissimo saluto a tutti.

  3. sì Francesco, non restare muti e fermi, fare il nostro meglio, non mostrare indifferenza per la tragedia che è tragedia di tutti, proprio come riconosce anche Elina. Grazie ancora

  4. ANIME ABBANDONATE (tautogramma in A)

    Abbandonati ad alte acque
    annaspano, affogano.

    Annichiliti assistiamo
    ad angoscianti accadimenti.
    Ascoltiamo avviliti
    amorali arroganti assassini
    abbaiare artificiose autodifese.

    Anime annegate, accusateci.
    Anime annegate, assolveteci.
    Aiutateci ad amare autenticamente.

    1. noi non raccogliamo i testi, bensì li riportiamo dal contenitore che sta allestendo PINA PICCOLO, e rende visibile ogni nuova immissione in fb. .
      Approfitto però per ricordare che chi volesse partecipare non ha che utilizzare l’indirizzo di posta elettronica scritto nel post. Grazie, f.f

  5. Cara Ferni, la tua grande sensibilità ci supporta in questa lotta impari che richiede coraggio e perseveranza. Pina è un grande faro per tanti e il più piccolo dei risultati è grande e importante. Un abbraccio
    Giovanna

    1. Penso come te che anche se difficile il percorso vada compiuto e non si debba restare indifferenti, c’è già troppa morte accampata nei pensieri e nei gesti di chi avrebbe molte possibilità di cambiare ma non ne ha la volontà perché ricava profitto là dove gli altri toccano con mano solo sofferenza e tragedia

  6. Purtroppo c’è chi guadagna denaro, consenso e potere sulla disperazione e sulla paura. Non credo che un sentimento di umanità riprenderà la strada della politica.

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