VITTORIA RAVAGLI: IN TEMPI BUI SERVE DIRE CHIARO COSA E’ IRRINUNCIABILE!

dino valls

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TEMPI BUI

il 14 febbraio si balla nelle piazze del mondo. E noi????

Il problema della violenza sulle donne nel mondo é davvero un’emergenza. E’ bello quindi che le donne in varie parti del globo e nello stesso momento escano all’aperto, nelle piazze, a ballare, a rivendicare la propria volontà di esistere non costrette, non vendute, non relegate, non tenute nell’ignoranza, non ricattate, non stuprate, non violentate come bottini di guerra, non perseguitate, non uccise. E’ necessario che i governi facciano leggi e le facciano rispettare a partire dai propri uomini delle istituzioni, dagli eserciti, dalle polizie; che le donne rappresentino insieme agli uomini in modo paritario le esigenze di tutti, legate al mondo reale, quello che vorremmo giusto e pacifico e che con noi presenti nei governi e nei luoghi delle decisioni, lo potrebbe essere.

Ma non possiamo dimenticarci che in Italia, in questo periodo, stiamo vivendo un momento drammatico: la campagna elettorale ci sta mostrando il peggio. La gente, molta gente, é in grande sofferenza. Sta funzionando solo l’aiuto reciproco all’interno delle famiglie perché i figli perdono il lavoro, le madri sono sempre più a casa, gli asili costano una follia e mancano, i vecchi, le fabbriche, gli artigiani, gli ospedali, tutto é in sofferenza. Allora noi non possiamo, il 14 marzo, metterci a ballare e basta.Io credo che noi dovremo utilizzare quella data per incontrarci in tutte le piazze d’Italia ed uscire allo scoperto e dare le nostre priorità a chiunque vinca, sperando, augurandoci di cuore che non saremo coinvolti in un gioco al massacro in cui il vincitore si béi di se stesso osannato dai media sempre più dipendenti e si ripercorra una strada squallida che davvero si pensava superata e l’Italia peggiori, se é possibile, nel degrado più totale.

Allora, donne, se volete, se vogliamo esserci davvero, se tutto non si ferma ad un ripensamento romantico ai tempi in cui le donne vivevano in società paritarie, se non vogliamo passare il tempo a lamentarci perché siamo tenute fuori, dimenticate, violentate in ogni senso, andiamo in piazza con i nostri gruppi, le nostre associazioni e gridiamo forte quello che sarà irrinunciabile.

E poi balliamo: per aumentare la nostra forza, sempre più necessaria per lottare per i nostri figli, nipoti, vecchi, donne e uomini, per noi stesse, per chi soffre nel mondo. Per rompere le troppe catene.

http://onebillionrising.org/blog/we-have-an-anthem

http://youtu.be/gl2AO-7Vlzk

http://obritalia.livejournal.com

http://www.youtube.com/watch?v=hrAjb1Zsjsg

Spezza la catena da http://lunanuvola.wordpress.com/ 19 novembre 2012 di lunanuvola

Break the chain Spezza la catena di Tena Clark (Traduzione di Maria Di Rienzo)

da http://www.senonoraquandopescara.org/?p=693

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Sollevo le braccia al cielo Prego in ginocchio Non ho più paura Io attraverserò quella soglia … Cammina, danza, sollevati Cammina, danza, sollevati Posso vedere un mondo dove tutte viviamo sicure e libere da ogni oppressione Non più stupro, o incesto, o abuso Le donne non sono proprietà Tu non mi hai mai posseduta, neppure sai chi sono Io non sono invisibile, sono semplicemente meravigliosa Sento il mio cuore prendere la corsa per la prima volta Mi sento viva, mi sento straordinaria Danzo perché amo Danzo perché sogno Danzo perché non ne posso più Danzo per arrestare le grida Danzo per rompere le regole Danzo per fermare il dolore Danzo per rovesciare tutto sottosopra E’ ora di spezzare la catena, oh sì Spezzare la catena Danza, sollevati Danza, sollevati Nel mezzo di questa follia, noi ci ergeremo Io so che c’è un mondo migliore Prendi per mano le tue sorelle e i tuoi fratelli Cerca di raggiungere ogni donna e ogni bambina Questo è il mio corpo, il mio corpo è sacro Basta scuse, basta abusi Noi siamo madri, noi siamo maestre, Noi siamo bellissime, bellissime creature Danzo perché amo Danzo perché sogno Danzo perché non ne posso più Danzo per arrestare le grida Danzo per rompere le regole Danzo per fermare il dolore Danzo per rovesciare tutto sottosopra E’ ora di spezzare la catena, oh sì Spezzare la catena Danza, sollevati Danza, sollevati Sorella, non mi aiuterai? Sorella, non ti solleverai? (x4) Danza, sollevati Danza, sollevati Questo è il mio corpo, il mio corpo è sacro Basta scuse, basta abusi Noi siamo madri, noi siamo maestre, Noi siamo bellissime, bellissime creature Danzo perché amo Danzo perché sogno Danzo perché non ne posso più Danzo per arrestare le grida Danzo per rompere le regole Danzo per fermare il dolore Danzo per rovesciare tutto sottosopra E’ ora di spezzare la catena, oh sì Spezzare la catena Spezzare la catena
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dino valls- lectio

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JOYCE LUSSU – da “Inventario delle cose certe” – Andrea Livi editore pag.21


Attorno a un grande tavolo lucido

gremito di cartelle di biro e d’acqua minerale
siedono dei generali
accanto a industriali tecnocrati e politici.
Discutono se l’ultimo missile
proposto dal progresso scientifico
potrà annientare in tre secondi di meno
seicentomila persone in più
e ne calcolano il costo
equivalente suppergiù
e una somma sufficiente
per nutrire durante un ventennio i popoli del Sahel.
Attorno ad altri tavoli
con le solite bibite e materiale
di cancelleria
sono adunati teologi in varie tuniche e tonache
di foggia medioevale
con tiare zucchetti turbanti ed altri copricapi
poco normali
che innescano logiche astratte su postulati arbitrari
combinando proposizioni alienate
dalla critica e dalla verifica
perché la fede è un mistero come il segreto militare
o i bilanci delle multinazionali.
Perché non c’è una donna attorno a quei tavoli?
Che cosa sono questi club per uomini soli
queste disquisizioni
su astrazioni che disprezzano e negano il corpo
e prescindono dall’essere nati
vivi?
Le donne non li avrebbero mai inventati
perché se parlano d’armi non possono dimenticare
che sono costruite per straziare
corpi simili al loro
corpi come quelli che fanno crescere nel proprio corpo
corpi con cui s’identificano nella gioia e nel male
Le donne non sanno inventare
metafisiche e istituzioni militari
guerre mistico-nazionali e terrorismo sessuofobico
perché considerano vano
il discorso asfittico e irrazionale
dell’assoluto illimitato
sganciato
dal nostro esistere quotidiano.
E allora ci domandiamo:
che cosa ha mandato avanti la storia
delle società umane
quel tanto di civiltà e di morale
che abbiam potuto rimediare
attraverso i secoli?
Sono i traumi ricorrenti creati
dal potere di pochi
che distruggono corpi e territori?
O il terrorismo psicologico
che inventa stravaganti essenze
sovrannaturali
per spaventare la gente
e renderla più disponibile all’obbedienza?
O non piuttosto la lunga pazienza
di tessere la trama e l’ordito
del tessuto continuo della vita
procacciando a tutti (compreso generali e teologi
e altri distruttori)
l’energia per la sopravvivenza
e anche i momenti felici come l’arte e l’amore
che spuntano dalla nostra coscienza
quando non è sopraffatta
dall’angoscia e dal terrore?
Tutte quelle mani operose
guidate da un’intelligenza
pacifica, tutto quel crescere
di osservazioni e di esperienze
e le scienze utili al vivere
e non al morire anzitempo,
tutte quelle donne e quegli uomini senza potere
che tenacemente riallacciano i fili
del tessuto lacerato
da chi si è dimenticato
che tutti abbiamo diritto di vivere,
non sono forse quelli che dovrebbero decidere
che cosa è civiltà?
Ma purtroppo decidono ancora per noi
quei tali di cui parlavamo
riuniti attorno a lucidi tavoli
dai quali
noi donne siamo escluse per motivi razziali
ma soprattutto di sicurezza
abbastanza comprensibili
perché, se ci facessero entrare
oltre le siepi di gorilla e di militari
di serrature elettroniche e di vetri infrangibili,
blocchi e bottiglie verrebbero scagliati dai tavoli
verso i copricapi dei grandi notabili
che per salvarsi dovrebbero rotolare
giù per le scale
inseguiti da scope e altri oggetti volanti.


			

9 Comments

  1. Penso ad un miliardo di donne che dicono con chiarezza ciò che vogliono sia irrinunciabile:QUESTO E’ CIO’ CHE SERVE,poichè i politici sembra non lo sappiano e se lo sanno vogliono ignorarlo, visto che nessuno si fa a avanti a reclamarlo.Serve che le donne dicano con chiarezza e con voce forte e alta cosa sia mancanza di sostegno dei servizi e dall’altra parte richiesta di un lavoro che non sia pagato poco e secondo regole senza contrattazione, che la sanità e la scuola stanno retrocedendo in un baratro da cui gli stati uniti stanno cercarcando a fatica di uscire in questi anni e noi invece vogliamo a tutti i costi costruirli questi buchi neri. TUTTI I COSTI SONO VITE DI PERSONE, e battaglie vinte buttate al macero, anzi al macello per niente. Serve capire cosia sia cultura, NON DI MASSA! Ma cultura che forma eticamente una persona integra, non serva del denaro, non sopraffatto da falsi piaceri e illusionismi ma capace di trovare risoluzioni ai problemi del luogo e degli esseri che lo popolano. Lo sa fare la natura, con precisione e regole di una semplicità ineludibile, noi invece riusciamo a ingigantire i problemi, mirando al vacuo.Credo sia ora di mettere sotto analisi molte cose e scelte effettuate rincorrendo desideri inuliti, giocattoli per adolescenti, non per adulti e non per avere un reddito fuori di misura e tale per cui s’immagina che ci si sente dei in base a quello ma per essere realmente e pienamente persone, altrimenti non c’è diversità con la lotta dei dinosauri. fernanda f.

    1. penso che ormai siano tutte favorevoli a muoersi sulla superficie invece di richiedere ciò che è vitale. Come può esserci lavoro per i giovani sla pensione si raggiunge a 67 anni? Perché nessuno richiede di revisionare tutto il sistema delle assegnazioni di lavoro ai giovani dopo un adeguato apprendistato e non un vagabondaggio stagistico che non offre alcuna sicurezza di impiego? Perché non si dice ai politici di rivedere l’età di fine lavoro affrontando la realtà che tutti rende schiavi alla mercé di un mercato che di certo non avavnzerà di un passo.A 67 anni non si è né freschi né più disponibili

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