N.10 Groundunderthirty- Veevera: LA MUSICA DELLE PIANTE

Ian Hamilton Finlay

E dire che ho sempre preso in giro mia madre, perché parlava con le piante, le trattava, e ancora oggi lo fa, come esseri che sentono e che anche lei a sua volta dice di sentire , soprattutto gli alberi, sente se sono vivi, malati o morenti e si da’ da fare per recuperarli. Li ascolta parlare, quando è in mezzo ad un bosco e guarisce di tutte le sue tristezze. Quando ho trovato questo articolo, girando nelle maglie della rete, mi è sembrato opportuno portarlo, anche se in giro ci saranno molti pronti a ridere. Ma non è di questo che mi preoccupo,  ci sono stati, e ancora ci sono, poeti che  hanno sentito il tessuto di parole vegetali luminose, da tempo, molto tempo. Ne ricordo uno, qui, a cui sono particolarmente legata e che spesso torno a leggere per la grande carica emotiva che conserve ancora oggi, a distanza di tempo dall’epoca in cui scrisse la sua raccolta,  Foglie d’erba.

Voices- Walt Whitman

Now I make a leaf of Voices—for I have found nothing mightier than they are,

And I have found that no word spoken, but is beautiful, in its place.

O what is it in me that makes me tremble so at voices?

Surely, whoever speaks to me in the right voice, him or her I shall follow,

As the water follows the moon, silently, with fluid steps, anywhere around the globe.

All waits for the right voices;

Where is the practis’d and perfect organ? Where is the develop’d Soul?

For I see every word utter’d thence, has deeper, sweeter, new sounds, impossible on less terms.

I see brains and lips closed—tympans and temples unstruck,

Until that comes which has the quality to strike and to unclose,

Until that comes which has the quality to bring forth what lies slumbering, forever ready, in all words.

Buona passeggiata dunque e buon ascolto.

Veevera 27 aprile 2011

*

Hamilton Finlay- “Rian/ Mi-rian” le Ian


.

Il luogo è un bosco sulle colline emiliane. Un bosco fitto, che regala un senso di frescura e di protezione. Camminiamo su uno stretto sentiero tra le felci e i nostri passi sono silenziosi. Il verde accanto a noi è scintillante, fa quasi male agli occhi. Seguo le due persone che mi stanno facendo da guida. Laura Silingardi, musicologa, e il marito Tiziano Franceschi, programmatore informatico, si muovono con familiarità tra gli alberi. Ogni tanto ne accarezzano il tronco come se salutassero degli amici. Nelle borse che tengono a tracolla, una serie di strumenti elettronici, cavi, microfoni e computer. Laura e Tiziano mi stanno portando verso un’esperienza davvero incredibile. Stiamo andando ad ascoltare un concerto molto speciale, la musica delle piante.

<<Ascoltare la musica delle piante è un’esperienza straordinaria, ricca di emozione e di profondo mistero>>, dicono Laura e Tiziano Franceschi. <<Le piante cantano e le loro melodie sono la voce di un mondo lontano, nascosto, molto antico.>> Tiziano batte con la mano sulla borsa. <<Questo è lo speciale strumento che abbiamo messo a punto.>>, dice, <<Ci permette di avvertire il movimento della linfa, che scorre nella pianta, sottoforma di note musicali. E’ come ascoltare in diretta l’essenza stessa del mondo vegetale. Vedrai e soprattutto sentirai con le tue stesse orecchie.>>

Da diversi anni Laura e Tiziano girano l’Europa a tenere “concerti di piante”. Istallano nei boschi o nei parchi la loro strumentazione, la collegano agli alberi e fanno sentire alla gente, soprattutto alle scolaresche, la musica delle piante. <<Tutto questo può sembrare frutto della fantasia>>, dice ancora Tiziano. <<Ma non lo è. E non è neppure intuizione mistica o poetica, scaturita dalla nostra sensibilità. Si tratta di una realtà concreta, che si allaccia alle scoperte degli scienziati secondo i quali il fatto che le piante sentano e comunichino è ormai una certezza. ma ecco, siamo arrivati. Questo è un bel posto. Ora ti faccio sentire la voce di un noce.>>

Nel bosco si è aperta come per incanto una radura, un perfetto cerchio si spazio tra il folto dove il sole disegna sull’erba di giugno riflessi argentati. Un bellissimo noce con il grosso tronco segnato dagli anni, sembra aspettarci. Soffia una leggera brezza che ne muove adagio le larghe foglie. Laura e Tiziano preparano la strumentazione. Sistemano su una pietra il famoso apparecchio, simile ad una radio, e lo collegano ad un paio di casse. Poi prendono dei fili, che terminano con una pinzetta, e li attaccano ad una foglia e ad un bastoncino di rame infisso nel terreno, accanto all’albero.

<<Questo è uno strumento unico>>, spiega Tiziano. <<Inietta una lievissima corrente nella pianta e poi rileva il movimento della linfa dalle radici alle foglie e viceversa. La linfa è come il sangue in un albero. Porta il nutrimento e varia la sua composizione a seconda delle esigenze e degli stimoli. Lo strumento registra queste differenze e le trasforma in segnali digitali, cioè in note. Quello che sentiamo è la vita della pianta trasformata in musica.>>

Non appena viene acceso l’apparecchio rilevatore, una musica dolcissima riempie l’aria. E’ coinvolgente, emozionante. Sembra una cascata di note, che si susseguono rapide, si intrecciano. <<Quello che stai sentendo è il suono del movimento linfatico>>, interviene Laura. <<Ma la cosa sconvolgente è che questo suono è armonico, è una vera e propria musica. E non è sempre uguale ma cambia di continuo. Varia a seconda del tipo di pianta, della sua salute, della sua età, della stagione. In inverno ad esempio, la musica delle piante è poco articolata, tranquilla. Ma in primavera e in estate è ricchissima, piena di bemolle e diesis, cioè di suoni ricercati e fruscianti. Attenzione, ora accarezzo l’albero>>. Laura allunga la mano e accarezza dolcemente la foglia alla quale è attaccato il sensore. Il suono allora cambia, diventa più acuto, più alto. Poi scende di tono e riprende nuovamente a salire. <<La pianta sta interagendo con noi>>, mi spiega Laura. <<Gli alberi reagiscono quando le persone gli stanno vicino, come fossero felici della loro presenza. Soprattutto di quella dei bambini. Quando ci sono bambini, le piante emettono una musica più affettuosa, allegra avvolgente.

<<Senti come il suono è invitante? Gli alberi di noce sono così, sempre allegri. Le betulle ancora di più, “chiacchierano” in continuazione. La querce invece hanno un suono solenne, possente come tutti gli altri alberi centenari. E le piante che appartengono alle specie più antiche, quelle che da più tempo sono sulla terra, come le felci, hanno una musica grave, bassa, davvero carica di mistero. Se si mette su un pentagramma la musica delle piante e la si analizza dal punto di vista armonico, si scopre che la struttura è modale e non tonale. In termini tecnici, è formata da più tetracordi, cioè da successioni di quattro suoni discendenti. Questo tipo di musica è simile a quello che suonavano gli antichi Greci. E loro non lo facevano per intrattenimento ma a scopo terapeutico. Ecco perché la musica delle pianta è così rilassante e riempie di serenità. I fitoterapisti hanno notato che esiste una corrispondenza tra il suono di una pianta e il suo uso in erboristeria. Ad esempio, il tiglio ha una musica riposante e col tiglio si fa una tisana per dormire. La menta ha un suono vivace, energico e infatti è una pianta che ha effetti stimolanti.>>

Mi sembra di sognare. Dunque sto ascoltando la voce della pianta, sto comunicando con lei. Mi avvicino al tronco, lo accarezzo, sfioro con gesti gentili le foglie. Il suono cambia ancora una volta.

<<Ci sono molte ricerche in atto per dimostrare che le piante davvero comunicano>>, dice Tiziano. <<Fin dagli anni Sessanta, alcuni scienziati americani collegarono addirittura la macchina della verità alle piante scoprendo che possedevano una sorta di potere telepatico. Però non facciamo esperimenti scientifici. Noi vogliamo solamente far capire che le piante sono esseri viventi capaci di interagire con gli esseri umani. Ne abbiamo la prova in continuazione. Durante una dimostrazione in un agriturismo, ad esempio, stavamo facendo ascoltare la musica di un tiglio. Si è avvicinato un signore e ci ha detto: “Ma non crederete a queste cose, vero? E’ chiaro che c’è un trucco.” Di colpo la pianta ha smesso di suonare. Lo strumento era acceso, funzionante. Il movimento linfatico era quindi presente eppure non si sentiva più alcun suono. Per tutta la mattina, il tiglio è rimasto muto e noi abbiamo proseguito la dimostrazione con le altre piante lì attorno. A fine giornata siamo andati da quel signore e gli abbiamo chiesto gentilmente se poteva chiedere scusa alla pianta. Lui si è messo a ridere, ma poi ha deciso di accontentarci. Ha abbracciato il tronco del tiglio, lo ha accarezzato e subito la pianta ha ripreso a suonare.

<<Un giorno eravamo con un pianista da tempo ammalato di schizofrenia. Siamo andati in un bosco e abbiamo collegato lo strumento ad un castagno. Subito la pianta si è messa a suonare. Il pianista si è avvicinato, ha abbracciato l’albero e questo si è zittito improvvisamente. Era come se avesse avvertito che qualcosa in quella persona non andava. Allora, il pianista ha cominciato a picchiettare un ritmo sul tronco con le dita. Pian piano, il castagno ha ripreso a suonare ma stavolta con un ritmo diverso: stava seguendo quello delle dita del pianista. Era come se i due, l’uomo e l’albero, stessero suonando insieme.>> <<Suonare con le piante è possibile>>, dice Laura sorridendo. <<Io sono musicista, suono vari strumenti. E spesso suono il violino insieme agli alberi. Collego l’apparecchio rilevatore ad una pianta e mi metto in ascolto della sua voce. Poi, dopo un po’, inizio a suonare. Prima seguo la melodia della pianta ma a poco a poco cambio, improvviso. E la pianta si accorda con me. Suoniamo davvero insieme, è un’esperienza indimenticabile. Le piante sanno anche imparare la musica. Per mesi ho tenuto un olmo bonsai nel mio studio e così mi ha ascoltato suonare il violino e il pianoforte per ore e ore. Beh, ora il suono del bonsai è diverso da quello che aveva tempo fa. E’ più ricco, come se, in qualche modo, avesse imparato altra musica, sentendomi suonare. Qualche settimana fa eravamo in un parco e abbiamo ascoltando con diverse persone la musica di un pioppo. Una signora si messa sotto le foglie, ha alzato le mani e poi ha iniziato a girare su se stessa. La musica del pioppo allora è cambiata, ha subito preso un andamento diverso, seguendo la danza della signora. Quando la donna si fermava, la musica smetteva. Poi la signora riprendeva a danzare e la musica riacquistava vigore.

<<Una volta eravamo ai piedi di un cedro del Libano, una pianta colossale di oltre 400 anni. Questa pianta non voleva saperne di suonare. Gli altri alberi lì attorno, collegati all’apparecchiatura, emettevano tranquillamente la loro musica. Ma il cedro no. Allora abbiamo passato la mattinata ascoltando le altre piante. Nel frattempo si era radunata della gente, tutti avevano capito cosa stavamo facendo. E solo in quel momento, con tutto quel pubblico attento, il cedro ha rotto il suo silenzio. E la sua era una musica bassa, possente, maestosa, da mettere i brividi. Abbiamo capito che le piante secolari hanno bisogno di più tempo, vogliono che si presti loro la dovuta attenzione. E’ capitato altre volte, con olivi millenari ad esempio. L’olivo ha una musica straordinariamente serena, antica e capace di toccarti nel profondo.

<<Con il nostro strumento ho potuto constatare che si crea un legame fortissimo tra le piante e chi le accudisce. Soprattutto tra una pianta e la persona alla quale viene regalata. Se questa relazione si interrompe, quasi sempre la pianta muore. Un giorno eravamo in uno studio professionale e abbiamo collegato all’apparecchio una delle piante che erano nella stanza. La pianta suonava benissimo ma quando entrava la padrona dello studio, smetteva subito. Riprendeva la musica solo quando quella persona usciva dalla stanza per smettere di nuovo quando tornava. Chiesi a quella signora quale storia ci fosse dietro la pianta e lei mi raccontò che era il regalo di un uomo che l’aveva tradita. “Anzi”, disse la donna, “se volete ve la regalo. Non posso neppure guardarla quella pianta.” La portai a casa con me, ma non ci fu niente da fare e nonostante le cure la piante morì.

Qualche tempo fa eravamo alla fiera di Modena, nel reparto del giardinaggio, circondati da tanti vasi di piante in vendita. Praticamente piante senza nessuno che si occupasse di loro. Abbiamo provato a collegarle all’apparecchio ed erano tutte isteriche. Emettevano un suono inascoltabile, brutto, sgraziato, nemmeno lontanamente simile ad una musica. Allora ho preso in mano un geranio, l’ho comprato e toccandolo ho detto: “Ora sei mio, ti porto a casa con me”. Subito l’abbiamo collegato allo strumento e il geranio ha emesso una musica bellissima.>>

<<Noi non traiamo alcun vantaggio commerciale da tutto questo>>, conclude Tiziano. <<Ci sta solo a cuore far capire che le piante sono vive e che c’è passaggio emozionale tra loro e gli esseri umani. Non dobbiamo rispettare le piante solo perché ci danno l’ossigeno, come si sente dire spesso. Dobbiamo farlo perché sono entità, sono un mondo che in un certo senso ci è stato affidato e con il quale condividiamo il pianeta.>>

 Testo di Roberto Allegri

Foto di Emanuela Gambazza

PER ASCOLTARE LE VOCI DELLE PIANTE

Riferimenti in rete:

editorialegliolmi.it  tonyassante.com

www.vocidipiante.it


3 Comments

  1. una pagina che si fa incontro, sensibile e musicale
    una forma di poesia che si nutre di ascolto attento e di cura minuziosa, incredibile se ragionassimo con i canoni correnti
    no, non ci interessano poichè siamo e saremo vestiti di luce solo nell’attimo in cui la nostra terra si unirà al canto silenzioso della linfa

    grazie Veevera

  2. ma guarda il caso,anche mia figlia mi prende sempre in giro per lo stesso motivo. Grazie per aver postato questo articolo che in qualche modo rettifica uno stato di non presa di co-scienza .ferni

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