Trasmissioni dal faro N. 18- A. M. Farabbi: IVANA CERESA, Mie carissime sorelle

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Stanotte la luce del faro è un crogiolo di concentrazione, di radiazione spirituale. Sfoglio ancora le pagine che ho evidenziato, commentato, solcato, meditato. Ho raccolto questo libro prezioso tra i banchi della Libreria delle donne di Bologna, durante la grande riunione attorno alla mandorla significativa e simbolica della Madre, a Sasso Marconi, dal 23 e 24 ottobre dello scorso anno. Vittoria Ravagli ne aveva tessuto le maglie dentro cui tante persone, individualmente o in gruppo, sono accorse da molte parti d’Italia, tra cui il centro Gimbutas di Sasso Marconi, le donne degli Horti di Mantova, le donne di poesia di Modena, il gruppo ’98 poesia di Bologna, la società poetica, arte della lingua Materna di Ravenna, Gruppo ottomarzo di Cusercoli, il Gruppo Anna Achmàtova di Udine, e oltre. Ampia documentazione la trovate nel numero 40 di marzo 2011 de Le Voci della Luna www.levocidellaluna.it.

Mie carissime sorelle è stata curata da Martina Bugada, Grazia Ligabò, Luisella Maioli, Bruna Malcisi, Raffaella Molinari dell’Ordine della Sororità di Maria Incoronata di Mantova, con prefazione di Luisa Muraro. Dentro questa preziosa melagrana, troviamo manoscritti, voce trascritta, interviste, frammenti, affacci interiori di Ivana Ceresa, colei (1942/2009) che ha fondato l’ordine.

Invito a cercare questo pozzo artesiano spirituale, tra i deserti e le oasi editoriali:

  • perché entriamo nel significato biologico e spirituale della parola sorella.
  • Ivana Ceresa fonda, con cinque sorelle, appunto, nel 1997 l’Ordine della Sororità, all’interno del mondo patriarcale cattolico. Cinque anni dopo, nel 2002 il vescovo di Mantova lo riconosce. La regola è aperta alle donne provenienti da ogni stato di vita cristiana, laiche sposate o vedove, in uno spirito ecumenico e interculturale. Il fine è quello di rendere efficace e visibile la presenza delle donne nella Chiesa di Cristo e nelle società umane. Ecco: comprendiamo cosa significa fondare la regola. E ne afferriamo la portata rivoluzionaria, scaraventandoci nel petto di Chiara di Assisi, esemplare antesignana. Come piantare un seme femminile nel granito maschilistica della chiesa cattolica.
  • perché entriamo con luce insolita nel linguaggio cattolico maschilista corrispondente alla gerarchia ecclesiale: per dire quant’è forte la densità sessista nella nostra vita ecclesiale, nella quale noi donne continuiamo ad essere la maggioranza effettiva, ma quasi totalmente esautorata: non solo non celebriamo né predichiamo, ma siamo relegate, in ogni livello ecclesiale, a funzioni esecutive, assistenziali e al massimo vicarie.
  • perché Ivana Ceresa narra nomi e cognomi di donne straordinarie che hanno picconato nei secoli, con intelligenza spirituale, poteri e ottusità maschile (nella tessitura del racconto: Carla Lonzi, Luisa Muraro, Margherita Porete, Emily Dickinson, Trotula da Salerno, Angela Merici, …).
  • perché rileggiamo la Bibbia con occhi vivi, riqualificando le relazioni femminili e la loro energia, in particolare la figura sostanziale di Maria. Ci interroghiamo ci nutriamo comparando il passato al nostro presente della nostra quotidianità.

Estraggo un perno dell’opera che ritengo davvero importante:

partire da sé è essenziale per sottrarre l’esperienza femminile alla regola maschile e produrre un’interpretazione propria. …un’interpretazione davvero nostra della tradizione. (pag.27)

Il corsivo è scrittura di Ivana Ceresa.

Questa mia proposta completa Il mio ultimo articolo su Adriana Zarri, ospitato qui   su Carte sensibili: continuo a tracciare una via intensa del femminile, che rovescia abituate impostazioni comportamentali e linguistiche, sfonda confini relazionali, risveglia la nostra identità nelle nostre radici, ci chiama a maggior attenzione, al piacere per la nostra passione creatività e coerenza.

Anna Maria Farabbi- 2 maggio 2011

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IVANA CERESA

Mie carissime sorelle

Scritti sulla Sororità

Publi Paolini, 2010, Mantova

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Riferimenti in rete:

http://www.enciclopediadelledonne.it/index.php?azione=pagina&id=84

http://www.teologhe.org/index.php?option=com_content&task=view&id=497&Itemid=67

6 Comments

  1. ringrazio Anna Maria per questa luce tutta particolare cui invita, per la pagina e la ricerca che si fa condivisione
    sto leggendo con calma il testo di Adriana Zarri, lo sto centellinando così da attingere piccoli sorsi di un’acqua che salva
    in questo frammento che è la nostra vita nasciamo e rinasciamo nel buon lievito, parola e pane

  2. grazie Anna per questa tua continua attenzione a fatti, a scritti, a parole che ci richiamano a quello che sento come il nostro vero compito. Leggerò questo libro che mi richiama le donne di Mantova, le donne degli Horti, che ho conosciuto, di cui ammiro l’apertura, la sensibilità, la profondità.
    La Chiesa, che mi ha vista per anni acritica e da cui mi sono allontanata nell’età adulta, mantiene quei segni fortissimi di patriarcato che vogliamo vengano superati. Penso alle morti, ai funerali cattolici: a quante volte ho pianto pensando che una donna, lì, a consolare, ad abbracciare, sarebbe stata la figura che volevamo, di cui sentivamo la massima necessità: una madre. Magari allora una madre e un padre…. Grazie ancora Anna. Leggerò, divulgherò, come sempre. Ti abbraccio Vittoria

  3. Sono ormai sempre più sostenitrice di un senso di comunione e comunità che superi ogni forma di legame anagrafico, giuridico,territoriale, linguistico, ideologico, religioso. Il bene è la vita, un bene comune, che si tesse in ciascuno di noi e di ciascuno di noi,senza distinzione alcuna come vorrebbero da secoli farci credere, impartendo dogmi,ma nessuna sapienza.Sapiente è la vita, il suo partecipare anche la morte, come atto di passaggio, di trasformazione, che non lede alcuna relazione se la relazione è intima, profonda quale essa è in realtà. Se così non fosse non potremmo vivere alcun istante (tutto è ) già trascorso, mentre invece il tempo, nella sua unità ed infinità di attimi finiti, tutto dispone in prossimità della nostra partecipazione lasciandoci centellinare un istante alla pari di un’intera vita e lasciandocela modellare secondo un desiderio che ci arde e ci rende vivi e contemporanei a quell’attimo, che non è dunque mai perso, mai morto. In-segnare che la vita ha origine e ha termine significa segnare di paura, soprattutto quella della morte, e con questo pungolo avere un potere per governare la paura, non già la morte. Tutto quanto apre ad un luogo che oltrepassa la paura della morte, che è soprattutto divisione, visione separata,adescamento di un vacuo,vacillante potere, è da ascoltare.Per questo ho letto questa proposta con attenzione e ringrazio Anna. ferni

  4. ecco Anna il discorso della morte, che tu hai cominciato con me, così importante, che vorrei proseguire insieme. Ho letto e riletto ” ferni”
    e capisco il discorso della paura; resta però un grande vuoto da colmare, almeno dentro di me, nella mia compresione.

  5. possiamo rovesciare la montagna immobile e capovolgerla: così come tutte le retoriche su cui abbiamo tessuto la nostra educazione, dicotomie inutili e riduttive. Possiamo sfondare la paura e filare nel quotidiano energie buone.Abbiamo messo nel sangue Gimbutas, Weil, Zambrano, Ceresa, Lussu, Rich, Arendt, Campo, Edith Stein,Dickinson…quante altre? viviamole dunque. Viviamo da subito la rivoluzione.
    a.m.f.

  6. sto cercando questa scrittura ho inviato una mail all’indirizzo che Fernanda mi aveva indicato
    spero tanto che ci sia ancora in giro una copia vorrei condividerla con mia madre lei mi ha invitato a cercare

    elina

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