PASSAGGI CON FIGURE – Elianda Cazzorla: Sorrisi e segreti nel racconto per immagini

        mauro gottardo-  la vita è un capolavoro- agnese

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Metti che una sera a una festa ritrovi lo sguardo gentile di un giovane, altissimo, con le mani grandi e, a tracolla, la macchina del suo occhio. Metti che quel giovane, attraverso varie esperienze, sia diventato l’adulto che ti si para davanti e tu ti senta piccina piccina nella sua tenerezza, quando ti dice, prof facciamoci un selfie e tu già sai che non ci sarà un selfie più azzeccato di quello, nel giusto equilibrio di luci che non evidenziano le tue rughe, ma che in un nanosecondo colgono il punctum, l’anima di chi è ritratto e non c’è spiegazione logica per come il tutto sia avvenuto. Mauro Gottardo, così si chiama, fotografo di professione di quaranta anni, ti dà l’invisibile nel visibile. E quando il selfie è lì davanti ai tuoi occhi, immediato, sul monitor del cellulare, nutre subito l’ego, non sono poi così male, dici e lui sembra sminuire il suo gesto d’amore quando gli dici, ma che bravo! Con un: ma prof serviranno a qualcosa le braccia lunghe! Eppure c’è stato un tempo in cui pensavi d’essere tu più alta di lui. Invece lui è sempre stato più alto di te. Sin dai tempi in cui era nei banchi, in terza liceo, del “Modì” ed era un ragazzetto come tanti, con le sue insicurezze e paure, con i sorrisi e i mugugni. E allora ti sorge una curiosità legittima, da prof.

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mauro gottardo-  la vita è un capolavoro- luisa

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Mauro quando hai scoperto la tua passione che è diventata professione? 

Un giorno, in un armadio di casa, ho trovato la macchina Yashica a rullino di mio padre, comprata in Giappone nel 1988. Non l’avevo mai vista e mi ha incuriosito. L’ho presa e rigirata tra le mani e non l’ho più lasciata, o meglio, non mi ha più abbandonato l’idea che potessi scattare foto. Erano gli anni del liceo artistico, anni in cui mi educavano a leggere le immagini.  Così senza alcuna fatica ho scelto la fotografia. Oggi posso dire che è stata una delle poche cose della mia vita che è venuta in maniera del tutto naturale, spontanea, senza pormi domande, lasciando scorrere il flusso.

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mauro gottardo-  la vita è un capolavoro- pierangelica

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Maestri? Chi ti ha dato la linea?

Potevo avere avuto dodici anni e stavo pulendo il salotto dell’albergo che la mia famiglia gestiva. I clienti erano a cena, mentre io facevo il giro per la pulizia dei portacenere e dei cestini. Mio padre che passava di lì per andare nella reception, si fermò, mi osservò e mi disse: Siediti su quella poltrona, cosa vedi? Io mi presi qualche istante e notai uno scontrino accartocciato sotto la poltrona. Lo raccolsi. Lui mi guardò, di nuovo e disse: Cerca sempre di avere anche il punto di vista dell’altro, che sia il tuo cliente, il tuo committente, o semplicemente la persona con la quale ti stai relazionando.

In un’altra occasione, non ricordo quale, mi disse: Mauro, ruba con gli occhi. Non so spiegarlo, ma da allora ho iniziato a osservare diversamente le cose, potevo imparare da tutto ciò che mi circondava, osservare anche le dinamiche umane, i giochi di sguardi, le emozioni del viso, e ne ho fatto tesoro nel rubare gli istanti nelle mie fotografie.

 

mauro gottardo-  la vita è un capolavoro- giorgio

Quindi condividi la tesi di Henri Cartier Bresson che sosteneva: “È un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa.”  

Quello che amo del mio lavoro, sono stato fotoreporter al Gazzettino di Padova, dal 2008 al 2018, mentre ora collaboro con Tv2000 nel nord-est realizzando servizi video, quello che amo è l’opportunità che ho di raccontare storie, sguardi, esperienze, che possono essere condivise e possono regalare un po’ di speranza. Siamo costantemente bombardati da immagini, molto spesso superficiali o negative, ma non ci prendiamo mai il tempo di ascoltare, di guardare un po’ più in profondità la verità celata delle cose. La fotografia digitale è il riflesso di come si è evoluta la società. Una gran corsa, scatto compulsivo, foto mosse, click disattenti, senza nessuna buona inquadratura e superficialità diffusa. E dopo tanto scattare, non stampiamo mai le foto, cos’è questa se non incoerenza? Non ci prendiamo il tempo di maneggiare una foto su carta. Una società senza memoria, con mila e mila giga di foto nel cellulare, che se scompare, se lo rubano o si rompe, si porta via anni di ricordi. Un tempo la fotografia insegnava la pazienza. Ora la fotografia è come la cultura, mordi e fuggi, tutto e subito. Siamo talmente impegnati a guardare le fotografie su Facebook, nella corsa quotidiana, che non ci fermiamo a salutare e a guardare in faccia chi è seduto davanti a noi nell’autobus.

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mauro gottardo-  la vita è un capolavoro- luciana

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Nel tuo ultimo progetto “La vita è un capolavoro” mi pare che tu abbia fatto proprio questo. Ti sei seduto davanti a visi carichi di vita e cercato nell’orografia delle rughe, negli occhi strizzati dall’età, nei sorrisi sospesi, le storie indimenticabili di gente comune che ha coltivato la speranza e la fede. È questo il capolavoro?

Da otto anni porto ogni mese la comunione a undici malati della mia comunità. Da otto anni mi fermo a chiacchierare con loro, ad ascoltare gli aneddoti e le testimonianze. Nel tempo è cresciuto in me il desiderio di immortalare certi sorrisi, certi sguardi, certe lacrime… ma, in quelle occasioni, non potevo usare la macchina fotografica, potevo solo imprimerle nel mio cuore. Ho covato il desiderio di raccontare con le immagini i sorrisi e le espressioni degli anziani per otto anni, finché non ho incontrato l’educatrice della casa di riposo, don Luigi Maran, di Villafranca Padovana, Stella  Caregnato, per ideare con lei: “La vita è un capolavoro”. Il progetto racconta la bellezza delle vite di sedici residenti della casa Maran e vuole aiutare i giovani a discernere le strade da percorrere, imparando dagli errori, ma anche dalle gioie degli anziani. Così è stato realizzato un documentario, che riassume i momenti salienti delle interviste realizzate, una mostra fotografica con venti ritratti, e un calendario in cui ogni viso dà la sua perla di saggezza. Tutto il materiale sarà oggetto di attenzione nelle scuole del circondario, per creare connessione e relazione tra le diverse generazioni. Quello che ho imparato in sei mesi di lavoro, ed stata un’esperienza umana sorprendente, si lega forse a quello che ho studiato negli anni del liceo.  Mi spiego. Se considero un’opera d’arte, vedo che è un insieme di pennellate. Se mi focalizzo solo sulle pennellate nere, o sbavate, penso che tutto il quadro sia brutto. Ma le pennellate nere e sbavate fanno parte dell’insieme e, quasi sempre, l’opera d’arte non sarebbe un capolavoro senza quelle sbavature. E così verso il tramonto della vita, la sapienza dell’anziano sa riconoscere il quadro nella sua interezza, dove le pennellate precise e colorare si sposano con le chiazze di nero.

Elianda Cazzorla

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piergiorgio simpatico- la vita è un vcapolavoro- mauro gottardo

 

 

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