PASSAGGI CON FIGURE- Elianda Cazzorla: Quel mazzolin di fiori.

elianda cazzorla- A14

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Com’è che non cantano? Sono immobili nei loro sedili legati ai fili degli auricolari. La nebbia sale lungo l’A14. Giornata speciale. Le prime quattro ore dell’undici febbraio del 2019 non sono in classe a ricordare i patti lateranensi, tra stato e chiesa del 1929, né il discorso, più o meno, degli stessi anni, di Emma Goldman per il controllo delle nascite, quella sì che era avanti, le prime quattro ore sono sulle sei ruote super molleggiate di una corriera con i sedili di velluto bordò.

Direzione Corte della Miniera in provincia di Urbino, tra Ca’ Gallo e Pieve della Cagna.

Com’è che non parlano? Com’è che non cantano: Quel mazzolin di fiori che vien dalla Montagna? Com’è? E mi riecheggia la risposta di Marta, che difende i compagni, riportandomi alla memoria, il discorso dell’autista a centro pullman, prima di partire.

– Mi chiamo Bepi e sono il responsabile di questo mezzo, costa trecentocinquantamila euro e guai a chi lo danneggia. Ogni più piccolo graffio verrà registrato e mora per chi l’ha fatto. Inoltre secondo la legge, nessuno deve stare in piedi, lungo il corridoio, guai a chi sporca, per cui non si mangia e non si beve a bordo del mezzo. State seduti. Tra quattro ore circa giungiamo a destinazione.C’è una sosta di venti minuti dopo le prime due ore. Questa è la legge.

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elianda cazzorla- A14

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Ah! Immobili per questo o per il sonno interrotto? Forse la nebbia li zittisce. La risposta si perde nel vento delle foglie che non ci sono sugli alberi che intravedo, nei campi, lungo l’autostrada.

Noi, i tre prof., chiacchieriamo del più e del meno. In qualche modo condivideremo cinque giorni e non sono pochi per chi si saluta solo nei corridoi dell’istituto con un ciao o un buongiorno, qualche consiglio assieme e poco altro. Da subito prendo le distanze dal collega alto e bianco, con il passo dinoccolato e calmo che ha incominciato a parlare dell’architettura fascista, della sua bellezza, che in fondo a Predappio bisognerebbe portarli, che lì nel paesello Mussolini aveva la sua bella casetta, semplice e decorosa, mica le villone dei nostri politici e viveva tranquillo con moglie e figli.

Canterei Heidi, e lo farei felice il mio collega alto. La bimbetta che aveva il nido sui monti. Heidi. Accipicchia qui c’è un mondo fantastico, candido come te. Eppure Heidi doveva andare a scuola e abbandonare il nonno che voleva tenerla con sé nella natura dove le caprette le fanno ciao. E gli farei anche il ritornello: Holala, tiù. Holala tiù.

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Risultati immagini per heidi

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Invece, guardo il collega nostalgico e non gli dico quel che penso. Potrei rischiare una querela. E poi ci sono cinque giorni da vivere assieme. Come si chiama? Correttezza? Sopravvivenza? Buon viso a cattivo gioco? Emma Goldman, tu si che eri forte! Per fortuna arriva Marta:

 – Prof., dobbiamo fare pipì, quand’è che ci fermiamo?

Nei venti minuti, dopo il caffè e la sua sigaretta, l’autista sulla soglia del suo potente mezzo, prima di permettermi di salire e raggiungere il mio posto, coglie un’occasione per darmi i saluti della sua figliola che è stata mia alunna e stringermi la mano.

– Si ricorda di Serena Esse? Lei era la prof. d’italiano e storia. Fine anni duemila, si ritirò in quarta e dall’ora si è inventata un lavoro che le frutta tantissimo, ha vinto concorsi e avuti riconoscimenti in paese, importanti, ha una sua clientela che aumenta di giorno in giorno.

All’autentico dispiacere manifestatosi con un peccato che non abbia finito il percorso di studi, si aggiunge la domanda lecita del che fa ora? L’autista mi mostra il book della figlia! Una quantità infinita di foto, di unghie laccate decorate con miniature, quelle per Natale, quelle per Pasqua e Capodanno, rosse, rosa arancione o arcobaleno, un colore per ogni dito. Durano per un mese, sa! E mi sorride soddisfatto. E finire il percorso per conseguire il diploma nella scuola serale significa perdere soldi, ogni giorno dedicato allo studio sono duecento euro e non sono pochi.

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– E già! – Rispondo

E penso alle ore di letteratura vissute in quella quarta, alcune con l’intento di far amare la poesia, sì avevamo anche parlato delle sfumature narcisistiche e titaniche di certi autori, del ritratto di Alfieri, per esempio, e Foscolo. Ricordo il fulvo il crine, il labbro tumido, tersi i denti, il bel collo ma le unghie decorate no, quelle proprio non le ricordo.

Saliti tutti? Appello, ragazzi silenzio. Possiamo ripartire.

 

Elianda Cazzorla-  I parte

 

1 Comment

  1. Commento da prof: di fronte a queste fantasmagoriche nails (il lemma italiano è inadeguato a indicare queste super ic-oniche preziosità)che farebbero impallidire di invidia il famoso Oderisi dantesco, io come prof mi dichiaro inattuale. E, lo ammetto, segretamente nutro il desiderio di rivedere ancora un esemplare umano munito di quelle unghie mangiate quasi all’osso che mi pare di ricordare in certi ditini adolescenti. Non per altro ma perché, più avanzano gli anni, più mi trasformo in un dinosauro e non so più se quelle unghie siano veramente esistite o se me le sono sognate. raccontavano storie di frustrazioni, di rabbia, di tensione. Queste raccontano tutt’altre storie. La realtà è stupefacente.

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