LE CRONE E L’INVECCHIARE di Vittoria Ravagli

andrej remnyov

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Poco tempo fa mi è arrivato da Luciana Percovich, grande studiosa che stimo molto e che seguo con interesse da anni, un invito ad un incontro un po’ speciale, fra “crone”.Allegato c’era  lo scritto che riporto  sotto,  per chiarire cosa significhi Crona, secondo Mary Daly, versione condivisa da Luciana P.  e da altre amiche, un gruppo di  “donne antiche” in procinto di incontrarsi a Roma il 13 e 14 maggio…

La lettura sulle crone mi è sembrato un “segno”; è arrivato  nel  momento in cui  sento prodursi  in me  un grande e lento cambiamento. Da anni lo aspetto. Mi sembrava sempre lì ad un passo ed invece no, si allontanava ancora. Ecco, ora lo so con chiarezza, ho superata con decisione la soglia della vecchiaia:  “l’invecchiare”, come ci dicemmo anni fa in un Tempiquieti particolarmente bello, che trattava anche della morte, la soglia successiva, la chiusura del cerchio.

E’ come se per anni mi fossi avvicinata a questo passaggio. Stanchezza, delusione,  mi portavano a dire: mi fermo, ora mi fermo, è arrivato il momento. Dopo un poco però ricominciava la girandola degli impegni, dei progetti, tra su e giù, piaceri e dispiaceri, bisogno di chiudere ogni spazio vuoto, forse per non pensare.  Negli ultimi mesi tutto ha preso  un senso e come un puzzle che non sapevo risolvere, ha trovato un suo ordine interiore.

Mi sono incamminata prima timidamente ed ora più sicura per una strada in cui sono io che “guido”, non portata come mi sono sentita sempre, quasi obbligata, direi…

L’accettazione di questo passaggio ha voluto dire entrare in un tempo lento.  Ho cominciato ad allontanare gli impegni,  a prendere le distanze da chi mi ha fatto star male senza motivo, a recuperare  rapporti quasi interrotti;  faccio di nuovo cose  che avevo un  po’ abbandonato o che non mi davano più piacere (la preparazione del cibo ad esempio). Godo della bellezza che ho intorno, sono più vicina nella sostanza vera alle persone che amo.

Può essere quindi che cominci ad assomigliare ad una crona.

Ho amiche con le quali scambio idee e pensieri,  che frequento scrivendo o parlando di tutto, di noi, del mondo. Ci vogliamo bene, ma le vedo prese da una vita senza soste, con tutto che corre più veloce del tempo che hanno, pochissimi spazi per loro. Spesso il lavoro gioca un ruolo  distruttivo.

Spero che, passata la menopausa, arrivate a quando il lavoro darà loro tregua, si possano incamminare verso un tempo in cui le relazioni potranno essere al primo posto e la “crona” cominci a crescere in loro.

I rapporti tra le persone sono sempre più difficili.  I mezzi di comunicazione  aumentano la pressione, come un rumore assordante e mortifero di fondo, che rende cupe le vite già pesanti, al limite del sopportabile. Chi si prende cura degli anziani (sono le donne)  è già oberata di lavoro.

Nella vecchiaia molto spesso ci sono anche problemi gravi, solitudini, dolori fisici, malattie, dipendenza. La  società non ha seriamente cercato di affrontare questo argomento. Ha creato luoghi di attesa – come in un limbo –  più o meno umani. Catene di “smontaggio” a volte.

Immagino che non sopporterò l’idea di non essere autosufficiente e di non poter godere di una mia dignità del corpo oltre che dello spirito. Sono convinta che ciascuna/o  di noi possa decidere di andarsene se la vita diventa troppo gravosa e senza senso, senza attrazioni o motivi veri che consentano di vivere e non di vegetare magari dolorosamente e senza prospettive.

Questa mia idea cerco di condividerla con i miei e con le amiche perché non sia una sorpresa, perché di ogni decisione importante è necessario  parlarne, pur accettando le diversità tra di noi dovute ad infinite ragioni.

La morte per me è un passaggio, una trasformazione. Non ne ho paura; questa idea non mi impedisce di essere a volte felice. Specialmente quando la natura mi stupisce, mi incanta. o quando incontro donne con le quali entro in una sintonia immediata come ci conoscessimo da una vita. O quando godo di momenti di tenerezza familiare o di amicizia.

E’  davvero necessario prepararsi a lungo a questa stagione che pure ha una sua grande bellezza. Ma si sa,  non tutto  è  nelle nostre mani.

andrò dalla vecchia
consegnandole il mio tempo
in una ciotola d’argilla

al mio fianco il fiume scende
con dentro la montagna liquefatta

cercheranno la mia essenza acustica
e la migrazione della mia rondine interiore

da “Solo dieci pani” di Anna Maria Farabbi – Lietocolle
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Vittoria Ravagli
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andrej remnyov

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dallo scritto di Luciana Percovich

La parola Crona è nuova e abbiamo iniziato a usarla da qualche anno a questa parte nei Cerchi di donne e nelle traduzioni dei libri che parlano di storia antica, miti e sacro femminile per indicare una donna che, entrata nella fase della vita che inizia dopo l’ultimo sangue, non si vergogna di invecchiare ma anzi rivendica le sue rughe e impara a distillare la saggezza accumulata negli anni.

Mary Daly ne ha dato una etimologia eccitante, individuando il termine dell’antico inglese crone, che indicava una donna saggia perché anziana o lucidamente vecchia. Parola apparentemente assente nella lingua italiana e caduta in disuso anche in inglese insieme all’idea che una donna vecchia potesse esercitare potere, essere un punto di riferimento per tutta la famiglia e anche fuori di essa, affascinare le/i nipoti con la sua libertà e i suoi racconti, dotata di una affinità naturale coi più giovani di casa perché più vicina, come le piccole e i piccoli appunto, alla dimensione da cui arriviamo al mondo e in cui torniamo alla fine della vita. E ha immaginato fantastici appuntamenti e trame sin-croniche delle viaggiatrici della quinta dimensione che si incontrano fuori dal tempo ordinario segnato dai doveri e dalle fatiche della cura e imparano a ridere e a navigare in un mondo che non ha più su di loro nessun potere di contenimento e condizionamento che venga da fuori del loro essere profondo.

Anziché mettersi muta in un angolo, o lasciarsi angosciare dalle pubblicità che la vogliono preoccupata dai cattivi odori e dai cambiamenti che vede avvenire nel suo corpo, o diventare la baby sitter sempre disponibile a tappare buchi improvvisi, la Crona sa trovare anche in questa svolta della vita un cerchio di donne con cui mettere a nudo le sue incertezze, dubbi, esitazioni come pure i suoi guadagni. Cerchi in cui ognuna fa da specchio all’altra, diventa maestra l’una per l’altra, confrontando paure e talenti e imparando ad accedere al nuovo stato di pienezza di donne che hanno compiuto il loro compiti di lavoro, crescita e cura degli altri e che scelgono di dedicare a se stesse e alle proprie simili le attenzioni prima elargite solo intorno a sé, portando alla luce e onorando l’una nell’altra la Vegliarda che alla fine prenderà congedo dalle meraviglie e dai disastri del mondo fisico per iniziare un nuovo viaggio, senza rimpianti o cose in sospeso, parole non dette, torti non raddrizzati, ferite non ben guarite.

Tutto ciò però, la reale esistenza di Crone, non è già dato, ma può essere il prodotto di un processo che si sceglie di affrontare e che detto in parole semplici è: imparare a invecchiare. Un processo che si sceglie di percorrere confrontandosi con temi quali l’autorevolezza, il passaggio di esperienze, la creazione di spazio per sé, le paure che nascono dal giudizio degli altri, il lasciar andare ciò che ormai fa intralcio, il distacco per arrivare alla morte serene e pronte al Grande Salto nel Calderone della Rigenerazione.

Invitare e incontrare in Cerchio Crone che possono mostrare come nelle diverse tradizioni sia stata vissuta, rappresentata e raccontata la figura della Crona saranno momenti di nutrimento al nostro avvizzito immaginario sull’anzianità e sulla vecchiaia. 

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andrej remnyov

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6 pensieri su “LE CRONE E L’INVECCHIARE di Vittoria Ravagli

  1. Carissima Vit,

    sono finalmente riuscita a leggere il tuo illuminante articolo sulle Crone e mi sono rasserenata all’idea che esista la possibilità di riappropriarsi del proprio sè e di viversi attimo per attimo, senza essere ostaggio di vincoli sociali o obblighi lavorativi “distruttivi”. E’ un po’ che quest’altra dimensione sta prendendo forma dentro di me, nei rari momenti in cui posso concedermi il lusso di fermarmi a pensare…Ne parleremo ancora. Ti abbraccio. Cinzia

  2. grazie carissima, ne parleremo ancora. Per ora rallenta con le ferie, rimetti a posto il corpo e la mente con lui, lascia che il mare ti faccia sentire nell’infinito. Ti abbraccio

  3. Vittoria crea un campo di risonanza attorno a temi importanti che la combustione di questa estate non dovrebbe lasciar passare inosservati.

    “Mi sono incamminata sempre più sicura per una strada in cui sono io che guido”…
    Parole precise, voce consapevole di chi in ascolto attento segue il movimento incessante della vita che fa nascere e poi morire; in mezzo a questo fluire c’è la crescita, il nostro mutare, fecondare in cui ci sveliamo a noi stessi e agli altri al di là di quello che facciamo, che tentiamo di apparire. E’ un po’ come arrivare alla consistenza, al cuore di una cipolla dopo aver tolto accuratamente, pazientemente gli strati intorno; l’invecchiare è un processo che rende possibile eliminare tutte le stratificazioni, le molteplici identificazioni del nostro Io, per arrivare all’anima, al cuore di noi stessi; è proprio un alleggerimento, una spoliazione di tutte le sovrastrutture in cui possiamo esserci imprigionati.
    La vecchiaia porta gli anni necessari a completare il cammino esistenziale, non ha nulla di spaventoso, può apparire spaventosa solo per chi vi arriva sconosciuto a se stesso; per chi al contrario ha avuto il coraggio di non fuggire da sé, l’età che avanza può riservare consolazione, e nuove consapevolezze; occorre cambiare le idee malate con cui gli individui vedono se stessi e le fasi della vita; più delle degenerazioni biologiche sono le rigidità dei luoghi comuni e delle convenzioni a invecchiare la mente, la quale vivifica e si desta solo con le idee che ha ancora la capacità di modificare.
    E parimenti rispetto al tema della morte…altro, diverso pensiero.
    Se desideri veramente vivere devi essere pronto a morire dicono gli orientali; arriva un punto in cui si è vissuti abbastanza, il punto in cui morire è naturale, bello; non occorre lottare con la morte; è questo a creare problemi nella cultura Occidentale che identifica la malattia, la sofferenza con la morte. La malattia è innaturale, la morte è naturale, è un sonno più profondo in cui ti addormenti per nascere in un’altra forma, un’altra possibilità…continuando a essere vita anche se le menti e i corpi cambiano.
    Proporre, approfondire questi temi risulta fondamentale per donne di una generazione incline al dubbio, all’interrogazione, all’impegno consapevole; Vittoria, Luciana Percovich sono donne che continuano questa ricerca esistenziale ricordando la forza del dialogo, dello scambio, dell’aggregazione femminile di cui questo malatissimo mondo ha estremo bisogno.
    E’ un bel fare, creativo, fecondo quello di Vittoria molto vicina al suo centro, al suo vero; un’età, la sua, piena di etica e ricchezza; di lei colpisce ogni volta la generosità, la sensibilità di pensiero e parola che raccolgo sempre come un dono prezioso.
    Grazie Vittoria…mi sei cara, profondamente!
    Grazie a Carte Sensibili…

  4. cara Elvira, grazie del tuo scritto sempre così profondo. Spero che di questo argomento se ne possa parlare insieme e con altre donne amiche perché è importante e troppo taciuto. Ripropongo questo articolo al gruppo delle amiche che tu conosci per provare ad iniziare ancora una volta uno scambio che sarà certo importante per tutte. Intanto grazie ancora e un abbraccio vit

  5. Arrivo col fiato grosso, alla fine del tempo di esposizione, perchè le Crone sono comunque sempre presissime di impegni… mi piacerebbe che questa riflessione aperta da Vittoria -grazie Vitt – potesse continuare per un po’ almeno. Non è un argomento secondario, non fosse altro che perché siamo tante e siamo ‘diverse’ nella storia delle donne. Vi dico solo che con un gruppo di amiche è su questo che ci troviamo a parlare e confrontarci da più di un anno: emergono cose così particolari, nuove, inaspettate, che credo valga la pena tra Crone allargare e approfondire la riflessione.

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