L’ELABORAZIONE DEL TUTTO di Luca Bresciani- Note di lettura di Fernanda Ferraresso

kate ohara

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Elaborare il tutto significa mettere le mani la testa i sensi il cuore, tutto di se stessi in quel marasma vertiginoso che è la materia stessa della vita. Imprendibile per sua natura, non afferrabile non riconducibile a regole, a ideologie, tutte ree di non avere strumentazioni sufficienti se non una volontà che intende con tutte le sue forze delineare limiti. Quali sono i confini di ciascuno di noi? E la vita è questa sostanziazione? Alberi, animali, rocce, atomi  e ancora meno fino alla più piccola particella mai vista…cos’è la vita e come si muove nella complessità di un cosmo sempre e solo ipotizzato se pur teorizzato e poi confutato e ancora calcolato…Senza fine, senza avere una teoria in chiaro. Quanto ha inciso la moralità in questa ricerca? Quanto l’etica e quanto sono vicine o distanti entrambi e quanto suscettibili del modo con cui la società umana nel tempo ne ha fatto una moda, non solo una modalità?
Tante , sempre tante o troppe domande. Serve allora cercare la radice, ma dove, in chi o cosa? Tutto ci sfugge ancora e ancora e quindi non resta che un’anarchia nella ricerca in ciascuno di noi, uno e molteplice, fino al con- fine. Quanto si assottiglia il sentire o il pensare, l’intuire quanto può fallire e l’annullare in quella vacuità in cui il tempo sgretolando ogni nostra costruzione a difesa dell’ignoto, del mistero, ci lascia esposti a…A cosa? A cosa vale l’onestà quando davanti abbiamo la morte? E l’arte, ogni suo artificio per trovare, anche nel contrasto un equilibrio, cosa offre che non sia, come tutte le altre escursioni delle diverse discipline, soltanto un vuoto davanti e dentro cui noi, svuotati da ogni assurda morale, non riusciamo a chiudere il conto?

L’essenzialità che offrono la terza e la quarta sezione attraverso alcuni testi- percorsi sembrano condurre attraverso i sentieri delle domande perentorie e mai evase perché ancora oggi ciò che conduce e guida il mondo, ieri come oggi, non è la verità e il coraggio è il sorreggersi a quanto di più vacuo esiste: un verso di poesia, che riesce a scassinare la cassaforte dell’avarizia, dell’ingordigia, dell’egoismo senza per altro consolare, perché la poesia mostra con chiarezza come si opera il traguardo, il confine fasullo tra chi si misura ricco e chi povero, disgraziato, derelitto.
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Siamo fiumi carsici
condannati a non vederci.
Quando la luce mi naviga
tu crolli in una tenebra
e quando io ho fame di buio
tu raddoppi gli astri dell’universo.
Non abbiamo mai imparato
a sovrapporre il nostro destino
diventando una vera abbondanza
senza amnesie di misericordia.

E poi più avanti Bresciani  scrive

Forse non serve alla vita
chi è ladro di speranza
anche se usa un verso
come piede di porco.
Forse la disperazione
non deve essere un dovere
ma un diritto riservato
a chi è innamorato del futuro.
A chi è davvero ricco
da avere sempre pezzi di tempo
da sbriciolare nelle proprie vene
attendendo le ali di una mutazione.
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kate ohara

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Partecipare della vita degli altri, sette miliardi di persone viste come sette miliardi di tagli del mondo. Ogni passo disegna una geometria della relazione, più di egocentrismo biografico e fissa ciò che è mobile, mutevole attraverso quanto è fatto della stessa materia: l’interiorità come luogo tellurico, che si configura alla mutazione di un essere che si apre, al mondo. Non a caso il libro pone in apertura questa epigrafe come dedica:- A chi cambia se stesso per cambiare il mondo-
in cui ricordo le parole pronunciate da Tiziano Terzani più e più volte, relativamente al suo cammino e alle scoperte derivate dall’ esperienza della guerra, dei cambiamenti e degli orrori dei diversi sistemi politici, risultati in ogni tempo fallimentari, di contra ad un mondo naturale che invece apre sempre più la propria più profonda comprensione, nel senso più autentico e originale del termine, del nostro essere quel corpo magnifico e non controllabile, dotato di una forza che tutti ci supera, impassibile ad ogni nostro falsamente cambiare per restare sempre ancorati al medesimo odio, alla proprietà di quanto non ci appartiene affatto.
E ancora nella  LETTERA ALLA VITA, nel cuore della raccolta,  è sempre Terzani che porta la sua ricerca di chiarezza, la sua elaborazione del tutto che l’autore condivide come in un passaggio di testimone all’altro, che è lo stesso uomo, l’uomo collettivo che raccoglie nel suo dna la genesi e la mutazione della serie anche se lo stesso dimentica di elaborare la propria materia più intima.
Scrive Terzani: – Alla fine tutto va messo alla prova: le idee, i propositi, quel che si crede di aver capito e i progressi che si pensa di aver fatto. E il banco di questa prova è uno solo: la propria vita. A che serve essere stati seduti sui talloni per ore a meditare se non si è con questo diventati migliori, un po’ più distaccati dalle cose del mondo, dai desideri dei sensi, dai bisogni del corpo? A che vale predicare la non violenza se si continua a profittare del violento sistema dell’economia di mercato?
A che serve aver riflettuto sulla vita e sulla morte se poi, dinanzi a una situazione drammatica, non si fa quel che si è detto tante volte bisognerebbe fare e si finisce invece per ricadere nel vecchio, condizionato modo di reagire?- 

Nella sezione  SOLO NOI PER TERRA l’autore riporta un’altra citazione: – La compassione è la più importante e forse l’unica legge di vita dell’umanità intera. – Fëdor Dostoevskij indica e l’autore fa proprio, quel cum- patire, patire-sentire insieme con, con l’altro, appunto, chiunque o qualunque cosa sia, perché non ci è possibile tirarci fuori dal corpo che abbiamo in comune, sia esso questo suolo di terra oppure il cosmo tutto.

Fernanda Ferraresso

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kate ohara

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Da L’ELABORAZIONE DEL TUTTO  di Luca Bresciani

sezione SOLO NOI PER TERRA

La compassione è la più importante e forse l’unica legge di vita
dell’umanità intera.
Fëdor Dostoevskij

 

Ho partorito senza gridare
in nome di chi ho visto morire
e che ora è un pugnale di carne
incastrato nella fame delle onde.
La mia bambina è così piccola
che sul mio seno è una coccinella
soffocata dal peso di lacrime buie
crollate da volti allevati nel sangue.
Quante volte dobbiamo ingoiare
le agili spine dell’illusione?
Quante volte nel nostro corpo
deve scavare una tana il silenzio?
E ora moriamo un’altra volta
tra queste primavere di malta
noi figli illegittimi della speranza
noi maglie nere del giro dell’urgenza.

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Ho visto il mare per la prima volta
disordinare la sua immensa stanza
e ho visto me stesso per l’ultima volta
già vuoto come una conchiglia.
Chi ha osservato la guerra
non può temere una barca
anche quando manca lo spazio
per avvitare una supplica in cielo.
Che Dio ci aiuti.
Che Dio aiuti gli uomini
ad aiutare gli uomini.
Sono annegato a mezzanotte
fissando il grembo di mia moglie
e ora sono una bambola disfatta
con cui neppure il buio si diletta.

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 sezione L’ONESTÀ DEI SASSI

Niente nella vita va temuto, deve essere solamente compreso.
Ora è tempo di comprendere di più, così possiamo temere di meno.
Marie Curie

La mia spina dorsale
è una colonna di parole
che inizia con maiuscola tristezza
e finisce con un punto di speranza.
È un faro senza guardiano
in preda a contrazioni d’abisso
che comunque resiste acceso
truccando di luce ogni grido.
È un cero di istinti
addestrato dal fuoco dei dubbi
che lentamente si china e si sdraia
per seminare il cuore nella terra.

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Ho dirottato i pensieri
dove nascono i rumori.
Dove la guerra spacca le ossa
e le ossa spaccano la terra.
Il dirottamento è un affronto
per chi ha una meta soltanto
e stringe una valigia piena
di tregue cucite su misura.
Io cerco un luogo genuflesso
tra città erette che sprofondano
dove tendere un nuovo traguardo
che abbraccia tutti allo stesso tempo.
Uno spazio a cui affidare la giustizia
e le altre supernove dell’esistenza.

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Il peso specifico del pianto
è maggiore di quello del tempo.
Il viso crolla dritto
come un filo a piombo
conficcando gli occhi
sul fondo degli istanti.
È così che si muore adesso:
meridiane esiliate nel fango
a indicare un’ora che non esiste
se il cielo si volta dall’altra parte.

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Dicono che un arto amputato
lo continui a sentire nel tempo.
Un’equazione di carne
che mai si risolve.
Fosse così anche per l’interno
dove la vita si eleva all’infinito
spezzando con una mossa d’amore
i confini impilati sull’avvenire.
Vita che invece si dissolve
sigillata in tombe di pelle
senza l’incandescenza della memoria
a proteggerla quando viene sera.

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sezione IL CORPO DISUMANO

C’è solo una cosa da fare, oggi come sempre, gli artisti sono
gli unici ad averla capita: non tacere mai, a costo della vita,
della reputazione, dello scandalo, del dolore.
Cristina Comencini

Il corpo disumano
è un corpo ripido
senza appigli per la fame
di chi è digiuno di sole.
Sulle sue cime senza vista
solo il silenzio si salva.
Poi neve svelta
che cade già sporca.

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Le mani sono stanze
sempre più anguste
fino a diventare soltanto
lo sgabuzzino di un pugno.
La linea del destino
ha un attacco di panico
e quella della vita
ha per nido una tana.

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Il corpo disumano
ci fissa da uno specchio
quando l’indignazione si estingue
abituandosi a ogni tipo di morte.
Quando la libertà è coinvolta
in uno scontro senza salvezza
falciata da una pirata illusione
con troppo denaro nelle vene.
Quando la pietà muta stato
da liquido a solido
senza più assumere la forma
di chi la invita nel proprio dramma.

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kate ohara

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sezione LETTERE ALLA VITA
(testo T. Terzani già citato)

Ma il tempo non esiste
mi hai detto mille volte.
È solo un vecchio trucco
come colombi da un cilindro.
Esistono prove
da affrontare e vincere
altrimenti come un’eco
perpetuano all’infinito
negando così al perdente
l’orgasmo dell’evolvere
che scioglie per sempre
i nodi dell’esistere

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sezione QUASI PREGHIERE

In fondo, il segreto della vita è di fare come se ciò che ci manca più
dolorosamente noi l’avessimo . Convincersi che tutto è creato per il
bene, che c’è la fraternità umana – e se ciò non è vero, che importa?
Il conforto di questa visione consiste nel crederci, non nell’essere lei
reale. Perché se io ci credo, se tu, se lui, se loro ci credono, ecco che
sarà avverata.
Cesare Pavese

Non serve a nulla
allungare la vita.
La vita va allargata
incontro alla memoria
dove non evapora il pianto
di chi è nato e morto fuggendo.
Di chi è stato partorito a pezzi
e spende gli anni a ricongiungersi
senza il diritto di considerarsi
unito a se stesso e agli altri.
La vita va allargata
come una goccia di pioggia
quando incontra uno squarcio
adottandone voce e aspetto.

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Spogliarci dall’interno
come zolle di un orto
e far l’amore senza corpo
nel tempo infinito di un attimo.
Un amore verticale
silenzioso e immobile
con una vita che si vergogna
solo quando non si spalanca.

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Adottare un dolore
prima che lo mandino a morire.
Un dolore meticcio
con il muso carcerato nel silenzio.
Sfilargli dal collo stremato
la fune a strozzo dell’odio
e fuggire da odori pieni di sponsor
che non sanno più parlare col vento.
Lanciargli nel verde
le domande più tonde
per farci riportare vicino
il nostro io più lontano.

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Luca Bresciani, L’ELABORAZIONE DEL TUTTO – Interno Poesia Editore 2017

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Note sull’autore: nato nel 1978 a Pietrasanta (LU)  scrive dall’età di 16 anni. Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Graffi di luce (2007), La mia notte (2007), Lucertola (2009), 6256 Canova (2011), Colibrì (2013). La sua ultima pubblicazione è Modigliani per LietoColle (2015).

Ha vinto il premio Versilia Giovani e Giovane Holden.E’ presidente dell’associazione culturale Vita alla Vita.

Ha ideato e fa parte della giuria del concorso gratuito di poesia under30 Vita alla Vita. Nel 2016 la sua silloge inedita “L’eleborazione del Tutto” è risultata finalista del premio Casa Museo Alda Merini  (tra i giudici del premio Vivian Lamarque e Franco Buffoni).

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Un pensiero su “L’ELABORAZIONE DEL TUTTO di Luca Bresciani- Note di lettura di Fernanda Ferraresso

  1. Nella poesia di Luca Bresciani il corpo viene sventrato e partorito, la vita smembrata e interrogata alla ricerca di un senso nel suo essere morte e dolore e fatica e amore. La sua poesia, dal dettato semplice e piano, giunge, quasi per una necessità interiore, a immagini sorprendenti in cui il reale sembra lacerarsi in un lampo di luce. Ma ogni taglio è fatica. Questo io colgo dai versi: un procedere lento faticoso attraverso un tessuto, nervoso e controllato, di parole.

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