TERRE DI INCIPIT- Michele Anelli Monti: nel mio disegno mi doppio e mi raddoppio, insomma mi moltiplico ma è solo una prosa erodibile.

roberta terracchio

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Facebook per (s)fortuna oggi mi offre dei fatti che io interpreto così:

OGNI PERSONA E’
UN  E D I F I C I O

 Sentimenti, pensieri, persone, oggetti  e progetti  lo abitano e lo fanno vivere

………………………………………………………………………………………………….un co-dominio-organ(ic)o

Le parole sono i luoghi, gli scorci di paesaggio, che si possono osservare dalle  finestre. I contenuti dei suoi discorsi sono arredi:  tende,  tappeti,  mobili,  pavimenti e persino il colore dei muri. E.

I MURI LASCIANO SEMPRE FUORI QUALCOSA.

L’amore è capace di accendere le luci della nostra casa? E’  capace di mostrarci cosa c’è dentro? E fa brillare ciò che ha valore?
Il vero esperimento, per vedere se una casa è solida, forse consiste nel lasciarla da sola.
La solitudine è il miglior metodo per fare il crash test strutturale.
E per guardarla ci dobbiamo appostare in qualche punto di vista all’interno, non possiamo vederla in uno specchio.
La nostra casa interiore va percorsa da tantissimi punti di vista che siano anch’essi profondi sentieri di una geografia sommersa, una speciale oceanografia delle profondità individuali.
Ma anche altri punti di percezione possono andare bene per misurarci il polso. Da quelli rumorosi, tumultuosi o confusi della strada. Fino a quelli alti, spaziosi, chiari e limpidi che si possono osservare dall’alto dei terrazzi. Oppure bisogna spostarsi, uscire nelle periferie di noi stessi e collocarsi con pazienza nei terrazzamenti irrigati delle coltivazioni essenziali. Là dove il riso e l’orzo crescono cospicui, dove il vento parla con ogni germoglio. Ma meglio sarebbe ricordare che per vedere dall’alto, con una visione d’insieme speciale, bisogna compiere lo sforzo di salire le scale!
Detto tra me e me,  dovrebbe essere una menzione speciale, una postura professionale perché quando il nostro architetto interiore è capace di creare, come Frank Lloid Wright, un’ abitazione organica allora interno ed esterno dialogano, coerentemente, senza barriera cementizia, senza occlusione di tramezzature. L’arredo stesso  è correlato con le facciate e niente si cela nascosto, tutto il con-tenuto è un essere esposto. In questo luogo di coerenza e trasparenza,  immagine reale e autoimmagine psichica sono il ritratto della medesima entità, senza bisogno di avere identità. Tutto comunica in una relazione armonica ed è qui che anch’io mi riconosco, perché la sento mia senza certificazione di possesso. Sono io il muro senza essere maestro, sono il tetto e sono l’impiantito, la fondazione e l’rchitrave del soffitto, non c’è elemento o getto in cui non senta netto un abito di gioia da abitare e non lo indossi come una veste senza misurazione preliminare.Non serve lo specchio per guardarmi e vedermi, ascolto il vento nel labirinto della chiostrina d’ingresso.

MAM

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