SANDRO PENNA E LA CITTA’- di Barbara Bracci

casa di sandro penna

casa di sandro penna.1

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L’incontro con la poesia è sempre dietro l’angolo, può avvenire nei luoghi che viviamo e respiriamo, risalire da parole scritte nel tempo che, d’improvviso, riemergono.
Una città non dovrebbe mai dimenticarsi dei propri poeti, ma ritrovarne i luoghi di vita e rianimarli, riaprirli con freschezza alle persone, agli abitanti, ai turisti, distribuire soffi vivi per dire, oltre le targhe e le intestazioni: “un poeta ha amato e sofferto, qui”.

Anche quando la storia tra poeta e città è fatta di amore misto a conflitto, la poesia può diventare una storia eterna. Due tra tutti: Perugia e Sandro Penna.
A suo nome una biblioteca e una via periferica della città. E tanti luoghi a ricordarlo, quasi in segreto. Luoghi che qui ripercorreremo.
A partire proprio da una targa, posta in via Mattioli 17, a identificare la sua casa natale perugina, una targa che recita i suoi versi più noti: “Io vivere vorrei addormentato/ entro il dolce rumore della vita”.

Versi tradotti a cura dell’Istituto Commerciale “V.Emanuele II” di Perugia – che Penna frequentò- , in occasione del centenario dalla nascita del poeta, avvenuta il 12 giugno 1906. Versi che ne richiamano l’universalità della parola poetica: “Moi je voudrais vivre endormi/ dans le doux bruit de la vie”, traduce Jacqueline Bergonzy.
Ed è proprio piazza San Francesco, ora sede dell’Accademia di Belle Arti, il luogo dove Sandro Penna frequentò l’istituto commerciale fino al 1925, anno del diploma. Di quegli anni il poeta ci consegna un tenero ricordo: “[…] là dove io dovevo lasciare la celeste luminosa aria della primavera umbra per calarmi entro uno dei soliti archi che in quel caso mi portava al buio della scuola”. Come si legge dalle pagelle di Penna, il poeta fu due volte ripetente per motivi di salute e, secondo la testimonianza di Ferrero Piacenti (riportata da Elio Pecora) egli ottenne il diploma più per dovere che per dedizione agli studi.

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perugia- bivio via vermiglioli via dei priori

inizio via vermiglioli da via dei priori

 

 


Risalendo da San Francesco al Prato, in via dei Priori, si incontra, a destra, il bivio per via Vermiglioli, dove Sandro visse, al numero 5, perduto tra la città e la campagna, uno dei contrasti che hanno fin dalla gioventù orientato la sua vena poetica: “Io stavo sulla piazzetta, che vedevo da alcune finestre, e di quella la cosa importantissima è il fracasso infernale che veniva da una bottega di fabbri. In ogni stagione il rumore era eterno e assorbe ogn’altra mia sensazione di quel luogo e di quel tempo. Se quelle finestre mi tenevano ancora dentro alla città, nella stessa casa avevo una terrazza vastissima che era già in campagna”.

A Perugia Penna cambiò diverse case che, nel tempo, gli ispirarono teneri ricordi, rappresentativi della sua poetica. Ecco, a questo proposito,  la memoria dedicata alla dimora di via del Fagiano, nel cui giardino il poeta giocava con il fratello Beniamino: “[…] In un’altra casa ricordo il grande orto recinto da un murello alto su di una strada senza dubbio cittadina e lastricata. Su questa strada, a certe ore chiare del meriggio, si radunavano ragazzi in attesa di un certo lancio di fichi, o altro, da me e mio fratello inventato per far nascere il putiferio che si immagina”.
Ma non solo le case ci raccontano di Penna. Salendo in centro, da Corso Vannucci – via principale di Perugia-, si raggiunge facilmente il numero 12 di via Mazzini, ora sede di un importante caffè. Proprio lì il padre di Sandro aveva un negozio di chincaglierie e, proprio lì, il ragazzo si divideva tra l’aiuto nella vendita e le letture preferite, come si legge in “Un po’ di febbre”: “Mio padre aveva un negozio di varie cose, una specie di bazar, proprio ad un angolo del «corso». Io stavo lì dentro molto spesso, curioso dei clienti ma pronto a ricacciarmi nella lettura di Rimbaud dopo aver spinto qualcuno all’acquisto di tre saponette a lire cinque piuttosto di una a lire due. In questo negozio passavano le persone importanti della città e di maggior orgoglio, quelle che a Perugia sostavano in tutta fretta.”

Nel suo diario giovanile del ‘22 Penna ricorda di essere un appassionato lettore: “Sono un ragazzo di 16 anni, non ho vizi per niente, niente fumare, niente divertimenti, che tutti i giovani come me hanno, all’infuori delle rare volte che vado a teatro con i miei (zia Emma, papà e Beniamino) ed al cinematografo con zia e Beniamino. […] I pochissimi denari che spendo, li spendo per i libri e per niente altro.”

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perugia- teatro del pavone, esterno e interni

Interno_del_teatro

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Il cinema di cui si parla è il Teatro Pavone, sempre nei pressi del corso principale della città, lo stesso che conduce a piazza Italia e ai giardini Carducci, i quali offrono un panorama incantevole sulle vallate umbre, così ricordate dal cagionevole Penna: “Ma tutti ci si poteva poi rivedere, era quasi certo, al passeggio del «corso». C’erano delle ore in cui era difficile non essere presenti. L’assente era sospettato in disgrazia. Noi giovani poi consideravamo un dovere fare il «corso» molte volte, anche se soffiava d’inverno «la tramontana». E dovevamo lo stesso arrivare a toccare il parapetto sulla magnifica vallata, di cui abbiamo parlato, giacché era quest’ultimo il tratto più gelido, come si può immaginare, il più eroico”. E ancora: In fondo in fondo s’indovina che il «corso» finirà su l’infinito. Se si percorre infatti completamente, si arriva ad un parapetto dal quale la vista è una delle più belle d’Italia”.

Nel 1929 Penna lasciò Perugia per Roma.
Tornò soltanto nel 1943, per comprare delle pastine glutinate da rivendere nella capitale. Le sue parole a questo rinnovato incontro con la città natale raccontano, nella loro pacatezza, quanto i paesaggi umbri abbiano influenzato la sua dolce e malinconica poetica “Sono tornato a Perugia dopo quattordici anni. […] E il ritorno non è stato una delusione. […] Oggi, terzo giorno, rivedo tutto assai bello. Sono stato stamane a Ponte San Giovanni a ritrovare il fiume. Percorro la campagna piena del sole di agosto, una donna mi dice: l’allarme – e guarda Perugia lasciata in alto sotto il sole. […] Ma qui non si fugge, non suona nessun allarme. non c’è che camminare ugualmente tranquilli per la campagna”.

Barbara Bracci

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https://www.facebook.com/events/458573301010078/

http://amicidisandropenna.xoom.it/amicidisandropenna/index.htm

http://amicidisandropenna.xoom.it/amicidisandropenna/penna_pagelle.htm

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Un pensiero su “SANDRO PENNA E LA CITTA’- di Barbara Bracci

  1. E’ stato un piacere percorrere con le tue parole e con le immagini le strade e i luoghi dove Sandro Penna è vissuto. Ogni sua poesia è un miracolo di semplicità assoluta che ritrovo nel suo narrare di sé. Grazie.

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