FRA PARENTESI- Costanza Lindi: Giorgio Caproni, poeta del vago e dell’irrisolto

ville andersson

ville andersson

ville_andersson_passage

 

 

Per lei

Per lei voglio rime chiare,
usuali: in -are.
Rime magari vietate,
ma aperte: ventilate.
Rime coi suoni fini
(di mare) dei suoi orecchini.
O che abbiano, coralline,
le tinte delle sue collanine.
Rime che a distanza
(Annina era così schietta)
conservino l’eleganza
povera, ma altrettanto netta.
Rime che non siano labili,
anche se orecchiabili.
Rime non crepuscolari,
ma verdi, elementari.

.
Voce “Fra parentesi”. Eco di una tradizione in viaggio. Un viaggio iniziato e mai finito. Finito e mai iniziato. Poeta del vago e dell’irrisolto.
Festeggia da poco il compleanno il poeta livornese Giorgio Caproni (7 gennaio 1912), “metafora di un io che sempre attraversa un sé che sempre muta”, come definisce Pier Vincenzo Mengaldo la sua poetica.
Caproni racconta storie lontane dall’illusorio, storie che fanno eco a metriche classiche o accademiche, imprigionate nell’indole di un poeta che vive il dramma dell’inespresso. Allontanandosi da una tradizione novecentesca e partendo dalla tradizione melica settecentesca, egli affronta i suoi personalissimi temi in divenire, nel percorso formante di chi piano piano vede svanire certezze formali e appagamento lirico.
Parte da Livorno e si rifugia a Genova.

 

Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria, scale.

Genova nera e bianca.
Cacumine. Distanza.
Genova dove non vivo,
mio nome, sostantivo.
(…)

Da Genova fugge, alla ricerca di un luogo che non esiste

 (…)

Il mio viaggiare
è stato tutto un restare
qua, dove non fui mai.

 

Parla di città madri, di viaggio e di ricerca di certezze friabili. Autore “fra parentesi”, giudicato manierista, si esplicita spesso in una lirica breve, fatta di fittizi giochi di parole, mezzi inadeguati e vissuti con un dramma non del tutto celato. Il tema dell’assenza e della perdita respira e grida fra le sillabe dal portamento disinvolto.
Il suo stesso congedo dal dramma dell’umano (Congedo del viaggiatore cerimonioso) è accompagnato da una melodia malinconica e disillusa dell’uomo solo con la sua valigia. L’implicita malinconia rende i suoi canti estremamente umani, quotidiani, vicini a noi, e comunque piacevoli e armoniosi alla lettura.
Tale magia è resa dall’artificioso uso della parola sotto ogni punto di vista: nel suono, nella disposizione, nella grafica e nella retorica.

.

immagine 1.

La sua ossessione di ricercare risposte nella realtà rende il reale ricco, l’uomo disattento o disadatto, e la sua anima inappagata.

Anch’io 

Ho provato anch’io.
É stata tutta una guerra
d’unghie. Ma ora so. Nessuno
potrà mai perforare
il muro della terra.

 

Costanza Lindi

Annunci

2 pensieri su “FRA PARENTESI- Costanza Lindi: Giorgio Caproni, poeta del vago e dell’irrisolto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...