CINEMATOGRAFIA E DINTORNI- Adriana Ferrarini: CITIZEN FOUR. DAL PANOPTICON A CITIZEN FOUR

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CITIZEN FOUR
DAL PANOPTICON A CITIZEN FOUR
(ATTRAVERSO NOI E 1984)
Glasnost e privacy. Ovvero: più siamo trasparenti più invisibile è il potere

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Perché Citizen Four è da vedere?
Perché questo in cui viviamo è un mondo ingordo di novità che tutto ingoia e tutto dimentica. Quindi se le rivelazioni di E. Snowden suscitarono un grande scalpore al momento, dopo due anni sono già dimenticate. E invece il tema del controllo e della perdita della privacy è uno dei temi più scottanti del nuovo millennio e che più ci dovrebbero stare a cuore.
Per questo è bene tornare a sentire Snowden nel cortometraggio di Laura Poitras che registra gli incontri, avvenuti a Hong Kong nel giugno del 2013, tra l’informatico americano e il giornalista Glenn Greenwald, in seguito ai quali scoppierà il caso Snowden .
Molti sono gli aspetti del film su cui soffermarsi, ma rimando per questo ai siti citati in calce, in particolare il primo, che ne sintetizza in modo efficace i principali motivi, a partire dalla scelta della regista L. Poitras da parte di Snowden, al titolo Citizen Four, ecc.
Vorrei invece provare a ricostruire la trama che dall’istituto carcerario, Panopticon, di J. Bentham ha condotto in due secoli i servizi di sicurezza USA a estendere a tutta la popolazione – non solo ai detenuti – il controllo sistematico, attuando così quel potere mentale sugli individui, privati di ogni forma di privacy, teorizzato dal filosofo americano ideatore del Panopticon.
Il Panopticon, da lui progettato nel 1791, era nella realtà un carcere il cui scopo era permettere ad un sorvegliante di osservare (opticon) tutti (pan) i soggetti di una istituzione carceraria senza permettere a questi di capire se erano in quel momento controllati o no. Lo stesso filosofo descrisse il panottico come “un nuovo modo per ottenere potere mentale sulla mente, in maniera e quantità mai vista prima” (Jeremy Bentham, Panopticon ovvero la casa d’ispezione,a cura di Michel Foucault e Michelle Pierrot, Venezia, Marsilio, 1983 [Ed. originale: Panopticon or the inspection-house, London, T. Payne, 1791].

Col romanzo della scrittore russo Zamjatin “NOI” (1924) da struttura carceraria il Panopticon diventa il modello architettonico e urbanistico di un ideale mondo futuro, fatto tutto di vetro, per togliere ai “numeri” (così sono chiamati uomini e donne) ogni residuo di intimità personale. “Di solito nei nostri muri trasparenti, che sembrano tessuti di aria scintillante, noi viviamo sempre in vista di tutti, sempre lavati dalla luce. Non abbiamo da nasconderci nulla l’un l’altro” (Evgenij Zamjàtin, Noi, Milano, Feltrinelli editore, 1990, traduzione di E. Lo Gatto, pag. 160)
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torre bahn- berlino-dett

Torre Bahn- Berlino-dett.

G. Orwell con il suo “1984”, che esce nel 1948, porta alle estreme conseguenze la capacità di controllo, esercitata in questo caso da un onnipotente partito unico, sulla vita dei cittadini, grazie ai nuovi mezzi tecnologici. “Naturalmente non era possibile sapere se e quando si era sotto osservazione. Con quale frequenza, o con quali sistemi, la Psicopolizia si inserisse sui cavi dei singoli apparecchi era oggetto di congettura. Si poteva persino presumere che osservasse tutto continuamente. Comunque si poteva collegare al vostro apparecchio quando voleva”. (G. Orwell, 1984, Mondadori, Milano 2002, trad. S. Manferlotti, cap. I, parte I)

Era l’epoca della cortina di ferro, della guerra fredda. E’ passato più di mezzo secolo da allora, il sistema sovietico è crollato, per un istante il mondo è sembrato avviarsi ad una forma di coesistenza pacifica, ma non è così e dopo l’11 settembre l’incubo del terrorismo islamico ha ridato forza alle tecniche di spionaggio e controllo. Senonché, come ci avverte E. Snowden, “Il sistema di raccolte dati presentato nel libro di Orwell – attraverso microfoni, telecamere e schermi che ci sorvegliano – non è nulla paragonato alla situazione attuale. Noi abbiamo sensori nelle nostre tasche che ci seguono da qualsiasi parte andiamo.” E’ il 2013, E. Snowden rivela il sistema di sorveglianza totale messo in atto dal Sistema di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti –NSA – le cui operazioni, a suo dire, non sono mai state di antiterrorismo, ma a favore dello spionaggio economico, del controllo sociale e della manipolazione diplomatica.
La questione cruciale è quella della privacy: cosa significa vivere e crescere in un mondo in cui ogni nostro pensiero, ogni opinione, ogni desiderio è spiato, analizzato, anticipato, soppresso o amplificato prima ancora che noi ce ne possiamo rendere conto?
“Un bambino nato oggi crescerà senza nessuna concezione della privacy. Non sapranno mai cosa significa avere un momento privato per se stessi, un pensiero che non sia registrato e analizzato. E questo è un problema perché la privacy è importante; la privacy è ciò che ci permette di determinare chi siamo e chi vogliamo essere. “
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Adriana Ferrarini
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potsdamer platz

P-Potsdamer-Platz.

RIFERIMENTI IN RETE

http://www.lettera43.it/cultura/snowden-e-la-nsa-10-pillole-sul-film-citizenfour_43675166994.htm

http://www.ilsussidiario.net/News/Cinema-Televisione-e-Media/2015/4/16/CITIZENFOUR-Il-documentario-su-Snowden-piu-coinvolgente-di-un-film/600300/


http://www.rottentomatoes.com/m/citizenfour/


http://www.engadget.com/2014/11/04/citizenfour-edward-snowden-laura-poitras-documentary-review/

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