L’IDEA E’ CHE NATALE SIA NATALE…e fiocca poesia

Anselm Kiefer

Si dice persino di un luogo: – …ha dato i natali a… – intendendo il luogo d’origine di qualcuno, la terra da cui ha preso vita una vita. Eppure, chiedendo a qualche autore di scrivere relativamente al natale, non sempre si è avuta una risposta che includesse una lettura diversa da quella a cui (ci) siamo legati pensando a questa parola.

Natalità infantile: è un argomento importante in una società come la nostra in cui nulla sfugge alla programmazione. A ben guardare persino il Natale liturgico non sfugge a questo genere di calcolo. Anzitutto bisogna dire che la data esatta della nascita di Cristo non la si conosce e la Chiesa ne è consapevole , ne è sempre stata consapevole. Mentre infatti la morte avvenne il 7 aprile del 30 d.C., data corrispondente perfettamente alle indicazioni del Vangelo, e quindi il giorno della risurrezione è il 9 aprile., per il giorno della nascita non si possono azzardare che ipotesi. Tuttavia, come è risaputo, per la Pasqua la Chiesa utilizza il computo delle fasi lunari, che comporta che il giorno della Risurrezione sia sempre di domenica, il dies Domini. Per il Natale invece, non essendo mai stato celebrato nei primi secoli come ricorrenza, si è persa la data esatta, sempre che qualcuno degli apostoli l’avesse  conosciuta. Quando perciò la Chiesa dovette decidere un giorno per celebrare tale festività cercò tra le feste pagane già esistenti quella più importante e contrappose ad essa la festa di carattere cristiano, con l’intento di estirpare le tracce delle precedenti religioni e la loro memoria. Scelse abilmente il 25 dicembre proprio perchè quello era il giorno della ricorrenza del Dies Natalis Solis Invicti, cioè il Giorno della Nascita del Sole invincibile. Per la chiesa  e nel linguaggio biblico tale giorno prende le caratteristiche di Cristo. In oriente  dove il Dies Natalis Solis Invicti non esisteva, vi era però, al 7 gennaio, la festa della Luce, e quindi lì si scelse di celebrare il Natale quel giorno, seguendo la tradizione giovannea per cui alla nascita di Cristo era legato il detto: ” Veniva nel mondo la Luce vera” (prologo Vangelo di Giovanni).

In fin dei conti è tutta umana la vicenda che dà i natali al Natale e per questo motivo dovrebbe essere sentita come patrimonio comune, nel senso dell’appartenenza comune alla nascita, una nascita che ci porta alla luce, anche attraverso le storie che le parole cuciono. Poi, certo, c’è chi crede e chi non crede, ma non è questo il problema. Ci sono molti giorni a disposizione per festeggiare la vita, questo è uno dei tanti, legato alla luce, che a tutti è cara e a cui tutti cercano di fare riferimento, persino per fare luce sul natale, la natività, la nascita e molto, molto altro ancora, non esclusa la notte,con tutte le sue declinazioni e accezioni. Dove si propaga la luce se non in una profondissima notte cosmica? E anche se  tutto, poi,  si torce  e ritorce in un fuso di lana, che  è sempre la stessa inestinta questione, che tutti ci riguarda, comprendendo ogni essere e ogni cosa, l’asse del Natale mi pare sia ancora il gesto e l’ostinazione di filare una domanda:

– Chi siamo e da dove o da chi abbiamo avuto i natali? –

Credo che mai come ora sarebbe necessario interrogarsi su questo, e sentire come queste domande siano un’origine accomunante, invece delle solite divisioni che non risolvono equazioni di nessun genere,  e fortificano le barriere, le dispute, le asperità e gli scontri. Dire che non ci piace il natale è come dire che non ci piace l’essere qui, l’essere nati, l’essere, poiché non si nasce una sola volta ma tante, innumerevoli volte, anche se a noi fa comodo avere una data di nascita, in fondo ci lega a qualcosa di stabile, è un fissante per non rischiare di perdere, in queste labirintiche non conoscenze, raccolte in biblioteche gigantesche e religioni o ideologie come forzieri, quel poco sapere che da noi stessi abbiamo scritto su di noi, ancora oggi con gli occhi chiusi, al pari di un bambino, di quel solito seme ancora infante.

I  propositi che con questa raccolta ci eravamo posti sono leggibili qui . Il percorso che ne è nato, sistemendoli  secondo un ordine semplicemente alfabetico,  è leggibile qui di seguito.

A tutti coloro che ci hanno inviato il loro testo un profondo grazie, la parola è stato un luogo dove trovarci.

A tutti  coloro che ci seguono e  ci leggeranno

UN GRANDE E SENTITO AUGURIO DI BUON NATALE.

da CARTESENSIBILI e  IL PONTE DEL SALE

.

Igor Melnikov

Ajo Marta-Mandarini,arance

Mandarini, arance, candeline rosse in alto

fra il verde dei rami di abete, profumati

Cesto di paglia sotto e

dentro 6 pastelli colorati, un piccolo album da disegno

e i miei pochi anni

Sfere di vetro di murano, angeli argento su nuvole di rafia bianca

fra i rami di finto abete, pare vero, senza odore

Si accendono senza sosta apparente i piccoli lumi a rincorrersi e

sotto pacchi, pacchetti

e i miei molti anni

Regali già ricevuti, già posseduti, già visti, neanche desiderati

e in tanti colori, carte scartate, affetti frettolosi,

il desiderio di sei pastelli colorati rimane dentro

*

Api-Non era terra d’agrifoglio

Non era terra d’agrifoglio, la nostra,
e il nonno, col suo fazzoletto a mezzadria,
profumava l’unico armadio di melecotogne
.
qualcuna appesa sull’abito conservato
per il giorno della sua morte,
altre due sulle bluse di nonna,
per addolcirne la sua smorfia ruvida,
come le sue mani
.
ma arrivava il giorno del melograno,
frutto succoso, rosso rotondo
scambiato con patate d’altri campi,
per il gocciolare dalle labbra di tutti noi
.
ne tagliava spicchi uguali
senza badare alle età diverse di noi nipoti,
tutti, quel giorno, succhiandone i grani,
possedevamo il paradiso a forma di perla
.
ed io andavo in giro, senza pudore,
col vestitino pesante appena cucito
dall’estrosità di mia madre
sotto l’ombrellino pieghevole
che mio padre portò, solo per me, dalla città grande
.
nascondevamo il riso
nella notte di noci e fichi secchi,
nella penombra della piccola cucina dei nonni,
a loro stretti, a loro grati
per le candele accese, il fuoco del camino,
il succo sbavato come rossetto di signore

.
ora, il melograno, lo trovi solo sulle bancarelle.

*

BalsamoFrancesco-questa pagina bianca

Vi ho scritto questa pagina bianca,

è una fitta nevicata in pieno petto,

è la bianca ronda dei pensieri,

è il battito del quaderno

se vi poggio sopra l’orecchio

.

vi ho scritto questa pagina bianca

Perché prima di niente è solo neve,

e sembra cadendo dire pardon,

ma voleva dire niente

.

vi ho scritto solo questa pagina bianca

anche se forse non si riuscirà

a trattenerla a lungo,

.

Ma è questa lanugine degli eventi,

sono questi contrattempi degli anni,

i fiocchi dei pomeriggi,

i piccoli pugni stretti dei cuori.

.

da Ortografia della neve2010

*

Bove Cristina-Ma Natale

Prendono corpo i fantasmi
hanno la fretta di chi segna tacche
sui muri della legge
Borsellino scrive col sangue suo
col sangue dei suoi custodi figli
di un’Italia minore

.

e sulle vie dell’edera mafiosa
s_loggiata_mente
pulsa il cuore massonico le vie
del biancogiallo regno d’anticristo

.

sfogliano leggi come crisantemi
e marce funebri
mugghiano leghe farfuglianti e sbilenche
pupazzi a zanne panoramiche
su stolli di cadaveri
quando l’acido è poco e il corrosivo
morde solo bambini

.

come siamo arrivati fino a qui?

.

Ero nata che i passi li segnavano avanti
nuovi Padri
si facevano Leggi in armonia
e la giustizia ancora
era uguale per tutti
oggi si scalza ad alabarde e cupole
si sorregge lo strascico a chi posa
il suo marchio di fabbrica al paese.
Bi_sogna che il diritto sia corona
e ius primae noctis
sull’imene d’Italia.

.

Popolo di poeti e puttanieri
di santi e stupratori
viaggiatori di slum da casa nostra
a cosa nostra
ci vorrebbe un Escher nero su bianco
a disegnare la follia dei lordi
il travasare uccelli in ostensorii
e longa manus
unire transatlantici e tiare.

.

Fantasmi di un Natale da venire
di Cristi mai risorti
possiamo solo trattenerli a mente.

*

BragagniniDoris Emilia-L’albero e la mela


l’albero eri tu (credevo)

la mela rossa, legata con un filo

appesa ad aspettare i morsi

solo un desiderio da sfiorare

le mani bloccate, pergioco sparite

.

nella notte in cui – tutto può accadere

.

vicine le bocche, nel sorriso e nel – taglio –

ma una scorza già dura per spaccarsi alla vita

in fondo non è stato troppo

recidere luci d’affetto candito

gingilli e – casette – protese dai rami

.

di polpa in corteccia hai scoccato la spina

che importa, mi nutro di chioma, la fingo per fede

di un pallido muschio, il solo attecchito, moncone insoluto

distacco congiunto in punta di stella o – bagliore di lancia –

“il sangue gronda a nord sotto i cartoni, e la mia solitudine”

*

Igor Melnikov

Bressan Luigi-Natale

.

Il prato muta in crine

il cielo dov’era il sole

la bambina scalza

di ombra in ombra s’allontana

la luce in fondo agli occhi

.

Insegnava la fronte

le palpebre le labbra

al tocco delle dita

inventava una nenia

di Natale e anch’io nascevo

*

Centofanti Fabrizio-Annunciazione

dalla finestra la testa dell’angelo
di cartapesta
si affaccia dall’ottagono
l’uccello immobile si china nella tenebra
dell’ultima chiamata possibile indicibile
muto la guarda
si convertono
solo spazialmente su piani paralleli
il pavimento obliquo ci avvicina
a un natale giallo ocra inverosimile
come pianeti opposti attraversati
da un udibile silenzio
un arrendersi al sensibile
la gonna cade fra trapunta e tenda
eskenosen
lui scrisse ma non era prevedibile
si volse intorno le mani sulle gambe
dalla finestra un angelo s’arrese
chinò la testa
e scese

*

Cerrai Giacomo –evviva, è aria di festa!

qualche nebbia di prima mattina

come un’inefficienza del tempo.

In questa dimensione confortevole

(ovatta o semplice ottundimento

di sensi,  l’accontentarsi

d’una vista corta)

le feste precipitano in una tramoggia feroce

una sconfitta che si accetta

purché sia finita

e lenitiva.

Nessuno ci restituisce niente,

dei regali. Qualcuno è assente,  il senno di poi

ancora da scartare,

qualcuno è già morto.

E fuori, su abeti declassati,

il niagara delle luci ridicolo impallidisce

sul mugugno di tasche scucite e avare

e convenevoli lo stretto indispensabile.

In questo trattenere il respiro

tra vuoto e amabili desideri

e l’effetto sedante

degli etili,

leviamo un pensiero ai cazzi nostri

e prego le luci non rischiarino

là in fondo in fondo ombre

insostenibili  onde

di buon proponimento

certe risibili scuse…

.

dicembre  ’06

*

Ciancio Maria Pina-Intermittenze colorate oltre

Il natale anche così…

.

Si riflettono sui vetri gli addobbi

e le stelle intermittenti di natale

.

Dentro è buio

.

Nella stanza, una vecchia senza nome

culla tra le braccia una bambola di pezza

e un sogno appeso da vent’anni

al chiodo del camino

.

Tutto passa e accade           come sempre

come ogni sera

la mollica masticata sulla panca

il fuoco che si abbassa

il fazzoletto largo stretto in testa

la vita che si arrende al sonno            e trema

.

Dentro è buio

.

Resta l’intermittenza

e le stelle colorate             oltre i vetri

.

oltre

.

Novembre  2007

*

Cirinnà Cettina Lascia-Ai potenti del mondo

Quest’anno sotto l’albero di Natale

vorrei trovare un piccolo e unico dono prezioso,

eccola appare come per incanto

una bacchetta magica

che si posa nei vicoli più squallidi

e bui di questa città che non si meraviglia

della crudeltà degli uomini abbandonati al loro destino,

con un tocco leggero tutte le ferite si rimarginano

in tutti i balconi, in tutte le finestre

appaiono fiori colorati

che fanno da cornice alle case

sembrano quadri appesi alle pareti del cielo

e un carosello di colori e di luci

si riversa in ogni angolo di strada

e invade tutto il firmamento: è Natale.

*

Igor Melnikov

*

Corlianò Franco-E Maddonna

E Maddonna

E Maddonna este jennònta,
‘tì irte ce ‘on èdizze t’astèri
ce tris maggi pu ‘on ichan’ donta
fèran’ lìvano ce mirra.
Fèran’ lìvano ce krusàfi
ce ta offerèzzane ‘s to Pedàci.
E Maddonna es orazziùna
klèonta etòri to pedì:
iche cini ti furtuna
sti cilìa-tti na nkarnettì.

.

La Madonna

La Madonna stava partorendo,
ché lo aveva annunciato una stella
e tre magi che l’avevano vista
portarono incenso e mirra.
Portarono incenso e oro
e lo donarono al Bambinello.
La Madonna in orazione
guardava commossa il suo bambino:
aveva avuto la fortuna
che si incarnasse nel suo ventre

*

CricoIvan Nadal bisiàc

Pa’i trozi ciari del siél

Mïari de fiochi sgurla sot al feràl,
sbiansìga de nóu i curtìvi ’l Nadal.
Drìo le lastre naseti fracadi tan bel
i lo speta rivar pa’i trozi

i trozi ciari del siel.

I pica de sono ma durmìr no i vol:
“Óu lassène, mare, un ninìn al svol
de sta neve sóra la vìla vardar,
lassene ’ncora un fiatin ’nsuniar”.

Ta quela note cruda xe nassù un Sol,
de quela note gnissun starà bassol;
de ani anori quela luse uncora
su oni crïatura dolsa la spiandora.

Mïari de fiochi sgurla sot al feràl,
a pian al sbiansìga i curtìvi ’l Nadal.
De nóu garzoneti cun lori tan bel
lo spetemo rivar pa’i trozi

i trozi ciari del siel.

*
Dai chiari sentieri del cielo

Migliaia di fiocchi vorticano sotto il lampione, / di nuovo imbianca i cortili il Natale. / Dietro ai vetri nasini premuti, / lo attendono arrivare così bello dai sentieri // i sentieri chiari del cielo. // Cadono dal sonno ma non vogliono andare a dormire: / “ Dài lasciaci, mamma, un poco il volo / di questa neve sopra il paese guardare, / lasciaci ancora un momento sognare”. // In quella notte fredda è nato un sole, / da quella notte più nessuno sarà solo; / da tantissimi anni quella luce ancora / sopra ogni creatura dolce risplende. // Migliaia di fiocchi vorticano sotto il lampione, / imbianca lentamente i cortili il Natale. / Con loro, tornati bambini, / lo aspettiamo arrivare così bello dai sentieri // i sentieri chiari del cielo.
(Vintinove de dessènbar, domiliesié, 29.12.2006)
.

San Nicalò

Lusóri par fóra tornémo picàr
e ’na luse più granda se torna ’npïar.
La torna ’npïarse ta’l fundi del cór
parvìa che ’l nasse de drento ’l Signór.

Caròbule, pestàci, un bel mandarìn
San Nicalò al lassa cu’l scur s’un piatìn;
e svelt de bonóra vien zò al garzón,
ta la piana i li cata contént del barcón.

“Àra nonu, là fóra, ’na branca de fén:
lóra par bón cu’l mussét lu al vién!
Che bel che sarìe se ’l vién oni séra…
Vistìmose, àlo, su ’ndemo a la Fiéra!”

Lusóri par fóra tornémo picàr
e ’na luse più granda se torna ’npïar.
La torna ’npïarse ta’l fundi del cór
parvìa che ’l nasse cun naltri ’l Signór.

Che bel che sarìe se ’l vién oni séra…
Vistìmose, àlo, su ’ndémo a la Fiéra!”
.

Giorno di San Nicola

Le luci fuori dalle case torniamo a riappendere / ed una luce più grande ritorna ad accendersi. / Torna ad accendersi in fondo ad ogni cuore / perché nasce dentro di noi il Signore. // Carrube, arachidi ed un bel mandarino / con la notte San Nicola lascia su un piattino; / e svelto, la mattina presto, scende il bambino / e felice sul davanzale li scopre della finestra. // “Guarda nonno, lì fuori, un mucchio di fieno: / allora è proprio vero che viene con l’asinello! / Che bello sarebbe se potesse passare ogni sera… / Vestiamoci, svelti, su andiamo alla Fiera!”. // Le luci fuori dalle case torniamo a riappendere / ed una luce più grande ritorna ad accendersi. / Torna ad accendersi in fondo ad ogni cuore / perché nasce assieme a noi il Signore. // Che bello sarebbe se potesse passare ogni sera… / Vestiamoci, svelti, su andiamo alla Fiera!”.
(trenta de dessénbar domiliesié – 30.12.2006)

Nota:
I testi qui presentati non sono poesie ma testi scritti qualche anno fa, appositamente, per essere musicati e poi cantati da una formazione corale, composta da non professionisti, di un paese della nostra zona. L’esigenza primaria era quella, dunque, di parlare del Natale in modo semplice, immediatamente comprensibile da tutti coloro che parlano ancora questo particolare “sermo rusticus” arcaico veneto del monfalconese. Ho cercato di trascrivere, così, le sensazioni che io stesso provavo da bambino quando aspettavamo, pieni di trepidazione, i regali portati non da Babbo Natale ma da “San Nicalò” (da noi tradizione ancor rispettata da molte persone), il 6 di dicembre, quando a Monfalcone si tiene anche l’omonima antica e frequentatissima Fiera. Ricordi di neve che turbina illuminata dal fioco lampione, l’ultimo della via prima dell’oscurità profonda che avvolgeva campi e dei vigneti, di mia madre che appendeva sulla cappa della cucina, dentro calzetti colorati, arachidi e mandarini, le luci magiche del presepe che mi attendevano quando mi svegliavo di notte e non mi sentivo più solo. Mio padre che ci mandava a raccogliere il muschio sulle rive in ombra del canale davanti casa, la farina setacciata sulle capanne, il piccolo mulino, pastori, animali, gli stessi per cui spesso andavo a raccogliere l’erba dei fossi o che vedevo nelle case dei miei amici. Un mondo, oggi, quasi del tutto scomparso, in cui fin da piccoli si aveva la grande occasione di rendersi conto, fino in fondo, di ciò che significa nascere e morire, assistendo al parto della coniglia o guardando i nonni che con dolcezza, accarezzandola amorevolmente, uccidevano la gallina. Con un rispetto nei confronti di quella povera creatura che noi, abituati a gettare nell’immondizia quintali di cibo ogni anno, non riusciamo nemmeno più a concepire. Cresciuti tra i racconti di famiglie di mezzadri cacciate per un capriccio del padrone, racconti di fame e freddo, di guerre, sfollati, di partigiani morti sotto tortura e di operai picchiati perché si rifiutavano di obbedire al dittatore di turno, cresciuti tra mille sacrifici e la gioia e l’orgoglio per ogni piccolo passo fatto in avanti, visto come una forma di riscatto non solo per noi ma anche per tutti i nostri avi che dalla vita non hanno mai avuto nulla. E come dimenticare, ancora, però, quell’allegria contagiosa di cui erano capaci queste persone che avevano sofferto tutto il soffribile? La bontà di quegli occhi di donne spesso rimaste vedove giovani, piene di figli, capaci di lavorare dall’alba al tramonto nutrendosi per anni solo con una sardina al giorno ed un bicchiere di vino? La forza inumana dei saldatori, carpentieri che rimanevano svegli fino a tardi per leggere i grandi classici russi, convinti che solo attraverso la cultura ci si poteva affrancare da quel mondo pieno di ingiustizie che li aveva crocefissi, fin da bambini, alla miseria più nera? Ecco, in noi cresciuti un’ambiente come questo – in cui la Chiesa, i preti non hanno mai avuto vita facile – la nascita del Cristo, la sua storia così simile a quella di tanti di noi, vissuti nell’esilio, nella povertà, strappati alla vita in giovane età per difendere le proprie idee, ci avvolge da quella notte lontanissima ancora nella sua luce. E ciò che siamo stati continuiamo a ricordarcelo tra noi, ogni volta che ci incontriamo, a ricordarlo ai nostri bambini. Per non dimenticare, lasciar spegnere quella fiamma. Per disperdere le tenebre.

Nadal bisiàc: due canzoni per coro ed una nota

dicembre 2010

*

De Lea Enrico-Per la novena

PER LA NOVENA
Nino s’alzava all’alba per la Novena,
pronto per le campane, già impomatato,
faceva entrate dalla porta laterale di Sant’Onofrio
ad uno ad uno i musicanti della banda civica,
avevamo poi insieme un calore nelle orecchie
dai sax, dai bombardini, dai clarini, dai tromboni
cantabili, quello del vecchio Fleri soprattutto.
Uscivamo con la nuova luce ed era tutto vero,
Natale tutto nei giorni prima della festa,
col pane caldo dell’alba e l’olio antico.

*

De Pietro Giampaolo-la voce trema

a testa alta

la voce trema,

piano

prende posto

.

nell’inusuale

incontro

l’aria

freme di silenzio

.

la cantilena

dalla larga veste

fa una riverenza

.

mentre tutto

a testa china dorme

rinverdiscono

foreste

.

e grazie

.

e poi

la sete dei fiumi

e le case dei bambini

l’andatura dei giardini

.

il velluto dei legami

*

Della Posta FernandoVigilia

Nasce il bimbo ch’è di tutti

– uguale ad ogni altro –

.

e c’è il travaglio di una mamma

– uguale ad ogni altra –

.

e il dimenarsi di un padre

– uguale ad ogni altro –

.

Tutti i misteri dell’affetto

e dell’incompreso

che a cena si dimenticano

e il sorriso dei cugini piccoli

– per un attimo –

me lo fanno ricordare.

.

E i rami spogli e scheletriti

del giorno che non è giorno

ch’è solo grigio e sera presto

e i piccoli fumi

di fuochi domestici che salgono

dai camini alle campagne

– tanti campi di battaglia –

dove tigri antiche son cadute …

.

Ma non c’è tempo

per vederle, non c’è tempo

per pensarle!

– 01/12/2010

*

Igor Melnikov

Di Donato Rosaria-dolcenome

dolce nome

bella di bello splendore

di un primaverile

fiore adorna

rondini intorno

in mano

il crescente

di luna

ai piedi

il drago

sconfitto

in mente cometa

di soli a venire

un bimbo

di fragile aspetto

limpido

fugge il male

balocchi per lui

le tue mani

e culla il grembo

di paglia il mondo

ora profuma di buono

d’amore maria

*

Ealla Margherita-Neve d’avvento

(augurio)

Fiocchi in cima a monumenti e tetti
giovani su vecchi messi assieme
per sfuggire alla bassa tensione
(quella del filo senza lucine
a contenere nei verdi pascoli il bestiame)
Per terra un po’ di cielo e a Natale
puntare già alla resurrezione.

*

Failla BettiIl mio albero

Il mio albero
Porterà il peso
dei morti nel lavoro ,
dei morti per mafia,
dei licenziati
dei disoccupati ,
di tutti quelli che sono senza un tetto

Il mio albero
brillerà
del sorriso di un bambino impaurito
di quello di una donna sola
del sorriso di un barbone infreddolito
perché qualcuno
tenendoli stretti li ha presi per mano

Il mio albero
Non porterà
palline e nastri colorati
regali lussuosi e fronzoli
ma il semplice miracolo
che la natura
quotidianamente ci offre con i suoi frutti

*

Farabbi Anna Maria-natale:verso il presepe interiore

natale: verso il presepe interiore

dice il vento che dovrei seguire l’odore della neve

per trattenere nei polmoni  il discorso della montagna

e convocare le lupe attorno al fuoco cantando con loro

quella sciabola lucente che spacca la notte sopra la capanna

.

dovrei chiudere gli occhi  e contare le stelle a cuore nudo

con lentezza esatta e memoria

e non chiedermi    perché la morte nella distanza cosmica

diventa  fosforica

così come la mia preghiera   sciolta ora nel carminio dell’aorta

mentre viaggia interiormente viaggia    fino a Betlemme

passando per la striscia di Gaza

piede tra i piedi della gente licenziata terremotata profuga perseguitata

povera povera   morta morta

deposta tra le tue braccia

.

madonna dell’ombelico che crei la nascita

spalancala in me perché io senta

la potenza del mio intimo vagito

la tensione nutriente del cordone tra te e me

l’energia della gioia profonda profonda    sorgiva

malgrado tutto

*

Ferraglia Sara-Il Natale del 1960

Il Natale del 1960

C’era un angolo vuoto nella stanza.

Piccolo spazio dei miei anni belli

E il gelo ricamava con costanza

Sui vetri freddi lunghi ritornelli

.

Nel catino di zinco lei lavava

Usando cenere e solo la sua mano

E quando in casa stanca rientrava

Gliela stringevo e la scaldavo piano

.

A quel Natale mancava solo un giorno

Ed i miei occhi ad aspettar magìa

Guardavo nella stanza tutt’intorno

Cercando l’albero con la fantasia

.

Poi lui entrò, bianco per la neve

Con l’alberello piccolo così

Ricordo ancora quel suo bacio lieve

E l’angolino vuoto si riempì

.

Colmo di caramelle e mandarini

Ma sfavillante come il sol d’agosto

Non c’eran luci, fili e palloncini

Ma solo tanto amore lì in quel posto

.

Angolo vuoto ora nella stanza

Immenso spazio del ricordo vecchio

Dove il gelo ricama con costanza

Rughe sul volto fisso nello specchio

*

Igor Melnikov

FerramoscaAnnamaria-Pianto di Natale

Pianto di Natale

tocca ogni anno in sorte

all’ Abies pectinata

avere attacchi d’asma e capelli

strappati

i soliti  recidivi glieli hanno

ravviati infiocchettati

shockati

di abbagli intermittenti

ma puntellare

l’affetto familiare

val bene un’asfissia

riaccendere

veri o falsi sorrisi

parole intense o vane

fa comunque alla fine

schizzare dai rami ischemici le foglie

l’aroma affievolisce

l’anima abetica esala

l’ultima essenza

.

Da Curve di livello- 2006

*

FerraressoFernanda-Sto con poche parole

Sto con poche parole

imparate strada facendo

piegate e ripiegate

dentro le  storie della gente

parole seminate prima dell’inverno

raccolte come si raccoglie il grano

per farne pane da mangiare e ostie sante.

Sto con parole di legno

che bruciano dentro la stufa

mentre s’intrufola il vento e dissipa le braci che salgono i camini.

Sto con la valigia sempre pronta

e un pugno d’orto in tasca

perché prima o poi

prima o poi

lascerò ogni cosa

prima o poi   il viaggio nel mio natale  sarà per gli altri

anche la mia storia.

*

Galetto Federica-Era un mattino nevoso

Era un mattino nevoso

Di presto risveglio

Sui vetri la brina crepata

A segni parlanti

In un silenzioso eremo

che avevo riempito

di fiori e bambagia e fiocchi

.

[Sul pino restava una spina infilata]

[Nei fianchi incideva]

.

Di gioia restavano gli occhi

Ma la pazienza premuta

fra ostili rancori

Canzoni mai più cantate

Abbracci mai più stretti

e distanza contenta che s’affannava

in tondo ad afferrare il sereno

Era di gelo quel silente bisbiglio

fra i muri

E insieme la gioia più grande

rideva alle carte dorate

Ai minuti di unione

addobbati da sforzi

da sguardi di sbieco

Era un mattino nevoso

E quel giorno stirava le corde riunite

d’un arazzo smembrato

Ma al centro un cuore gigante

smaltiva le pene

Le tresche infingarde

E l’odio

Le catene

Bambini si torna nel tiepido petto

Si resta a guardare quei fili impazziti

che stringono i giorni mai pieni

Era un mattino nevoso nel sorriso

di un piccolo uomo

creato da Dio per meglio sopportare

i torti

e le manette richiuse sui polsi malfermi

Salvezza è quel risuonare in cristalli

di denti  diamanti nel loro splendore

E’ il caldo rinascere d’ una speranza

riflessa nel buio interdire

Separate le membra di ognuno

ora si toccano ancora per attimi appena

E’ questa la magica nota di un mattino nevoso

Natale è Amore

*

Gatto Agnese-Passi veloci

Passi veloci, a testa bassa:
fare fare fare, sei in ritardo, testa bassa,
guardi in basso, ma non vedi nulla,
neanche il tuo naso,
non una cosa a caso.
.
All’improvviso un ramoscello bagnato ti sfiora
e ti bagni, inaspettato.
Il mio Natale me lo dice,
a me , che ho il corpo martoriato
tanto da non sentirlo, e basta.
.
Una goccia mi bagna le labbra.
Sospendo i passi,
a testa alta,
e chiudo gli occhi per la lingua.
La goccia mi guadagna
col suo silenzio,
e chiudo gli occhi
e la lingua avanza.
.
Ti  assaggio,
fresca, come un ristoro inaspettato.
Ti sento nel sapore della pioggia.
E mi allieta il pensiero di te,
e i tuoi pensieri,
e scorri sulla mia lingua aperta
e mi bagni il palato,
e ancora, ancora,
scorri sul mio seno,
e giù giù fino al ventre così,
scendi
e ti sento.
.
Ti sorrido,goccia di neve sciolta,
levo a te lo sguardo
e ti sorrido:
.
ti attendo nella speranza bella
di un Natale silenzioso
e nella neve desiderata.
E nel dolce canto
della tua goccia di neve
dolce al palato
ti trovo nel pianto.

*

Greco Angela-La clessidra

Un’attesa di sabbia bianca si sgrana

strozzandosi nella strettoia

ricomponendo nella metà opposta

spiagge d’un tempo bambino

orme scure e sicure sulla battigia

lambita dalle acque di un ricordo.

Tu ci sei.

Nelle linee spezzate dei palmi delle mani

di destino incompiuto, rotta di volatile

sfuggito alle fucilate del quotidiano

per volare alto in altro cielo azzurro

sereno per quella tua certezza d’un incontro.

Non è dicembre a fare male al fianco

ed il Natale non ha nessuna colpa

se solo io ora resto qui a ricordare

tra lacrime di speranza.

Tu ci sei.

Nel volto del destino che ho incrociato

nella stella che timida si nasconde

ad un cielo troppo vasto che impaura

nelle mani stanche che sto stringendo

prima che faccia giorno e si renda visibile

quella sola ed unica goccia che sta rigando

i nostri volti di segni marcati e grigi

fili esili di un trascorrere inevitabile

geografie di vissuto da raccontare

davanti al fuoco in una notte di festa.

Tu ci sei.

Nel campo di papaveri che sto attraversando

lungo il sentiero dove cantano le allodole

tra i rami forti e gelosi dell’edera amante

tra i raggi del sole che allungano ombre

in questa conchiglia all’orecchio

che rimanda l’eco della tua voce di mare

e del tuo profumo di sale che riscalda

questa attesa che dovrà terminare.

*

Igor Melnikov

Impronta Beatrice-Il mio Natale è un albero di vetro

Il mio Natale è un albero di vetro

Rami di rame intrecciato

Stelle comete sul selciato

Il mio Natale è un albero trasparente

Una sagoma senza profilo all’orizzonte

Un orizzonte senza contorni nella mia mente

Il mio Natale e’ un albero denudato

Carezze di nuvole tra il filo spinato

Il mio Natale e’ un salice ridente

dalla chioma possente

Le radici avvinte dolcemente

mescolate ai misteri della terra sapiente

*

Licciardello Nicola-Desiderata

Elenco dei regali che vorrei per Natale 2010

la fine della mafia al governo

la Fiat fabbrica (con calma) solo automobiline giocattolo

stipendio per gli studenti universitari che cercano un altro modello di sviluppo

la Rai trasmette ogni sera almeno un film dai Festival del cinema in corso

la Rai trasmette ogni sera l’abbattimento di almeno un eco-mostro di cemento

la Rai trasmette ogni sera un documentario su una comunità locale creativa

ai sotto la soglia della povertà e ai detenuti è dato un lavoro utile di manutenzione

*

Longo Abele-Totò l’eroe

Natale era quando Maria

aveva tutto il santo giorno

parenti a casa da sfamare,

Giuseppe ricordava a tutti

di cosa era ancora capace.

Totò metteva sotto al piatto

la solita lettera con

promesse di ubbidienza eterna,

ma tanto sapeva che un giorno

sarebbe andato a far la guerra,

a uccidere tutti i nemici,

tornando pieno di medaglie

da tappare la bocca al padre,

a quel dirgli: ma da chi hai preso?

*

Manzini KuschnigDanielaOgni segno

Ogni segno

amplissima la volta notturna,  si frangono luci improvvise, saettanti rumori

pro(fondi)ssimo il silenzio

stirpe di pastori

nomadi greggi e tende a sventolar

.

deserti

oasi d’ acqua dolce e palme di

respiri verdi

.

le voci antiche frantumate perse

.

ingoiata la lingua

la parola balza di crepa in crepa e sfugge

il nome        aridità dell’ aria

.

una culla

sospesa nel sospiro immoto

regge il peso  dell’ unico grido

.

che ogni segno contiene dell’ uomo.

*

Every sign

huge the nightly welkin, sudden lights crushing, flashing sounds

deep the silence

.

kin of shepards

wandering flocks and canvas flying

deserts

oasis in sweet water and green breathing

palms

.

ancient voices scattered lost

the tongue swallowed

the word dashes from  crack to crack     escapes

from the name           dryness of air

.

a cradle

hanging from the motionless sigh

bears the weight   of the only   scream

that every sign  holds of men.

*

Martinez Daìta-(venticinque)

(venticinque)

di

arance

albero

e

il giaciglio

.

raccolta

intermittenza

degli spicchi

.

(venticinque)

.

come

cometa

inchino

.

: intimo presepio.

*

Igor Melnikov


MinetMarina-La fede nel mercato

Piangono le stelle mostrandosi al Natale

C’è un chiacchiericcio altrove

La fede nel mercato

Confronta vanità da ricambiare

.

Le strenne per la noia

Incartano allegrie

E il Cristo nella stalla

Dipinge già affamato

L’uguale redenzione fra i ladroni

.

Dov’è il Natale scritto

Profumo d’umiltà

Le spese fanno il peso del garbo in apparenza

Santificando il falso

.

Scommesse le preghiere

Abbondano svendute

Sul tavolo imbandito di dolori

E ciechi tutti a dire

L’assolo fra le tasche

.

Delusa la città sfavilla le memorie

La voce della gente morde il cielo

Per ogni augurio perso nell’infanzia

Di quando la miseria riscaldava

.

È il gelo del presepe a offrire ancora il credo

Specchiando la bontà del Re scordato

E le campane in chiesa fanno il coro

Per non morire mute strette a sé

.

Lodiamo la lealtà

Il pane sempre bianco e la speranza

Di risparmiare il cuore

*

Miticocchio Elina -Un giorno ti racconterò

Un giorno ti racconterò

tracce di attimi contati con le dita

ed ore ad aspettare dietro una porta

uscivi all’alba, rientravi che era buio

neppure una nuvola bambina poteva trattenerti

amavi il ragazzino del Luna park per il suo non avere

custodivi la sua voce friabile come pane senza companatico

intanto abbracciavo il racconto di storie negate

con scrittura malferma scrivevo biglietti firmati

affinché tu trovassi favole da raccontarti

mi accorgo del tuo compito d’amore fatto di sostanza

che oltrepassava i comuni confini di una professione

un giorno mi chiedesti di percorrere un sogno

poiché a me veniva facile ed io ti dissi che

non a parole dovevamo farlo ma con il cartone

era la fine di novembre e l’aria cominciava ad essere fredda

incollavamo pezzetti di carta ritagliata e le mani

piccole e calme creavano l’aia, il cortile, la chiesetta

pian piano gli occhi approdavano ad una nuova città

senza bisogno di fare neppure un passo da casa

così per anni tracciamo la Natività.

*

Monaco Maria-NATALE IN VIA DEL CORSO

NATALE IN VIA DEL CORSO

Tappeto maculato a maglie strette
soffitti arabescati di luci
bacheche di doni serrate
a doppia mandata
strilli di musica sconsacrata
rintocchi smorti di campane
odore di allegria condizionata
sbuffi di dolore seppellito
in superficie
pausa di grande abracadabra
per chi non soffre di claustrofobia.

*

Mugnaini Ivano-Un solo sole

Ai margini di un inverno malato, mentre scivoli quieto

sul domestico gelo di ghigni televisionari assatanati

di audience e di share, qualcuno, laggiù, oltre confine,

muore. Muore, sotto fragili travi e muti terrori

o al margine di strade rubate all’urlo del vento.

Muore nel fragore di schegge e sguardi che squarciano

vene di tempo. Di un tempo che senti non tuo, occhio

che non chiede niente, mosca instancabile su tracce cupe

che furono sangue, pensieri, speranze. Muore, fuori zona,

fuori target, oltre i limiti accessibili del cuore. Muore,

per errore, che importa, muore e basta,

lontano dalla porta di casa, dal prato fresco e liscio

del tuo giardino, dall’albero colmo di luci e lustrini,

laggiù, lontano, dove l’orrore è immagine

breve, flash sfocato prima dello spot colorato e carino,

del tuo profumo preferito o del magico bocconcino

che rende felice il tuo cucciolo amato. Eppure, se guardi

meglio, se tieni l’occhio sullo schermo un attimo in più,

senti sulla faccia un tocco, rena inerte che divora i tessuti,

vespa che esplora ossessiva carne e stracci di pelle

e ossa abbattute di schianto sul suolo. E un po’ muori

anche tu, oltre confine, oltre il cancello serrato, in una terra

a te ignota che scopri d’un tratto anche tua, come le vene,

i sospiri, grida e preghiere che vibrano e tremano

nel tuo stesso sole. Muori anche tu, e, per non morire,

per non sbattere secoli infiniti contro mura impalpabili,

ti unisci al grido muto che si leva dalla carne

della terra, squartata, strangolata da milioni

di schegge. Gridi e sussurri anche tu, senza più

pensare se sia esatta la lingua, il verso, la frase,

e quale sia l’angolo, il punto cardinale verso cui alzare

lo sguardo. Perché quando muori dentro, oltre confine,

oltre il tuo confine, ti accorgi che c’è un solo cielo,

un solo sole verso cui guardare.

Un’alba tenace in cui rinascere scrutando occhi chiari,

pioggia, parole, germogli inattesi su un deserto sterminato

di cui scopri all’improvviso la porta, la chiave, l’uscita,

il respiro fragile, immenso di una primavera infinita.

*

Munaro Marco-Malástrana

E tu su Ponte Carlo

e tu nella via dove passeggiava Kafka di notte

rientrando in una delle sue case

con altri come te

ragazzi in maniche corte per la primavera

nella neve, nel vento gelido, che accarezza

la Moldava feroce.

Tu, tra tutti, con i tuoi capelli neri

e il sorriso che mi perde e che è più ricco più di ogni miniera tu

che non c’eri e eri dovunque

anche nel sangue di chi ci versava da bere

Tu che sei nel migliore dei mondi possibili

e hai un respiro un volto

hai pensieri

e voce e parole

che trapassano il tempo

eccoti ridere e giocare su tutto il buio

da cui veniamo e fuggiamo

tra ghiacci kalevaliani

Sei come un brivido che attraversa

tutte le parole

vergate in vividi smalti

e che ora straccio

per essere solo senza nulla più

di quello che avevo pur scritto per te

e che non mi basta non basta

non basta

non    ma mi dà la forza di parlarti così – solo

e più forte senza farmi udire

Malástrana

*

Igor Melnikov

Natali Diaolin Giuliano-Nà…dal Nadàl

magari ‘l vegnerà, st’invèrn,

ancora ‘n altra volta,

scondù gió ‘n na tibàna

en de ‘n  benèl de fen

li ‘n mèz a ‘n bò che ‘l rùmega

e ‘n àsen da sdregiàr

con lì vesìn na fémena

našùda par patìr,

metèndo al mondo ‘n nèno

par rampegàr na croš

magari ‘l vegnerà, doman,

o ‘n altro di che vèn,

via sota ‘l pònt dei cìngheni

de dent ‘n de na rulòt

o gió ‘n de na cantina

‘ntra gambe dezipàde

de ‘n fior che nó ‘l lo völ

o che no ‘l pöl, de šò,

tegnìrse struch al pèt

‘n arléo che è sol sgninfàde

magari ‘l vegnerà, contènt,

e noi saren al bal

sgolando sule ponte

col nòs amor lì arènt

e tut parerà festa

coi alberi e i lumini

e ‘n bambinèl che ride

e a strozech, dré na stéla

ma ‘l nèno che no arìva

l’è nà dal vèrs sbalià

(1 dicembre 2010)

http://www.diaolin.com/wordpress/mp3/1331.mp3

andato dal…Natale

probabilmente arriverà quest’inverno/ancora un altra volta/nascosto in una casa diroccata/in un cesto di fieno/tra un bove che rumina/ed un asino da strigliare/vicino ad una donna/nata per soffrire/mettendo al mondo un bimbo/perché salga su una croce

probabilmente arriverà, domani/o un altro giorno/sotto il ponte degli zingari/dentro una roulotte/o giù in una cantina/uscendo dalle gambe sciupate/di un fiore che non lo desidera/o che non riesce in alcun modo/a tenersi stretto al petto/un cucciolo che è solo pianto

magari arriverà, contento/ma noi saremo al ballo/volando sulle punte/con i nostri amori vicini/e sembrerà tutta una festa/con gli alberi ed i lumini/ed il bambinello sorridente/aggrappandoci alla stella cometa/ ma il bimbo che non arriva/è andato dalla parte sbagliata

**

doman se sèra…

l’è Nadal mè bèle gènt
l’è Nadal de mandorlati
e de òmeni su l’ór
che i ne crèpa de strangóssi
sconfionandose ‘n carton
sota ‘l pònt de l’Ades sgiónf

l’è Nadal coi ceregòti
tuti ‘n festa ‘ntorn na cuna
a scorlarghe i campanèi
a doi àngioi ‘mpituradi
e doi statue ‘mbesuìde
coi sò òci fisi al ciel

l’è Nadal e faren festa
tuti arènt ‘na bèla tàola
e deför dré i védri grìsi
doi rulòt e ‘l bidon pien
e de bòci ‘n s’ciàp ‘ngremì
che ‘n regàl gramùsa pan

ma se sèra i scuri prést
che è arivà gesù bambin

(17 dicembre 2009)

http://www.diaolin.com/wordpress/mp3/2120.mp3

domani si chiude

è Natale mia bella gente | è Natale di mandorlati | e di uomini in bilico | che muoiono di indifferenza | combattendo per un cartone | sotto il ponte dell’Adige gonfio | è Natale con i chierichetti | tutti in festa attorno ad una culla | a suonare i campanelli | per due angeli dipinti | e due statue inanimate | coi loro occhi fissi al cielo | è Natale e faremo festa | tutti vicini ad un tavolo imbandito |   e fuori dalle vetrate grigie | due roulottes ed il bidone pieno | ed un gruppo di bambini infreddolito | che vorrebbero del pane, in regalo | ma si chiudono gli scuri presto | che è arrivato Gesù Bambino

*

Pellegrino Francesca-Venticinque dodici

Arriva sempre con il sole dell’estate
nella bocca
appena ingoiato, fresco di neve, quasi
stanco e appeso dietro la porta
sotto un bacio al vischio
.
e, nell’altra stanza
un albero aspetta
– intermittente di stelle –
la mano di mio figlio.

*

Pizzo Antonella-C’è ancore nel balcone

C’è ancora nel balcone quello dello scorso anno

la primavera  e poi l’estate

hanno sbiadito il verde e fatto cadere gli aghi

albero grande nudo e malato, albero piagato

fra i tuoi rami sono rimaste impigliate

due scatoline di finto argento

una stella senza punta in rosso spento

l’ultimo ramo racconta il tuo rimpianto

dura un anno la tua gloria e  lo splendore

eri ricco e barocco

oggi sei scheletro occultato

nascosto ingombro

di cui mi vergogno

quadro staccato dalle pareti

traffichini d’anime e di deroghe

assessori e imprenditori

nomi eccellenti e direttori sanitari

assistiti e nominati

per estorsioni condannati

amici e conoscenti

pezzi grossi e manager

contumaci

avete tutti nel balcone il vostro albero.

*

Priano Gianni-Di qua in poi

Di qua in poi rovinano le cose
sulla smemoria di mia madre fino
giù in quel burrone dove si è gettata
la zia Adriana il quindici di Ottobre
( che roba là alla camera mortuaria
tra quelle salme stoccafisse e il pianto).

Viene Natale, nevica perfino
ci trita il tempo (quel che è stato è stato).
Avrai -tranquilla-sotto il pino acceso
il mio cuore di legno compensato.

*

RaimondiDaniela-Natività

Sposa bambina

sposa di un vecchio

madre di Dio.

Nella grotta il dolore mi morse

come un cane randagio.

Le ossa incrinate, il ventre  squartato

mentre gridavo al cielo e chiedevo pietà.

E nacque.  Mia carne.

Eppure non aveva i miei occhi,

e non aveva i suoi.

Ma il latte sgorgò tiepido e bianco

e lui già non fu il Salvatore,

ma solo un bambino

ed io,

fui solo sua madre.

Io sazia d’amore.  Lui sazio di me.

Io madre, lui figlio.

E in quell’attimo anche Dio attese nell’ombra.

Attese in silenzio,

lasciandoci soli.

Da: Inanna,  2006

*

Igor Melnikov

Rosa Silvia-DICEMBRE VENTICINQUE

DICEMBRE VENTICINQUE

Dicembre venticinque giorni

a ritroso

contavo i chicchi di neve la somma

di zucchero spolverato sulle strade

asfalto il peso esatto catrame

un mucchietto di gelo montato

in spuma di ore venticinque

una di attese da raccogliere spillare

tra le luci intermittenti che schizzano

gialline tutt’intorno malinconiche,

il mio dono la tua barba bianca

– bianca o era nera o non era? –

Babbo Papà Natale

ti ho scritto venticinque letterine  – anni

(non) ti amo infatti non ho smesso di aspettarti

e di cercarti e di credere che esisti

in ogni uomo che mi stringe un fiocco

rosso nella carne

– sono io il giocattolo a buon prezzo il dono –

.

quest’anno quest’inverno

questo numero di ghiaccio venticinque

aghi di pino a pungermi le palpebre

regalami l’incanto d’un abbraccio

una carezza un passaggio – tienimi

sulle tue ginocchia

contami appesi alle dita della mano

venticinque desideri tutti uguali

amami come sono

non sono stata buona forse, è vero

.

ma tu, Padre, tu nemmeno.

*

Sambi Mauro-natalizia

Sole sottozero. Incide dettagli

di finestre e di cimase nel cielo,

nell’oltrecielo. Nubi come scaglie

d’oro giottesche decorano il gelo.

.

Oltre l’immensa tregenda c’è un senso

irriducibile, di cui l’amore

fatto carne è fonda figura? Penso

ad ogni umile avvento, ad ogni aurora

.

umana. Sento il grembo di mia moglie

che inizia a sobbalzare, mi sorprendo

silenzioso, in attesa, sulla soglia

di un mistero che pure mi comprende.

.

La fonte inesauribile di Bach

zampilla Christen, ätzet diesen Tag.

.

2001

*

Savelli Loredana-Sentinelle del mattino

Di nuovo cattureranno la luce
Nel fuggire veloce
Della stella cometa
I pastori.
I volti annuiranno
Eccomi
Ad una voce
Nell’immutato stupore.
Nella schiera cieca
Del gregge, quanti?

*

Soldini Maurizio-La notte di Natale appena fuori

Ci sono sassi aguzzi che premono
sul coccige osso sacro dissacrato
da punte di dolore che scavano
come trapani pneumatici indefessi
e lasciano scorie di lentezza scura
sulla pelle assottigliata di freddo.
.
Ci sono sulla strada negli angoli
urinosi cartoni buste di plastica
qualche bicchiere mezzo pieno
piatti scoperti di frattaglie di pensieri
coperte sdrucite teli di nylon giornali
su cui parole e foto non parlano
né guardano lontano oltre la siepe
di neve fuligginosa di desideri.
.
La notte di Natale è appena fuori
uomini soli stanchi appesi
sotto le loro palpebre calate
su sogni non desiderati.
.
Natale è una passione che si annuncia
la stola viola nelle martingale
della vita che nasce appesa ad un cilicio
per tutti i Cristi che vivono all’addiaccio.

*

Terribile Raffaella-L’attesa del momento

L’attesa del momento,
l’armadio che si apre
con l’ombra dell’anno prima.
Festoni, d’oro e d’argento,
la scatola delle palline,
di vetro luccicante,
i nastri di raso rosa
ricordi di bambina.
La capannina, il muschio, le statuine.
Piccole mani alla scoperta,
nuova ogni anno,
un’emozione ritrovata
il giorno dell’Immacolata
da mani più adulte.
L’albero decorato,
una magia, il cesto ai suoi piedi,
carte colorate, nuove ogni giorno.
Quest’anno l’attesa resterà
Nel buio dell’armadio.
Non ci sarà più quell’albero,
conserverò quello dei ricordi.
Quando la mia famiglia
eri tu.

*

Igor Melnikov

ToiniIole-Festa

a Daniela Raimondi

Dicembre. Quasi Natale. Le luci cadevano

sui marciapiedi come la nebbia nei polmoni.

La gente andava con la stessa frenesia del traffico,

addosso un’aria di festa ad ogni costo.

Strette nei cappotti slittavamo sopra le cose.

Il primo bar che troviamo, hai detto. Quel tavolo

in fondo alla sala. Sorridevi e parlavi di quello che

ci si racconta perché si sta bene insieme.

.

Mangiavo patatine, mi sentivo felice.

.

Il tuo viso era bello,

come fosse stato capace di lasciarsi consumare dal mondo,

come ti fosse fiorito dentro il cielo insieme al buio.

Lo sentivo mischiato alla tua voce. Un pezzo

me lo sono portato via insieme al libro, te ne sei accorta?

Mi sentivo una bambina in festa, senza altro motivo

che la gioia di essere lì.

Ignoravamo il tempo come è possibile farlo quando si è bambini

e ti importa solo di quello che stai vivendo.

Intorno le cose non sfondavano che di poco rumore.

.

Due bicchieri di vino rosso e poca voglia di mangiare.

Chiacchieravamo forte. E ridevamo. Alcune donne

ci guardavano curiose. Siamo uscite che cominciava a fare sera.

I lampioni si spartivano la strada con le luci vezzose.

Ancora adesso non so quale sia stata l’ultima parola,

l’ultimo tuo gesto. L’auto ha svoltato senza che facessi in tempo

a dirti ancora una cosa.

da Spaccasangue, 2010

*

Tontoli Francesco-Presepe (personaggi e interpreti)

Il pastore Pasquale,

pecora in spalla,

albanese kosovaro,

nel suo morbido riccio

sguardo dritto al paglericcio ,

tutto ispirato

stava in vetrina

accanto a un remagio suo amico,

di nome Abdul

un tipo da cartolina

incipriato e dorato

con mantello di broccato ricamato.

Essendo strabico,

con l’occhio destro

adocchiava un angelo ucraino

che esibiva un cartiglio in modo maldestro

con su scritto:

“GLORIA, puntini puntini.”

Pasquale pensava che il nome dell’angelo

non fosse “Gloria”,

ma Nina,

e “Nina, Nina”

sognava ,

messa in cima

a quella grotta di cartone

a corona.

Maria

era proprio una bella Maria

con risata sonante

veniva dal Perù

e il suo bambino faceva il menestrello

e lì davanti raccoglieva il denaro

dei clienti del grande magazzino.

Mentre Giuseppe sapete chi era?

Giuseppe di Dakar

dormiva in piedi come un cretino

perchè faceva i turni di notte in conceria

e sapeva pure di vino,

violando almeno una dozzina di tabù

con un po’ di malinconia.

E Gesù,

mio dio,

dormiva saporito,

aspettando la poppata della sera

dalla madre rumena,

cassiera.

*

Tosi Lucia-Per quanto mi sforzi

Per quanto mi sforzi

di finirla all’anno passato

– alberi palline fiocchi scatole

lanterne corone pungitopo –

mi arriva addosso l’odore

di resina, irresistibile.

Adesso è l’ora dell’assalto

ad ogni coccarda un ricordo

da amaro a meno amaro

dolce mai, salato anche:

le lacrime per un gioco

durato poco

per te che mi chiamasti Anna

ma il mio nome è Lucia.

Sembra un secolo

che te ne sei andata

un giorno soltanto

dal tempo dei riccioli d’oro.

In mezzo, a migliaia,

i miei natali, amari meno amari,

dolci, che io ricordi, mai.

*

Varotti Silvana-La conta

Si avanza per sottrazione un anno

dopo l’altro e a Natale puntuale

una conta gradualmente monca

di sfavillii festosi d’occasione

Si avanza per addizione dei ricordi

un muschio sempre verde

un abete che svetta capovolto

dalla mente al cuore

Un posto vuoto a tavola

le mie braccia stampelle per mia madre

membra marmoree di senile infanzia

Raccolgo sorrisi da regalare

pazienza per ascoltare

memorie che non combaciano

letterine sotto al piatto

Promesse che la vita scorrendo

ha rimosso e alle buone intenzioni

ha ceduto il passo

*

Vitagliano Pasquale-Natale

Che Natale sia Natale

prova a dirlo a chi

ha perso qualcuno

a poche ore dall’evento.

Sì, che si può odiare il Natale,

quando sta per arrivare

un anno dopo,

pochi giorni prima della prece.

Ti resta appiccicato addosso

il ricordo del sopruso:

solo a te quest’anno

non hanno regalato nulla.

Adesso sì, che capisci tuo figlio,

quel giorno che gli hai rovinato il Natale;

lo capisci ora che cosa significa

un giocattolo rotto.

*

Igor Melnikov

31 Comments

  1. la parola si è fatta porta dell’incontro
    ho seguito giorno per giorno l’aggiungersi dei testi come candele di luce nuova
    è un’emozione trovarmi qui e incrociare le voci, tutte vivissime, ritrovarle da ora in poi per condividerle
    un grazie a Fernanda e a tutti

  2. è un’emozione particolare e vivissima il susseguirsi di tanti cuori e sentimenti e meraviglie..differenti eppure uniti da un filo particolare…grazie a chi ha raccolto i testi, letto ciascun sentire e condiviso tanto!! un abbraccio con affetto!

  3. Ringrazio col quore nel liquore (per spirito natalizio in attesa del solstizio) ferni e la sensibilità delle sue carte…

  4. Cara Ferni, esprimo qui il mio *grazie* a te e agli autori di questa poetica antologia virtuale davvero densa ed emozionante – da leggere tutta d’un fiato -, che del Natale rappresenta ogni aspetto, ne indaga di testo in testo ogni sfumatura, ne sonda la molteplicità di immagini significati sentimenti suscitati in ciascuno di noi, quali che siano. Un caleidoscopio che si muove intorno all’idea che Natale sia Natale, incarnandola nell’ unicità e nella differenza di ogni sentire.

    Un caro saluto e *auguri* :-)

  5. sono davvero felicissima per questa raccolta, tutti noi di cartesensibili e Il ponte del sale lo siamo.Se non fosse stato per tutti VOI, che avete contribuito con i vostri testi, il vostro percorso personale e il vostro cuore non sarei e non saremmo stati in grado di formulare un Augurio migliore per un Natale da vivere.Qui, abbiamo iniziato a farlo, per questo hanno un suono vivo,vitale le parole, e la poesia è casa per chi vuole abitarlo.
    UN GRANDE GRAZIE A TUTTI I NOSTRI COMPAGNI DI VIAGGIO.

  6. bello aver avuto l’idea di far accadere l’evento di questa catena poetica delle nascite, ferni. gli anelli sono occhi – pensiero, felici o amari o incantati non importa, quel che importa è sapere del cerchio che ci unisce, anche oltre ogni natale. grazie a te. grazie a tutti,
    annamaria

  7. Grazie Anna Maria,siamo lieti che questo lavoro si muova e porti in giro un Natale che nasce di volta in volta nelle persone che lo fanno proprio. f

  8. Arrivo solo adesso, in grande ritardo, ma anche a me fa piacere dirlo: bello! Bello l’insieme e belle le singole voci.

    Grazie, ferni! E auguri!

  9. splendido lavoro antologico in cui si raccolgono tra le migliori voci dell’odierna poesia; mi spiace per la mancata partecipazione fattiva, ma ho avuto alcune difficoltà – conserverò gelosamente la preziosa raccolta

  10. A tutti coloro che hanno partecipato: all’erta! Ho idea che l’anno prossimo si replicherà. Natale è ogni giorno dell’anno, almeno così sono propensa a credere,dunque salvate le vostre pagine delle tante nascite che vivrete e, a Natale 2011, scegliete quella che sarà stata la pagina che per voi merita di essere portata in dono anche agli altri viaggiatori, di un cosmo che si muove ad ogni istante e noi con lui.
    GRAZIE DI CUORE.
    ferni per Cartesensibili

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.