VERSO UNA ERMENEUTICA DELLE DIFFERENZE- Maria Grazia Palazzo: Sulla follia- Parte seconda

jean dubuffet- art brut

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Basaglia è considerato il fondatore del concetto moderno di salute mentale ed è grazie a lui che esiste la psichiatria odierna: terapeutica e riabilitativa. In controtendenza, rispetto a buona parte della classe medica del tempo, Basaglia fu spedito a Gorizia, in un manicomio di frontiera. Dopo il primo drammatico approccio egli dimostrò “che si può assistere persone folli in un altro modo”. Con Basaglia l’attenzione si sposta sul malato e non più sulla malattia. La Legge n.180 del 13 maggio 1978 è la prima e unica legge quadro che, imponendo la chiusura dei manicomi, regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici, e quindi i c.d. centri di igiene mentale, in cui sostanzialmente si svolgono “accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori. Fu una legge quadro che aprì alla riforma con un progetto che doveva essere completato. Vennero aperti i cancelli, i pazienti furono lasciati liberi di passeggiare, di consumare i pasti all’aperto, di lavorare. Nel settembre del 1979 nasce la cooperativa sociale Il Posto delle fragole, all’interno del Parco dell’ex Ospedale Psichiatrico di Trieste. Il parco e i suoi edifici, in parte abbandonati, sembrarono il luogo ideale per agire un nuovo modo di concepire anche l’imprenditoria. Tutt’ora se si va a visitare quei luoghi si può pranzare, quasi all’aperto, nel verde, in un continnum di spazi destinati a permettere la socialità, a conoscere ed integrare le diversità, ad abitare uno spazio di civiltà. Per la prima volta si prestò attenzione alle condizioni di vita degli internati, ai loro bisogni e si organizzarono assemblee di reparto e assemblee plenarie. Il più grande merito di Basaglia fu di considerare il paziente non come un oggetto da aggiustare ma una persona da accogliere, ascoltare, comprendere, da aiutare, e non da recludere o da nascondere.

Ma la mentalità, la cultura ha bisogno di tempo per evolvere. La retorica sul tema dei folli e dei folli-rei, talvolta anche per piccoli reati, si nutre del contesto sociale all’interno del quale il folle-reo si trova e da qui lo stigma con cui viene marchiata la sua doppia devianza (la commissione del reato e la malattia mentale) dalla moderna società dell’insicurezza. I comportamenti umani vengono da sempre valutati ed etichettati, in modo certamente più vincolante per le azioni sociali significative che possono integrare gli estremi di un crimine. Ma è sempre il soggetto o la comunità c.d. sana che attua quelle valutazioni, giudizi, norme. Attraverso i processi di etichettamento, si delinea una mutevole parabola della normalità. Nel tempo, un certo clamore hanno suscitato le esperienze degli O.P.G.. Ci sono state varie interrogazioni parlamentari e indagini ministeriali sulle condizioni degli ospedali psichiatrici giudiziari. All’interno della evoluzione normativa sul tema in questione si evidenzia come è solo dopo il Codice Rocco, e cioè con la Carta Costituzionale, e la sua entrata in vigore, nel 1948, in particolare con l’art. 27 e 32 Cost.it. che si apre quella via della dignità del malato di mente, tanto tenacemente perseguita da Franco Basaglia. Esistono nella letteratura giudiziaria, comunque, casi eclatanti che hanno fatto da spartiacque. Uno di questo è il caso di Antonia Bernardini (1974), un drammatico seme della riforma. Gestione carceraria e finalità terapeutica, a un certo punto si escluderanno completamente. Nel 2010-2011 ci sarà un evento unico, la Commissione d’inchiesta del Senato sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario nazionale, presieduta dal senatore Ignazio Marino che sceglie di indagare approfonditamente la problematica OPG, in quanto materia di pubblico interesse, con visite e sopralluoghi in diverse strutture, in cui vengono raccolti filmati che diventeranno un documentario dall’eloquente titolo Lo Stato della follia, del regista Francesco Cordio. È la prima volta che le telecamere sono riuscite a entrare all’interno degli O.p.g. Immagini e documenti audiovisivi sono davvero rari. Uno stralcio del video verrà trasmesso il 21 marzo 2012 dalla trasmissione Presa Diretta di Riccardo Iacona su Rai 3. A un certo punto sulla base delle conclusioni della Commissione d’inchiesta il Senato riterrà che le condizioni strutturali ed igienico sanitarie riscontrate, sono tali da recare pregiudizio a diversi diritti costituzionalmente garantiti dei pazienti ricoverati: segnatamente il diritto a modalità di privazione della libertà non contrarie al senso di umanità, il diritto fondamentali alla salute, il diritto all’incolumità, ecc. Lunghissima sarebbe la disamina da fare. Dopo gli Ospedali Psichiatrici giudiziari, molte furono le proposte discusse, tra abolizionismo e revisionismo, in nome delle quote di responsabilità del malato psichiatrico. Non è possibile un’analisi sistematica qui dei singoli progetti di riforma e degli interventi anche giurisdizionali, che sostanzialmente oscillano tra necessità di superare la presunzione di pericolosità sociale e necessità terapeutiche del reo. Ma a fronte degli iniqui ergastoli bianchi, cioè dei ricoveri in OPG protratti per lunghi anni attraverso la controversa disciplina delle “proroghe” (cioè del riesame della pericolosità sociale) vale la pena segnalare che fu il disegno di legge dei Consigli regionali di Toscana ed Emilia Romagna (disegno di legge 8 agosto 1997, n, 2746, Senato della Repubblica)  ad innervare il sostrato teorico della legislazione attualmente in vigore una proposta realistica, non radicale, interessante nel metodo e nel merito, che propone di lasciare invariato il concetto di non imputabilità e di proporre un nuovo modello di esecuzione ne confronti del folle-reo, costruendo un sistema di misure eterogeneo, nel rispetto dell’avvenuto cambiamento da una psichiatria che vedeva nel manicomio la soluzione unica e totalizzante ad una PSICHIATRIA della DIFFERENZA in cui il sofferente psichico, viene visto come una persona con problematiche complesse e non univoche. Lo shock legislativo della legge n. 9/2012 ha effettivamente inciso sul numero di dimissioni, contribuendo a un notevole ridimensionamento della popolazione internata. Le Regioni avrebbero dovuto tempestivamente intervenire entro il 31 marzo 2013. Venivano individuate le REMS con azione residuale, cioè le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza come strutture sanitarie di accoglienza per autori di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi. A carico delle regioni la formazione del personale e il rafforzamento dei servizi territoriali. I costi per queste strutture per il 95% a carico dello Stato, per la restante parte a carico delle Regioni. La complessità della operazione amministrativa e giudiziaria ha orientato il legislatore alla decretazione d’urgenza. Gli scandali che hanno interessato alcuni istituti hanno evidenziato la eterogeneità di un sistema che non agevola pratiche virtuose. L’aspetto sociale aiuta a chiarire che il folle reo è anzitutto un soggetto deviante tra i devianti. L’aspetto criminale è quello che distingue il folle-reo dal resto della popolazione psichiatrica. L’aspetto clinico permette di delineare l’identità della popolazione internata. Tuttavia, il magistrato non chiede allo psichiatra forense una diagnosi, ma gradi di pericolosità sociale e rischio di reiterazione del reato: “si potrebbe dire che gli OPG sono istituti per occuparsi di pericolosità sociale e per misurare la capacità di intendere e volere” non istituti dove mettere in pratica interventi terapeutici. La domanda è sugli effettivi standard di assistenza delle attuali strutture di servizio. Resta la mentalità da cambiare, sui temi della vulnerabilità. Ci chiediamo cosa si può fare ancora, di più e meglio per i malati e le loro famiglie, sulle cui spalle lo stigma sociale è piombato come una Tyche, portando come dono una grande solitudine. Forse è necessario vivere in relazione con più attenzione verso la fragilità che è in tutti noi. Affermava Basaglia (1924-1980): “la FOLLIA è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere. Aprire l’istituzione non è aprire una porta, ma la nostra testa di fronte a questo malato.” 

È interessante e sarebbe opportuno usare parole che siano vicine ad esperienze di realtà, se vogliamo evitare la retorica anche sulla follia e sui folli. A noi, leggenti e scriventi, interessa soprattutto il linguaggio e il racconto del sé da parte del malato. Per questo rimandiamo ad alcuni suggerimenti di lettura, seppure a titolo semplificativo, cui eventualmente attingere, per avvicinarci al tema.  Per il cartaceo, segnaliamo: PANE, ACQUA E…poesie sul cibo dal carcere (a cura di Silvana Ceruti e Alberto Figliolia, con la prefazione di Simonetta Agnello Hornby e Maria Rosario Lazzati) – ROBA DA MATTI, il difficile superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, Michele Miravalle – CRONACHE DA UN MANICOMIO CRIMINALE di Dario Stefano dell’Aquila e Antonio Esposito – IL VASO DI PANDORA, Manuale di psichiatria e psicopatologia, di Luigi Cancrini e Cecilia La Rosa.

Non si può non ricordare, naturalmente, STORIA della FOLLIA nell’età classica, di Michel Foucault. Si precisa che il presente articolo non ha ambizione sistematica ma di riflessione non specialistica, di testimonianza di percorsi che possono suscitare ulteriori approfondimenti. 

Infine, come appassionata di poesia, vorrei offrire uno stralcio inedito.

Avevi occhi di carboni accesi/ e barba e baffi al vento di tramontana /e occhiali neri, il cappello elegante/il cappotto di panno scuro a doppio petto. / La tua voce era un fortunale fragoroso/tempestato di strali rossi. / Sia che ridessi, sia che ti lasciassi attraversare/ dalla rivolta della tua iracondia, il cielo/ era gonfio di tuoni e lacrime invisibili/ inghiottite nei lunghi inverni dei rigori. /Avevi mani nervose robuste. /Viaggiavi col treno del sud-est, /lasciando per un’ora due, gli abissi del tuo mare.              


Maria Grazia Palazzo

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