TRA LA PAROLA POETICA E LA MUSICA- Sergio Pasquandrea: Quando ritornano i fiori. Emily Dickison e Aaron Copland

emily dickinson ritratta da tullio pericoli

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Non so più da quanto mi aggiro intorno ad Emily Dickinson. Forse da quando, sul libro di letteratura inglese del liceo, lessi There came a Wind like a bugle: ma non escludo che l’incontro possa essere anche più antico. Eppure lei e la sua poesia continuano ad essere per me un totale mistero; anche le stesse poesie, lette e rilette negli anni, custodiscono il proprio nucleo più profondo senza mai svelarmelo del tutto.

Nel 1950, Aaron Copland (1900-1990), il Decano della Musica Americana – così era noto – decise di mettere in musica dodici poesia di questa autrice così quintessenzialmente americana, e insieme così totalmente universale. Il ciclo, intitolato Twelve Poems of Emily Dickinson, venne scritto per voce e pianoforte ed ebbe la sua prima esecuzione il 18 maggio di quello stesso anno, con l’autore al piano; venne ricevuto in maniera piuttosto fredda dai critici, tanto da spingere Copland a rivederlo in una versione orchestrale e abbreviata (Eight Poems of Emily Dickinson), la cui stesura gli richiese ben dodici anni, dal 1958 al 1970.
Quello che vi presento oggi è l’ottavo numero, nella versione originale. La traduzione dei versi – piuttosto libera, attenta più al ritmo che al senso letterale – è mia.

Non lo commento, perché mi pare non ci sia davvero nulla da fare, a parte ascoltare.
E quindi, buon ascolto.

Sergio Pasquandrea

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When they come back — if Blossoms do —
I always feel a doubt
If Blossoms can be born again
When once the Art is out —

When they begin, if Robins may,
I always had a fear
I did not tell, it was their last Experiment
Last Year,

When it is May, if May return,
Had nobody a pang
Lest in a Face so beautiful
He might not look again?

If I am there — One does not know
What Party — One may be
Tomorrow, but if I am there
I take back all I say —

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Quando ritornano (se tornano)
i fiori – io mi domando
come possano rinascere
se l’arte vien mancando.

Quando (se possono) i pettirossi
riprendono, non oso
dirlo, ma temo che l’esperimento sia
ormai concluso.

Quando ritorna (se ritorna) maggio
non senti quel timore
che non si possa più vedere
un simile splendore?

Se ci sarò – non puoi sapere
a chi sarai accanto –
domani, ma se ci sarò
ritiro tutto quanto.

 

Traduzione Sergio Pasquandrea

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