PASSAGGI CON FIGURE- Elianda Cazzorla: Qualcosa di scritto… Uno

elianda cazzorla- lungo la rota vicentina, primo percorso- portogallo 2019

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Quando ritorni a casa, viaggiatrice, se qualcuno ti chiede a telefono: Com’è andata? Racconta un po’, a te sembra di non essere in grado di mettere in fila nessuna storta sillaba o qualche frase semplice che possa rendere conto di tutto quello che hai vissuto. Eppure sei stata tu, quella che ha fatto il cammino, legata con i piedi e con le mani ai passi messi uno dietro l’altro, sui sentieri sopra l’Oceano, lungo la costa del Portogallo. Ti schiarisci la voce, e sai che se lui potesse vederti, scoprirebbe in te lo sconcerto, perché non sai proprio da dove iniziare. Ti dai del tempo. Pochi giorni. A fatica ritorni alla normalità: a smontare lo zaino, ad andare al supermercato, dal parrucchiere. Bisogna pur ricominciare in qualche modo. Intanto le gambe rivendicano la loro quotidiana dose di chilometri, il corpo perde l’abbronzatura e speri che non perda la tonicità conquistata. Riabituarsi al perimetro della propria casa, in cui i muri paiono essersi riavvicinati, non ti pare possibile, dopo essere stata nell’infinito. E quando l’amico ti richiama, mentre è passata una settimana, tu spiccichi qualche pensiero, ma non è che tu sia tanto soddisfatta. È come se volessi tenere nascosto, tutto lì nel fondo, per paura che parlandone si banalizzi. Eppure, basta poco per dimenticare. Ma no! Ti dici. Se riprendi le foto, si rinnova il ricordo. Perché dovresti essere stata vittima di un reset inconsapevole?

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elianda cazzorla- lungo la rota vicentina, primo percorso-portogallo 2019

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Viaggiatrice ritornare si deve, per rimettere in fila tutta quella bellezza che ha riempito i tuoi occhi e l’esperienza che ha nutrito la tua anima. Certo, ora c’è un groviglio di emozioni, nessuno ti dice che devi sbrogliare la matassa, se ti spaventa un lavoro così, se non hai intenzione di tessere la seta di quei giorni per farne un foulard, con le immagini raccolte, non puoi non fare nulla. Chi pensa il più profondo, ama il più vivo1 e le emozioni sono belle e volatili, vanno trasformate. Un consiglio: metti in fila tutto quello che va salvato dall’oblio, almeno per ora, prepara una lunga frangia con i fili di quei giorni, che sia una carezza per i momenti tristi, quelli in cui non c’è la sospensione dalla pena del vivere. Riprenditi la bellezza che ti ha fatto sentire parte di un tutto, persino di fronte all’abisso che si è aperto davanti ai tuoi occhi. Non eri la Viandante sul mare di nebbia del quadro ridipinto e corretto da Friedrich, il soggetto che si staglia in primo piano sullo spuntone di roccia nera, mentre osserva quel che c’è al di là del suo essere. Non sei tu. E poi non è più così. Il romanticismo è finito da un bel po’.

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elianda cazzorla- lungo la rota vicentina, primo percorso-portogallo 2019

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Il tuo cammino è nell’andare, nel lasciare impronte che spariranno e che non saranno più tue, anche se lo sono state. È l’infinito nella finitezza. E mentre sollevi i passi, e senti la pesantezza del farlo nella sabbia, giri lo sguardo, scopri i fiori rossi, che non sono fiori, ma foglie turgide che hanno dentro la vita a forma di becco d’uccello, le foglie rosse, sopravvissute a tutte le altre che Iperione ha incenerito. Davanti agli occhi hai il nero di brace e, poco più in là, la polvere grigia del fuoco. Oh! Caldo sole, come puoi essere così crudele. La sabbia rossa del sentiero alle tue spalle diventa grigia con le foglie sbriciolate. E le scarpe sono sempre più pesanti. Allora abbandoni il sentiero e, per placare la stanchezza, piano ti avvicini al limitare della costa e lì irrompe il mare nella sua azzurrità, ti affacci e l’osservi, giù dalla roccia, a più di cinquanta metri di distanza. Lui si frange, si ritira e ritorna, un continuo andirivieni nel suo moto perpetuo, e poi l’ascolti e capisci che significa energia. Quel rumore d’acqua, ti placa. Poi riprendi il sentiero di sabbia grigia e il roboare del mare, d’incanto sparisce anche se lui continua nel suo andare e tornare, infrangersi e ritirarsi, schiaffeggiare gli scogli, ammorbidirli, creare forme bislacche. Tu non puoi sentirlo perché sei in alto nei sentieri sull’Oceano.

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elianda cazzorla- lungo la rota vicentina, primo percorso-portogallo 2019

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Sei partita da Porto Covo per raggiungere Vila Nova de Milfontes. Sono i primi ventidue chilometri di cammino, seguendo i paletti con le pennellate di verde e d’azzurro, piantate lungo il percorso delle alte dune che tanti milioni di anni fa erano il fondo del mare. E quando a sera finalmente arriva il momento di distendere le gambe nel letto, ridare pace al tronco incurvato per il peso dello zaino, mentre ti ripeti che la prossima volta riduci bagaglio, certo che lo riduci, solo l’essenziale null’altro, e ripensi al tuo andare, anzi al vostro andare, ripensi alle quattro donne che già da marzo avevano deciso di partire perché nella loro esistenza qualcosa di nuovo stava per ergersi. Quattro viaggiatrici che in fondo avevano e hanno un po’ paura per la vita nuova che pur hanno desiderato. Dal primo settembre non sarebbero più entrate in classe e la campanella, dei primi giorni di scuola, andava tenuto lontana, meglio coprire il suono della nostalgia con lo sciabordio del mare. E avanti sulla Rota vicentina, avanti sul Sentiero historico. E forse per questo, non sarà stato nemmeno una banale coincidenza, che il primo giorno del viaggio, in giro per Lisbona, con lo zaino leggero e la mappa tra le mani, le viaggiatrici si siano fermate davanti al cancello di una scuola elementare in stile liberty per ammirarne le linee architettoniche e il vasto giardino con stormi di bimbi in grembiule a scacchi beige e verde. E hanno incontrato il sorriso di una giovane insegnante che a loro ha spiegato la didattica rivoluzionaria di João de Deu, che nel 1876 creò “Cartilha Maternal al Jardim-Escola”. Un grande poeta e pedagogista che considerava la lettura e la scrittura quali strumenti essenziali per formare nella gioia uomini e donne. In un momento in cui l’analfabetismo era una piaga per l’intera nazione. Il bambino apprende meglio in un edificio che è simile alla sua casa, afferma l’insegnante in portoghese, per questo gli spazi devono essere suddivisi in angoli e all’esterno deve esserci un grande giardino. Ogni aula avere la sua biblioteca e la sua bambola.

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elianda cazzorla- jardin- escola joao de deu- lisbona

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Parlare con lei, nell’intreccio linguistico di spagnolo, portoghese e inglese, ridere e ammiccare, era condividere l’entusiasmo dei trentanni e al contempo dar vivacità alla sapienza esperita, raccontandole aneddoti di vita scolastica. Farle capire l’importanza per l’Italia del metodo Montessori che ricordava quello di João de Deu e il valore dell’errore creativo a cui Gianni Rodari ha dedicato molte riflessioni.

E ora nel tuo letto ripensi, viaggiatrice, a quando hai salutato la giovane insegnante. Dentro di te c’era quello stato di sospensione che caratterizza chi non è né dentro né fuori da una situazione. Sulla soglia. Non eri nel giardino, dietro al cancello, ma eri sui gradini, davanti al cancello, sul marciapiede. Eri fuori, libera, senza più la sveglia all’alba, senza la strada nel traffico da affrontare, senza l’orario delle lezioni ordinarie e lo straordinario dei consigli imprevisti o dei collegi docenti mensili. Libera.

Ce la si fa, ragazze, hai detto alle tue compagne di viaggio, ce la si fa.

Attraversate l’aria con il corpo eretto e la testa alta, ci sono spazi più ampi da misurare con i vostri passi rispetto ai perimetri dei poliedri chiusi delle scuole che meno di un mese fa erano le vostre, dopo quarant’anni di lavoro tra i banchi bisogna reinventarsi. Reinventarsi.

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elianda cazzorla- davanti al cancello de jardin- escola joao de deu- lisbona

… continua

Elianda Cazzorla

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NOTE AL TESTO

1 Dalla poesia di Hölderlin, Sokrates und Alkibiades.

 

 

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