PASSAGGI CON FIGURE- Elianda Cazzorla: E’ arrivato Zampanò

elianda cazzorla- andrea bowers, la raza y la causa, installation view, maxxi, roma 2019 

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Quando sono uscita dal MAXXI [1], ho inspirato e respirato per tre volte, come suggerisce Thích Nht Hnh [2] , il maestro,  per riprendere il presente e allontanare il tourbillon che aveva attraversato il mio essere. In meno di due ore avevo percorso tante strade del mondo, sentendomi estranea e partecipe, al contempo, in scenari diversi. Mi sono seduta su una panchina, bianca di ferro a rete, e lì, nel giardinetto adiacente a via Guido Reni, con un occhio al continuo mutare delle nuvole in cielo, mi sono detta: E allora cosa ti è rimasto di questo gran caos, oltre all’emozione della meraviglia? Dalle strade dove nasce il mondo, cosa rimane? Di quel grande frastuono, degli scricchiolii, delle sirene, degli strombazzamenti, degli schiocchi, delle grida, dei lamenti, dei canti, delle risate, delle ruote, dei carretti, delle auto, dei risciò, di quel fischiettio insistente e stonato di un easy driver invisibile con la sua moto dai venti specchietti in fila sui due lati del manubrio?
Cosa rimane? Del bagno di folla reale – i visitatori che hai toccato per sbaglio di spalle, a cui hai sorriso nella complicità dello sguardo, nella scoperta di un dettaglio- e il bagno di folla virtuale – nei video, nei disegni, nelle installazioni?
La tangibilità degli opposti e la loro inesistenza nella contaminazione possibile dell’uno dentro l’altro, della trasmigrazione continua dall’uno all’altro. Destabilizzante. Appunto.
Da piccini, si giocava alla ricerca delle parole opposte, con le braccia conserte, poggiate sul banco, seduti sulla seggiola. Composti, diceva la maestra. E nel rispetto dell’ordine:

    – Se dico aperto, tu dici?

   – Chiuso.

   – Se dico acceso, tu dici?

  – Spento.

  – Se dico mare, tu dici?

  – Monte.

  – Ma sei sicuro? E se dico strada, tu dici?

  – Stanza.

  – E perché?

  – Uno è aperta e l’altra è chiusa.

Ecco quel che successo, nel silenzio, su quella panchina bianca di ferro a rete, uscendo dalla melassa dei suoni e dei rumori, dei colori e delle luci, si è composto il binomio: estraniamento destabilizzante.

Se da bambina, insieme a tanti altri bambini, costruisci il mondo con le categorie degli opposti e con quelli ti muovi e scopri tutto quello che ti sta attorno, da adulta sai che quelle categorie non sono assolute e che aperto non si oppone sempre a chiuso, privato a pubblico, strada a stanza. Anzi possono esserci mille strade in una stanza… e tu ne hai appena attraversate tante insieme ad altri sconosciuti, in una mostra non mostra, ne La strada dove si crea il mondo.

In fondo Duchamp l’aveva già detto: La vera arte non sta nei musei.  

Senza dubbio alcuno è questo il merito di chi ha trascinato la vita nel labirinto del MAXXI.  Hou Hanru, il direttore del museo, ha curato la selezione di duecento opere, di centoquaranta artisti, opere che creano quell’effetto di estraniamento destabilizzante, necessario per una vera esperienza estetica produttrice di metamorfosi.

Seduta su quella panchina, bianca di ferro a rete, per riprendermi dal disorientamento e avere un minimo di bussola occidentale, nel giardinetto di via Guido Reni, ho preso la Canon S120 e ripercorso, attraverso gli scatti, ciò che aveva colpito il mio occhio, prima della mente, l’orecchio prima della decodifica e con le parole a margine, scritte in graffite Faber Castelli Grip 2001, sui bordi della mappa, scopro di avere solo immagini, tratte dalla stessa sezione [3] Street Politics . Chi ha scelto per me?  Forse il desiderio nel fondo che la strada continui ad essere, ora più che mai, teatro – laboratorio – arena per l’esercizio della libertà civile, sociale e politica.

La rue…seul champ d’experince valable [4]. Proprio quello.

 

CHTO DELAT

Il collettivo Chto Delat (Che fare?) È stato fondato all’inizio del 2003 a Pietroburgo da un gruppo di lavoro di artisti, critici, filosofi e scrittori di San Pietroburgo, Mosca e Nizhny Novgorod con l’obiettivo di unire teoria politica, arte e attivismo.

 

ANGRY SANDWICH PEOPLE 2006

https://vimeo.com/6879250

Ognuno, uomo, donna, bambino, ragazza, in staticità marmorea, recita un verso della poesia di Bertold Brecht, In lode della dialettica, una protesta in forma di happening teatrale, nello spazio urbano di Mosca.

L’ingiustizia oggi cammina con passo sicuro

Gli oppressori avanzano da diecimila anni.
La violenza appare inevitabile: com’è, così resterà.
Non risuona voce alcuna,  se non quella di chi comanda.
Lo sfruttamento rimbomba forte e chiaro: questo è solo l’inizio.
Ma fra gli oppressi sono in molti a dire:
quel che vogliamo, non avverrà mai.

Chiunque è ancora in vita, mai dica “mai”!
La certezza non è mai certa.
Com’è, così non resterà.
Chi osa dire” mai”?
Di chi è la colpa se l’oppressione permane?
Nostra.
Chi può spezzarla?
Noi.
Perché i vinti di oggi saranno i vincitori di domani.
Chi è perduto, combatta!
Una persona consapevole della propria condizione
Chi mai potrà fermarla?
E il “mai” diverrà “già oggi”!

 

ANDREA BOWERS- Wilmington, USA, 1965- LA RAZA Y LA CAUSA  2015

elianda cazzorla- andrea bowers, la raza y la causa, installation view, maxxi, roma 2019

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L’arista pone l’accento sulle disuguaglianze nel mondo occidentale, prendendo una posizione di denuncia. L’installazione di 140 poster  è un compendio delle cause politiche sostenute dall’artista. Articolata tra materiale d’archivio, selezionato da quello dell’attivista Carlos Montes, fotografie di manifestazioni, poster politici creati da vari designer e slogan, testimonia la lotta politica dei nostri tempi e sui pone essa stessa come atto di protesta politica e impegno civile militante.

In un’intervista [5], afferma Andrea Bowers: “Vivo su un territorio occupato in uno stato, in un paese in cui lo squilibrio di potere tra culture colonizzate ed ex colonizzatori è tutt’ora presente. Guidando verso sud, a due ore da casa mia, vi è il confine americano con il Messico, una barriera che concede libertà di movimento solo a coloro che sono in possesso di un passaporto americano. Le terre della California, dello Utah, dell’Arizona, del New Messico e del Texas furono sottratte a popoli i cui discendenti sono tutt’ora vittime di numerose ingiustizie, tra cui la mancanza di soluzioni abitative adeguate, l’impedimento di spostarsi liberamente attraverso i confini di stato, la negazione della cittadinanza, la brutalità da parte della polizia, l’impossibilità di celebrare le proprie tradizioni e le inadeguate condizioni di sicurezza sul lavoro. Queste sono alcune delle brutali conseguenze contemporanee del colonialismo”.

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RIRKRIT TIRAVANIJA- Buenos Aires, 1961 –  UNTITLED 2015 (DEMONSTRATION DRAWINGS)

 

elianda cazzorla- rirkrit tiravanija, Untitled 2015, installation view, maxxi, roma 2019

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L’interesse per le controculture e i momenti di protesta ha portato l’artista ad avviare nel 2001 la serie dei Demonstration  Drawings. Si tratta di disegni commissionati da Tiravanija ad artisti tailandesi che riproducono immagini contemporanee di dimostrazioni, marce e scontri, pubblicate sul quotidiano International Herald Tribune. La fotografia legata all’oggettività della cronaca giornalistica, è tradotta in disegno scelto come mezzo di rapida e incisiva espressione personale.

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elianda cazzorla- rirkrit tiravanija, untitled 2015, installation view, maxxi, Roma 2019

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MOE SATT- Yangon, Myanmar, 1983- PARASOL ALTERNATIVE 2018

elianda cazzorla- moe satt, Parasol alternative 2018, installation view, maxxi, roma 2019

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L’artista è il punto di riferimento nel panorama artistico del sud est asiatico grazie alla costante attenzione per la situazione socio-politica del suo paese, il Myanmar. Precedentemente noto come Birmania è stato soggetto per lungo tempo a una dittatura militare e animato da continue lotte per il raggiungimento della democrazia liberale. I tagli riportati  sulla seta dei tipici ombrelli birmani diventano metafora dell’instabile condizione del suo popolo e del precario equilibrio tra progresso e il rischio di perdere i diritti faticosamente ottenuti.

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KENDELL GEERS- Johannesburg, 1968- THE DEVIL YOU KNOW 2007

elianda cazzorla- kendell geers,the devil you know 2007, installation view, maxxi, roma 2019 

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Il lavoro di Kendell Geers è pervaso da un forte senso critico ed esprime un’accusa nei confronti del sistema sociale del Sudafrica. La sua ricerca sfrutta rappresentazioni e immagini riconoscibili in grado di catturare l’attenzione e le manipola per aprirle ad interpretazioni soggettive. La stella a cinque punte o pentacolo, utilizzato in diversi contesti è simbolo di protezione, nel mondo esoterico la punta rivolta verso il basso indica il male. La stella realizzata con dieci lampeggianti delle macchine della polizia richiama il ruolo delle forze dell’ordine; l’opera, frutto della personale esperienza dell’artista, lascia dunque intuire la corruzione di una parte della polizia sudafricana e la pessima fama che la caratterizza.

Elianda Cazzorla

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elianda cazzorla- andreabowers, la raza y la causa, installation view, maxxi, roma 2019

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NOTE AL TESTO

[1] MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo- Roma
[2]
Thích Nhất Hạnh (Nguyễn Xuân Bảo, 11 ottobre 1926), monaco buddhista di origine vietnamita, poeta e costruttore di pace, è insieme al Dalai Lama una delle figure più rappresentative del Buddhismo nel mondo
[3] Le sezioni in cui si suddivide la mostra sono sette: Mapping (analisi storica delle proposte progettuali), Interventions (azioni pubbliche), Street Politics (attivismo politico), Everyday Life (vita quotidiana), Good Design          (innovazione tecnologica), Comunity (comunità), Open Institutions (ruolo dell’istituzione).
[4] Andè Breton, Nadja, Einaudi La strada… unico campo valido  d’esperienza.
[5] http://atpdiary.com/exhibit/andrea-bowers-kaufmann-repetto/

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