VOCI DAL GIARDINO – Lettura critica di Lucia Guidorizzi

lucia guidorizzi- giardino residenza privata nella valle di dadès (sud del marocco)

 

“La mia trama è infantile
a tratti si smaglia
condensa arabeschi di nebbia
nel giardino abbandonato.”  

                                                     A Wanda Casaril da “Storie dal giardino

 

 

Ci sono dei libri che irradiano armonia, serenità, consapevolezza, anche quando raccontano vicende dolorose, sradicamenti, solitudini, strappi, mancanze.
Ci sono libri che insegnano l’umiltà senza predicarla, semplicemente accogliendo la bellezza e la fragilità dell’esistenza.
La poesia di Francesca Ruth Brandes riesce a percorrere il deserto e a riconoscere luoghi ancora capaci di fiorire.
Nelle pagine di “Storie dal giardino” troviamo un miracolo di grazia, limpidezza consapevole, sguardo che abbraccia e riconosce.
Tutto inizia dalla contemplazione di un arazzo dell’artista Wanda Casaril, il quale si configura nelle sue iridescenze come un magico mandala da cui parte il movimento di questo viaggio poetico.
Si tratta di un viaggio sottile e discreto, fatto di cura e di ascolto che si dirige verso l’incontro con l’Altro, nella consapevolezza che ogni equilibrio è precario, pronto a dissolversi e a ricostituirsi proprio in virtù della sua fragilità.
Francesca Ruth Brandes scrive:

“Mi disciplino al buono
non quell’attimo aperto
non l’assenza di dolore.”

La parola fluisce con grazia e accoglienza nel raccontare le piccole parabole oscure che sono la vita dei minori non accompagnati che Francesca Ruth Brandes ha avuto modo di conoscere e curare nel corso del 2016 e che hanno suscitato in lei un’esperienza di grande intensità emotiva.

“Hai tutti gli abiti addosso
Cinque magliette
Quella con Topolino
La sbiadita del Milan
Il numero è venuto via
Due di tua sorella
Una con Sailor Moon
Una con la bandiera
Di uno stato sognato
Stretta alla pelle

Quattro maglioni polverosi
E il giubbotto azzurro
Meno male, niente sandali
Nike senza calzetti

Moussa dove sei
Ti porti la casa appresso
Dove sei oggi
Tanto solo che ti abbraccerei

Ti ausculto piano piano
Polmoni liberi, cuore nel ghiaccio.”

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lucia guidorizzi- giardino residenza privata nella valle di dadès (sud del marocco)

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Come dice il filosofo sudcoreano Byung-Chul-Han in “Eros in agonia”: “Nell’Inferno dell’Uguale l’arrivo dell’Altro atopico può assumere una forma apocalittica. Detto in altri termini, soltanto un’Apocalisse è in grado, oggi, di liberarci dall’Inferno dell’Uguale e di volgerci verso l’Altro, anzi, di redimerci.”
Francesca Ruth Brandes nella sua poesia va incontro all’epifania dell’Altro con autentica compassione buddista.
Quando si osserva l’impermanenza e la precarietà che governano l’esistenza, ci si congeda definitivamente dal sé egocentrico e ci si abbandona con fiducia al caldo ed al freddo senza opporre resistenza, fino a quando il caldo ed il freddo cessano d’esistere.
Francesca Ruth Brandes scrive:

“Sono folle
ho fiducia in questa realtà
nella struttura dell’innocenza
nella dignità delle tue mani
che mi affidano Mosè
un Mosè dopo l’altro
lasciato andare tra le canne.”

Il suo linguaggio poetico procede per addensamenti e sottrazioni, come un distillato, un preparato spagirico, raggiungendo un’eleganza ed una compostezza che creano nel lettore una profonda consonanza emotiva.
In alcune poesie compare anche il ricordo affettuoso dell’artista ed amico scomparso Elio Jodice, con il quale Francesca Ruth Brandes intrattiene un dialogo mai interrotto.

“L’impulso della cosa creata
un passo dopo l’altro
lungo le Zattere, col cane,
e quell’impercettibile attrito
tra come ti sembrava
la linea dell’orizzonte
e come la vedevamo
un passo dopo l’altro.”

In questo susseguirsi d’immagini poetiche di grande autenticità ed intensità, il Giardino si fa metafora vivente, luogo d’incontro, di cura, ricamo di storie piene di attesa e di speranza che s’intrecciano insieme, formando un disegno molteplice.
Il Giardino si configura come l’ arazzo di Wanda Casaril che altro non è che l’arazzo dell’esistenza stessa e foresta “spessa e viva”, un Paradiso Terrestre dove si vorrebbe tornare pur sapendo che ogni ritorno è impossibile.

“Un’unica legge
tiene tutti i miraggi
nella moltitudine

prima di cominciare
innaffio le piante.”

In fondo ciò che conta è continuare a credere all’innocenza della terra e scegliere di cambiare attraverso i piccoli gesti umili del quotidiano che c’insegnano la presenza e la semplicità del qui ed ora.

Lucia Guidorizzi

 

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Francesca Ruth Brandes, Storie dal giardino– La Vita Felice 2017

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