ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: Il talento dell’equilibrista di Gugliemo Aprile

renato guttuso

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Ciò che serve appuntare non è tanto l’equilibrista ma il talento nel mantenersi fermo del soggetto ad un equilibrio che non esiste o avviene tra due forze contrapposte e dunque per questo capace di assolvere un compito arduo per trovare ed essere in sé l’equilibrio necessario. Non è forse tra terra e cielo che ci teniamo in piedi senza puntelli, sollevandoci verso l’alto come se l’alto e l’alto soltanto fosse la meta a cui giungere e raggiungere ogni “volta”? Chiaroscura la parola transita sui segni e sulle cose della vita in cerca di un posto da cui partecipare a quel movimento in cui la vista si perde e il raziocinio non uguaglia i paradossi per cui perdi la bussola e tu sei il movente e il moto e le cose osservate qualcosa che è serbato in quell’osservare affollato di segni, di eventi, incidenti, un accidentato percorso o un travaglio in cui rivedere ogni volta il conto. Ma. Non è forse un equilibrio in sé, tra la propria morte viva, vissuta attimo per attimo in questa quotidianità sconosciuta e impervia e l’esodo continuo da ciò che eravamo verso ciò che vorremmo essere a mantenerci sul filo del rasoio? Un equilibrio instabile in cui il caos è il suolo su cui appoggiamo il piede, ovvero le nostre vite, continuamente esposte all’imprevisto, al lutto, al caso imperscrutabile per cui un attimo siamo qui e l’attimo dopo siamo scomparsi, e abbiamo perduto quella vaga bellezza goduta attraverso lo sguardo che si inoltra in un paesaggio, in una relazione con l’altro. Affascinati e intrappolati, in una gabbia fatta d’ombre, siamo esuli da noi stessi, siamo scampati al disastro che hanno perso la rotta e che comunque rischiano il massimo della posta in gioco, la propria vita, pur di trovare una terra in cui sentirsi davvero e finalmente palpabili, tangibili, persino in quell’attimo in cui tutto sembra ancora una volta irrimediabilmente sfuggirci.

Fernanda Ferraresso

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renato guttuso

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Poesie tratte da Il talento dell’equilibrista, di Gugliemo Aprile

 

 

Prognosi

Conosco il destino delle auto incidentate,
mi smantelleranno
pezzo per pezzo, i beni in ipoteca
si svalutano, o si danno alla Caritas;

rifiuterò le cure palliative,
la chimica farà valere i suoi diritti:
presto avrà fine questa serie di oneri
così sterile,
digitare il codice di accesso,
orientare lo stendibiancheria
verso nord al mattino,
andare ad urinare ogni tre ore.

 

Di questo passo

Ci si incammina verso una probabile
liquidazione totale,
a breve è previsto l’esproprio,
dichiarato incapace di intendere e volere
il vecchio che provvedeva a sfamare
i piccioni dell’intero quartiere;
a partire dal primo di ogni mese
scatta la detrazione,
la confisca è immediata,
le ali di paglia finiscono all’asta,
si mettono i sigilli
ai cassetti in cui non abbiamo guardato,
si archiviano le domande
scadute per decorrenza dei termini.

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renato guttuso

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Foce del mondo

Il bidone dell’indifferenziata
trabocca ogni giorno di più
di cartoline dalla luna di miele
e attestati di frequenza,
due foche morte sul cuscino,
giuramenti d’amore
e notti in ospedale.

Tanto si finisce scaricati
in ogni caso
in un cimitero di scarpe rotte,
tutto intorno papaveri in coro
che fiammeggiano indifferenti;
una botta con il giornale e la mosca
è una macchia su un muro, e sarà
come se non fossimo mai nati.

 

Catarsi

Occorre rigore
per segnare con la calce la fronte alle strade,

il fuoco è il più igienico metodo
di smaltimento del superfluo:
cibo perfetto per le fiamme
i giornali in sala d’attesa,
buoni sconto e proposte immobiliari
ultravantaggiose traboccano
dalla cassetta postale (dobbiamo
svuotarla ogni giorno), l’universo
ci invia con puntualità la parcella;

migliaia di scarpe allacciate per migliaia di mattine
dirette in nessun altro posto
che l’inceneritore,
quello che avanza della cremazione
si butta giù nel lavandino.

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renato guttuso

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Ultima corsa

Inutile portarsi dietro l’intero guardaroba
in vista del viaggio.
Tanto non passano la dogana
le cornici dorate
e le teste di orso impagliate,
l’abbronzatura presto sarà sparita;
andato perso il bagaglio
per colpa dei ladri o per la fretta
di non perdere una coincidenza.

Ogni sera la stessa stazione anonima,
fa paura
dopo l’ultima corsa: è qui che scendo,
i fanali mi compatiscono,
la valigia vuota eppure così pesante.

 

*

 

Gugliemo Aprile, Il talento dell’equilibrista- Giuliano Ladolfi Editore 2018

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