Francesco Balsmo,Ortografia della neve- f.ferraresso

Sono rimasta in attesa. Un’attesa che mi è sembrata eterna. Una settimana. Lunga, lunga quanto un infinito. Ogni giorno. A guardar fuori. E poi, a chiedere, se avesse cambiato giro. Le geometrie del vento non sono sempre leggibili. S’infiltrano nelle carte delle mappe geografiche. A volte capita che si soffermino più a lungo, lungo le linee frastagliate delle onde, che galleggino al largo, in un mare di silenzio, dentro le chiglie delle navi o tra le penne, nelle ali degli uccelli. Capita, che non se ne trovi più traccia.

Dunque aspettavo e, quando ormai non l’aspettavo più, è arrivata. Nello stesso modo con cui si aspetta che nevichi. La neve viene, a d a g i o,   e la sua scrittura, il suo perfetto presente, ci preme sul cuore, ci sfiora le tempie e perdiamo le tracce del suo arrivo.

Uno…due..tre…

Sembra che non ne abbia abbastanza d’inchiostro. Ha una scrittura leggera, la neve e, lenta, ma fitta, depone i suoi segni, in un’ampiezza che va oltre la cova del tempo, come da un pennino fatto a foglia.  Scrive, la neve, con una china diluita nel solvente delle nuvole, ed è come memoria, che s’ inbrina in ogni minuscola farfalla di gelo. Qualcosa s’imbriglia e vediamo, finalmente. Nelle maglie della rete c’è qualcosa che, dentro,  era corsa come acqua e aveva sedimentato, scritture che non leggevamo più. Servono lampade, dietro la lavagna del ricordo, dentro cui si è deposto il bianco del gesso, la riga elementale della sostanza, che ci tiene in piedi, parola, nella guancia della vita, che ci nevica addosso, un abito da leggere. Ma non si lascia trattenere, la neve, sotto il violento bagliore della lampada. Si sfalda, segno per segno, nella gola, dopo che nel bicchiere l’hai raccolta per mangiartene un po’. Quella carne bianchissima, quel lievito degli angeli, o il fiato dei morti, forse. Forse il giocattolo di dio. Lo zero matematico, di un insieme ricomposto, che tutto trattiene nell’appartenenza ad una retta, nell’infinito annodata ad altre, grafie dello stesso universo, di un inverno che si fila, che si affila nel ricordo.

E leggendo il libro, capita, capita una parola per volta. Ti si alleggerisce il cuore. Arriva in alto, all’altezza di:-  …guarda!.-  Perché finalmente vedi, ciò che stava in silenzio, scritto dietro la lavagna. Dietro il nero del tempo. C’è. Lo tocchi, quel dio cartolaio che piove la graffite delle parole, prima ancora che siano parole, o segni o disegni o…Piove:  il miracolo di una meraviglia che affiora come le balene dall’oceano, congelato nelle finestre dello sguardo, e fiorisce lo sbuffo dei respiri  di nuove fontane, nel buio dei cortili, nelle nostre vite senza capo né coda, che hanno la pinna ricurva, spesso la penna spezzata. Ci tocca la fronte quel vento,  ha il sapore delle scogliere che ha appena toccato con la mano. Allora vorresti aprirti, come una parabola radente i suoni, gli odori, sul raso della terra, ascoltare il respiro di quel vento. Vorresti raccogliere nei camini delle narici tutta la storia di quell’essere intero, intatto, senza dover allungare una mano. Sei tu: la mano, l’occhio, l’udito, il suono, il profumo, l’attesa, la nuvola, l’oro, l’orto, la lingua, la neve che sa parlare tutti i dialetti e senza traduzione traduce in noi luoghi segreti. Quelli cristallizzati  in ciascuno di noi, segretamente vegliati e risvegilati ad agio, dalla luce scalza di una candela, l’astronomia da tavolo, che apre l’oro del granaio. Loro: la nonna e tuo padre, la madre e sua madre e ancora tutti gli altri, e i fili d’erba, le balene, le onde del mare …Premono, sul filo del tetto, sul legno e sul muro e girano la macina della scrittura, che assottiglia questi fogli di mela, fino a farne farina da mangiare. Quella neve del bicchiere, dove stanno tutti i morti, uno vicino all’altro, tutti. Tutti tutti a dire : è andata bene/ ci siamo persi in un bicchiere.-

…quattro…cinque e…Sei.

Finalmente sei.  E sei capace di trascrivere il riassunto della neve.

.

mi piacerebbero solo parole

farei il guardaboschi di parole

aspetterei che la nebbia del foglio s’alzasse

per riconoscere al tatto le cose

per vedere il nudo di una casa

mi piacerebbero solo parole

ma ogni giorno è come uno scarabocchio nel petto.

.

Ora, anche volendo fare una leggera pressione sui pensiericon le dita frugare un muro/fino in fondo sono certa che bisogna ascoltarla questa nevicata, toccare la sua ortografia preziosa, filigrana sottile,  voce che attraversa i muri e depone la distanza come luci, quella soleggiata luce della candela, che puoi portarti persino in tasca.

Ringrazio calorosamente  Francesco Balsamo per questo viaggio, racchiuso nelle profondità del suo libro, che  mi ha portato in terre lontane e dentro me  ripercorrerò ancora, grata per la lievità di cui mi ha fatto dono. Ringrazio anche  Giampaolo De Pietro attraverso il quale questo incontro è stato possibile e che si è prodigato informandomi della meteorologia tra qui e là. Ogni giorno un bollettino della neve, dell’attesa. Mi auguro di trovare ancora, nell’orografia della scrittura e nell’idrografia della parola, altre tracce che ci facciano incontrare ancora,tutti,  un attimo prima che… nevichi.

fernanda ferraresso 6 settembre 2010

*

Note di riferimento in rete:

qui qui e ancora qui.

Il sito dell’autore:

http://www.francescobalsamo.it/site.php

16 thoughts on “Francesco Balsmo,Ortografia della neve- f.ferraresso

  1. questo è il sito di INCERTI EDITORI
    http://incertieditori.wordpress.com/
    questo l’indirizzo email:
    incertieditori@gmail.com.
    Penso tu possa richiederlo lì.
    E’ un libro da tenere con sé, da leggere e poi rileggere. E’ davvero un corpo di poesia. Lo consiglio vivamente,calorosamente, anche perchè credo che non durerà a lungo, mi pare sia in un numero limitato di copie.Si tratta di ortografia della neve, in fondo, quindi non aspettare.ferni

  2. Un libro che ha la neve ma non le tagliole.Qui, nei nostri boschi, i bracconieri le usano ancora e le bestie che vi restano intrappolate marcano la neve per lunghi giorni. Il bosco, si ribeve quel succo vitale e ne fiorisce in primavera un corpo nuovo. A volte capita, calpestando quei luoghi, di sentire la voce dell’animale che lì è stato ferito e chi lo sente, sente una fitta che lo fa per un attimo saltare, come uno scatto di tagliola.
    E’ un grande territorio questa poesia e non c’è tagliola nel fitto del suo bosco.Grazie.A.M.

  3. Mi è piaciuto moltissimo questo tuo viaggio Ferni. Posso solo immaginare la bellezza dell’Ortografia della neve. alberto

  4. Un sogno o un labirinto del bianco,dove la luce segna il varco del risveglio e le cose si assestano,come un lenzuolo di lievissimo cotone. Immagino sia un libro delicato e intenso.Ho letto le poesie riportate nei siti che suggerisci,ma mi sembrano carni d’agnello sbranate.Sono felice che tu non le abbia riportate e abbia messo il guardaboschi. Grazie ferni,cecilia

  5. Che splendore! Un suono lieve e penetrante, quello di Arvo Part, forse il suono con cui la poesia si depone in noi, con una leggerezza e uno sfarfallio di luci-memorie che solo questa musica riesce a rendere tattili,sensibili, a chi il libro non l’ha ascoltato, non ha raccolto nel proprio profondo il candore della sua nevicata. Ti vengo a cercare. Ciao ferni, un abbraccio.annabelle

  6. ho letto i testi qui e là e mi sono sentita rinata. Sembra di uscire dalla porta, dal chiuso di una stanza e di poter raggiungere la vita. Un autore che non conoscevo,una poesia che ti arriva diretta,senza filtri.

  7. è un legno che arde piano,questa presentazione del libro, e sembra portare ,paradossalmente, la scrittura della neve, come una parola vitale,di cui c’è un estremo bisogno.Bisogno di bianco, di purezza e anche di rigore.Le poesie che ho lietto, nei siti consigliati, hanno un corpo definito con precisione, c’è la mano e lo sguardo di chi sa trarre dai segni la sostanza profonda.

  8. Conoscevo alcune opere di Balsamo,non immaginavo che fosse un poeta, o meglio non pensavo che scrivesse.Trovo le sue opere inquiete,ma la sua poesia ha una leggerezza e una nitidezza che ti vengono ad abitare l’anima. Bellissima proposta. mary

  9. prima o poi,magari, apparirà qualcuno dei diretti interessati ai vostri commenti.Da parte mia non posso che ripetermi. Meglio leggere il libro, la mia è solo una lettura.Grazie in ogni caso a tutti,ferni

  10. Pingback: Ortografia della neve | La dimora del tempo sospeso

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