Sul fuoco ho gettato la vecchia veste- N.Castaldi, E.Miticocchio, F.Ferraresso

lontano … oltre, accompagnami

nella notte che non mi dà pace guidami

nel senso    arcano spoglia    le nostre parole

riempimi gli occhi di lacrime

nere le vene del fuoco non sanno mentire

lontano … oltre, guidami

che ho paura dell’alba e mi devo vegliare

Sul fuoco ho gettato la vecchia veste

pensieri respiri

fatevi cenere

sulla soglia calpestati

crepitio sui vetri

i sensi sb(r)ecc(i)ati

S’appannano nell’annaspare (diano loro merito d’esistenza i fiati)

queste sillabe senza un volto

nell’irriverente ferita che affonda la lama

dei peccati raggelati negli stipiti

all’angolo degli occhi

oltre la mercenaria vendita dell’anima

al senso d’un mendico saltimbanco

che dell’usura della carne

nel bianco dei denti abbozza un sorriso

giammai svegliarmi ancora bianca

d’aurora smorta nelle pieghe della carne

inamidata a ferro incandescente

nella nottambula preghiera delle ombre

quando la fine sembra disegnarsi d’orizzonte

in una pietosa verità

Lo accesi  e c’è   sì

lo sento ancora

c’è un io      che parla

accanto alla traccia

cerca di spegnere la figura     l’ombratile

esperienza che in me innesca  il mistero

e si fa luce  di una eternità interrotta

nelle cose nella contiguità di tutte le cose

i n t e r r a   i  fonemi che falsamente diciamo siano questo o quello

le cose annunciate

pro-nunciate

la falsa coscienza dei vivi

che alla morte rivoltano la veste

e restano stupiti dal fitto crepitare delle ossa

un fuoco vivo di insetti voraci

batteri e i loro perigliosi    erodibili  programmi

che scoppiano nella bocca i vaticini della pizia e nell’orecchio

la presente assenza

la continua impermanenza di ogni cosa detta, dettata.

(Ci )   bruciano     quei nomi

sfitti di ciò che noi crediamo portino in sé

e in vece loro una brace attizza il cavo

nella gola protrae il male pungola  per ciò che manca

dal primo all’ultimo

il  giorno in cui torniamo

nell’in-visibile cruna.

Con previdenza nel nostro occhio

la natura sparse in ognuno un pizzico delle sue braci

e la follia c’inseminò di passioni

forti a tal punto che la ragione

ancorata ai suoi ciocchi    non  riesce

ad evadere e i labili confini posti alle sue spalle guarda confusa.

Triste si costruisce la fossa il pensiero

quando non se ne lascia toccare

e mortalmente c o r r o t t a  a ragione

la saggezza vorrebbe imprimerle i suoi ultimatum

nella fatuità del fuoco che le brucia gli argini

senza sapere che tutto è solo un giogo nell’eterno del gioco




6 Comments

  1. “senza sapere che tutto è solo un giogo nell’eterno del gioco”

    bellissimo lavoro
    grandi Fernanda e Nat
    è il caso di dire..sono tra le vampe

  2. A parte chi l’ha scritto, questo pezzetto di ade…in una triade di segni, sarebbe bello vedere chi riconosce le scritture. E’ una sfida. f

  3. che il fuoco le bruci
    e di smalto ne rigeneri la brace
    così che il cielo tutto
    in quella tostata creta dipinta
    trovi lo spazio per calarsi.

    Bacio e grazie a entrambi le mie compagne di avventura.ferni

  4. L’ho letto qualche tempo fa e oggi riluce incandescente. Meravigliose menedi intorno al falò. Senza vanità.

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