PROPOSTE DAI LETTORI

Testi, letture, saggi o riflessioni proposti dai lettori saranno raccolti in questa pagina.Tutte le proposte andranno inviate all’indirizzo e mail di cartesensibili  (cartesensibili@live.it)  e saranno poi, previa lettura, pubblicate. Ringraziamo quanti vorranno anche in questo modo collaborare con noi. – gruppo di cartesensibili

**

He Duoling

Lasciate che vada

Quando un poeta s’immerge nella ricerca dell’ispirazione da cui deve scaturire la sua opera, è come un esploratore che naviga a vista su territori sconosciuti. Un’attività svolta in solitudine e spesso chi ci vive intorno si sente escluso. Con questi versi ho voluto comunicare la mia gratitudine alla famiglia che incondizionatamente sostiene e fruisce del benessere che la poesia sa trasmettere..

Lasciate che vada l’anima mia

in cerca di spazi appena accennati

quasi memoria di un’altra vita

in parallelo vissuta e scambiata.

Si veste di risa l’altra me stessa

quando farfalla di tenui voli

lascia il suo bozzolo e qualche rimpianto

sepolti tra zolle di terra nuova

dove germoglia la gioia carminea

del melograno dai fiori naif.

Voi che mi amate guardate perplessi,

cos’è questa voglia

di rotte scandite

da gesti di donna poco formale,

da pensieri pressanti

di madre bambina.

Forse un poeta ha più di una vita

per celebrare gli attimi persi,

lasciate che vada sicura e serena,

in quei nuovi cieli, vi porto con me!

Emy Pigureddu

.

Dariusz Klimczak

MEMORIALE DI MODENA di Flaminio De Felice

(12 febbraio 2012)

MEMORIALE DI MODENA
di Flaminio De Felice

1
Identico a se stesso
dentro gli anni
– mormorando – c’è un mare
che confonde una nottata
di scogliere ed altri
risvegli per vociferare.
Alle onde toccherà
Una sofferenza
Divagante

2
Quanta costanza
nel catalogare
singoli indizi, voci
e rappresentazioni,
per dare a tutto
un luogo pertinente!
Opera degna di un Dio:
un labirinto.

3

Vita di lago,
speculare, punto
per punto, alle vicende
circostanti:
riflesso di riflessi
dalle sponde

4
Un segmento dopo l’altro,
c’eri riuscita;
con orgoglio mi mostravi
una perfetta rete circolare,
agguato all’esistenza.
Avresti avuto il tempo
per ampliarla
e catturare
forse il senso nascosto
del non senso.

5
Il tuo giovane amore,
il tuo dottore,
per i cui fiori
lasci nei rosai
offerte del tuo sangue
è andato via
( sprofondando la logica
di stanche debolezze
e pensioni – un falso gioco -.
Ma queste sono
stranamente inezie.
Non ha specchiere
il tempo in cui guardarsi.

6
Avevi un regno d’agavi e d’ulivi
e pretendenti in quella piazza d’erbe.
I nemici funesti alle frontiere
sonnecchiavano forse rassegnati.

7
Hai ridotto in frantumi un porticato
di mosaici colore acquamarina
e il racconto di nobiltà infelici.
Il nome del casato si corrompe
anzitempo in pensieri dissociati,
un vapore pungente che distanzia
un dire collettivo e fuori senso

• Modena era un quartiere di Reggio Calabria
dove alcuni decenni fa era ubicato
l’ Ospedale Psichiatrico

.

christine elfman

Antonio Devicienti- tre testi

.

MARIJA GIMBUTAS MENTRE LAVORA AL
“LINGUAGGIO DELLA DEA”

.

S’identifica con la vita il libro,
il diuturno lavoro del guardare.
Esistere è anche IMPARARE A GUARDARE.
E si fanno racconto le disiecta
membra del passato remoto, abisso
temporale nel corpo della terra.
BALTIKUM: l’acqua e la foresta: PARLANO!
Ascolta e guarda – nei segni, nelle tracce.
Anche la fioritura, anche la neve
addensano messaggi – dentro il nero
della terra ossi o pietre incise affiorano
al nostro oggi barbarico, dimentico.
ΜΥΚΗΝΗ: i domatori del cavallo,
catafratti di ferro, hanno vinto.
Sono essi che perpetuano gli assedi,
le stragi, le fosse dei fucilati.
Orribile, l’orribile città
fortificata addensa guerra, morte.
IL LIBRO: atto poetico e rivolta
contro il maschio violento stupratore.
Apprendere il linguaggio della Dea
nel ruotare delle stelle sui vetri
della library, nello strofinare
tra le dita la terra degli scavi.
NELLE ORE: studiare è felicità
nei giorni intellettuali e fecondi.
Etica dello studio, etica di pace
e ritmo di fiume non violato
regalità dell’acqua nel mutare.
Nuota la gioia dal capire al mostrare.
Il libro mostrerà, sarà un atlante,
mostrerà noi a noi stessi
celebrerà la vita
ciclo del divenire
e la pace
(ostenterà disprezzo l’Accademia,
decreterà il silenzio).
La mano che scrive è
sporca di terra, ha fibre vegetali
e minerali;
a scavare il passato
ci squaderna regioni d’utopia
(unico realismo praticabile)
e compie un balzo oltre l’archeologia.
Nel libro canterà la poesia
la bellezza a tramare il pensare,
la ritmica concatenazione
dei segni, l’alfabeto
d’un mondo altro possibile:
sempre un pane nel forno
e un olivo sulla punta del porto.

*

TROTULA DE RUGGIERO

.

Il sole, il cibo del pensiero, scorre
felice
per le membra della mia gatta
che sugge piacere d’essere
viva.
Ascoltiamo le voci e i canti
del mercato
e il desinare sarà
gioia
di assaporare sul palato
i cibi colmi di sole e parco
vino.
Anche la mano
nel guidare la penna
si vede bella, si coglie
libera,
si slancia in un volo
sul porto e sul mare
sul mare e sul porto
e gli occhi, che la seguono,
intuiscono sotto l’azzurro
le migrazioni favolose
dei pesci,
quello spostarsi nel ventre
dell’acqua
a disseminare le uova di vita
e cicli di stagioni.
Ogni atomo del mio corpo
eguale
agli atomi che sostanziano
la terra.
Aver cura del corpo
aver cura della terra.
E scalzi, sentirsi scalzi
anche quando si hanno le scarpe
ai piedi
e stare (il corpo sta,
la mente sta)
sulla pelle della terra:
essere gravidi
di terrestrità.
Attraversare la città
dai capelli di rara pioggia,
aver lavato con acqua
pura
il corpo
averlo profumato d’aromi
terrestri
per traversare la città
delle cisterne poliglotte,
ché l’acqua viene,
sale, affiora
o scende e filtra
dai luoghi dell’espandersi:
il cielo, il vulcano, il mare
e parla
e scorre nella gola
delle molte genti
dalle molte lingue.
Sono luce gli orti,
le vigne
che vedo nell’andare
da qui alla schola –
sta inabissata la sapienza
nelle loro zolle attende
il tempo
del sorgere dentro la mente:
mi sillaba
speziata di radici e stelle
la maieutica che festeggia
il corpo, la vita.
Ci sono cammini verdi
a guidare i pensieri degli alberi
e cammini di porpora
per il dispiegarsi della parola
e cammini aerei per la libertà
del gabbiano che approda sugli spalti
del Duomo.
Li percorro tutti
ogni giorno:
lungo di essi incontro persone
(chiedono guarigione).
Le mie mani, che
il loro corpo toccano, toccano
talvolta nodi durissimi
di tristezza
o di esclusione e violenza.
C’è spesso un ingiusto carcere
che rinserra le menti,
i corpi,
odore di fuliggine negli abiti
ferite delle cinghie
sui fianchi.
Ne rammento con scrupolo
tutti i nomi,
hanno ciascuno un nome
quei corpi offesi
una storia e un viso:
sono menti, sacre
menti umane.
E mi chiamino pure i disonesti
“ignorante levatrice” –
il cosmo del corpo
non si lascia decifrare
dall’ottusa querula superbia
dei beccai.
Medicina
non è soltanto
arte di sanare!

*

CONTEMPLANDO I MONDI
DI CHRISTIANE LÖHR

.
1
SEMINA RERUM da raccogliere
con cura contadina
e laica religione della terra.
Pazienza del cercare
gioia del trovare.
La bellezza sta in questo fare.
2
Attenzione è tender(si) verso.
È dunque sforzare il corpo e la mente,
smuoverli dall’inerzia,
gettare un ponte tra io e mondo.
3
Posso pensare il Tibet o la Birmania
in queste forme templari.
TEMPLUM: spazio di meditazione
orto di silenzio.
4
Ogni sacca di semi, ogni tempio,
ogni crine intrecciato
è un mondo: e sta dentro il mondo
che ci ospita.
Offerta alla contemplazione.
Fragilità della vita terrestre.
5
Forza caldissima di questa fragilità.
6
Si dirama la traccia d’inchiostro
per rotte d’andanza e di Sehnsucht.
Mappa che mostra
il ricamo immaginifico
dell’andare.
Del ritornare.
7
Con mani tutte mentali
tocco
questi mondi.
Li accolgo tra i palmi accostati.
Li proteggo.
Li annuso.
Vi entro dentro.
8
Cura del raccogliere e del conservare
(antichissima arte).
Questi semi mi ricordano che
miliardi e miliardi
di altri semi illuminano
il corpo della terra.
Essi sono dono.
9
Ritorna alla mente la parola
PAZIENZA –
vi associo ATTESA:
non passivamente attendere,
ma alzarsi, andare incontro
a ciò che giunge, tendere il sé
verso il sopravveniente.
Cupole di luce,
luoghi d’aspettazione,
trasparenza del soffiarci attraverso
(penso anche agli spazi adriatici:
Sant’Apollinare in Classe).
10
Aspettazione è ad-spectare:
guardare verso, scrutare,
sorvegliare il sopravveniente
e intanto salvare,
intanto proteggere
la vita del pianeta.
11
Amo muovermi tra le lingue
e mi sovviene la parola
VIVENCIA (l’ho imparata leggendo
María Zambrano).
L’impalpabiltà concretissima
dei crini di cavallo annodati tra di loro
e tesi da una parete a quella opposta
è vivente presenza del pensiero,
del fare paziente delle mani.
Le direzioni dell’invisibile
rese visibili;
le andanze dello sguardo
nella stanza;
l’inudibile tenuissimo vibrare
dei crini – taci; sta’ attento: puoi udirlo.
12
TEMPLUM, recinto sacro, τέμενος.
Ma questi templi di semi dialogano
col fuori e con l’intorno:
la luce li attraversa
e riverbera verde di linfa.
TEMPLUM, recinto che abbraccia
il cosmo – i cosmi,
fino a disperdersi: rimane
lo spazio sacro.
13
Rispetto e cura per le cose
minuscole della terra.
Sacchetti fatti di semi,
piccolissime piante essiccate
sospese alle pareti.
Cose di un pianeta ricevuto
in prestito.
Anche questa lingua
in cui scrivo
è in prestito.
14
Poesia dell’attenzione.
Poesia del prendersi cura.
15
Levità della composizione,
densità della bellezza.
16
L’artista s’inoltra
nel bosco
a cercare elementi
di cui materiare i suoi mondi.
È atto etico:
cercare ricettacoli o tracce
di vita
(i semi, le erbe, i crini)
costruire nel silenzio
artigianale
mondi:
li vedo contrapposti
al rumore straniante
dei centri commerciali
al puzzo criminale degli idrocarburi
liberato nell’aria
alla crosta d’asfalto
che vìola la terra.
17
Gentilezza di raccogliere
quanto, minuscolo,
non sapremmo vedere;
gentilezza di rendercelo
visibile –
gentilezza soprattutto
nei confronti dell’inapparente
del celato
dell’obliato
del trascurato.
18
Si pensa
ad una monaca
nell’orto dei semplici
ad un’orafa china
sul desco da lavoro
ad una ricamatrice
che ci svela
la sacra vertigine
del quasi invisibile.
19
Quello dell’etimologia non è
esercizio da petulanti grammatici:
è scendere alla radice della lingua,
trovare le ragioni del respiro,
calarsi nel pozzo profondo
del mormorio – rifarlo parola.
Cercare semi nascosti
o dimenticàti;
rendere profondo
lo sguardo.
20
Virgiliano vigilare
su quanto appare umile,
fragile.
Tramature di silenzio

Antonio Devicienti- 10 ottobre 2011

3 pensieri su “PROPOSTE DAI LETTORI

  1. Ringrazio Antonio per la sua proposta, ricca, articolata e mirata ad evidenziare figure e tempi del nostro oggi mentre un passato di memoria, che pure è il nostro dna comune, sembra perdersi in un’obliante nebbia, in una sorda dimenticanza. fernanda f.

  2. Spesso quando leggo mi viene a girare la testa, un capogiro a cui trascina la poesia, che inebria stordisce e richiede di staccare, riprendere fiato essere più sobrii per sentire pieno il palmo delle parole che una a una ti toccano fuori e dentro

    così ora e bataille e

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