UN’ARBOREA SCRITTURA TRA REALISMO CRITICA LETTERARIA E FIABA- Isabella Spadavecchia: Recensione al romanzo “Controcanto in verdargento” di Claudia Mazzilli

wilhelm hammershoi


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Sto qua vicino a te, zia Immacolata, sto dirimpetto a te. Stai bene? Non te lo chiederò mai più, se stai bene. Stai uguale a come ti ho lasciata l’altra volta. Stai come quando ti trovavo muta e bruna nella strada, senza sudare, tu che resistevi sempre fuori, seduta sulla porta, nell’ombra avara del mattino e pure dopo mezzogiorno. Raccontami un’altra chiacchiera, zia Imma, e per ultima dimmi una storia con un bel finale. Che è successo? Zia Imma, fatti abbracciare, fatti baciare la tua scorza di mandorla amara, fatti sistemare un poco. Stai sempre tutta spettinata, alla tua età, come una cattiva femmina, non va per niente bene, e quest’aria dispettosa pure da morta ti mena negli occhi i ciuffi cirruti.
(…) Senti, Immacolata? Pure le cicale mò proprio si son fatte citte citte per non morire prima dell’estate, che cantando non si curano di mangiare né di bere neppure quel poco che c’è, e muoiono senza accorgersene. Immacolata, come cucivi bene una storia con l’altra. Per non annoiare, per cambiare un poco, dicevi tu. Imma, ridi, Imma cara, ma io l’avevo capito che ti piaceva raccontare due metà, due mezze verità, che ti prisciavi ad accoppiare le storie e poi fatelo voi il paragone, a buon intenditore poche parole, che non si capisce il giorno senza la notte, il freddo senza il caldo, che viene prima la terra e poi il cielo, e non si capisce il povero senza il ricco, e non c’è il vicino senza il lontano, e il secco e l’umido, e la fatica e il riposo e via dicendo tutto il tuo umanesimo di razza contadina, con i tuoi pochi libri nascosti, e tutta la tua scienza di armonie di contrari, dal più aspro e grande – giorno e notte, vita e morte, sole e luna – fino ai contrasti minimi e miti, e agli amori che non sono grandi amori ma minuscoli ibridi poetici, affetti storti e incerti, confusi come il verde e l’argento nelle foglie degli ulivi. (pp. 127-130)

 

Controcanto in Verdargento di Claudia Mazzilli (Ortica editrice 2022, pp. 233) è un romanzo la cui architettura è modellata su quella di un albero d’ulivo. Evocativi sono i titoli dei capitoli: Ramo primo, Ramo secondo, Ramo terzo, Foglie al vento, Tronco e radici.
Nei tre Rami le protagoniste – tre giovani donne che vivono tra il paese natale in Puglia e il Nord Italia o il Nord Europa – sono colte in un momento apparentemente ordinario della loro vita affettiva e professionale: Caterina sta preparando per il Piccolo Teatro di Milano la Giovanna dei Macelli di Brecht mentre scopre che l’uomo di cui è innamorata è omosessuale; Valeria, dopo essersi lasciata alle spalle due relazioni monche, vive da poco in Inghilterra, dove continua a studiare e a pubblicare i suoi studi su Virginia Woolf; Anna Francesca invece è ormai tornata dal Piemonte in Puglia, lavora per il Corpo Forestale dello Stato e ha chiuso un rapporto sciatto e violento con Costantino.
Nello scorrere delle loro vite si radica (letteralmente) un unico episodio che interrompe la routine: la morte imminente e poi i preparativi per il funerale di Immacolata, che muore a 97 anni nel paesello d’origine e lì richiama le tre giovani donne, amiche o parenti dell’anziana. Non è però un romanzo costruito sul tema della nostalgia delle origini né dei ciclici ritorni. Controcanto in Verdargento dirotta sempre le direttrici apparenti dei suoi significati e, come gli ulivi contorti, sbilenchi e asimmetrici, si presta ad essere osservato da più angolazioni, producendo immagini e figurazioni sempre diverse.
Le storie dei tre Rami, ambientate nel 2018, hanno tutte le caratteristiche della società turbocapitalista (precarietà economica, relazioni umane liquide o anaffettive, estrema mobilità dei personaggi sul territorio nazionale e globale, pervasività dei social e fragilità della comunicazione, orizzonte geopolitico post-ideologico, a cui si aggiungono alcune digressioni di teoria della letteratura nei primi due capitoli, che hanno per protagoniste le due studiose di Bertolt Brecht e Virginia Woolf). Ma la struttura tripartita dei Rami dà ragione anche della figura della vera protagonista del romanzo, l’anziana Immacolata.
Nell’ultimo capitolo, infatti, scopriremo che Immacolata è nata con la deformità di una terza gamba ma, in un continuo mimetismo di stili e tecniche narrative (flussi di coscienza, monologhi interiori, dialoghi serrati: ogni capitolo ha un suo timbro specifico e una diversa focalizzazione), proprio l’ultimo capitolo non ha più nulla della narrazione sospesa tra romanzo sociale e romanzo intimista: siamo invece nel regno delle fiabe, in un racconto assurdo e sognante, che però non arriva gratuito o del tutto inatteso, perché fin dalle prime pagine il nome della cittadina d’origine delle protagoniste (Verdargento, un nome di fantasia) colloca tutti gli accadimenti nel perimetro di un realismo magico dove tutto è vero, tutto è menzogna, tutto è possibile. Non è tanto la terza gamba a rendere favoloso il racconto, quanto la modalità mitopoietica con cui la storia è raccontata, che sembra ricostruire in una vulgata popolare la leggenda di Immacolata, cresciuta analfabeta per la sua inquietante deformità (a cui si lega il sospetto di una sessualità ambigua e di genitali altrettanto mostruosi), e poi miracolosamente istruita, al punto da riuscire a trasmettere alle tre protagoniste dei Rami la passione per i libri, per la lettura e la letteratura di tutti i tempi.
Forse è Anna Francesca (la più costante nell’accudire l’anziana Immacolata, l’unica ad avere con lei un legame di sangue) che ha recuperato alla memoria questa storia, filtrata da un narratore collettivo, con una lingua incline al parlato e al dialetto. Forse sono le comari e commaredde (quasi un tìaso) che raccontano; forse cantano le cicale invocate di tanto in tanto nell’opera, simbolo di un’epica al femminile, quelle cicale che nel Fedro di Platone (259 a-b) dimenticano di nutrirsi. Sta di fatto che tutto è fiabesco nell’ultimo capitolo, con sottotrame che ora storpiano miti greci legati ai cicli stagionali, come quelli dionisiaci, o di Demetra e Proserpina, ora prendono in prestito tratti morfologici di fiabe famose (Pollicino, Cenerentola, la Bella Addormentata nel bosco).
Ciò che mantiene affascinante e chiaroscurale l’apologo di Immacolata, che da bestia con la coda (la terza gamba) diventa una signora istruita, è proprio la sua ambiguità corporea, quella terza gamba (o forse un fallo?) che sprofonda nel mito e nel contempo si fa denuncia attuale e umanissima di cosa sia il convivere con una malformazione fisica o con una diversità di qualsiasi altro tipo, che sia una disabilità, un orientamento sessuale non conforme al senso comune, una vocazione di vita controcorrente.
Fuori da questa pur trasparente allegoria, il romanzo sfugge a interpretazioni univoche e richiama ancora l’attenzione sulla sua struttura, anche a lettura ultimata.
Immacolata è una figura che ricorda l’androgino descritto da Platone nel Simposio (giusto una gamba in più, rispetto alle quattro braccia, quattro gambe, due facce e doppi genitali); in più luoghi dell’opera è richiamato l’Orlando di Virginia Woolf (non a caso Valeria, una delle protagoniste, è una studiosa di Virginia Woolf); persino la Giovanna dei Macelli deriva da una figura con potenzialità androgine (quella Giovanna d’Arco sì femmina, ma chiusa dentro un’armatura maschile).
Non solo è tripartita la struttura dell’opera (tre Rami, tre protagoniste, tre gambe dell’Immacolata…), ma i personaggi sono quasi sempre raggruppati in triangoli amicali e/o amorosi che variamente declinano l’elemento maschile e femminile, integrandoli o opponendoli, attraverso un elemento intermedio, l’androgino.
In Ramo primo, il racconto coincide integralmente con il monologo interiore di Sandro, coinquilino di Caterina (la regista della Giovanna dei Macelli), scrittore in piena crisi creativa, oltre che militante che vede vacillare nell’Italia dei nostri anni i suoi ideali di sinistra. Tutto ciò che si dice di Caterina e del suo amore per Adriano, il professore omosessuale di tedesco che la aiuta nella sceneggiatura, è filtrato dal punto di vista di Sandro, in un gioco di rispecchiamenti che recupera la tecnica narrativa di Al Faro e La signora Dalloway. In un certo senso è Sandro, non l’omosessuale Adriano, il vero androgino della storia, perché ha assorbito profondamente in sé sia il punto di vista maschile sia quello femminile (pag. 36: A immaginarsi quelle mani abbracciate non sapeva bene dove collocarsi, se dalla parte di lui, … Se nell’attesa di lei…), lì dove Adriano è invece un personaggio statico che, nascondendo persino a sé stesso la propria omosessualità, rappresenta anche una borghesia italiana decadente e perbenista, incapace di dare nuove spinte propulsive al Paese.
Invece nel Ramo secondo (la storia di Valeria, che si barcamena tra due amanti) e nel Ramo terzo (dove si racconta un vero e proprio stupro) non tutto il racconto si esaurisce nel monologo interiore. Quando i personaggi confliggono, la narrazione deve ricorrere a un resoconto più ‘obiettivo’, più ricco di azione e dialogo, con focalizzazione multipla, per rappresentare meglio il conflitto tra maschile e femminile, che non si integrano.
Tutto questo, insieme alle tante allusioni e all’intarsio di citazioni, fa di Controcanto in Verdargento un manifesto femminista e insieme un’opera di critica letteraria, in cui la lingua e la struttura sperimentale sono sempre sorvegliate e la comprensione della trama non è mai sacrificata.


Isabella Spadavecchia 

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NOTE SULL’AUTRICE

Claudia Mazzilli insegna Latino e Greco al Liceo classico Cagnazzi di Altamura; cura una rubrica di recensioni di libri per Lunàdigas.com, un progetto multimediale impegnato a scardinare gli stereotipi di genere, soprattutto quelli inerenti alla maternità, spesso rappresentata dalla società come un dovere biologico ineludibile. Dopo molte pubblicazioni accademiche, Claudia è giunta al romanzo con Io sono Medea (Nulla die edizioni, 2021), in cui capovolge il mito della madre infanticida e fa di Medea una donna pacifica e impegnata nella tutela delle donne migranti. Il romanzo infatti è stato schedato da altre biblioteche di genere ed è stato spesso presentato all’interno di iniziative contro la violenza sulle donne per la settimana delle scarpette rosse (https://www.facebook.com/profile.php?id=100073103846124)

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Claudia Mazzilli, Controcanto in verdargento – Ortica editrice 2022

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