PASSAGGI CON FIGURE- Elianda Cazzorla: – Dov’è la felicità?

ray strachey- vanessa bell, fine anni ‘20-national portrait gallery, londra, dono di barbara strachey 1999- foto elianda cazzorla

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Sono arrivata al palazzo Altemps, a pochi passi da piazza Navona e un’infinità di pozzanghere, con l’ombrello che aveva perso la rigidità della sua struttura e i capelli appiccicati alla fronte. Il ventaccio aveva piegato tre raggi e sferzato pioggia fitta e fastidiosa, così risultavo bagnata da cima a piedi, piedi saltellanti nei vicoli di sampietrini, laghi laghetti e rivoli. Bagnata e disorientata. Nei giorni precedenti c’era stato il sole di ottobre dorato in maniche corte.

Dopo aver fatto il biglietto e deposto l’ombrello ferito e gocciolante, mi sono seduta in quella che pensavo potesse essere l’anticamera del percorso espositivo Virginia Woolf e Bloomsbury. Inventing life, invece era il vestibolo finale con i libri in vendita. Mi sono seduta sul divano design bianco e ho iniziato a sfogliare il catalogo curato da Nadia Fusini e Luca Scarlini. Sarà stato il bordo tondo delle pagine o la linea sottile rossa che attraversa in verticale ogni foglio, da diario intimo, che ha incominciato a prendere forma una decisione, ostacolata nel suo definirsi dalla valutazione del peso e del volume di quel quaderno particolare. “No, non puoi prenderlo, e dove lo metti in valigia non c’entra.” La voce dell’io pragmatico sempre viva. “Pesa quasi un chilo.” Ho incominciato a leggere alcuni incipit dei saggi… intanto mi vedevo in arrampicata nel mio studio a ricordare nomi e situazioni, mi sarei persa, una volta a casa, osservando le foto da me scattate e afferrata dal senno del poi: ma andava la pena andare in un museo, vicino a piazza Navona e un’infinità di pozzanghere, in un giorno di pioggia e di tempesta, per ritrovarsi  con il sapore amaro della dimenticanza? E no, Virginia non posso trattarla così, con qualche suggestione colta tra i pannelli. Quale vita si è inventata con Quelli di Bloomsbury? La risposta l’avrei avuta girando nelle cinque sezioni della mostra, ma anche leggendo i testi del catalogo, ricco di dettagli e approfondimenti. Lo avrei comprato e punto.
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calliope palazzo altemps- foto elianda cazzorla

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Il palazzo Altemps, costruito nel XV secolo,  è un edificio di particolare bellezza. In ogni stanza c’è una statua che ti blocca di fronte alla meraviglia dei corpi scolpiti. Il potere dell’antica Roma è in quelle fissità  di visi eterni e di occhi vuoti. Così nel labirinto degli spazi ristrutturati, nel cortile e nella loggia, in una stanza dentro l’altra, con pareti affrescate e nude, mi perdo davanti ad Atena e il serpente, il Dace Mattei, il trono Ludovisi, il sarcofago grande Ludovisi.

E Virginia dov’è? Chiedo all’addetta alla sorveglianza. “Al primo piano, dietro una tenda grigia che nessuno vede.” Mi risponde. Davanti alla tenda, seduta, la signora del controllo, con il basco nero e una  massa di capelli rossi fluenti sul lato destro del viso, è immersa nella lettura di un testo di Virginia. La signora sembra uscita dalla Onde, l’ultimo romanzo, quello dei soliloqui dei sei personaggi. L’atmosfera è perfetta. Non solleva gli occhi dalla pagina, è la pagina stessa.
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stephen tomlin- busto di virginia woolf, 1953 da un’opera del 1931- foto elianda cazzorla

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Sollevo la tenda di velluto, supero la soglia e lei m’appare, nel busto di piombo di Stephen Tomlin, austera, al suo fianco in contrasto netto: il tronco drappeggiato in marmo, di un corpo femminile. Bianco e nero, antico e contemporaneo, è lì l’inventing life? Prendere le distanze dal passato, dai principi che l’hanno fondato? E qual è il passato da cui allontanarsi, pur avendolo sempre presente? Stanza dopo stanza, didascalia dopo didascalia, quadro dopo quadro, il bisbiglio delle voci di quelli di Bloomsbury sembra suggerirmi una risposta. Sono nelle Onde. Ancora non sono certa. Continuo ad osservare gli occhi, il portamento, le mani delle protagoniste e dei protagonisti, le loro collane i loro cappelli: Vanessa Bell, Thoby Stephen, Leonard Woolf, Giles Lytton Strachey, Maynard Keines, Roger Fry, Vita Sackwille West, Clive Bell, Duncan Grant, Lydia Lopokva, Katerine Mansfield, Edgar Morgan Forster, Thomas Stearns Eliot. Finché la soluzione alla domanda la trovo in una delle ultime sezioni, combinandola con le suggestioni assorbite nelle altre sezioni.  Nell’Omega  Workshop, un laboratorio artistico in cui ogni oggetto, che sia una sedia, un piatto, un tessuto, un tavolo, un ventaglio, un cuscino, un tappeto, viene reinventato in linea con le nuove tendenze dell’arte che in quel laboratorio si cercano. Dovunque deve trionfare il principio del piacere. È bello che anche un oggetto d’uso dia un brivido di emozione estetica. Vanessa Bell, la sorella di Virginia, ama Matisse. Altri Picasso. Qualche conflitto scoppia. Tutti sono d’accordo nelle parole di Fry: “Abbiamo sopportato troppo la noia della seriosità ottusa.
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paul nash- musical group 1913national portrait gallery, londra, dono di paul nash 1982-foto elianda cazzorla

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Quelli Bloomsbury avevano in comune la necessità di allontanarsi dai principi vittoriani, allontanarsi dal patriarca accigliato che detta legge in famiglia, ognuno vuole coltivare l’amicizia negli spazi comuni, amicizia resa possibile da una affinità di pensiero che invitava alla vicinanza, ma salvaguardava l’indipendenza, e da una profonda coscienza sociale, che mirava a condividere il piacere del bello e la gioia di un esercizio retto, veloce e sicuro della mente. Un esercizio che, come una freccia, coglie il suo oggetto, che è sempre e soltanto la ricerca del bene e del vero. (…) Giovani affamati di futuro, tutti protesi verso il nuovo, si incontravano, discutevano, ma non stilavano programmi, né emanavano editti estetici non firmavano manifesti[1].

Nel vivere assieme, condividendo spazi comuni e nell’avere ognuno una stanza tutta per sé, quelle giovani donne e giovani uomini, in ogni attimo della loro giornata, tenevano vivo l’obiettivo di sovvertire paradigmi etici, estetici e politici. La rivoluzione di Bloomsbury è nell’inventarsi una vita diversa da quella dei loro padri, nella convinzione che Society is the happiness of life, stare insieme è la felicità,  verso in Love’s labour’s lost. Nella commedia shakespeariana accade che dei giovani uomini, distolti dal ritiro monastico cui intendono dedicarsi dall’arrivo di giovani donne attraenti, scoprono che uomini e donne sono fatti per vivere insieme e solo nell’incontro si potrà realizzare l’ideale di una vita piena e felice.[2]

Proprio quello che vogliono Quelli di Bloomsbury.

Elianda Cazzorla
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roger fry- cassettiera 1919 collezione privata – sedia 1913 victoria  & albert museum londra- foto elianda cazzorla

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NOTE AL TESTO E RIFERIMENTI IN RETE

Mostra Virginia Woolf e Bloommsbury. Inventing life dal 26 10 22 al 12 02 23 https://museonazionaleromano.beniculturali.it/2022/10/virginia-woolf-e-bloomsbury-inventing-life-public-program/

Catalogo Virginia Woolf e Bloommsbury. Inventing life casa editrice Electa https://www.electa.it/prodotto/virginia-woolf-e-bloomsbury-inventing-life/

[1] Catalogo a cura di Nadia Fusini e Luca Scarlini, Virginia Woolf e Bloomsbury. Inventing life. Electa edizioni, ottobre 2022, pagina 17

[2] Appunti ripresi da uno dei pannelli in mostra.

2 Comments

  1. È da tempo che organizzo nella mia mente un viaggio a Roma per immergermi nelle sue bellezze.Il tuo articolo mi spinge a “darmi una mossa”…Il potere aggregante di Virginia e compagni, il meraviglioso Bloomsbury group è senza tempo. Grazie Elianda, bellissimo il tuo “omaggio” alla mostra

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