E’ IL TEMPO DELLE DONNE-Vittoria Ravagli: Donna vita libertà

irene jones- a fair wind (un bel vento)

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“E’ il tempo delle donne”, avevo scritto molto tempo fa su Cartesensibili e lo credo ora più che mai. E’ il loro momento e lo vediamo, lo avvertiamo in ogni fatto che ci colpisce, che ci impaurisce o che ci fa sperare.
Ci sono le donne in primo piano e gli uomini ne hanno paura. Come da sempre del resto, ma ora di più, perché sembra che non riescano a tenerle del tutto in soggezione in tante parti del mondo. Non fanno solo calcoli politici e di convenienza. Le donne fanno, osano. Forse per il naturale coraggio imparato da sempre, come quando succede loro o ad altre di portarsi una vita dentro e di doversene staccare, di forza, per buttarla nel mondo, per poi lottare e non lasciarla in balia di
violenze quella vita nuova, un pezzo di sé.
Ho davanti agli occhi le donne in Iran che per protestare dopo l’uccisione a botte di una compagna, una che aveva osato sfidare “la morale” per un ricciolo troppo visibile, hanno cominciato a tagliarsi i capelli in faccia ai potenti uomini col turbante, quelli a cui oggi ragazze e ragazzi, bambini/e tolgono di corsa e di colpo i copricapi, simbolo del loro status sociale. E i turbanti dei mullah rotolano lungo le strade ed è come dire che le donne non hanno bisogno di violenza: con la loro volontà incrollabile, usano i mezzi dell’intelligenza, della satira, dell’ironia.
Poi la violenza esploderà per reazione dei vecchi integralisti senza più turbante, soffocati dalla loro “morale”, ma ora è giunto il momento di cedere il passo alla ragione, all’umanità. E molti uomini in Iran affiancano le donne.
La nostra civiltà così imperfetta relega le donne a ruoli subalterni e loro stesse sembrano a volte non rendersene conto. Isolate in gruppi, ricevono briciole dal mondo della “politica”. C’è però chi si batte duramente e chiede, aggiornando le domande di sempre, cambiamenti importanti: di combattere discriminazioni e stereotipi, di investire nella sanità, nella medicina di genere, di favorire lo sviluppo della imprenditorialità femminile anche in agricoltura, di adottare politiche per le donne disabili…
Le donne sono esauste, sfinite per i troppi ruoli che debbono ricoprire. Col pericolo costante di perdere diritti.
Scrive tra l’altro Linda Laura Sabbadini: “…E’ sempre emozionante partecipare al summit del Women20. Il clima di sorellanza ti invade nella formalità mista a informalità. Ancora di più a Bali dove le indonesiane sono state fantastiche e creative. E quindi mi è venuto naturale rifarmi, nell’intervento come Chair del Women20 Italy, ad un grande esempio di donne in lotta per la loro libertà, le donne iraniane che stanno dando una lezione a tutte noi e a tutto il mondo. Dobbiamo imparare dal loro coraggio di sfidare l’autocrazia degli ayatollah, mettendo a rischio le loro vite per la libertà. Lo stesso coraggio deve guidarci nella battaglia per la libertà femminile e l’autodeterminazione. Per vivificare le nostre democrazie, combattere le diseguaglianze, e sviluppare i diritti umani. In fondo, rispetto alle iraniane che rischiano la vita, si tratta di un piccolo sacrificio per grandi valori da realizzare.”*
Ascolto emozionanti dichiarazioni di speranza fatte da giovani donne da Glasgow alla COP 26, il vertice sui cambiamenti climatici. Non vanno del tutto bene le cose dicono, ma c’è speranza, tanta partecipazione, vitalità, idee nuove e una gioia nello stare insieme, e qualche passo avanti c’è realmente…
Non perdiamola questa speranza.. E’ il tempo delle donne e dei giovani…
Venendo a noi, la nostra Presidente del consiglio (che vuole essere chiamato il Presidente e questo è un segno) è una donna gradevole da vedersi, giovane, intelligente. Pare che abbia rivisto a fondo le sue vecchie idee, i principi di ieri, nel muovere i primi passi per farsi spazio tra la gente “che conta” in Europa e nel mondo. Sono molto prudente su questo. Credo nella possibilità del cambiamento individuale, che però richiede, di solito, un tempo lento e lungo: si deve un po’ rinascere.
Chi governa con la Presidente, sono per lo più uomini, volti del patriarcato con o senza turbante.
Speriamo dunque…

Mi piace finire con una poesia che dice molto su quanto sento in questo periodo, sulla possibilità di condividere che pure abbiamo nel sentirci in difficoltà, anche se tutto sembra volerci portare ad un pesante isolamento.

Il testo è di Mariangela Gualtieri, da Senza polvere senza peso

 

Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. C’è lo stesso slabbro
di ferite identiche. C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.
Anch’io cerco una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana.

 

Vittoria Ravagli

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NOTA AL TESTO

* L’intervento di Linda Laura Sabbadini è a carattere personale.

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