DEL TEMPO PRESENTE-  Vittoria Ravagli: A colloquio con un Dio verde 

john caple

.

Molto spesso ripenso, in questo periodo caotico e confuso, ad una persona a cui debbo molto. Fa parte di quel passato che ritorna ogni giorno con un forte richiamo. Come se in quegli anni fossi rinata: l’inizio di un’altra vita.
Erano appena arrivate le capre nella cooperativa; ci eravamo ritirati in collina nei famosi anni delle esperienze di gruppo, anni belli e difficili, da cui quasi tutti uscimmo perdenti da un punto di vista economico.
Da poco era tra di noi un giovane veterinario. Era stato sotto le armi e quasi non parlava più. Avevo così immaginato che la sua sensibilità si fosse rifiutata di accettare gli scherzi violenti e volgari che si raccontava fossero “un pegno da pagare” per i nuovi…O li avesse dovuti subire.
C’era chi diceva di lui che il suo blocco era dovuto ad un amore finito male. Non ho mai fatto domande.
Fabio – lo chiamerò così – era vegetariano ed in quel nostro mondo, a metà di contadini evoluti, a metà di intellettuali disadattati, vagava silenzioso, e solo a volte, con pochissime parole e molto gentilmente, mi chiedeva se avessi potuto cucinare più legumi, cereali e verdure. Ed estraeva allora la boccetta scura del tamari, il vasetto del gomasio, quello della tahin, e condiva coscienziosamente il cibo, e mi sembrava il
ministro di una religione sconosciuta, fatta di lunghe meditazioni, a colloquio con un Dio verde, perso nella natura, presente tra noi, nella stalla, nella casa. Fabio, il primo vegetariano che ho incontrato, che ci ha iniziato ai cibi “alternativi” ed antichi, il pastore-veterinario.
A lui debbo i primi messaggi di un mondo che avevo dentro ma che non conoscevo.
Da Fabio ho anche imparato la determinazione, la costanza, la forza, quella che ti imponi per fare cose “impossibili”.
Succedeva a volte, d’inverno, con la neve, che avesse la febbre alta. Andava ugualmente nella stalla a mungere. Diceva che così facendo avrebbe sconfitto il male.
E guariva in fretta, nutrendosi di quello che sentiva in sintonia con il suo spirito. Faceva meditazione isolandosi da tutto e tutti, il capo sotto una coperta, seduto nella posizione del loto, per ritrovare pace, forza.
Ci perdemmo di vista, lui se ne andò silenziosamente e non ricordo perché.
Provo gratitudine per quel tempo. E nostalgia.

Vittoria Ravagli

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.