PROPOSTE DAI LETTORI- Cinque poesie da “La mimica dei mondi” di Alessandro Barbato

victo ngai 

.

La luna dei pozzi

Io di nascosto, e a volte, ancora cado
in fondo al pozzo che dà specchi
al tuo nitore. E nuoto le correnti
sulla crosta della sera, tra crateri
di riflessi, divorato dai riverberi
di buio prima che li anneghi il Sole.
Ma annera la memoria ogni mattina,
asciutte le tue labbra e le mie scarpe
si dimenticano, sprofonda
nella luce l’ombra accesa
dei tuoi resti che non brillano
di Luna in questa sete

.

yun he

.

Più

Non ho semi più da piangere
per gli inverni nel mio petto.
Non ho più la vista buona
né vapore per le navi
che si arenano nelle iridi,
si strusciano alle palpebre
di nottate sempreverdi.
Se mi musica il silenzio
vengo ancora tra i tuoi canti,
tra le umide pareti dei tuoi giorni,
per raccoglierti in scintille
che già paiono ricordi.

.

hui xian 

.

Polline

Preghiere i nostri lunghi pomeriggi
di silenzio a prevedere
solo il rado sgocciolio
del rubinetto, la campana
registrata che si accorda a voci
deboli di strada, se sbadigliano
nell’aria tra le polveri sottili
e i tuoi pollini. Preghiera
di salvare questo cerulo
prodigio di non detti che ci lacrima
dagli occhi come tenera rugiada
e nutre i passi che mi insegni.

.

yu xiang ying

.

Intanto

 

Viviamo negli intanto, nel frattempo,
nelle dolci e improvvisate
intercapedini di giorni sempre
uguali e senza mani che si scaldino
a nutrire le tue palpebre
di spruzzi colorati. Cerchiamo
come alianti le più sapide
correnti che sollevino
anche il corpo: per scalare
in un momento ogni mio inganno,
ogni dolore; abbandonando
finalmente in fondo al petto
le memorie che hai donato
a un regno ormai disabitato.

.

nan ge zi

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Negli anni perduti

Stanno lì, come sorpresi,
attorcigliati tra la terra e un cielo
liquido, propositi e obiezioni
di quegli anni quasi immobili
per noi, che allora vivevamo appena
e in pomeriggi senza sere
osservavamo farsi adulte
le paure un tempo timide.
Rimangono a guardare
mentre giochi a nascondino
alla vigilia d’ogni inverno
o quando corri senza ridere,
sperando di sottrarti a questo autunno
violentissimo di bocche
che non parlano. Li senti
risuonare dell’arcana
melodia che ci invitò a provare
i passi del balletto sfilacciato
che ricordo a malapena, in questo
incedere di notti in cui mi manca
quel sorriso e la tua mano.

.

 

NOTA SULL’AUTORE

Nato a Roma nel 1975 dopo la laurea in Lettere, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in antropologia sociale presso l’EHESS di Parigi dedicandosi allo studio dei rapporti tra nuove scienze umane e letteratura, in particolare nell’opera di Michel Leiris e Pier Paolo Pasolini. Ha pubblicato su tale tematica diversi saggi, in lingua italiana e francese, e una monogra-fi a; è inoltre collaboratore del blog dedicato al Poeta friulano «Le pagine corsare». È stato membro del comitato di redazione della rivista di settore «Civiltà e religioni», oltre che di diversi gruppi di ricerca legati alle cattedre di Storia delle Religioni e di Antropologia delle religioni della Facoltà di Lettere dellUniversità UNIROMA2. Grande appassionato di poesia contem-poranea, ha pubblicato liriche su rivista, blog letterari e nel 2019 la silloge Il fi ore dell’attesa, confl uita nel 2020 nella raccolta Solamente quando è inverno. Attualmente insegna materie letterarie presso le Scuole Ebraiche di Roma.

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Alessandro Barbato, La mimica dei mondi– Controluna Edizioni di Poesia 2022

 

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