LA PRIMAVERA ALLA FORTEZZA DI BASTIANI- Paolo Polvani: note di lettura a “Navigo nelle parole” di Giuseppina Di Leo

iran- la città di bam, fortezza bastiani – foto di scena dal film “il deserto dei tartari”dal libro di dino buzzati

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La primavera alla fortezza Bastiani corre come una novità mai vista.

        

Navigo nelle parole è il titolo di un libro di Giuseppina Dileo pubblicato nel 2018. Mi pare strutturato secondo una disposizione dialogica, un intreccio fertile di richiami, di rimandi, di incroci tra figure e luoghi della memoria e un presente sfrangiato, polverizzato. Nasce come diario di viaggio, probabile metafora di un percorso esistenziale più vasto, e narra del ritorno di Odisseo a casa, e subito dichiara il suo intento: navigo nelle parole, dice, come un naufrago si affida alla corrente del mare. Figure mitologiche prendono la scena, Dafne, Artemide, e contemporaneamente aspetti della realtà contemporanea vengono evidenziati: – Come nella più antica delle rappresentazioni / il re e la regina siederanno in trono / accanto i ministri saccenti, gli osservanti / dell’ordine discreto / del minuto di silenzio / per le vittime delle stragi -…e subito dopo Zarathustra e Moby Dick, e un ricordo del Reina Sofia, l’incontro con Picasso, Mirò, Kandiskij, e il ricordo del Tago a Lisbona, alternati a ricordi di bambina:

Su materassi di paglia dormivo da bambina
accanto la voce amata. Su due piedi possibili
il tempo sosta in attesa fino all’ultimo,
un piolo per volta, fino alla lunga stanza;
il pavimento in cemento lo scorgevi infine,
proscenio della camera dalle due finestre.
E sulla scena: l’odore delle pesche sotto il letto.

 

Ancora incontri, citazioni, Durer e Pessoa, e infine Freud e Kant, cui si aggiunge Marylin: Un personaggio gira intorno sulle pagine del mio libro / cerca uno spazio bianco in cui voler restare..

Molto belli i versi: 

Guy de Maupassant tratteggia
la campagna francese
come una bandiera patriottica..

 

Ma quello che mi ha particolarmente colpito di questo libro è la poesia La topografia delle nostre abitudini, dove l’incipit recita: “Parto con il tenente Giovanni Drogo / lui diretto alla fortezza Bastiani”. Si tratta di una felice coincidenza, avendo appena finito di recensire un libro di Mauro Germani in cui le suggestioni di Dino Buzzati si palesano in maniera viva (ed essendo Germani uno studioso dell’opera di Buzzati, al quale ha dedicato un saggio critico).

L’autrice scrive:- l’abitudine è la vera fortezza Bastiani-. 

Ho letto Il deserto dei Tartari molti molti anni fa e non ricordo il personaggio di Lazzari e neanche il tenente Angustina, non sono neanche sicuro che facciano parte del romanzo, ma in questa poesia si mischiano e si confondono aspetti della trama e vicende personali dell’autrice, ed è una fusione che risulta intrigante e insieme enigmatica, di forte e sicuro impatto emotivo.
 Interessante anche notare l’influenza che alcuni autori esercitano su altri autori, e come certe suggestioni rimbalzino lungo scritture diverse, come una corrente sotterranea pronta a riemergere e a scomparire. 

 

La topografia delle nostre abitudini

 

Parto con il tenente Giovanni Drogo
lui diretto alla fortezza Bastiani.
Il mio viaggio finisce in un giorno.
Alla stazione un altro lui
mi chiedeva: “Ma dove vai?”
Simbolicamente.

E così Giovanni Drogo rifiuta
la proposta del medico
di spacciarsi per malato di cuore;
non gli va, e su due piedi decide di rimanere.
Per quale ragione? Per la forza dell’abitudine.
L’abitudine è la vera fortezza Bastiani
soggiogati si fatica non poco ad allontanarsene:
“Drogo ha deciso di rimanere”.

Tracciamo insieme le linee della città
che non amiamo ma che non lasceremo mai
ed ecco la topografia delle nostre abitudini
di noi che da trent’anni
professiamo di amarci, stanchi nel dirlo.

“Scendo per un caffè”.

 

La loro unione poteva essere definita perfetta
in tutti i suoi aspetti; mai una sbavatura
mai un momento di noia
mai un litigio. In sintesi: mai niente
di tutte le questioni, sebbene minuscole,
che lacerano, logorano, il rapporto a due:
una unione invidiabile, di quelle che
con gli estimatori, fanno parlare
anche gli invidiosi.

Le nostre ombre sporcano il paesaggio
da questo punto in poi si vedono i declivi
alzarsi nell’inverno delle nuvole.
Severo il cielo, è come questa notte
che non passa.

“Quel medesimo sole illumina contemporaneamente
gli squallidi lavatoi e certe praterie lontane”.
È sottile inquietudine, del tutto nuova filtra
nella fortezza Bastiani, uno stato d’animo,
avvertito con sorpresa in sé da Drogo.
Certo, c’è già stato
l’omicidio “regolare” del povero Lazzari,
troppo ingenuo per capire che non poteva permettersi
di correre dietro alla sua fantasia: non avrebbe dovuto.
Ma egli voleva solo accertarsi che il cavallino nero
visto per i campi non fosse il suo, roba di un momento
niente di più: a cosa gli serviva conoscere la parola d’ordine
e perché mai avrebbe dovuto scomodare gli altri
e informarli per un’uscita della durata di un attimo?
Con il mio telefonino scarico, ora che sono in viaggio,
percepisco il senso di liberazione del giovane Lazzari
il cavallino nero mette alla prova anche le tentazioni.

Per questo egli si era allontanato, all’insaputa di tutti,
ignaro che, così facendo,
stava per divenire ignaro e sconosciuto persino di sé stesso.

Ben gli sta, dice a suo modo Matti a proposito del tiro perfetto,
centrato alla fronte del “Moretto”, il bravo Martelli,
nonostante quell’altro lo avesse invocato: “Moretto,
come, non mi riconosci? sono io, sono Lazzari”.
Tutto inutile, che fosse proprio lui, Lazzari, e non
un nemico qualsiasi, a Moretto non gli poteva bastare.

Drogo ha avuto già il sogno premonitore:
il tenente Angustina morirà subito dopo.
La primavera alla fortezza Bastiani corre
come una novità mai vista. In “serpa alla carrozza
erano due soldati, il cocchiere e l’attendente”.
Così il maggiore Drogo
abbandona la fortezza e se ne torna a casa.
Drogo, dunque, lascia la fortezza
nell’ora in cui c’è da affrontare lo straniero.
Ma non se ne va per suo volere.
La malattia smette di essere un’alternativa
la consapevolezza del nostro vivere invita a diffidare
si affaccia tra le false illusioni, come nel sogno
il palazzo signorile con gli spiriti fata invitanti.
E di poi il saluto al capitano
incontrato nell’arrivo s’incrocerà,
al suo posto, a un rifiuto eclatante: Drogo
va via senza aspettare il comandante
Simeoni, e con lui sconfesserà tutto intero
il valore delle armi nel finale.

 

Paolo Polvani

 

NOTE SULL’AUTRICE

Giuseppina Di Leo è nata e vive a Bisceglie. Si è laureata in Lettere Moderne. Ha pubblicato i seguenti libri di poesie: Dialogo a più voci; Slowfeet. Percorsi dell’anima; Con l’inchiostro rosso; la plaquette Il muro invisibile. Numerose poesie e scritti vari sono ospitati su riviste, antologie, blog e siti dedicati alla poesia. Alcune poesie sono state musicate dal M° Giovanni Castro.

 

Giuseppina Di Leo, Navigo nelle parole – Libreria Editrice Urso 2018

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