ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: Pronunciare il non

john caple

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Cogliere le segnalazioni che qui e lì punteggiano il percorso di D’Angiò è ritrovare dei lumi che mostrano, attraverso parole che hanno un senso doppio, e i verbi usati, delle precise illuminazioni istantanee.

-Cancelli,
ad esempio, un elemento di separazione che non si vuole aprire e in questo senso cancella la relazione tra ciò che resta raggiungibile e ciò che non si vuole

– i verbi di azione, declinati con una negazione: non volare, chiudere, privare, non lasciare nessun segno (cancellare), sparire, dileguarsi come neve. Alla maniera di Tolstoj afferma che ci si dovrebbe subito dire quale sia la nostra sorte, cosa sia il morire.

D’Angiò non si avventura fino a comprendere al suo interno e tra le possibili cause le ingiustizie sociali, il genocidio dei migranti lasciati naufragare in mare o con altrettanta indifferenza sbarrati davanti al filo spinato alle frontiere, non prende in considerazione le ansie sempre più pressanti dei lavoratori attanagliati da una sempre più pressante competitività e sui quali gravano le incertezze della precarietà, sono taciute le devastazioni ambientali che fanno presagire sempre più realistica una vicina apocalisse, non ci sono le insicurezze regalateci dalla recente pandemia e tutto questo certamente attraversa la sua vita e la investe, come accade a ogni uomo contemporaneo, tuttavia nei versi resta nel margine bianco della pagina, nel non detto, nel non espresso, ogni presenza, ogni passaggio di questi eventi ma vibra come un’eco, come una lontananza. Si coniuga e si pronuncia il non e tutte le parole fanno casa, tutte quelle ombre che sono dentro di noi si allargano, disegnando sulla pagina un dettato preciso, configurano una lingua che porta le  tracce di una frequentazione assidua della poesia il cui frutto è un esame interiore disincantato, le sensazioni che sperimentiamo e diventano l’osso portante in lunghe sedimentazioni non sono opache, confuse ma come in pozzi artesiani decantate, riaffiorano in acqua dei versi, sono gocce salvifiche di parole.

Ma gli occhi si sono allagati di bitume
e tu acuisci parole
come ressa di precise ombre
che sono tutte dentro di noi.

La poesia si fa diga, una chiusa in cui l’acqua scorre,  ripulita dai detriti, e ogni goccia ha un peso vitale senza restare chiusa in un accerchiamento che ne ingabbi il senso in un definitivo uso mercantile. C’è piuttosto una ritualità ripetuta, forse anche scaramantica, per allontanare il male, dovunque diffuso e trovare vie alternative, via di fuga ai fuochi che vorrebbero bruciare il corpo nostro di sconforto e ogni genere di male. Ecco allora, a lato del percorso, come ci trovassimo all’aperto, ci sono le risananti vampate dei papaveri, che occhieggiano come le cantilene risorgive, come la freschezza della frutta a portata di mano. Sincerità dei versi e pulizia di parola che non affiora spontanea ma è meditata, offrono il suono del mare interiore come dentro una conchiglia a cui si deve dare ascolto richiamando ognuno in sé la memoria di quella profonda mai scomparsa presenza.

Rivelami come taci quando dici
d’essere felice, e dove raccogli
quei dubbi che tieni solo per te
quando scendi dai crinali del sorriso,
e dei tranelli nei quali non cadi.

In tutte e quattro le sezioni del libro

Una vita in prestito
I secondi abbandoni
la disperanza
un ateo che crede in dio

D’Angiò tratteggia i chiaroscuri dei passaggi in cui ciascuno di noi si muove nel percorso personale e con cui ci si deve misurare per comporre o scomporre il lessico che ci portiamo dentro, come nella conchiglia di mare, quella continua eco di mareggiate che non cessano su nessuna spiaggia.

Fernanda Ferraresso

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john caple

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Testi tratti da Verranno a perderci in trionfo di Francesco D’Angiò.

 

TESTO N. 1

Rara, dimora qualche quiete
che non delude,
ed è subito un udire di grigiore
che rifà il giorno.
Ricompare anche
l’infruttuosa saggezza
di chi non ha mai ingoiato
un raggio di sole.
Si regge appena sul fondo del cielo,
l’ancora che ci tiene al mondo,
e la mutilata credenza
di farci bastare i resti
di ogni lembo di terra.
L’immobilità di quell’infinito
concede tregua d’inesistenza,
finché non s’appresta l’ora
che non passa per il tempo.
Ed uno spreco d’incompatibilità
ci avrà seminato senza stenti.

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Un ateo che crede in Dio

TESTO N. 120

È rimasto poco negli occhi
che si rifiutano di frugare ancora
nel dubbio di esistere,
il carcere dimenticato delle attese
a perdere, lo spettacolo delle
balbuzie del ratto su e giù
per la bocca dei vinti, e poi
le risate di chi si è morso un orecchio
credendo di sentirci meglio
quando c’è stata la chiamata
per il paradiso. E il tuono solca
la ciocca delle bizzarre pettinature
dei disperati, urla di pezzenti
che percorrono millimetri
ai piedi degli eletti, salutando
il coro delle prefiche adornate
di precisione nel pianto, che la dose
più massiccia è per la forca ripulita
nei pressi della quiete, neppure un fiore
sull’espressione più convinta
quando gli stessi occhi si chiudono
per sempre, per dopo.

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I MOMENTI MORALI

Hanno foglie estranee
le radici del sottobosco,
rivolte a ciò che non lascia pace,
quella che sopisce
l’ansia di ritornare a sorridere
arrampicati alle pareti delle guance,
restie a non farci precipitare
nel nostro accomodante vuoto.
Pace, ai nostri turni rimarchevoli,
alle vite liquefatte dopo un sorso di piacere,
ai mestieri che la morte contabilizza,
ed ai momenti morali dove
si celebra un solo tempo che tutto tiene.

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VERSAMI DELLA LUCE ADDOSSO

È una notte che falcia i lamenti,
che spinge sul pavimento
il liquido di un bacio non dato.
Torneremo ancora domani,
stinti come stracci che coprono
un cielo che non ci vuole,
stretti nel sudore che ci tiene compagnia
nell’attesa della scena senza corpi,
disillusi di urla che fanno risate.
Se avessimo dell’acqua santa,
potremmo impastarci la terra
e farne la nostra casa,
scrollata di dosso
quando prendiamo un po’ d’aria
in questi fossi che ci definiscono.

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ALTRI RIFERIMENTI SULL’AUTORE IN CARTESENSIBILI

https://cartesensibili.wordpress.com/2021/09/28/crackers-poesia-recensioni-dei-lettori-francesco-dangio-visto-da-piero-zanetov/
https://cartesensibili.wordpress.com/2021/07/28/proposte-dai-lettori-due-poesie-di-francesco-dangio/

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Francesco D’Angiò, Verranno a perderci in trionfo– Gruppo Culturale Letterario 2022

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