QUADERNI DEL CAMMINO- Lucia Guidorizzi: Venire alla luce a Finisterre

lucia guidorizzi- scatti lungo il cammino di santiago de compostela

 

.

La Galizia attende e obbedisce alla chiamata dell’Ovest
R.Otero Pedrayo

Santiago de Compostela-Negreira-Olveiroa-Corcubión-Finisterre-Muxia-Santiago de Compostela
27 maggio 2022- 3 giugno 2022

Venezia-Santiago de Compostela
27 maggio 2022

Scegliere di rimettersi in Cammino dopo due anni d’immobilità dovuta alla pandemia significa riprendere a dialogare con quell’ombra che, quando camminiamo verso occidente, proiettiamo sempre davanti a noi.
In quelle contrade remote verso le quali anelo, l’oscurità è una forma di pensiero che si manifesta nel mistero delle sue rappresentazioni.
Espandendo la coscienza nelle regioni estreme dell’Occidente si comprende la causa della ferita e della sua risoluzione in cicatrice rammemorante.
Tutte le esperienze finiscono per coesistere in un punto in cui confluiscono tutti gli incontri e tutte le distanze.
Penso a Paola, pellegrina che ho incontrato sul Cammino Inglese nel 2018.
Ora non c’è più.
Avevamo raggiunto insieme Santiago di Compostela, camminando insieme in perfetta sintonia e davanti alla Cattedrale aveva pianto dicendomi “Ogni volta che arrivo fin qui, penso che forse sarà l’ultima!”
Paola, una donna forte, determinata, generosa e coraggiosa.
Continuavamo a sentirci, e mi ha inviato un suo bellissimo ricamo che rappresenta due pavoni che si fronteggiano su un ramo fiorito, simbolo d’immortalità e di rigenerazione.
E’ un’immagine che per me significa molto: negli inni del Rig-Veda, (I,164, 20) compaiono due uccelli, appollaiati sullo stesso albero: uno di loro si nutre dei frutti dell’albero, a volte dolci e a volte amari, l’altro, senza mangiare, guarda silenzioso e attentamente. In realtà essi adombrano due aspetti del medesimo uccello, esprimendo due differenti atteggiamenti nei confronti dell’esistenza, quello della vita attiva e quello della vita contemplativa.
L’una non può esistere senza l’altra e si integrano a vicenda.
Paola, sei con me sul Cammino, camminerò anche per te e con te.

Arrivo a Santiago, è il giorno dopo la Festa dell’Ascensione, l’ascesa definitiva di Cristo al Regno dei Cieli, una delle feste più suggestive che si celebrano nella città, in cui per due settimane consecutive si tengono concerti, eventi culturali e ludici e l’antica fiera del bestiame. La città è vivace, piena di gente spensierata, si respira un clima allegro e al parco Alameda è stata installata una gigantesca ruota panoramica che nel 2019 non c’era.
Sull’autobus che ho preso per raggiungere il centro dall’aeroporto, è salito un personaggio che ho riconosciuto come appartenente alla stirpe dei “transeúntes”, ovvero di quanti non riescono più a uscire dal flusso magico del Cammino e restano viandanti per sempre, continuando a vivere in veste di mendicanti e accattoni, senza più dirigersi verso una meta. Sporco, lacero, aggressivo, ha cominciato a dare in escandescenze quando l’autista gli ha chiesto d’indossare la mascherina FP4: dopo due fermate è sceso, inveendo, portando con sé il suo mistero di viandante senza ritorno.
Ceno con una birra Estrella e delle croquetas e dopo essermi goduta l’atmosfera festante della città mi ritiro in albergo.
Dalla piccola terrazza della mia camera che si affaccia su degli orti, al crepuscolo, vedo due donne che si parlano da due giardini confinanti, una compone un mazzo di calle bianche e lo offre all’altra attraverso la rete che le separa.
Senso di tempo sospeso, ferma e quieta immobilità nella pienezza dell’attimo.
Penso che se tutti i confini fossero varcati offrendo mazzi di fiori, la ferocia del mondo finirebbe per essere stemperata in accoglienza e amicizia, in rapporti di buon vicinato.

Santiago de Compostela- Negreira
28 maggio 2022

Essere qui perché
Si è stati convocati
Camminare sconosciuti
A se stessi e agli altri
Andare verso
La propria destinazione
Che è un punto
Proteso sul Nulla
Ed è questa la felicità
Dell’annientamento:
Conoscere senza sapere
Sapere senza conoscere
Semplicemente essere

Parto verso le sette, dopo una notte piena di sogni: le potenze immaginative si mettono in movimento prima ancora di cominciare ad andare, la mente è già proiettata avanti e anche il cuore, come due buoni compagni di strada.
Faccio colazione in piccolo bar a fianco della chiesa di San Fructuoso (chiamata anche cappella de las Angustias perché sulla nicchia esterna centrale troneggia la statua in pietra della Vergine de las Angustias) e noto un gruppo di quattro persone (un uomo e tre donne che parlano in italiano tra loro). Esco, proseguo per Rua das Huertos e procedo sola, allegra e sicura nella prima luce del mattino.
Uscendo dalla città, mi affiancano tre stagionati pellegrini spagnoli che mi chiedono quale sia la direzione per Finisterre. Con entusiasmo sconsiderato esclamo “Todo recto!” e invece in breve ci siamo già persi, imboccando una strada in salita nel bosco. A un certo punto compare, in senso contrario al nostro, un gruppo di persone che ci avverte che la strada è sbagliata, torniamo indietro fino a un bivio che non avevamo visto e intraprendiamo la strada giusta, rassicurati dalla presenza del mojòn segnaletico con la stella (pietra miliare) che indica la via per Finisterre. Ci lasciamo alle spalle la città e la cattedrale di Santiago, indorata dai raggi del primo sole, costituisce una vista meravigliosa, anche se, nel volgermi indietro mi sento un po’ come la moglie di Lot che nel farlo fu trasformata in una statua di sale.
Procedendo, mi affianca il gruppo che avevo già notato al bar e mi rendo conto che gli italiani sono solo due, Maurizio di Settimo Torinese e Marina di Prato, le altre sono due sorelle franco-algerine. Mentre Marina scatta in avanti, (scoprirò in seguito che è una maratoneta avvezza a correre nei deserti) procedo insieme a Maurizio ( anche lui maratoneta) che mi racconta che è partito all’inizio di Maggio da Saint Jean Pied de Port e che ora si sta dirigendo a Finisterre.
Mi racconta la storia di Marina, che fa il cammino anche per suo fratello, morto a Gennaio e del quale porta la fotografia attaccata allo zaino. Dovevano partire insieme, per questo cammino, e lei gli ha promesso di farlo anche per lui. Penso che ognuno di noi non cammina mai solo, ma insieme a presenze vicine e lontane, ai vivi e ai morti. A Maceira attraversiamo il bellissimo ponte medievale, costruito sui pilastri dell’antico ponte romano preesistente che s’innalza sopra il fiume Tambre. Procediamo conversando piacevolmente, Maurizio è un ottimo compagno di Cammino e quasi senza accorgerci arriviamo a Negreira. Al mattino la temperatura è fresca, ma via via che il giorno avanza fa sempre più caldo e quando arriviamo è caldissimo.
Dopo una bella doccia rigeneratrice, rifocillata e riposata vado a perlustrare il paese in cui ero già stata nel 2018, uscendo dal centro trovo una splendida passeggiata, la Ruta de Tres Pazos, che si snoda immersa in un incantevole paesaggio, tra corsi d’acqua e alberi ombrosi, nella quale m’inoltro per un po’, assaporando la magia del luogo.
Mi sento felice per questo primo giorno di Cammino, che ho vissuto in modo pieno, intenso e appagante, sono felice di essere ritornata in Galizia, in questi luoghi che ho coltivato nel ricordo e nel desiderio e ritrovarmi a camminare in questi paesaggi mi offre una sensazione di gioia perfetta.
La sera ci ritroviamo tutti a mangiare insieme (Maurizio, Marina e le due sorelle franco-algerine) in una situazione di grande sintonia e spensiertezza, come ci conoscessimo da sempre.
Vado a dormire, l’indomani la partenza sarà prima dell’alba, mi attende una lunga strada.

Negreira- Olveiroa
29 maggio 2022

Aprire la porta
Uscire nel buio
Della notte sconosciuta
Attraversare paesi addormentati
Mentre l’oscurità
Lentamente schiarisce
Versando sul silenzio
Immemore delle cose
Una profondità nuova
Bruciare l’ego
Vecchio manichino sbilenco
Vincere la paura
Di sentirsi prigionieri
Croci di pietra
A ogni intreccio
Di strade
Raccontano il mistero
Delle vie che conducono
All’Oceano
Per immergersi
Nel suo canto
Che innamora

Esco che è ancora buio, attraverso rapidamente il paese e m’inoltro sola nel bosco, passando davanti alla piccola chiesa di san Xián e al cimitero. Cammino immersa nella vegetazione, i miei passi sono perfettamente sincroni ai miei pensieri, la solitudine mi fa compagnia, mi sento integrata nell’ambiente in perfetta quiete e padronanza del mio andare. Sono felice, leggera, piena di desiderio. A un certo punto mi fermo, sedendomi su una pietra, per mangiare qualche albicocca secca e per bere un po’ d’acqua e mi raggiunge Alessandra, architetto di Bergamo, con la quale condivido un pezzo di strada. Ha pochi giorni a disposizione, ma ugualmente non ha resistito alla chiamata ineludibile del Cammino che ha già fatto più volte. Gran parte dei pellegrini sono recidivi del Cammino. Poi mi fermo a far colazione in un bar che si trova in cima a un’alta scalinata a Pena. Riprendo a camminare, il tratto è molto lungo, ma l’atmosfera è incantevole e la solitudine mi sostiene e conforta. Il paesaggio è splendido, nei boschi sento solo il rumore delle cortecce che si staccano dai tronchi degli eucalipti e il canto degli uccelli. Mi trovo alle pendici del monte Aro, inizio a salire, immersa in un paesaggio rurale, il tempo si è un po’ ingrigito, ci sono mucche che pascolano nei campi. La salita inizialmente è dolce, poi si fa sempre più ripida, raggiungo un punto panoramico con delle panchine che si apre su uno scenario maestoso. Si sale ancora, fino a quando non inizia una discesa che porta a un villaggio. Dopo aver camminato ancora a lungo, giungo al ponte Olveira costruito sopra il fiume Xallas, teatro di drammatiche vicende storiche ai tempi delle guerre napoleoniche. Il ponte Olveira era un passaggio strategico per le truppe francesi dirette a Finisterre e proprio qui i patrioti locali decisero di affrontarle. La sconfitta fu atroce seguita da una carneficina spaventosa, i francesi incendiarono i villaggi, uccisero i civili e violentarono le donne. Dopo un altro chilometro che mi sembra interminabile, giungo finalmente a Olveiroa, dove ritrovo Maurizio e Marina. Ceniamo insieme in buona compagnia e conosco Cristiana, pellegrina di Urbania che canta con una voce ricca di fado le canzoni dei Madredeus e due allegri e sconsiderati viandanti che dormono in tenda e vivono on the road, che avevo già incrociato un paio di volte sul Cammino. La sera mi attardo a conversare con Maurizio. L’atmosfera è lieta, serena, spensierata, mi rendo conto che nei gruppi che incontro sono quasi sempre io la più vecchia. Che strano, una volta ero sempre tra i più giovani e ora sono sempre tra i più vecchi. Alternanze della vita. Comunque vado a dormire contenta.

Olveiroa- Corcubión
30 maggio 2022

Le forme del passato
Si espandono
Estendendosi a macchie
Infinite
La Conoscenza
È oscura
Come sempre
Non si esce mai
Dal proprio delirio
Che si reitera
Sempre uguale
A se stesso
E sempre diverso
Come l’acqua
Che scorre in un fiume
Che non raggiunge mai la foce
Siamo in Cammino
Sempre e comunque
Dentro i boschi interiori
E non ne veniamo mai fuori
Ma conosciamo le luci
Che ci indicano la strada
E le ripercorriamo
Sui cammini postumi
E futuri

.

lucia guidorizzi- scatti lungo il cammino di santiago de compostela

.

Parto all’alba da Olveiroa, dopo un sonno ristoratore, m’inoltro dentro un fitto bosco mentre il cielo inizia a schiarire. Ammiro i fiori di cui è pieno il bosco, sono viola, a grappoli, simili a orchidee, si tratta della famosa digitale purpurea, il fior di morte celebrato da Giovanni Pascoli in un’indimenticabile poesia in cui ne evidenzia il potere malefico e il fascino fatale. Comincio a salire, il bosco si dirada, vi sono rocce e cespugli gialli di ginestra, l’atmosfera è nebbiosa e suggestiva. Mi fermo a Logoso a far colazione nell’omonimo bar-albergue, in cui ritrovo Maurizio, Marina, Cristiana e altri pellegrini tra cui un padre e un figlio americani, stanno facendo anche loro colazione. Riprendo il cammino da sola. A un certo punto mi si affianca Cristiana con la quale condivido un lungo tratto di Cammino. Mi racconta la sua vita, con una sincerità e un’autenticità possibili solo in queste condizioni. Anch’io le racconto la mia e sono scambi preziosi e indimenticabili sguardi sul mondo. Camminando insieme s’instaura un legame profondo di sintonia e reciproca accoglienza. Intanto lo scenario si apre e con emozione e trionfo ci accorgiamo di essere arrivate dvanti all’Oceano. Il sentiero discende e arriviamo a Cee, dove incontriamo Maurizio: poco più in là le nostre strade si divideranno perché ho deciso di fermarmi a Corcubión, un delizioso villaggio di pescatori sulla costa atlantica, dichiarato complesso storico-artistico per le sue nobili residenze e per l’architettura popolare marinara, mentre loro proseguiranno per Finisterre. Il paesino è bellissimo e accogliente, ma il tempo è cambiato: ha iniziato a piovere e questo lo rende un po’ malinconico. Dopo aver mangiato, inizio a perlustrarlo, visitando la chiesetta romanica di San Marcos e mi perdo nel suo affascinante intrico di strade dai muri pregni di muschio. Verso sera, ritorna il sole e la notte è stellata, domani partirò un po’ più tardi, la tappa sarà più breve.

Nella luce livida del giorno
Ci si muove come ombre
Sul manto variegato del suolo
Stanno scritte sacre formule
Processioni di sogni s’inerpicano
Per montagne solitarie
Immergere le mani nell’acqua
Ricordando le stelle obliate

Corcubión- Finisterre
31 maggio 2022

L’anima della Galizia
È rurale e marittima
Due vocazioni:
Quella d’inoltrarsi nel bosco
E quella di affacciarsi sul nulla
Coniugate insieme
Implicano il saper stare
Nel Deserto
Amare il Vuoto
E conoscerlo
Abbracciarlo
Confondersi in lui
Farne il proprio amante

.

lucia guidorizzi- scatti lungo il cammino di santiago de compostela

 

 

.

Questa mattina parto un po’ più tardi, perché la tappa è breve, solo dodici chilometri, così dopo essere arrivata a Finisterre avrò tempo per recarmi al Faro che dista dal centro della cittadina circa quattro chilometri. Allontanandomi in salita da Corcubión godo di una meravigliosa vista del paese che si affaccia su un’ampia insenatura. Procedo giungendo a Sardiñeiro, un piccolo paese di pescatori pieno di tracce e testimonianze del Cammino. M’inoltro nei boschi, inizia a piovere, ma questo non mi disturba, anzi, aggiunge fascino al mio percorso. Il paesaggio si apre su piccole baie e insenature e finalmente avvisto Finisterre. Scendendo dai boschi giungo alla spiaggia di Langosteira, su una lapide c’è una frase dello scrittore gallego Camilo Josè Cela che l’annuncia con queste parole: “Finisterre es la ultima sonrisa del Caos del hombre asomandose al infinito”. Attraverso la spiaggia sotto la pioggia e raccolgo sulla riva quattro conchiglie di Santiago, le classiche cappe sante, come facevano gli antichi pellegrini che un tempo raggiungevano l’Oceano, come testimonianza di aver condotto a termine il loro Cammino. Supero il Cruzeiro che si trova alla fine della spiaggia e raggiungo il mio albergo, dove mi riposo e rifocillo brevemente per poi riavviarmi sotto la pioggia verso il faro di Finisterre. Attraverso il paese che si sviluppa longitudinalmente fino ad arrivare alla chiesa romanica in granito di Santa Maria das Areas, situata in uno dei punti più occidentali della penisola iberica, dove si trova la statua del Cristo dalla barba dorata di Finisterre. Narrano le leggende che sia giunta fin qui trascinata dalle onde e si dice che le crescano i capelli e le unghie come a quella che si trova nella cattedrale di Burgos. Mi riavvio sotto la pioggia verso il Faro, inerpicandomi sulle rocce a picco sul promontorio e mentre smette di piovere mi si palesa una visione di sconvolgente bellezza e intensità. Qui si compie il prodigio che costituisce il culmine del mio Cammino: vedo tremare una montagnola di terra dalla quale emerge una talpa. Proprio qui, sulla costa della Morte, a Finisterre, nell’Occidente estremo si può venire alla luce: è per me un messaggio dall’immenso valore simbolico.

Venire alla luce a Finisterre
Nella punta più estrema
Della Costa della Morte
Nascere procedendo
Dentro l’oscurità
La pioggia le pietre antiche
I muri corrosi dall’umidità
Antichi horreos s’innalzano
In questa Galizia fantasma
In cui m’inoltro grata
Contemplando le felci
Le digitali le ortensie azzurre
Gli eucalipti e i pini
Che popolano questi luoghi silenziosi
luoghi di silenzio e d’immortalità

Appagata da questa visione catartica, torno a Finisterre.

Finisterre- Muxia
1 giugno 2022

Nel bosco si presagisce
Il rumore dell’Oceano
Rio è un fiume
Ria è un estuario
Tutte le acque
Confluiscono nel mare
E da dolci si fanno salate
Inevitabilmente

Mi alzo che è ancora buio, svegliata da una pioggia torrenziale che mi scoraggia, anche perché oggi sarà una tappa lunga, più di trenta chilometri. Sono quasi tentata di prendere un taxi, ma poi mi affaccio alla finestra e vedo due pellegrine che camminano nel buio, imperterrite sotto la pioggia e mi dico che no, non sarebbe giusto abdicare proprio ora nell’ultimo tratto, sarebbe come un tradimento dello spirito del Cammino. Faccio colazione e parto sotto la pioggia battente, faccio fatica a trovare la giusta direzione per uscire da Finisterre, ma alla fine la imbocco e a poco a poco smette anche di piovere. Attraverso delle campagne e dei paesini, entro in un bosco in completa solitudine, mi perdo perché a un bivio scelgo la strada che si affaccia sulla costa che è mal segnalata, incontro i due americani, padre e figlio che avevo incrociato al terzo giorno di cammino, ritroviamo insieme la via giusta e alla fine si apre ai miei occhi una vista meravigliosa: il sole è tornato e illumina un paesaggio collinare pieno di cespugli gialli di ginestra che si affaccia su un Atlantico verde azzurro, tra spiagge bianchissime e insenature rocciose. Mi ritrovo nuovamente da sola a camminare, scendo verso una candida spiaggia, ma mi accorgo che non la posso raggiungere, perché c’è in mezzo l’estuario di un fiume che costeggio fino ad attraversare un ponte che mi permette di raggiungere Lires, un paese in cui incontro un gregge di pecore e dove faccio una sosta. Al bar vedo due ragazzi che parlano: uno è siciliano e racconta all’altro le sue impressioni e considerazioni sul cammino, l’altro si esprime in italiano correttamente, ma con un accento strano (mi sembra inglese). Riprendo ad andare, anche perché a Muxia devo incontrare Daniela, una romana che si è trasferita a vivere lì da quattro anni e che ho conosciuto mentre facevo l’ultima tappa del Cammino Portoghese nel 2019. In mezzo ai boschi mi raggiunge il ragazzo che avevo visto nel bar e che credevo inglese, si chiama Alessandro, è un chimico torinese e vive da quattro anni a Londra, mi faccio raccontare qual è la sua esperienza della vita londinese, camminiamo insieme per un po’, poi lui si ferma a mangiare e io proseguo. Ormai sono in prossimità di Muxia, avvisto la spiaggia di Lourido, Daniela mi viene incontro in macchina e andiamo a bere una birra a Muxia. Incontrarla è un piacere, è una donna interessante e anticonvenzionale che ha scelto di vivere immersa nel fascino e nelle piogge della Galizia a contatto con la magica energia delle sue pietre. A Muxia ritrovo Maurizio e Marina, i miei compagni di cammino che sono qui da due giorni. Saluto Daniela e dopo aver depositato lo zaino ed essermi fatta una doccia, vado con Maurizio verso il santuario di Nuestra Señora de la Barca.
Il sole illumina il Santuario che sorge affacciato sull’Oceano, circondato da rocce, in prossimità di un antichissimo luogo di culto megalitico, incentrato sulla Pedra de Abalar, pietra oscillante, sotto la quale passano le donne che desiderano ottenere la fertilità. La leggenda cristiana invece racconta che la Vergine sia giunta fin lì su una barca di pietra per incoraggiare Santiago a continuare la sua predicazione nella penisola iberica e che le pietre che circondano il Santuario siano i resti della sua barca.
Il 25 dicembre del 2013 il santuario è stato colpito da un fulmine che ha provocato un incendio distruggendo il tetto e lo splendido retablo ligneo dell’Altar Maggiore: nel 2015 sono terminati i lavori per la sua ricostruzione. All’interno della chiesa vi sono moltissimi ex-voto in forma di navi, come ringraziamento di quanti sono scampati al naufragio.
Nei pressi del Santuario si staglia un suggestivo monumento, un megalite spezzato al centro, chiamato La Herida (la Ferita), in ricordo del naufragio della petroliera Prestige, avvenuto nel 2002 che causò un vero e proprio disastro ambientale.
Entro nel Santuario e mi lascio avvolgere dall’intensa aura emanata dal luogo.
Andiamo in paese per cenare, ma torniamo qui, su questo promontorio roccioso per assistere al tramonto: davanti all’Oceano vasto, schiumante e misterioso, ci lasciamo incantare dai raggi del sole cadente, che come un’ostia d’oro s’immerge nelle acque e ricordo per analogia che nella bandiera della Galizia è rappresentata appunto un’ostia sospesa sopra un calice d’oro sormontata da sette croci d’argento.
Ci sono momenti perfetti e indimenticabili nella vita come questo.

Muxia-Santiago di Compostela
2 giugno 2022

Sgusciare fuori nel buio
Portando in sé
Tesori di luce
Sospesi tra essere
E non essere
Tra mete oltrepassate
E altre da raggiungere
Secoli di offese e di oblio
Creano anticorpi desideranti
Che fioriscono
Sul limite estremo
Del nostro andare

Prendo l’autobus per Santiago che è ancora buio, alle sei e un quarto del mattino. Parte con me anche Maurizio. Durante il viaggio dormo e senza neanche accorgermene arrivo a Santiago. La stazione degli autobus è cambiata, è nuova, molto più bella luminosa e funzionale. Arriviamo in città presto e ci diamo appuntamento per le dieci nella chiesa di Santa Maria del Cammino, costruita nel XIII secolo. In questa chiesa si trova la statua di Nostra Signora dell’Aurora, alla quale i pellegrini giunti da terre lontane si raccomandavano. Mi sorprende una grande emozione davanti a quest’immagine di Luce. Il contemplarla sancisce in un certo senso la conclusione del mio percorso nelle contrade dell’estremo occidente e finisce qui, davanti a questa figura aurorale, nella quale ritrovo il senso di quanto ho visto in prossimità del faro a Finisterre. Nel pomeriggio visito la Cattedrale, il sepolcro dell’Apostolo, mi raccolgo in silenzio, cercando di ricapitolare questi giorni così ricchi di emozioni. La sera ritrovo Maurizio insieme a Igino, un simpatico pellegrino di Barberino del Mugello e ad altri due ragazzi, un italiano e un inglese, ceniamo insieme. L’avventura si conclude nella bellissima piazza della Cattedrale. Domani tornerò a Venezia e quanto ho visto e vissuto continuerò a portarlo con me, attendendo ancora una volta di potermi reimmettere nel magico flusso che sono le vie che conducono verso Santiago di Compostela.

Santiago de Compostela-Venezia
3 giugno 2022

Voci di Galizia
Fantasmi ombrosi
Dei boschi e delle pietre
Paese metafisico
Votato al silenzio
Voci che si accendono
Nei vasti spazi interiori
Il murmure delle acque
Popolate da presenze sottili
Il mistero nascosto
Nel sillabario del tempo
Che si protende dalle sponde
Del tramonto fino al germinare
Dell’Aurora

 

Lucia Guidorizzi

.

.

ALTRI RIFERIMENTI IN CARTESENSIBILI

https://cartesensibili.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=57939&action=edit

MESETAS, SOLITUDINI METAFISICHE – Lucia Guidorizzi: Viaggio verso Santiago di Compostela – capitolo II

E COME FRECCIA DESIDERANTE VARCARE IL PONTE- Lucia Guidorizzi: viaggio verso Santiago di Compostela. Capitolo III

ULTREYA: SIN OTRA LUZ NI GUIA SINO LA QUE EN LE CORAZON ARDIA – Lucia Guidorizzi-Viaggio verso Santiago di Compostela. Capitolo IV

SENDA LITORAL: CAMMINARE A FIANCO DELL’INVISIBILE- Lucia Guidorizzi

 

Altre immagini di viaggio nella pagina fb dell’autrice: https://www.facebook.com/lucia.guidorizzi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.