TRA LA PAROLA POETICA E LA MUSICA- Sergio Pasquadrea: una playlist per Leminski

un verso di paulo leminski trasformato in murales

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Il mese scorso, presentandovi la prima traduzione italiana delle poesie di Paulo Leminski, accennavo al fatto che alcune sue poesie fossero state messe in musica da grandi musicisti. In effetti, ciò è impreciso: la verità è che era egli stesso un cantautore.
Vi presento di seguito una piccola rassegna di pezzi che portano la sua firma.

A mia notizia, le prime canzoni sue a essere incise furono “Buraco no coracão” e “Me provoque pra ver”, uscite nel 1977 sulle due facciate di un 45 giri a nome della band A chave.
Nel 1981, un pezzo intitolato “Verdura” viene incluso da Caetano Veloso nel disco Outras Palavras. Il “verde” a cui allude il titolo è quello dei dollari.

All’improvviso
mi ricordo del verde
del colore verde
il più verde che esiste
il colore più allegro
il colore più triste
il verde che vesti
il verde che vestivi
il giorno che ti ho vista
il giorno che mi hai visto
All’improvviso
ho venduto i miei figli
a una famiglia americana
hanno una macchina
hanno la grana
hanno una casa
l’erba è fresca
solo così possono tornare
e prendere il sole a Copacabana

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Sempre nello stesso anno, il bahiano Paulinho Boca de Cantor incide “Valeu”, nel disco omonimo.

Due innamorati che guardano il cielo
giungono alla medesima conclusione
anche se la terra non passasse la prossima guerra
ne è valsa comunque la pena
è valsa la pena di bagnare questo pianeta di sudore
è valsa la pena di dimenticare le cose che so a memoria
è valsa la pena di affrontare questa vita che poteva essere migliore
è valsa la pena…

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(Per i curiosi: qui la trovate suonata e cantanta da Leminski stesso.)

L’anno dopo, lo stesso cantante fa il bis con “Se houver céu” (nel disco Prazer de viver), ma qui preferisco di gran lunga la versione cantata dall’autore: è un demo grezzo, anche un po’ stonato, ma che volete farci, mi piace lo stesso:

Se c’è il cielo dopo la terra
e in questa stella eterna primavera
magari la vita potrebbe volere
che ci si incontri
in un’altra vita il nostro amore diventa più folle
tutto diventa più bello
gira voce che che mancasse poco
se c’è il cielo
come non c’è in questa vita
e si tornasse cuccioli
e ci si incontrerà

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Siamo ancora nel 1982: Ney Matogrosso, una delle figure-cardine della canzone brasiliana contemporanea (purtroppo semisconosciuto qui da noi), registra, per il disco Mato Grosso, “Promessas demais”, firmato da Leminski insieme a Moraes Moreira e Zeca Barreto.

Chissà se il cuore mi dirà
dirà se sta bene o no nello stesso posto
chissà se il cuore…

Non avevo bisogno di alludere
non avevo bisogno di troppe promesse
non avevo bisogno di alludere
tanta felicità è un fiume che scorre
il fiume che mi porterà via
non passa nella sua città
il paradiso, il paradiso inizia
è solo iniziare un sorriso

Chissà se il cuore mi dirà
dirà se sta bene o no nello stesso posto

Luogo comune
dove noi due siamo uno
uno che non ha amicizia
per nessuno, per nessuno non c’è modo
alcuno che non batta nel petto

Non avevo bisogno di alludere
non avevo bisogno di troppe promesse
non avevo bisogno di alludere
tanta felicità è un fiume che scorre
il fiume che mi porterà via
non passa nella sua città
il paradiso, il paradiso inizia
è solo iniziare un sorriso

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Per finire, un paio di omaggi postumi: nel 1998, Itamar Assumpção mette in musica “Dor elegante”, una poesia da Distraídos venceremos, ultima raccolta pubblicata in vita da Leminski. Un testo amaramente ironico, in cui il poeta mette in scena il proprio dolore per la cirrosi epatica ormai in stato avanzatissimo, che lo costringeva a camminare inclinato su un fianco.

Un uomo con un dolore
è molto più elegante
cammina da una parte
come se arrivando in ritardo
arrivasse un po’ prima

porta il peso del dolore
come se portasse medaglie
una corona, un migliaio di dollari
o roba di valore
oppio, eden, analgesici,
non toccatemi in questo dolore
è tutto ciò che mi resta
soffrire sarà la mia ultima opera.

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Nel 1994, era stato Arnaldo Antunes (i più attenti lo ricorderanno come membro dei Tribalistas, che nel 2002 sbancarono le classifiche con “Já sei namorar”) a proporre “Luzes”.

Accendi la lampada alle sei di sera
accendi la luce dei lampioni
da’ fuoco alla fiamma dei saloni
fuochi di lingue di dragoni
lucciole
in una luce di polvere di neon
tutto chiaro
tutto chiaro nella notte, così va bene
la luce
accesa alla finestra là in casa
il fuoco
il fuoco là nel vicolo e un faro
questa notte
questa notte avrà il sole

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Buon ascolto

Sergio Pasquandrea

 

P.S.: per chi vuole approfondire, c’è un intero disco di canzoni di Leminski, intitolato Leminskanções, inciso nel 2014 dalla figlia Estrela sotto il nome “Estrelinski e os Paulera”.

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2 Comments

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