PROPOSTE DAI LETTORI- Andando per crode e prati. Poesie di Paolo Campedel

pietro favaron


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Tredici poesie inedite di Paolo Campedel

I

la persistenza nei papaveri tra i binari

la splendida bruttezza nelle stazioni abbandonate
quando generazioni di writers conoscono i muri
e i binari ormai museali nella rugginosità gridano afoni

oltre al nome non è rimasto nulla
fermati un pomeriggio a Nove e assordati di silenzio e polveri

II

È lo stelo che non spezzi radicato nei margini non visti
non ha paura come le idee migliori
cresce anche sulla ghiaia si distingue tra le erbacce
non mi curo dei valori officinali delle foglie
la piantaggine è la spiga dei canarini
con amore porto loro la pannocchietta
puoi vedere anche i passeri beccarla
tra le crepe dell’asfalto la piantaggine spiga
resistente e indifferente alle asperità

III

“il fiore di passiflora è
un orologio cubista”

disse un’amica una sera di giugno
e mi donò sincera conoscenza
degli effetti lenitivi della pianta

oppure è una macchina surrealista
o un portale spaziotempo per api
il Villegas ci vide la Passione
in stami stigmi e corona

ma missionari o botanici
non hanno considerato
la somiglianza del fiore
con le lame rotanti di Goldrake

e i mostri lanciati da Vega
schiatteranno con grazia
eleganti calmi e profumati

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pietro favaron

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IV

Amor nascosto

aquilegie fiori astronavi
purissime stelle chiomate
dal viola cupo dei boschi

ormai riprodotte artefatte
variate in profili barocchi
da giardinieri curiosi e vanesi

i colori a catalogo setaccio
le simmetrie a petali innumeri
ogni giardino ha un capriccio

quando vi guardo ancora vi temo
ancora vi spuntano ali astratte
oso sfiorarvi appena con grazia

astronavi per insetti

V

Nell’ultima luce di dicembre
uno sfiatato solstizio riscalda
in controcampo il profilo
della cittadella di Feltre.
La torre del Trecento spicca
nella skyline ironicamente
emerge la casa-torre
quasi nascosta agli occhi di tutti.

skyline mura
casa
mimetismo torre

Ed amo fra le due cinte di mura
gli orti pensili e panoramici
sarebbe cosa divertente e rara
crescere gli ortaggi sulle pendici.

VI

Ortighe dugo ortighe dispèt
ortighe proa de corajo
ortighe festidi per vache e ort.

Ortighe sié bele
ve careze per sora,
ortighe fiorì anca voi
e sié past per chel bis
che se arlevea per dugo
da boce co la maestra.
Da le ortighe nas na beleza
la farfala Vanessa.

E anca le ortighe le avarà
salvà calchiduni da la fam,
menestra de ortighe
incoi potacio da gourmet.

Ghe ò olest pi ben
a le ortighe da lontan
che a i bucaneve
in cufignon.

Ortiche gioco ortiche dispetto/ ortiche prova di coraggio/ ortiche impiccio per mucche ed orto.// Siete belle
ortiche/ vi accarezzo da sopra,/ anche voi fiorite/ e nutrite quel bruco/ che allevavamo per gioco/ da piccoli
con la maestra./ Dalle ortiche nasce la bellezza/ la farfalla Vanessa.// E anche le ortiche avranno/ salvato
qualcuno dalla fame,/ minestra di ortiche/ oggi pasticcio da gourmet.// Ho voluto più bene/ alle ortiche da
lontano/ che ai bucaneve/ ginocchioni.

VII

petasites hybridus
slavaz da tuti desmentegà
erba mata ma bona per i tai
dei boce trapèl e capel
scudela d’inprest
primo fior inte ‘l pacek
te vien su fin sul giaron
inte per i roiai mizi
come se falo a no ciote su
a no olete ben anca per nia

farfaraccio maggiore/ farfaraccio da tutti dimenticato/ erba inutile ma utile per le ferite/ dei ragazzi
divertimento e cappello/ scodella improvvisata/ primo a fiorire nel fango/ cresci persino sulla ghiaia/ lungo i
torrenti umidi/ come si può non coglierti/ come non amarti senza scopo

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pietro favaron

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VIII

La luna tonda sul Tomatico
tonda e dala come en pom
tut che tas co fa ciaro
e po el pavon che scraia come en sol
Inte n menuto tut se fa tut se desfa
la luna dala come en pom.

La luna tonda sul Tomatico/ tonda e gialla come un pomo/ il gran silenzio dell’aurora/ poi un pavone strilla
come il sole./ In un istante tutto si fa tutto si disfa/ la luna gialla come un pomo.

X

non mi disturbano le strade abbandonate
con le crepe nell’asfalto cresciute dagli alberi
dove le erbacce sono in splendido disordine
in varietà botaniche da amatori perdigiorno

e quelle case rotte con le piante cresciute
attraverso i tetti a reticolo di travi
muri spezzati dalle piogge nei decenni
la bellezza di quegli alberi da interni

saremo così, civiltà decadute
col tempo che ci sfascia le città
e il bosco inselvatichito che va
inconsapevole per il mondo che fu nostro

non temo la decadenza amo
quel disordine preconscio da cui
può nascere un altro ordine misurato
siamo coscienze di passaggio nel tempo
siamo pensieri ordinati in un grumo di fonemi

XI

Raccontami della selezione naturale che per miliardi di anni
su pianeti irraggiungibili prepara mondi
la storia naturale si svolge spesso senza osservatori senzienti
senza alcuno a godere delle meteore incandescenti nell’atmosfera
forse senza occhi per le albe e le congiunzioni di lune
così radici e gemme, onde ed eruzioni vanno
la perfezione dei creati si dispiega senza contemplanti
occhi ed istinti non producono richiami di parole
né dolori o speranze per esseri senza domande,
i batteri in amore stavano sulla Terra eoni fa
nell’assenza di ricerche filosofiche o di scopo.
Raccontami se mai incontrerò l’essere che scruto
nello zenit coesistiamo come civiltà su mondi introvabili
la scienza ti fonda la speranza di trovare questi mondi
e parlare con esseri senzienti irraggiungibili
sai che l’umanità nel vuoto si sostiene da sè stessa
e imprime un orizzonte di senso alla vita.

XII

pare che ormai tutti conoscano lo scorrere lunghissimo del tempo
dai dinosauri a Lascaux
dalla Pangea ad ora

ce ne riempiono gli orecchi i documentari
e scontato è oggi dire relativo
di qualunque concetto o situazione
ecco un termine scientifico delicato
inciampare nel parlar comune

ma davvero io chiedo ancora
come sia fatto un milione di anni
per tralasciare il miliardo
quando la memoria umana va a generazioni
la storia a poche migliaia
di quegli anni che passano
come respiri del pianeta

altro che generazioni come onde di fiume
sono le ere sono interi pianeti
a sciabordare nel tempo senza memoria

e considera le interazioni deboli
mesoni B che violerebbero
la simmetria dell’inversione temporale
le leggi della fisica laggiù variano
se il tempo scorre o retrocede

e considera i violentissimi buchi neri
sull’orizzonte degli eventi il tempo è fermo
a maggiore gravità maggiore lentezza

creaturina sul pallido puntino azzurro
quanto tempo credi di tenere in ostaggio?

XIII

è proprio nell’infinitesimale che prevale l’illogico
o tra Schrӧdinger e dualismo onda particella
credi forse di trovare il senso della vita?
nell’inverosimile subatomico magnifico per sua natura
solo se applichi le regole di quassù vedi l’implausibile che confonde
ma Feynman placido consigliava che non c’è nulla di improprio
nella stranezza della materia
cosiderarla bella in sè rinfranca la mente dalla realtà macroscopica
e molto ti inebrierai di inaudito spingendoti oltre il modello standard

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pietro favaron

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NOTE SULL’AUTORE

Paolo Campedel, laureato in Lettere all’Università di Padova con una tesi in Antropologia culturale sulla pastorizia in alta montagna, lavora in una grossa industria bellunese. Interessi principali: astronomia e botanica, poesia ed astronomia sono le principali passioni. Pratica birdwatching e ama naturalmente le escursioni in montagna.

LE IMMAGINI FOTOGRAFICHE

Gli scatti fotografici proposti sono stati realizzati da Pietro Favaron, fotografo freelance autodidatta che risiede a Padova. Cresciuto tra montagne e boschi, ha trovato la sua voce attraverso una viva passione per i luoghi meno praticati dai turisti, addirittura selvatici, e un amore intenso che lo spinge a catturare in un clic fotografico tutti quei momenti che altrimenti sfuggirebbero allo sguardo e alla memoria. Attraverso le foto che realizza l’autore racconta per immagini storie, traccia connessioni e invita chi le osserva alla riscoperta di una vita più ricca e naturale all’aria aperta. Per realizzare le sue inquadrature utilizza macchine fotografiche a pellicola e digitali.
https://www.pietrofavaron.com –

https://www.instagram.com/pietro_favaron/?hl=en

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