DEL TEMPO PRESENTE- Vittoria Ravagli: “Non si può spegnere il fuoco con il fuoco”

nicola samorì

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Non si può spegnere il fuoco con il fuoco.
Non si può asciugare l’acqua con l’acqua.
Non si può combattere il male con il male.

(Lev Tolstoj)

 

E’ una grande fatica quella a cui ci sottoponiamo quando decidiamo di fare, di dovere, di potere fare qualcosa per aggregarci, per incontrarci, per discutere tra di noi sulle nostre vite e quelli di altre/i che vediamo sconvolte ancora di più. I morti, la morte.

A chi mi dice che tanto è inutile, rispondo che niente è inutile, solo l’apatia lo è.

Stiamo vivendo giorni martellati dai messaggi, dalle discussioni urlate, dalle immagini spaventose, quelle di  tutte le terribili guerre, che ci vengono servite con le dosi “necessarie” per condizionare le nostre idee.

Come con la pandemia, sembra esista una regia. Non so.  C’è sì, certo, la ricerca a chi ha più ascolto e su quella ci si lancia senza vergogna, senza il senso della responsabilità di chi guida “il consenso”. Nessuno o quasi cerca un modo umano (“restiamo umani”) di tenere al corrente, un modo saggio, prudente, ma sincero. Indipendente…
Quando i pacifisti vengono irrisi non provo più sconcerto. Il mondo viene visto come un campo di battaglia. Non si pensa che ci si possa confrontare e decidere: i vari Stati, concordando di non fare la guerra ma di trovare compromessi accettabili, come si fa nei condomini, nelle case, nei Comuni. E mi fermo lì, la mia dimensione è la tribù al posto delle famiglie più o meno aperte ed  il Comune per le aggregazioni umane in cui è, sarebbe possibile, decidere le cose importanti in modo democratico. E cittadine/i dell’Europa e del mondo. Ma questa è già utopia.

Se è vero, come è vero – perché i reperti trovati e descritti da Marija Gimbutas lo confermano –  che vi sono state civiltà che per millenni hanno vissuto in pace con uomini e donne che insieme decidevano ed il sacro era femminile…Se è vero, ed abbiamo ancora i segni di quanto avvenuto, perché non provare neppure a sedersi intorno a un grande tavolo, il tavolo dell’Europa, insieme ai due contendenti, l’invasore e l’invaso e provare a far fare loro una pace dignitosa per quanto tardiva?

Sono parole le mie “da donna”, infatti intorno al grande tavolo ci sarebbero solo uomini.

Da donna, ora,   un pensiero profondo e addolorato per i morti, i tanti, i  nostri, i loro, di tutte e tutti:  morti di malattia, di guerra, di solitudine. Le amiche, gli amici, i mariti, le mogli, le sorelle che se ne sono andate/i dalla terra… Una preghiera da  questo mondo  sempre più vuoto, dove lasciamo che il male prevalga.

Alle spalle della mia voce
– ascolta, ascolta
un’altra voce canta.
Viene da dietro, da distante,
viene da bocche sepolte
e canta.

Dicono che non sono morti
– ascoltali, ascolta
mentre la mia voce che li ricorda
è alta e canta.
Ascolta, ascolta:
un’altra voce canta.

da “Por detrás de mi voz” di Circe Maia, traduzione di  Maria G. Di Rienzo

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nicola samorì

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Cerco poesie, come faccio ogni volta che sento un po’ mancarmi la terra sotto i piedi.
La poesia…dà fiato e cielo ai pensieri, li porta in alto e con la musica che vedo intorno e che mi canta la natura, riesco a vivere, a volte solo a sopravvivere, sentendomi alla fine una privilegiata perché ancora in grado di riuscire a guardarmi intorno.
Ne ho trovate tante in questi giorni di poesie, e mandate da amiche, scritte proprio per questo momento, ma non distruttive, dove un po’ di speranza resta. A toglierci le forze ci pensano i media.
Due sono in questi giorni i temi di cui parlo nelle scuole, con le amiche e di cui scrivo. Quelli su cui ci stiamo ritrovando nel nostro Giardino della Pace, il giardino M. Gimbutas a Sasso Marconi

 

1-PACE contro la guerra, tutte le guerre. Pace per l’umanità e per la terra 

 

Questa terra non è mica roba vostra. E’ da secoli e da millenni
che noi cerchiamo di farvelo capire.
Mamma nostra non ci ha mica fatto per servire agli usi vostri
Mica ci ha fatto con gli occhi per guardare le tristi facce vostre
Mica ci ha fatto gli orecchi per ascoltare le tristi chiacchiere vostre

La vostra guerra non è la nostra. Noi siamo per l’allegria
e la grazia, ossia
la felicità.
E perché poi fate tanto fracasso? Silenzio. Taisez vous! Shut up!
Via! Fatevi in là!
Basta!
Ci avete
definitivamente obiettivamente finalmente
stufato.

E voi, poveri Molti,
figli infelici e stolti
di padri infelici e stolti,
perché vi lasciate voi minorare?
Fino a quando vi metterete a servizio? Non sapete che a lungo andare
la servitù non è più necessità
né fatalità né virtù ma
vizio?
Che aspettate a promuovervi alla vostra maggiore età?

 

Elsa Morante, da Il mondo salvato dai ragazzini  (da La cicala di Maria Franca Ballocco)

 

2-La situazione delle studentesse in Afghanistan

Sono tornate a scuola il 23 di marzo come era stato loro promesso dai talebani, anche quelle oltre i 12 anni. Sono state rimandate indietro, sino ad un tempo imprecisato,  nessuna possibilità, nessun futuro per le ragazze, le donne, se non di fare le madri, le mogli. Se non di essere usate, abusate.

 

Talebano, mi proibisci di andare a scuola.
Non farò mai la dottoressa. Pensaci bene: un giorno ti ammalerai.

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Mi viene impedito di andare a scuola
perché  l’unica cosa che devo imparare è la sopportazione.

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nicola samorì

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Il CISDA – Coordinamento italiano sostegno donne afghane – https://www.cisda.it/ – ha lanciato una campagna di sostegno alle studentesse afghane e alle loro insegnanti, di vicinanza, di amicizia. Si chiama “WE SUPPORTCGIRLS BACK TO SCHOOL”. E’ rivolto a tutte e a tutti gli studenti di ogni ordine e grado (università compresa), alle/agli  insegnanti. Sul sito il documento completo con le modalità per partecipare e nella seconda pagina i riferimenti per leggere  quanto possa interessare della situazione in Afghanistan. Una informazione corretta e completa.

I video che verranno mandati al CISDA, saranno pubblicati sulla loro pagina FB  e verranno poi rilanciati sui social afghani e divulgati fra le studentesse.
Invitiamo tutti a condividere e fare conoscere questa bellissima iniziativa a figli/e, nipoti, insegnanti…

Il mio invito, per chi legge Cartesensibili, è di scrivere poesie, landai, nello stesso spirito con cui il CISDA  si rivolge a ragazze/i e insegnanti e di mandarcele per poterle pubblicare su Cartesensibili per sensibilizzare su questo tema, passato un po’ in secondo piano.

Ci avevano chiesto di non lasciarle sole le giovani donne non partite e rimaste in Afghanistan dopo la fuga degli americani. Questo è un modo per star loro vicino con la mente, col cuore e anche con la scrittura.

L’istruzione è l’unica arma per sconfiggere la violenzaun bambino, un insegnante, un libro, una penna, sono  le vere armi e con queste armi si può cambiare il mondo”. – Malala Yousafzai

 

Vittoria Ravagli

1 Comment

  1. Grazie Vittoria,
    per questa intensa riflessione ed invito a non lasciare che le ‘cose’ ci facciano; come ci siamo dette durante l’incontro ‘miracolo’ in piazzetta Gibuti la settimana scorsa, solo la guerra allontana la Pace, quella vera, quella verso la quale a parole tutte e tutti si rivolgono ma nei fatti se ne stanno allontanando sempre di più. La chiamata alle armi generali è l’eterna idiozia degli uomini con la memoria sempre troppo corta.
    Grazie ancora.
    Abbracci
    Anna Lombardo

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