CONQUISTARE UN IMPERO ESTINTO- Sergio Pasquandrea: Note di lettura sulla traduzione di Paulo Leminski

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Una traduzione è sempre un accrescimento per la lingua e la cultura. Tanto più se si tratta di tradurre un autore sinora inedito e praticamente sconosciuto, com’è il caso, qui da noi, di Paulo Leminski. Benvenuta quindi alla neonata antologia di suoi versi, intitolata Distratti vinceremo”, tradotta e curata da Massimiliano Damaggio per le edizioni L’Arcolaio.

Difficile dare una collocazione precisa a questo poeta: non solo perché è profondamente immerso nel clima della cultura brasiliana anni Settanta e Ottanta, ma anche per una sua incollocabilità intrinseca. Il lettore troverà qualche succinta nota biografica in calce. Per quanto riguarda invece la sua poesia, essa si avvicina a diversi movimenti d’avanguardia, quali il concretismo e il marginalismo, senza mai aderire appieno a nessuno di essi. Leminski fu soprattutto un outsider, un battitore libero: poeta, romanziere e saggista, coltissimo e poliglotta, traduttore dal giapponese, dall’inglese e dal francese, ma anche cintura nera di judo, praticante di buddhismo Zen e interessato alle forme della comunicazione di massa, tanto da scrivere canzoni per artisti come Caetano Veloso, Gilberto Gil, Tom Zé, Ney Matogrosso e Moraes Moreira. Se proprio lo si volesse racchiudere in una formula, si potrebbe dire che egli incarna lo spirito libero, anarchico, gioioso, ribelle alle categorie e agli steccati, che fu proprio degli anni Settanta.
Il titolo di questa antologia riprende quello di “Distraídos venceremos” (1987), ultima silloge pubblicata da Leminski nella sua troppo breve vita (appena quarantacinque anni), ma in realtà il libro pesca da diverse sue raccolte.

Tradurre Leminski è impresa non semplice (chi scrive lo sa per esservisi cimentato: ad esempio qui, qui e qui), perché nella sua scrittura significato e significante sono sempre inestricabili l’uno dall’altro: i suoi versi abbondano di rime, assonanze, giochi di parole, figure di suono, a volte serie, altrettanto spesso ironiche, fino ad arrivare ai calligrammi e alle poesie visive. Cancellare tale dimensione metalinguistica significa far perdere alla poesia buona parte della sua efficacia: e infatti Damaggio sceglie spesso, saggiamente, di far pendere la traduzione più sul versante fonico che su quello semantico. Nell’impossibilità di tradurre alla lettera, preferisce ricreare per rendere, nella lingua d’arrivo, l’effetto della lingua di partenza: che poi dovrebbe essere la regola di qualunque buon traduttore.

Invito dunque a leggere Paulo Leminski: non foss’altro perché la sua levità colta e ironica può essere un buon antidoto a una poesia, quella italiana, che spesso tende a prendersi fin troppo sul serio.

Di seguito, alcune poesie nella traduzione di Massimiliano Damaggio.

Sergio Pasquandrea

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Avvertenza per i naufraghi

….Questa pagina, ad esempio,
non nasce per essere letta.
….Nasce per essere pallida,
mero plagio dell’Iliade,
….qualche cosa che tace,
foglia che torna al ramo,
….molto dopo la caduta.

….Nasce per essere spiaggia,
forse Andromeda, Antartide,
….Himalaia, sillaba offesa,
nasce per essere ultima
….quella ancora non nata.

….Parole portate da altrove
dall’acqua del Nilo, papiro,
….questa pagina, un giorno,
dovrà essere tradotta
….in simbolo, in sanscrito
in ogni dialetto dell’India,
….dovrà dire buongiorno
a ciò che si dice solo all’orecchio,
….dovrà essere la brusca pietra
dove han fatto cadere il vetro.
….Non è così che è la vita?

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….mulino di versi
mosso dal vento
….in notti di follia

….verrà il giorno
che tutto ciò che dirò
….sarà poesia

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Distanze minime

….un testo pipistrello
è guidato dall’eco
….un testo testo cieco
un’eco anti anti anti antico
….un grido verso la parete rete rete
ritorna verde verde verde
….con me con con con sé
sentire è veder si si se se se
o se se mi si ti seguo?

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Scontrarii

….Ho detto alla parola di rimare
ma lei non m’ha ubbidito.
….Parlava di mare, di cielo, di rosa,
in greco, in silenzio, in prosa.
….Sembrava fuori di sé,
la sillaba silenziosa.

….Ho detto alla frase di sognare
e s’è persa in un labirinto.
….Fare poesia, mi sa, questo e basta.
Dare ordini a un esercito
….per conquistare un impero estinto.

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….gardenie e ortensie
non fate niente
….che a questo mondo
mi ricordi l’appartenenza

….lasciatemi pensare
che tutto sia soltanto
….una terribile coincidenza

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Volatili

….Camminare anni nel bosco
e mai vedere un uccellino morire
….come vederlo nascere.

….Quei voli, dove vanno a finire?
In aria, brezza, atto si disfanno?
….Solubili in acqua o in vino?

….Che sia un malanno agli occhi
oppure è eterno l’uccellino?

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….Ho fatto un patto col mio corpo.
Non ammalarti mai.
….Quando vorrai morire,
te lo farò fare.

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NOTE RELATIVE ALL’AUTORE

Paulo Leminski nasce a Curitiba, nello stato brasiliano di Paraná, il 24 agosto 1944, da una famiglia di origini polacche da parte di padre, portoghesi e indie da parte di madre.
Dopo aver studiato per un anno presso il collegio dei padri benedettini maristi, impara da solo il francese, l’inglese, il latino, il greco antico e il giapponese. Conosce il grande poeta Haroldo de Campos, leader e creatore del concretismo, che nel 1964 gli fa pubblicare i primi versi sul suo giornale Invenção. Si immerge nella controcultura degli anni Sessanta e Settanta, frequenta la facoltà di Lettere per poco più di un anno, poi la abbandona. Si guadagnerà da vivere prima come insegnante, poi come pubblicitario, giornalista e critico letterario.
A soli diciassette anni sposa l’artista Neiva Maria de Sousa, da cui divorzierà sette anni dopo. Il secondo matrimonio, dal 1986 al 1988, è quello con la poetessa Alice Ruiz, da cui avrà tre figli. È un appassionato di cultura giapponese e insegnante di judo e ha praticato la forma dell’haiku. Muore il 7 giugno 1989, di cirrosi epatica.
Nel 1975 esce il romanzo sperimentale “Catatau”, annoverato fra le sue opere più significative, nel quale immagina una visita di Cartesio in Brasile; nel 1984 segue “Agora É que São Elas”. Come poeta, pubblica i volumi “40 Clics em Curitiba” (1976), “Polonaises” (1980), “Não Fosse Isso e Era Menos/Não Fosse Tanto e Era Quase” (1980), “Caprichos e Relaxos” (1983), “Haitropikais” (1985, insieme alla moglie Alice Ruiz) e “Distraídos Venceremos” (1987). Postumi escono “La Vie en close” (1991, con Alice Ruiz) e “O Ex-Estranho” (1996). Ha inoltre scritto biografie di Matsuo Bashō, del poeta João da Cruz e Sousa, di Gesù e di Trotsky. Ha tradotto in portoghese Petronio, John Fante, Alfred Jarry, James Joyce, Samuel Beckett e Yukio Mishima.
Nel 2013 è uscito per l’editore Companhia Das Letras “Toda poesia”, che raccoglie la sua intera produzione poetica e ha venduto oltre 75mila copie.

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Paulo Leminski, Distraidos venceremos. Distratti vinceremo–  L’arcolaio/L’altra lingua 2021
Cura e traduzione di Massimiliano Damaggio

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