TRAME E PAESAGGI-Adriana Ferrarini : L’arte nel vento, le donne ri-generano il mondo

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Nelle piazze del centro di Padova sono appese in questi giorni 29 lenzuola  dipinte. “L’Arte nel Vento – Le donne ri-generano il mondo” questo è il titolo della mostra d’arte all’aperto allestita dall’Associazione Centro Pandora in collaborazione con il Comune di Padova. 

L’idea è nata  alcuni anni fa a Gata de Gorgos, un paese spagnolo con una forte tradizione tessile che ha ripreso la tradizione popolare di esporre trapunte sui balconi durante il passaggio delle processioni, trasformandola in un’occasione d’arte, “Art al vent”. Anche a Venezia c’era l’uso di esporre ai balconi i tappeti e a Padova, il 13 giugno, in occasione della festa del Santo, ai balconi e finestre ancora si appendono drappi. C’è quindi qualcosa di sacrale e liturgico in questa esposizione di lenzuola d’artista che si lasciano attraversare e gonfiare dal vento, percorrere dagli sguardi di chi passa e magari rallenta e magari per un attimo riesce a sospendere la corsa frenetica del quotidiano per lasciarsi illuminare da immagini che ripropongono una nuova sacralità.  Un nuovo modo di fermare il tempo e condividere pensieri di pace e bellezza.

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maurizia manfredi- l’albera

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Da Gata di Gorgos ad Andria nel 2021. E ora  a Padova. Qui il Centro Pandora ha convolto 29 artiste nella creazione di un lavoro legato al tema profondo della rigenerazione. Il mondo in cui viviamo ha bisogno di essere ri-generato, anche attraverso la secolare capacità delle donne di tessere ragnatele, reti di relazioni, di individuare legami, connessioni inventive, parentele imprevedibili e impreviste, come seppe fare Maria Lai a Ulassai con il suo lavoro “Legarsi alla montagna” che coinvolse tutta una comunità e divenne un’occasione di festa collettiva. Ogni volta che una donna crea una nuova vita, mette al mondo il mondo, lo rigenera prendendosi cura dell’altro e dell’ambiente in cui vive. Gata de Gorgos, Andria, Padova: anche questo è un filo continuo che viene lavorato in un luogo e poi passato in altre mani perché continui a generare nuovi incontri e stimoli nuovi.

Il giorno dell’inaugurazione Rossana Comida, guida turistica della città e artista lei stessa presente con la sua opera sui cancelli della Loggia della Gran Guardia, ha guidato attraverso questo percorso un piccolo gruppo, illustrando brevemente ogni opera e lasciando poi che le singole artiste raccontassero il loro lavoro. Tra queste molte artiste provenienti dalla Puglia a significare la continuità di un’opera collettiva che rinasce di anno in anno e si espone in luoghi diversi mescolando tecniche e terre d’origine.

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  elisabetta vignato- superstiti

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Le artiste hanno sempre utilizzato vecchie lenzuola di famiglia in cotone grosso, talvolta ricamato, oppure orlato, lenzuola su cui hanno steso mani di colore e cucito fili e foto stampate su altri tessuti, creando un mondo di dolore e gioia e trasformazione, come nel caso del bellissimo L’ALBERA di Maurizia Manfredi, con il suo morbido corpo femminile che dalle spalle si muta dolcemente in un albero frondoso e raffigura la capacità generativa della donna, ma anche allude inconsciamente alla morte, per la posizione stessa del corpo, con le braccia a croce.

Lo stessa tema viene trattato da Leda Guerra nel suo DAFNE, utilizzando però una tecnica totalmente diversa che è diventata la cifra di questa grande artista e consiste nel piegare e ripiegare il tessuto, scelto con caratteristiche diverse (trasparente, opaco, ruvido, morbido…), creando movimenti sinuosi, giochi di ombre e superfici di incantata eleganza, in cui si rivelano forme antiche.

Un mondo vegetale brulicante di vita verde e fiorita appare nell’opera di Elisabetta Vignato, SUPERSTITI, che in distanza ricorda la fine botanica dei paesaggi di Leonardo  e dei pittori fiamminghi, ma da vicino rivela, nel verde rigoglioso, lo scheletro di un cervo le cui corna sontuose si innalzano a significare la crudeltà umana sugli animali.

I FANTASMI BLU di Francesca Di Vece con pennellate fluide e veloci evocano invece uno sciame di donne in burka, colmando la tela di varie gradazioni di blu e alludendo inequivocabilmente a una condizione femminile di silenzio, notturna, nascosta.

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 francesca di vece- fantasmi blu 

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Molte lenzuola sono percorse da fili e cuciture, come ERSILIA di Marina Nuzzoli, dal racconto omonimo delle “Città invisibili” di Calvino,  che “ha immaginato una donna ragno, dove la rete delle relazioni, connessioni vegetali e sintetiche è impressa come una maschera sul viso.  Nell’occhio una piccola araba fenice (opera di un artista del vetro), forse risposta, forse augurio e speranza.” Cucite sul lenzuolo sono le MATRES, MOTHERS di Gabriele Maria Letizia che è partita da materiali ritrovati come fili da ricamo che appartenevano alla madre, da intarsi che bordavano la sua culla di neonata su cui ha ricamato nome e titolo. “Questo per accogliere quattro Madri/Dee propiziatrici di fertilità, divinità femminili della terra che governano i raccolti e la fecondità delle genti, ritratte frontalmente, dirette – forza e potere e della maternità e del simbolico femminile – legate insieme da filo cucito, in un itinerario che forma reti di relazioni, linee e fili che si intrecciano originando sentieri e legami tra natura, l’umano e il divino”.

È un patchwork il lenzuolo di Rossana Comida che fra centinaia di stelle a disegnini blu ha cucito il volto estatico di Santa Giustina, esempio di forza e fierezza femminile ed è un collage di tessuti sapientemente cuciti il SOLE LEVANTE di Maria Antonietta Bagliato, i cui raggi sembrano fatti di collant femminili.

La metafora del ricamo come  griglia all’interno della quale rinchiudersi o essere rinchiusi, gabbia dorata in cui le donne restano annodate a trame antiche è il fondo su cui appare un volto fiabesco dagli occhi grandissimi nell’opera di AjnoS, GEOMETRIE INTERIORI, che mostra però anche la fascinazione di quel sottile filo bianco di cotone che si trasforma in grovigli raffinatissimi. ln quegli intrecci, afferma l’artista, “c’è tutta la pazienza delle donne di un tempo non molto lontano, infinita pazienza”.

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rossella di gregorio- amen

Il suggestivo lenzuolo di Maria Antonietta Barbato, WITHOUT PLACE, WITHOUT TITLE, rappresenta invece un paesaggio che sta esplodendo sotto gli occhi del passeggero che chiuso all’interno del treno, non può fare niente per impedire quello che vede. Ma i frammenti mobili si possono ricostruire in un lavoro di ricucitura attento. L’opera molto evocativa, è purtroppo esposto in un luogo poco visibile, e un po’ troppo in alto per poterne apprezzare la qualità materica.

Non posso in questo excursus soffermarmi su tutte le opere esposte, ma voglio citare ancora AMEN di Rossella de Gregorio, un  ritratto di donna nascosto da un velo di pizzo nero e le mani giunte che riporta alla mente le donne del Sud, “una preghiera per il mondo e per il futuro dell’umanità”; FLOW, la donna sognante di Carmìne Antonucci fra i cui capelli fluttuano carpe con lunghissime code; i potenti corpi di acrobata in SPORE di  Maria Di Taranto; le due donne di Marzulli Nara, NELLA TUA BOCCA che sembrano una il riflesso dell’altra se non fosse per le camicette di colore diverso. “Una nella bocca dell’altra, forse a cercare sé stesse. Ma la bocca è quella parte del corpo proibita in una pandemia che la indica come luogo dove avviene il maggior contagio. La bocca e il respiro. Ma l’amore si esprime attraverso il contatto e la bocca è il luogo del desiderio”. Con le parole di questa artista chiudo la panoramica invitando chi passa per Padova o chi ci vive ad alzare gli occhi per lasciarsi guidare di lenzuolo in lenzuolo fino a percorrerli tutte ad uno ad uno, fino ad esaurire il discorso che queste artiste hanno tracciato a mezz’aria.

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carmìne antonucci- flow

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Sul sito dell’associazione si possono vedere tutte le opere esposte e leggere la presentazione di ogni singola artista, dalle cui parole ho attinto.
https://www.centropandorapadova.it/blog/arte-nel-vento/

L’esposizione, inaugurata oggi venerdì 25 marzo, proseguirà fino al 15 aprile. Giovedì 14 aprile alle ore 17.00 nella Sala degli Anziani a Palazzo Moroni si terrà infine una conferenza di presentazione delle opere e delle artiste, con interventi di Cinzia Dicorato e Luisa Bazzanella Dal Piaz, curatrici della mostra.

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locandina evento

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L’Associazione “Centro Pandora” – Associazione per la cultura e la storia delle donne-  nasce nel 2006 dall’esigenza di raccogliere l’eredità politica e culturale di alcuni gruppi della Casa delle Donne Pandora, che dal 1997 hanno contribuito allo sviluppo della cultura di genere nella città. Un lascito importante di queste esperienze essendo costituito dai nuclei archivistici sulla storia del movimento femminista locale raccolti dal gruppo Mneme, l’associazione continua e sviluppa il lavoro di raccolta, analisi e riflessione avviati in questo ambito. L’associazione è arricchita, inoltre, dall’esperienza delle Donne in Nero, presenti da anni all’interno della Casa delle Donne, che, pur autonomamente, hanno collaborato a mantenere sempre attuale un punto di vista di genere sulla politica, in particolare sui conflitti, sulla pace e contro la violazione dei diritti delle donne.

Adriana Ferrarini

2 Comments

  1. interessante! anche da noi si espongono coperte, drappi, in occasione di processioni significative, credo in tutta la Puglia

  2. molto bello questo articolo e le opere esposte, suggestivo, coinvolgente e ho pensato anche io ad un rito magico, propiziatorio che l’arte sa intrecciare come ogni atto di devozione femminile, peccato essere distanti

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