SFOGLIARTI- Rita Bompadre: “Apokrif – Neretva” di Sándor Halmosi

fábián istván

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“Apokrif – Neretva” è la nuova raccolta poetica di Sándor Halmosi (I Quaderni del Bardo Edizioni, 2022) con la revisione della traduzione italiana a cura di Laura Garavaglia e le illustrazioni di István Fábián. Il contenuto poetico rivela una disponibilità espressiva nel pensiero e nell’intelletto, racchiude una visione cosciente e una rinnovata sensibilità nei confronti dell’incisività della vita, rivela l’amore, l’efficacia della speranza e l’intonazione della bontà, nella seducente attrazione stilistica della poesia. La generosa sorgente lirica di Sándor Halmosi esaudisce la celebrazione dell’anima oltre le tormentose vicissitudini umane, nutre i frammenti emotivi con una suggestione interpretativa sincera e luminosa. La composizione delle immagini evocative rinnova la meditazione sulla verità dell’umanità, la rarefatta ricettività del dolore, espone la vocazione esistenziale alla compiutezza della tematica estetica ed etica. Il tono e la vibrazione delle parole regalano corposità alla sensazione della riflessione e restituiscono il profondo significato introspettivo delle esperienze. Il poeta palesa l’effettiva natura dell’uomo, analizza la propria interiorità, il senso d’identità, libera le proprie emozioni dalla superstizione dei comportamenti ingiusti, percorre il cammino tra le pieghe dello spirito, decifra il fremito incessante dell’elaborazione filosofica attraverso il riconoscimento tormentoso ed errante della propria finitudine. La poesia, consolidata nella concretezza degli interrogativi esistenziali, è in sintonia con la cifra essenziale della scrittura biografica, indica il contesto esegetico associato con l’origine delle relazioni umane, con il motivo della solidarietà. “Apokrif – Neretva” evidenzia le contraddizioni dell’oscura bellezza e comunica, con la raffinata delicatezza dei versi, la melodia e lo stridore dei sentimenti primordiali, affranca il registro esclusivo del cuore, cristallizza il contorno dei gesti, dei volti, delle voci, conserva la memoria degli affetti. Sándor Halmosi raccoglie la propria essenzialità scavando nei silenzi, nelle immagini di solitudine e di abbandono, diffonde l’intensità rivelativa della nostalgia, colma le assenze lungo il sentiero artistico con la tensione della luce, nel passaggio dallo smarrimento alla consapevolezza profetica. L’inquietudine rispecchia la frammentazione della condizione del tempo, raffigura, negli andamenti scanditi dalle occasioni, la necessità di attraversare la misura sovrannaturale della densità sensibile, la percezione ferita del mondo. Sándor Halmosi valica il ponte per superare gli ostacoli e le incrinature della realtà, affronta la desolazione della coscienza, consente alla fiamma perpetua dell’intuizione di purificare la colpa e proporre la preziosa fonte d’ispirazione, mantenendo, nell’esplorazione della ricerca trascendente, la catarsi della sua parabola elegiaca. 

 

Rita Bompadre 

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fábián istván

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Testi tratti da Apokrif – Neretva  di Sándor Halmosi

 

SEI QUEL CHE SONO IO

Penso a quello che stai facendo,
a come porti sulla schiena dolorante
così tanto niente. Se tutto quel che ti
affanna ti sfianca in un batter di ciglia,
e il tanfo ricopre tutto. Dico “tutto”:
non noi, non voi, non loro. Tu che in me
hai soffiato l’anima, e in te; che hai detto:
l’amore non chiede, l’amore è!
Tu sei quel che sono io. 
Silenzio trafitto.

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ROCCIA PALPITANTE

Perché veramente non ci sono accidenti. C’è ordine.
L’eterno vuoto che palpita in gola e nel ventre.
L’ernia spinale. L’assoluto silenzio
che segue la parola ultima: la poesia. Agonia mortale.
La spietata creatività del pensiero.
Lo iato del linguaggio.
E parlare, comunque parlare.

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KALI YUGA TANGO

Se c’è molta luce, possiamo fingere di non vedere.
C’è tantissima luce. Non possiamo fingere di non vedere.

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GRAFFIO DI DENTRO

Se lo pronunci, spezza il sottile velluto delle apparenze.
Se non lo pronunci, graffia dentro

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PILA

Ma rimane sempre un po’ di residuo.
E di cosa conoscono l’essenza i numeri:
i punti di congestione e un’ampia varietà di infinito.
Da qui lo metterò nelle tue mani. 
Quando lo tocchi, precipita.
Rimani solo. A volte perde.
Odore intenso di fieno.
E profumo di lavanda.

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ANCHE PER LE NOTE

Saresti già contento delle note.
Ti accovacci nell’oscurità, e scrivi
poesie oscure. Un dito indica sempre.
L’umanità mostra il dito medio. Accorda
un pianoforte lontano. Non ci riuscirà.

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POESIA È ANCHE QUALCOSA

Non so se ci stiamo muovendo in quella
direzione. Mi sento spingere e all’interno sento resistenza.
Il paesaggio è anche ciò che non è sgualcito.
La poesia è anche qualcosa da indossare.

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INVANO

Invano mettere in ordine nel mondo
che ti circonda. Invano cambiare aria dentro
di te. Invano se credi che niente è vano.
Con parole scheggiate tagli invano.
La debolezza è la nuova forza.
Aggrapparsi al niente.
Fermarsi senza forze.

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NOTE SULL’AUTORE

Sándor Halmosi (1971) poeta ungherese, traduttore di opere letterarie, redattore, direttore di una casa editrice, matematico. È nato e si è diplomato a Satu Mare, ha vissuto in Germania per 16 anni, abita a Budapest dal 2006. Affianca l’attività letteraria a quella di conferenziere su temi quali tradizione, poesia, linguaggio e simboli. Focalizza il suo impegno sull’importanza della divulgazione della poesia, sul dialogo culturale, sul collegamento tra la letteratura e l’arte figurativa. Dal 2016 si dedica anche alla tecnica della smaltatura a fuoco. Negli anni ha fondato associazioni letterari e culturali, ed è organizzatore di salotti letterari e laboratori. Membro ordinario del PEN Club ungherese a Budapest è membro dell’Accademia Europea di Scienza, Arte e Letteratura (EASAL, Parigi). È in stretto rapporto con poeti e organizzazioni di scrittori a livello internazionale. Nel febbraio del 2020 ha pubblicato un manifesto letterario, dal titolo Ora et labora. Parola che grida per la pura letteratura, che è un tentativo per rischiarare la crisi intellettuale del mondo, attraverso l’autenticità, il ruolo fondante del poeta e la responsabilità dei letterati, indipendentemente dal luogo e dalle sue caratteristiche linguistiche e sociali. Ha pubblicato una decina di libri, tra cui la trilogia apocrifa Napszálkák (Apocrypha, 2020), Neretva (Meltdown, 2021), Katharok (Cathars, in corso di pubblicazione). Con I Quaderni del Bardo ha pubblicato la raccolta di poesie Decameron 57: The Dual Nature of Sillence (2020), tradotta dall’inglese da Laura Garavaglia.

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Sándor Halmosi, Apokrif – Neretva – I Quaderni del Bardo Edizioni 2022

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