RENDERE UDIBILI GLI ARMONICI- Francesca Eleonora Capizzi : A proposito di “Amore a posteriori” di Alessia Bronico

giovanni novara 

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Un primo verso nel titolo Amore a posteriori di Alessia Bronico. Vivendo l’amore – amando – si è immersi; si toccano le dimensioni dell’equilibrio tra ciò che vive e ciò che muore. Il dono e la perdita. La vetta e il precipizio. L’amore è una condizione di massima potenza. Incontrollabile.
Se amare è vivere – non avere timore di perdere il dominio di sé – la poesia ne ausculterà l’andamento cardiaco, tenterà di ascoltare la voce per scriverne il canto quando potrà reggerne la portata. Amore non si pone il problema di doversi definire, spiegare, analizzare, nominare nel tempo medesimo in cui si sta amando.
Sono quattro i primi testi poetici, numerati e nominati Parto sonoro, che consentiranno alla voce di incarnarsi penetrando nella carne. Qualsiasi voce ogni essere vivente abbia sarà parte di sé.
Alessia Bronico scrive: «Siamo la voce che conteniamo». Fondamentale è l’uso che di tale voce ne facciamo. La voce è anche uno strumento e nella voce – e dalla voce – vengono fuori invisibili, perfino inudibili se carenti di allenamento, inintelligibili legami e lesioni di parti intime.
È ricorrente qui un percorso: la voce, ora proveniente da uno spazio interno, si libera nel raggiungimento di altro luogo abitato da altra voce. E viceversa, ricevendola e portando fuori la propria nella continuazione del ciclo. La voce proverrà sempre da una cavità interiore. A volte i passaggi saltano qualche movimento. Si contraggono in una comprensione. Sono carpiti e sentiti prima di un avanzamento verso l’esterno.
Il corpo è cibo speziato della terra che si offre nell’atto di amare: «[…] ho il sesso profumato / di basilico e zafferano / e seni nuovi germogli / apri le mani, raccogli», gioia incontenibile, ma anche assenza e luogo in cui risiedono contrapposti sentimenti di memoria catulliana: «[…] non ti amo / ma ti amo / è così che accade», «: non voglio più che tu mi veda né che tu sia mio:» forse, la paura di trovarsi totalmente esposte/i senza la facoltà di salvaguardarsi per una eventuale ritirata.
I testi sono composti preferibilmente da pochi versi: sussurri trasportati su carta, parole inchiodate che non scapperanno facilmente, brevissime illuminazioni, anamnesi di un sentire contrapposto, amuleti frantumati in sillabe… Si allontanano da una scrittura in prosa, favorendo attraverso la brevità un contenuto denso e compatto da fruire a seconda dell’ascolto che vi prestiamo.
Dopo Voce incarnata altre sezioni affiancheranno la voce qualificandola. Udirne le variazioni, assimilare qualche esercizio fisico e spirituale nello svolgimento di una disciplina.
In Voce lattea il bianco può tutto contenere. Non si aggiungono parole al silenzio.
Il mare, talora aderisce al suo topos e riverbera iodio in una vicinanza accessibile; è anche spazio di arsura, screpolatura, straniamento. Occorre trovare il punto di ascolto: «: faccio un buco nella sabbia: // seppellisco la conchiglia / e il mare suona altrove». L’amore non ha un andamento lineare e le sue manifestazioni: «: tutti i baci sospesi: // e / cogliere una rosa» potrebbero restare in stato latente ma ipnotico, senza un gesto di sbilanciamento, perfettamente immobili.
Voce scorticata impara da Marsia il segreto di una bellezza non soggetta al deterioramento. Bellezza che risiede sotto la scorticatura e non può essere strappata via insieme agli strati della pelle. Narrazione dolorosa: «[…] mi strappo l’utero / davanti alla richiesta / eppure mi ricongiungo a te» sostanza di antico conflitto, elemento della tragedia classica. Irrisolvibile.
La necessità di riservare qualcosa che per natura appartenga a sé in Voce risuonante. La nudità, l’infanzia, la trasformazione nel dolore, il passaggio nel «[…] ritmo tètico di fiato in fiato».
La fine di un amore fa vibrare l’aria in un certo modo. Non recide la capacità di amare: «[avverto il vento di ogni fine / e giro le spalle]». L’amore, in Voce artiera, ha recuperato le potenzialità che gli sono proprie, e instancabile si avvia a vivere. Amare. Rinasce da una custodita umidità. Forza vitale che coinvolge liberandoci da fitte elucubrazioni e remore: «[…] quando la bufera / non vuole passare / tuffati / fai finta d’annegare». Tiene tutto il verbo amare. Può contenere. Non trattiene. Può darci la resistenza per vivere qualora si riuscisse: «[…] a remare con la corrente / saltare sull’altalena e dirti: sì / arrivo / ho voglia di scherzare / ho preparato un dolce senza glassa / lo zucchero mi rattrista» senza dovere compensare lacune e manchevolezze con un surplus di zuccheri.
In Voce originaria gli uccelli introducono il canto. La scrittura è in lingua di Abruzzo. Non si dimentica il tremore del primo amore in cui la terra tremava anche essa. Il tremore non risparmia nulla. Sapere del suono di chi si ama. Fare scaturire una musica dal cuore altrui: «të vuje fa sunà lu corë / nu tocchë dë cambanë / na vocë» [voglio farti suonare il cuore / un tocco di campane / una voce]. Alessia Bronico con il sostantivo e l’aggettivo scelti nel lemma di questi testi poetici ci inoltra in una scrittura – con schietto vigore – legata alla terra di origine, ai suoi accenti, colori, suoni, dolori; a disporre l’ascolto: «[…] essere un elemento in equilibrio tra l’orecchio e la bocca».
Canto difonico è l’ultimo testo poetico della silloge. Lascia aperti differenti cammini da intraprendere nel caso si scegliesse di procedere in ascolto. Ancora esercizio. Utilizzare il tratto vocale: modificare la posizione della lingua, delle labbra per la risalita degli armonici. Vibrazioni. Ogni voce avrà il suo contatto con l’originalità. Siamo impronte non omologabili.
Come un leitmotiv – già presenti e visibili in copertina – i papaveri di maggio ritornano insieme a un silenzio da cui porsi domande: «ci pensi mai al silenzio delle caverne / all’umidità della natura interna / ai papaveri di maggio / al vagito del neonato?»
Cosa potrebbe essere ascoltato, immaginato in poesia? e fra queste poesie cosa attraverserà le nostre barriere? Quale battito ha patito il nostro cuore ripensando ad amare?
«rifiutare di essere amati / è il nodo del racconto // amare è tutta la storia».

 

Francesca Eleonora Capizzi

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NOTE SULL’AUTRICE

ALESSIA BRONICO è nata ad Atri, in provincia di Teramo, il 3 febbraio 1981. Conseguita la maturità linguistica presso l’Istituto Comprensivo “A. Zoli”, si diploma in Canto presso il Conservatorio “Luisa d’Annunzio” e consegue poi la laurea in Lettere all’Università Degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Segue corsi di perfezionamento e di tecnica Alexander applicata al canto e un Master in sociologia della musica. In ambito teatrale si forma con Luisa Tessitore e partecipa a diversi stage, il più recente storytelling e teatro con Inno Sorsy e Mamadou Dioume. Ha continuato il percorso di conoscenza della voce sotto la guida del M° Fiorella Burato. In poesia ha pubblicato L’abito della Felicità per i tipi di LietoColle nel 2016 , Un dio Giallo, LietoColle 2018, Amore a posteriori. Canto a voce sola, Ensemble 2021. La sua poesia ottiene diversi riconoscimenti, tra i quali Premio Nazionale di Poesia Ossi di Seppia, Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio, Premio Nazionale di Poesia Oreste Pelagatti, Premio Lago Gerundo, Concorso Nazionale di Poesia “Città di Chiaramonte Gulfi”, Premio di Liegro, Premio Perlasca, Premio Bologna in Lettere, Premio Gozzano, finalista alla quinta edizione del Premio Nazionale Elio Pagliarani, menzione nella XX edizione del “Premio inedito Colline di Torino”, Premio speciale della giuria, sezione poesia in dialetto, nel “Premio Nazionale di Poesia e Narrativa Città di Conza e della Campania – VI edizione”. La sua poesia è, inoltre, presente in antologie e riviste. Nel 2017 è stata inserita tra i poeti abruzzesi dal critico e poeta Gianfranco Lauretano, nell’Almanacco n°5 dei poeti e della poesia contemporanea edita per i tipi di Raffaelli Editore. Collabora con Inkroci – rivista di letterature. La sua poesia è, inoltre, presente in antologie e riviste, tradotta per JIT, Journal of Italian Translation (Volume XIV, Number 1, Spring 2019). Ha vinto l’ottava edizione del “Premio Como” nella sezione inedito narrativa, in primavera uscirà il suo primo romanzo.

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Alessia Bronico, Amore a posteriori. Canto a voce sola – Ensemble 2021

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