TRA LA PAROLA POETICA E LA MUSICA- Sergio Pasquandrea: Così tenera e pulita…

virgilio savona

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A teatro, prima di ogni spettacolo, ci si augura a vicenda “tanta merda”. E a ragione, se il latino laetamen deriva proprio da laetus (“lieto”, ma in origine più propriamente “fertile”). Insomma, la cacca porta bene, e non solo quando ce la ritroviamo sotto la suola delle scarpe; del resto, “dal letame nascono i fior”, no?

Una memorabile e dissacrante ode alla merda è stata scritta dal poeta tedesco Hans Magnus Enzesberger:

 

Die Scheiße

Immerzu höre ich von ihr reden
als wäre sie an allem schuld.
Seht nur, wie sanft und bescheiden
sie unter uns Platz nimmt!
Warum besudeln wir denn
ihren guten Namen
und leihen ihn
dem Präsidenten der USA,
den Bullen, dem Krieg
und dem Kapitalismus?

Wie vergänglich sie ist,
und das was wir nach ihr nennen
wie dauerhaft!
Sie, die Nachgiebige,
führen wir auf der Zunge
und meinen die Ausbeuter.
Sie, die wir ausgedrückt haben,
soll nun auch noch ausdrücken
unsere Wut?

Hat sie uns nicht erleichtert?
Von weicher Beschaffenheit
und eigentümlich gewaltlos
ist sie von allen Werken des Menschen
vermutlich das friedlichste.
Was hat sie uns nur getan?

 

La merda

La sento sempre nominare
come se avesse colpa di tutto.
Ma vedete come, placida e modesta,
prende posto fra di noi!
Perché dunque imbrattiamo
il suo buon nome
e lo attribuiamo
al Presidente degli Stati Uniti,
agli sbirri, alla guerra
e al capitalismo?

Quanto è effimera lei,
e ciò a cui diamo il suo nome,
quanto duraturo!
Lei, l’arrendevole,
la portiamo sulla lingua
per significare gli sfruttatori.
Lei, che abbiamo spremuto fuori,
ora dovrà anche esprimere
la nostra rabbia?

Non ci ha forse dato sollievo?
Morbida di natura,
e peculiarmente non-violenta,
è, fra tutte le opere dell’uomo,
con ogni probabilità la più pacifica.
Ma che cosa mai ci ha fatto?

(traduzione mia)

 

La poesia venne liberamente adattata in forma di canzone da un artista all’apparenza insospettabile: Virgilio Savona, ossia un quarto del celebre Quartetto Cetra. In effetti, anche se è poco noto, Savona fu un uomo politicamente impegnato ed ebbe una carriera parallela di cantautore militante, vicino a certi toni del primo De Andrè.
Fu lui a far sì che, nel 1971, il quartetto cantasse Angela, brano dedicato all’attivista afroamericana Angela Davis, per il quale ricevette dure critiche ai vertici RAI; e Savona rispose con la sarcastica Sono cose delicate:

Nessuno dice che è vietato
Se vuole scrivere canzoni,
ma che le scriva con prudenza
senza rompere i coglioni.

E si ricordi che va bene
la libertà delle opinioni,
però non deve esagerare…
Ma che, c’ha preso pe’ minchioni, ah?

Ma che si faccia i fatti suoi,
che si accontenti di campare,
ma di che si va a impicciare?
Questo si vuole rovinare…
Sono cose delicate,
non devono essere toccate.

La merda compare nel 1972 sul disco “È lunga la strada”, considerato il suo capolavoro: un’opera ricca di toni aspri e polemici, fra cui un testo ispirato al celebre Testamento di Jean Meslier, parroco francese del XVIII secolo che lanciò un violentissimo attacco postumo alla religione, in nome di un ateismo radicale, materialista e anticlericale.
Di seguito il testo – in realtà un adattamento abbastanza libero dell’originale tedesco – e poi, come di consueto, la musica.

La merda

Lei così tenera e pulita,
la base della nostra vita.
lei che solleva dalle pene,
lei che ci vuole tanto bene.
e tra ogni cosa, in fondo in fondo,
la più pacifica del mondo.

Il nome suo lo appiccichiamo
al grande capo americano,
e a tutti i grandi mascalzoni
che costruiscono cannoni.
Ma non è giusto, francamente,
trattarla tanto indegnamente.

Povera merda disgraziata,
sempre svilita e disprezzata,
quando schifati ne parliamo
e il nome suo vituperiamo.
Mentre sappiamo che è innocente
e non ha colpa mai di niente.

Non la si deve maltrattare,
non la si deve confrontare
con quegli squallidi drappelli
che usano elmetti e manganelli.
E non si faccia mai la svista,
di dire che è capitalista.

Sempre pazienti la aspettiamo
ed ogni giorno la creiamo,
mite, umilissima, garbata,
utile, onesta e riservata.
Non la dovremmo tirar fuori
per definir gli sfruttatori.

Se per un po’ rifletterete
onestamente converrete
che perde presto consistenza
e ha una brevissima esistenza.
Mentre chi “merda” vien chiamato
muore soltanto se ammazzato.

 

Buon ascolto (e tanta merda a tutti).

 

Sergio Pasquandrea

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